Azione e Contrazione

11 giugno 2010

Una buona notizia dal fronte della diffusione del software libero nella scuola: l’EDISU Piemonte, l’Ente per il Diritto di Studio Universitario, e’ in procinto di migrare tutti i computer a disposizione degli studenti nella aule studio a Linux, piu’ precisamente ad Ubuntu. E per una volta tanto la manovra non viene giustificata con un mero taglio della inutile spesa per le licenze, ma per esplicite motivazioni “politiche”.

Chi ha reso possibile tale radicale cambiamento di direzione presso un ente statale, e dunque notoriamente poco incline a stravolgimenti tantopiu’ se di carattere non immediatamente pragmatico e monetario? Forse uno dei numerosi Linux User Group che si trovano nella regione pedemontana? Oppure AsSoLi, ILS, o una qualche altra grande associazione pro-freesoftware?

Nulla di tutto cio’: ci ha pensato Studenti Indipendenti, collettivo universitario per l’appunto indipendente e volto a portare ed implementare idee nuove all’interno di un mondo altrimenti statico ed immobile come quello dell’universita’ italiana. Per togliermi lo sfizio ho inviato una mail di richiesta informazioni all’indirizzo preposto ma senza ottenere risposta, dunque posso solo procedere intuitivamente per congetture in attesa di essere smentito.

L’anomalia di questa (graditissima, sia ben chiaro) vicenda e’ abbastanza evidente: nonostante l’immensa diffusione di gruppi e associazioni espressamente immolate alla promozione del software libero, il suddetto cruciale traguardo e’ stato raggiunto dagli ultimi a cui dovrebbe interessare la questione. Non conosco Studenti Indipendenti ma a occhio sono certo che sono ottimi ragazzi, attivi e capaci, e mi guardo bene dal muovergli critiche per aver portato Linux proprio la’ e’ indispensabile che stia, cioe’ presso gli studenti; piuttosto, le critiche le porgo a chi avrebbe dovuto farlo, o almeno provarci, autonomamente e tempo addietro. Consultando i siti dei suddetti LUG non si trova traccia alcuna dell’iniziativa, cosiccome non mi pare di averne letto su nessuna mailing list locale (per mezzo di Lurka seguo indirettamente buona parte delle lista pubbliche in nord Italia), se ne deduce dunque che nessuno di essi abbia preso parte alla manovra, lasciata alla capacita’ spontaneamente messa a disposizione da parte di smanettoni che per un motivo o per l’altro operano nel collettivo studentesco.

Perche’ tale azione non e’ mai stata condotta dai primi che avrebbero dovuto svolgerla, da coloro che vivono (o almeno dicono di vivere) a pane e freesoftware?

Forse alcuni lo hanno fatto davvero, ma se ne fregano del coinvolgimento del loro gruppo linuxofilo di riferimento e non hanno pubblicizzato troppo i propri nomi, volendo preoccuparsi piu’ dell’implementazione che del riconoscimento. E se cosi’ fosse, i miei complimenti si moltiplicherebbero in virtu’ della mia gia’ nota scarsa inclinazione all’assegnamento indiscriminato di etichette ed attribuzioni.

Forse non e’ mai venuto in mente a nessuno (e neanche a me, per inciso) che con un colpo solo, il contatto con EDISU, si sarebbero ottenuti risultati piu’ immediati ed importanti che non andando a bussare alla porta dei singoli istituti scolastici (pratica peraltro spesso citata ma raramente applicata): quella manciata di PC nelle aule studio portano il software libero direttamente agli studenti universitari, persone che si assumono sufficientemente mature ed intelligenti per notare la differenza rispetto al software proprietario e porsi qualche domanda.

O forse i LUG hanno perso l’ennesima occasione di far qualcosa di buono: raggiungere uno dei loro target piu’ importanti con uno sforzo minimo. Questa volta, oltre che bacchettare i gruppi velleitariamente prodighi di vitalita’ che invece non fanno assolutamente nulla per far quello che dovrebbero, tocca pure far amaramente notare lo scavalcamento operato da una entita’ completamente estranea al circolo dei soliti noti, che mettendo in campo una quantita’ minima di buona volonta’ ha combinato molto piu’ di quanto i suddetti Paladini della Liberta’ vogliono far credere di combinare.

Delle tre opzioni, e’ abbastanza evidente che io propenda per l’ultima. E in assenza di maggiori dettagli non e’ possibile avere al momento una risposta chiara e definitiva, dunque ognuno si faccia una propria idea.

Per quanto mi riguarda, l’episodio mi conferma (nuovamente) che la diffusione del software libero non si fa con gruppi e associazioni e aggregazioni e comitati, ma con l’azione diretta e concreta di quei pochi, pochissimi, che si rimboccano le maniche, chiunque essi siano.

[Update: finalmente qualcuno ha risposto alla mail, e come volevasi dimostrare e’ stato confermato che sono state impiegate risorse interne al collettivo per l’ideazione e la realizzazione del progetto]

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