FOSDEM 2010: the People Side

28 febbraio 2010

[Premessa: questo post narra l’aspetto sociale e comunitario della mia esperienza al FOSDEM 2010, per una descrizione dei contenuti tecnici si veda l’apposito articolo sull’altro mio blog.]

A ben guardare, gli eventi “mondani” organizzati e vissuti dalla community tecnofila sono fatti tutti nello stesso modo, e a parte il viaggio in aereo ed una partecipazione ben piu’ numerosa il FOSDEM non e’ cosi’ diverso dall’HackMeeting: numerosi talks che toccano argomenti che bene o male gia’ si conoscono avendone letto in lungo ed in largo sull’Internet, frotte di “turisti” che vi si recano non per un interesse specifico ma per poter dire agli amici rimasti a casa “Io c’ero”, ed una minoranza di personaggi gia’ in qualche modo affermati che approfittano dell’occasione per rivedere i colleghi con cui durante il resto dell’anno chiaccherano e lavorano solo a mezzo mail. Ho trovate molte aule semi-deserte durante gli interventi, appunto perche’ ben rari sono stati i casi in cui qualcuno ha esposto qualcosa di veramente nuovo che valesse la pena di stare a sentire, e l’unica notevole eccezione e’ stata la parentesi del professor Tanenbaum, non gia’ perche’ avesse da introdurre qualche meravigliosa sorpresa (ad occhio, direi che la sua presentazione al sistema operativo Minix e’ stata realizzata diversi anni fa’ ed e’ gia’ stata ripetuta innumerevoli volte nelle aule magne delle universita’ di mezzo mondo secondo un copione solo occasionalmente aggiornato) ma per la curiosita’ del pubblico nel vedere in carne ed ossa il protagonista di uno dei flames piu’ noti della storia del software libero e l’autore del volume “Operating Systems: Design and Implementation“, su cui diverse generazioni di informatici hanno studiato all’universita’.

Piombare nel mezzo di una manifestazione del genere potrebbe essere sconfortante per chi non sia preparato, per chi si aspetti esperienze di misticismo nerd credendo di trovarsi all’interno del cuore pulsante della community. La community sta da un’altra parte, sta online, sta sulle mailing lists e su IRC. Ad un convegno, nessuno viene spontaneamente a mostrarti il fenomenale progetto su cui sta lavorando e che salvo rarissime situazioni restera’ seppellito nella biblioteca dell’Internet per sempre. Le poche persone che hanno qualcosa di interessante da dire stanno preparando un talk, dunque non hanno ne’ tempo ne’ voglia di seguire i talk altrui o di scambiare quattro chiacchere con uno sconosciuto. Ma io ho avuto molta fortuna nell’acquisire una postazione di osservazione inusitata.

Pur non avendo io nessuna conoscenza pregressa nel giro, in virtu’ del talk cui ho partecipato in veste di relatore ho avuto la singolare possibilita’ di passare un po’ di tempo con alcune figure singolari: l’eclettico Rob Taylor, il raffinato Philip Van Hoof, ed il pacifico Jurg Billeter. Gia’ in condizioni normali e’ una sensazione strana incontrare faccia a faccia qualcuno con cui sino a quel momento si hanno avuto solo contatti virtuali, se poi quel qualcuno  porta anche un nome piu’ volte letto tra le news quotidiane ed e’ autore di una discreta porzione del software che ogni giorno usi sul tuo PC le cose cambiano ulteriormente. Purtroppo, dato il mio immensamente scarso inglese, non sono riuscito ad approfittare appieno della situazione e solo in parte ho seguito le discussioni, ma quel poco e’ bastato per farmi una idea. O almeno a confermarne una vecchia.

Se c’e’ una cosa che accomuna tutti, anche se in dosi diametralmente diverse tra persona e persona e secondo schemi esclusivamente soggettivi, e’ la convinzione di avere sempre ragione. Detto cosi’ puo’ sembrare offensivo, ma alla luce delle Tre Virtu’ del Programmatore stilate da Larry Wall (tra cui la terza e’ l’arroganza) questo atteggiamento acquista un senso: tutti si danno da fare per realizzare qualcosa di nuovo, e per evitare le altrui critiche preferiscono implementare direttamente cio’ che hanno in mente anziche’ sprecare del tempo nel tentare di convincere qualcun’altro che quello sia il modo giusto. Notoriamente l’intero mondo open ruota in buona misura sulla competizione diretta delle idee e del codice immesso online, e da qui si spiega la presenza di leader dal polso fermo che raramente cambiano idea pure di fronte all’evidenza dei fatti, ma se finora ho percepito la validita’ di questo paradigma solo leggendo forum e mailing list adesso posso dire di averlo misurato con metodo galileiano.

Croce e delizia della mia gitarella fuori porta e’ stato il sabato sera. Per un italiano, ovvero per una persona nata e cresciuta in un Paese con una delle popolazioni piu’ anziane al mondo e dove pertanto (credo che il nesso logico sia abbastanza evidente) le tecnologie informatiche sono considerate orpelli futili e non meritevoli di attenzioni da parte del mercato e degli investitori (laddove non siano addirittura una minaccia), sorseggiare una birra in compagnia di una schiera di dipendenti Nokia puo’ essere imbarazzante: confermo tutto cio’ che viene detto in merito al trattamento degli sviluppatori al di fuori dei nostri confini, al compulsivo desiderio delle grandi aziende di far giocare e sperimentare coloro che stanno sul loro libro paga, alla diffusa passione per il lavoro che qui da noi ho riscontrato in un numero infinitamente modesto di persone. Per un istante, il significato delle parole “fuga di cervelli” mi e’ parso luminoso.

Vedremo se il prossimo anno riusciro’ a fare un altro giretto in quel di Bruxelles. Nel frattempo ho gia’ iniziato a guardare film in lingua originale per cercare di non ripetere la traumatica esperienza anglofona.

2 Risposte to “FOSDEM 2010: the People Side”


  1. […] i viaggi, nel corso del 2010 ho macinato centinaia e centinaia di chilometri sia in Italia che all’estero avendo modo di osservare situazioni per me del tutto inedite e conoscendo persone totalmente […]


  2. […] di febbraio mi sono recato al FOSDEM 2012, dopo l’esperienza 2010 e la mancanza del 2011. Avevo promesso ad una persona che ne avrei scritto un report, come al […]


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