Caro Elettore

3 gennaio 2010

Della campagna “Caro Candidato”, promossa dall’Associazione Software Libero, gia’ parlai in passato con un post per certi aspetti duro, fondato su sentimenti in buona parte soggettivi, e ritenuto facinoroso da chi mi ha inviato mail di critica e biasimo per la posizione assunta. Questa volta torno sul tema, non gia’ esprimendo un sommario e legittimamente opinabile pensiero ma commentando fatti osservabili (e, ovviamente, altrimenti interpretabili) da altri.

Oltre ai ricchissimi inviti a seguire e promuovere la campagna, divulgati in lungo ed in largo ad ogni tornata elettorale sui vari canali della community italiana, non mi pare di essere sinora incappato in concreti esempi dei frutti ottenuti dall’immane sforzo condotto presso la classe politica italiana. Persino il piu’ recente articolo appunto pubblicato sul sito di AsSoLi riguardante l’argomento elenca numeri e cifre, ma pochi traguardi raggiunti sul campo. E volendo accostare a cio’ gli accordi conseguiti nell’anno appena concluso tra Brunetta (attuale Ministro per la Pubblica Amministrazione e l’Innovazione) e Microsoft (massimo esponente della corrente anti-opensource), verrebbe quasi naturale pensare che tante fanfare abbiano sortito l’effetto di un sasso scagliato contro la Grande Muraglia Cinese, ovvero nessuno.

Ma sarebbe assolutamente sbagliato trarre conclusioni tanto affrettate e pure negative a fronte di una iniziativa in fin dei conti giovane, che ancora non ha avuto modo di radicarsi, soprattutto in un contesto dai tempi cosi’ notoriamente lunghi come la politica. Prima di cercare il risultato macroscopico, preferisco osservare i fenomeni mirati: chi sono i candidati che hanno aderito alla campagna, e perche’ lo hanno fatto?

Il giorno 31 ottobre 2009 si e’ tenuta a Torino una manifestazione di promozione ed informazione dai contenuti assai variegati: un dibattito sulle Creative Commons, un’area destinata ad un Linux Installation Party, ed una conferenza sulle posizioni assunte da politici di schieramenti diversi sulle tematiche del software libero. Manco a dirlo, proprio su quest’ultimo frangente volgo la mia attenzione, considerando anche il fatto che tutti i rappresentanti del popolo li’ presenti avevano e/o hanno (in tempi e modi diversi) assecondato l’appello di AsSoLi, dunque sulla carta sono tutti favorevolmente propensi all’introduzione di tecnologie opensource negli affari della Pubblica Amministrazione.

Fortuna vuole che qualcuno abbia provveduto a filmare l’evento e ne abbia pubblicato i diversi frammenti su YouTube, affinche’ possano essere facilmente visionati e commentati da chicchessia. Ordunque, andiamo a visionarli e commentarli in ordine cronologico.

Il primo e’ un markettone fuori tema del presidente di GlugTo in favore della sua associazione, parentesi pretesa per il ruolo che il gruppo ha avuto nel mettere insieme il teatrino. Non mi dilungo oltre, per avere un mio parere in merito all’onnipresenza di associazioni ed enti di promozione che appongono etichette a destra e a mancina si legga l’apposito post.

Il secondo e’ una semplice presentazione dei personaggi che hanno preso parte al dibattito: c’e’ poco da sviscerare.

Un poco alla volta entriamo nel vivo con il terzo frammento, che vede protagonista il presidente di AsSoLi, avvocato Marco Ciurcina. Il primo minuto e mezzo e’ ovviamente il markettone di turno per l’associazione, dopodiche’ si passa alla presentazione della campagna “Caro Candidato”.

Al minuto 4:00 si mostrano interessantissimi dati statistici sulla percentuale di candidati coinvolti e alla fine realmente eletti per i diversi contesti elettorali all’interno dei quali la campagna e’ stata condotta. Peccato siano malamente presentati. Concentriamoci sui dati delle elezioni Europee 2009 (piu’ che altro perche’ se ne parla approfonditamente anche dopo): il numero interpretabile come “totale dei candidati” (72) in realta’ e’ il numero di seggi per l’Italia al parlamento europeo, e la quantita’ di aderenti (50) viene esposta senza un metro di valutazione (50 su quanti???). Purtroppo non sono riuscito ad individuare questa cifra, essenziale per fare ulteriori constatazioni sulla profondita’ e l’efficienza reale dell’operazione, pertanto taccio e passo avanti.

A 5:13, pressoche’ alla fine dello spezzone, viene fatto un primo cenno ad una iniziativa analoga a “Caro Candidato” svoltasi in Francia, ripresa nella seconda parte dell’intervento.

Dopo una introduzione al sito di FreeSoftwarePact, ovvero l’aggregazione delle altre implementazioni europee della campagna in oggetto, si pone l’accento sul parallelo francese, condotto dall’associazione April ed i cui risultati sono consultabili qui. 104 candidati hanno aderito (non conosco i partiti francesi ma a occhio mi sembrano tutti di sinistra), 17 sono stati alla fine eletti, anche qui ignoto e’ il numero di candidati totale.

A partire da 1:24, l’enunciazione di una grande verita’: la community italiana e’ estremamente frammentata, soprattutto se confrontata con altre realta’ europee ed extra-europee. A tale fattore viene imputato il relativo successo (stimato come buono ma non ottimo) della campagna, e l’abisso tra il traguardo francese e quello italiano (17 eletti e’ quasi il triplo di 6), anche se non sono particolarmente convinto di tale nesso: sara’ pur vero che l’associazione April conta tre, quattro, cinque mila iscritti, contro i 67 nomi riportati tra i soci di AsSoLi, ma matematicamente il rapporto non torna – una mole 50 volte superiore non ha indotto un risultato 50 volte superiore – e, come oramai gia’ si sa, indipendentemente dal totale dei frequentatori di un circolo la differenza la fanno le persone che praticamente collaborano attivamente sul campo.

Al minuto 4:08 si parla della ambiziosa volonta’ di costituire un intergruppo dedicato al software libero presso il Parlamento Europeo, ma viene ammesso che tale azione abbia degli ostacoli di natura fondamentalmente di natura burocratica. A maggior riprova del fatto che le manovre attuate in ambiente politico sono lente, senza tempistiche e modalita’ certe, guidate non gia’ dal buon senso ma da regolamenti piu’ o meno ufficiali che ne mettono in perenne discussione la fattibilita’.

Finalmente parlano i protagonisti: i rappresentanti eletti. Il primo della serie e’ Carlo Giacometto, consigliere della Provincia di Torino, Popolo della Liberta’.

Esso e’ quello che, a parer mio, piu’ di tutti tende a strumentalizzare la sua adesione alla campagna: ad ogni pie’ sospinto cita il suo partito, i colleghi del partito, le dichiarazioni (non si sa se ufficiali o meno) dei suoi pari, insomma le sue proprie argomentazioni a favore del software libero rimangono assai in secondo piano rispetto agli elogi retorici nei confronti di un tema che, nella sede specifica, si premura di assecondare e far assecondare – a parole – dall’intero suo schieramento. Particolarmente chiaro cio’ che viene espresso al minuto 2:00: il supporto al software libero e’ stato espresso soprattutto da schieramenti di sinistra, ma “ci tengo a precisare” della sinistra nazionale; in tempi di imminenti elezioni regionali, e’ bene cercare di isolare i propri antagonisti politici locali dai traguardi raggiunti dai loro spalleggiatori.

Una dichiarazione utile all’analisi dei successivi interventi, a 2:59, riguarda le competenze dei diversi livelli gerarchici e burocratici dello stato italiano: non e’ la Provincia a dover decidere se e come usare freesoftware, ma spetta agli organi nazionali (in primis il Parlamento) istruire le sedi decentralizzate su come operare. Un pochino imbarazzata e’ l’inclusione in extremis dell’ente Regione nella lista delle istituzioni legittimate a prendere tale tipo di decisioni: come vedremo sotto, infatti, sarebbe stato sconveniente girare il coltello nella piaga della Legge Regionale su cui ci illumina il consigliere Robotti nell’ultimo intervento.

Ida Vana, assessore della Provincia di Torino, e’ la meno soggetta al campanilismo partitocratico, rientrando in una lista civica e non dovendo pesare le parole a favore o contro specifici gruppi. Ma sebbene sia anche l’unica di cui si trova traccia sul sito di “Caro Candidato” sembra anche la meno sicura sul tema, procedendo un po’ a tentoni.

A 2:11, la problematica prioritaria: la migrazione all’opensource richiede un approccio culturale. Vale a dire “non importa quanto il codice aperto sia ai fatti meglio o peggio: bisogna convincere quelli che lo adoperano”. Addio sogni di gloria: gia’ sappiamo come gli statali reagiscano ai cambiamenti consigliati e proposti, e quali siano gli unici metodi che sinora abbiano sortito qualche effetto.

Alla fine, a 4:23, si calano le braghe: nessun chiaro impegno, la linea da seguire e’ “chi vivra’ vedra’”. Da elettore, nel bene e nel male abituato ad altri toni, la reputo un po’ poco soddisfacente.

Il consigliere regionale Luca Robotti e’ un personaggio che meriterebbe piu’ ampio spazio, ma mi limito qui al commento delle sue parole, che vertono unicamente sulla sopra menzionata Legge Regionale da lui stesso stesa e promossa.

Sorvolando sull’introduzione abbastanza abbozzata, e sul simpatico aneddoto (a 3:55) dell’intervento di responsabili Microsoft in reazione alla presentazione della legge al Consiglio Regionale, a 5:29 (prima di descrivere il documento in se’, cosa che avviene dopo) si arriva al punto cruciale (gia’ citato sopra): la legge e’ stata presto impugnata dal Governo, che l’ha dichiarata in contrasto con le normative vigenti che regolamentano il principio di concorrenza. Non mi soffermo qui a filosofeggiare sull’accaduto, ma nuovamente faccio notare come ogni procedura eseguita sul piano politico, sia essa pure la piu’ ammirevole, immancabilmente soffra di vincoli e paletti burocratici che a lungo andare producono gran sperpero di tempo e risorse nella sola ipotesi di poter, in un giorno non meglio precisato, ottenere frutti.

Mi rammarico che i video resi pubblici non mostrino anche la sessione di domande da parte del pubblico presente in sala, in cui come spesso accade in queste circostanze piu’ che domande si sono uditi interventi abbastanza sciapiti sull’arretratezza in campo tecnologico dell’Italia. Si sono toccati vari argomenti, da CSI Piemonte (che non e’ la versione in dialetto di un telefilm poliziesco ma l’ente para-statale che detiene il monopolio dell’intera infrastruttura regionale, e che finalmente sembra essere sull’orlo del collasso con buona pace di molti) ai 500000 – diconsi cinquecentomila – euro previsti dalla legge e in attesa di essere erogati in circostanze non ancora particolarmente chiare.

All’interno di tale momento di riflessione l’unico intervento che ho ritenuto apprezzabile e’ stato quello dell’assessore Vana, che rispondendo ad un libero professionista che recriminava ha detto esplicitamente che se vogliamo (noi cittadini) che le cose cambino dobbiamo essere noi a muoverci. Faccio mio questo pensiero (cosa non nuova), aggiungendo che non solo dobbiamo muoverci concretamente ma anche smettere di illuderci che altri possano combinare qualcosa al posto nostro.

7 Risposte to “Caro Elettore”

  1. m4db0b Says:

    Estremamente lieto di sapere che il risultato dell’intergruppo al parlamento europeo sia stato raggiunto, ma questo toglie ben poco all’incertezza di tempi e modalita’ delle azioni politiche “pure”: il 31 ottobre 2009 Ciurcina dichiarava pubblicamente che con buona probabilita’ non si sarebbe riusciti a raggiungere la meta, due mesi dopo essa viene conquistata.
    “Una rondine non fa primavera”…


  2. […] gratuitamente ai politici un’ulteriore vetrinetta in piena campagna elettorale e suscitando posizioni critiche circa l’utilità e i veri scopi di questa strategia, interviene la Corte […]


  3. […] ne’ comunque nessun altro: a votare non ci sono proprio andato, e me ne vanto pure. Come gia’ detto preferisco non illudermi che un cambiamento possa realmente arrivare da una poltrona in Consiglio […]


  4. […] dinnanzi alla platea io gia’ mi aspettavo l’ennesima sciarada sul gia’ a noi sin troppo noto “Caro Candidato”, ed invece il nostro, con inusitato fair play, constatando che tutti […]


  5. […] di Ida Vana, assessore della Provincia di Torino che gia’ abbiamo avuto modo di commentare qui, la quale sembrava afflitta dall’obbligo della migrazione al software libero piu’ che […]


  6. […] Da sempre critico l’iniziativa “Caro Candidato” promossa da AsSoLi, in quanto mi e’ sempre sembrata una operazione monca, poco credibile e priva dell’unica componente realmente rilevante, quella della vigilanza sulle promesse espresse dai candidati in sede di campagna elettorale. Ma poiche’ a criticare e basta son buoni tutti ho ben deciso di sperimentare a mia volta una analoga forma di pressione sugli aspiranti rappresentanti politici per vedere cosa ne saltava fuori. Giovedi 5 maggio ho organizzato, col cappello di Officina Informatica Libera, un confronto coi candidati alle imminenti elezioni comunali di Torino sul tema dell’innovazione e, piu’ nello specifico, sul wireless pubblico e sul software libero in amministrazione. Abbiam fatto le cose per bene, agendo per mezzo di contatti personali per raggiungere i vari partiti ed anzi andando pure a parlare personalmente con alcuni di essi. Meta’ degli schieramenti (tutta l’ala destra) non ha affatto risposto all’appello. Dei restanti, meta’ ha confermato l’appuntamento per poi bidonarlo all’ultimo minuto. Dei restanti, meta’ ha mandato candidati completamente impreparati (sebbene per pieta’ gli avessi mandato via mail le domande che sarebbero state poste) ed anzi poco convincenti su qualsiasi fronte anche non tecnologico. Ai fatti l’unico che sapeva cosa stava dicendo e’ stato Vittorio Bertola, candidato sindaco per conto del Movimento a 5 Stelle (che gia’ ho avuto modo di commentare su questo blog quando candidato non era), cui e’ stato alla peggio affiancato un altrettanto preparato rappresentante del Partito Democratico che con le elezioni non c’entrava nulla ma che si trovava in loco per tutt’altro motivo. Particolarmente interessante e’ stata la presenza del ben noto avvocato Ciurcina, primo promotore della suddetta campagna “Caro Candidato” invitato all’evento e che il giorno prima ha chiesto di portare un altro candidato al confronto: Mario Trematore, gia’ firmatario dell’appello per il freesoftware, ma all’atto pratico incapace di formulare un giudizio proprio su qualsiasi tema vagamente correlato all’innovazione; quando gli ho chiesto la sua posizione sul wireless pubblico e’ partito per la tangente raccontando la sua visione spirituale della liberta’ del software, ho dovuto strappargli il microfono di mano per rimetterlo in carreggiata. Se questi sono i rappresentanti politici schierati al nostro fianco, possiamo metterci subito una pietra sopra. […]


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