No Logo

31 ottobre 2009

Questo e’ stato il primo anno in cui, dopo lunghe e travagliate vicende, in Torino si e’ svolto un solo Linux Day. Ma, ahime’, non e’ tutto oro quel che luccica.

Dopo la scissione del LUG cittadino (oggi denominato “GlugTo“), avvenuta nel 2002 con la costituzione del parallelo “GNUG” (o anche, per alcuni, “quelli di Torte” in riferimento al curioso nome affibiato alla mailing list di riferimento), i due insiemi hanno sempre provveduto ad organizzare la manifestazione per conto proprio senza disturbarsi reciprocamente piu’ di tanto. Io mi trovai a militare la lista di GNUG, frequentai un paio di appuntamenti in veste di manovale nel reparto LIP, ed iniziai a maturare un discreto disagio sul fatto di agire ed operare portando inconsapevolmente un “cappello” che non era il mio, ma quello di un gruppo che pur non essendo una associazione aveva una sua gerarchia di fatto, non democratica e neppure meritocratica, fondata in un certo qual modo sull’anzianita’, sulle relazioni personali dei membri, e sui loro interessi privati. Membri che assai raramente prendevano parte attiva alle azioni concrete, preferendo evidentemente lasciare che fossero i piu’ entusiasti (o i piu’ ingenui) a condurre le attivita’ da cui il buon nome della combriccola dipendeva. E per quanto ci si sperticasse nel dichiarare che quello era un organo informale e senza scopo di autopromozione, si pretendeva il logo. E’ successo quel che e’ successo e da tre anni l’organizzazione della manifestazione ottobrina presso la capitale sabauda e’ in appalto ad un evanescente gruppo espressamente dedicato a tale attivita’, che per esplicita volonta’ dei fondatori (tra cui me) non puo’ essere ricondotto per meriti o elogi a nessuna realta’ tra le tanti esistenti in Torino: ognuno partecipa solo in virtu’ di quanto stampato sulla propria carta di identita’ e dell’impegno personale profuso nell’operazione, senza possibilita’ che qualcuno se ne stia comodamente seduto in poltrona per poi raccattare le lodi ed i frutti del lavoro svolto da altri. Una configurazione che reputo non solo corretta nei confronti dei molti che contribuiscono pur non essendo all’interno di nessuna delle summenzionate associazione e che dunque non verrebbero rappresentati da nessuno stemma preconfezionato, ma anche estremamente vantaggiosa in quanto naturalmente proiettata verso l’apertura ed alla raccolta di risorse umane e non.

Ma a ben guardare l’evento gestito dal Comitato non e’ il Linux Day di Torino, ma un Linux Day di Torino, quello ereditato da GNUG. Diversi sono stati i tentativi di far confluire anche i soci di GlugTo in questa iniziativa, ma con assai scarsi risultati: nel 2006, ultimo anno dell’Era pre-Comitato, si era quasi riusciti a mettere insieme le due organizzazioni ma il LUG diede buca all’ultimo momento e senza avviso, tant’e’ che comunque sui volantini rimase il loro nome; nel 2007, primo anno dell’Era del Comitato, siamo stati troppo affaccendati nel piantare le radici del nuovo corso e semplicemente abbiamo limitato i contatti al minimo indispensabile; nel 2008 c’e’ stato un incontro, ma il piu’ che si e’ riusciti ad ottenere e’ stata la reciproca menzione dei due eventi uno sul volantino e sul sito dell’altro. Nel corso di questo intervallo comunque in GlugTo si e’ sempre osservato con diffidenza e scrupolo al nascente nucleo indipendente, per il semplice fatto che per qualche esoterico motivo esso e’ sempre stato mentalmente (ed infondatamente) ricondotto al fu’ GNUG e a tutti i non piacevoli trascorsi tra le due fazioni: i contrasti individuali sono stati ampliati anche al pugno di ragazzotti colpevoli di essersi incontrati per la prima volta sulla mailing list dello storico rivale, ed il desiderio di non aver nulla a che fare con gli antagonisti si e’ risolto nel desiderio di non aver nulla a che fare con noi. E’ finito negli annali il mezzo flame (presto placato con qualche mail privata) innescato sul canale di ILS, quando un membro di GNUG indirettamente accuso’ il Linux Day di GlugTo di non rispettare le linee guida nazionali e questi per tutta risposta attaccarono il Linux Day del Comitato reo di chiamarsi “Linux Day Torino” e di essersi dunque a parer loro indebitamente arrogato il diritto della manifestazione.

Venne il 2009. Quest’anno gli incontri sono stati piu’ numerosi in virtu’ delle convocazioni fatte da parte di TorinOpen, N+1esimo ente immolato all’unificazione delle risorse linuxofile torinesi che col pretesto di occuparsi di qualche contenuto popolare pre e post 24 ottobre ha messo intorno ad un tavolo i vertici di GlugTo e qualche rappresentante del Comitato LDT. Nonche’ me, che non sono mai stato socio della prima ed ho a questa tornata lasciato i secondi, ma mi piace seguire da vicino i sommovimenti della community. In almeno un paio di occasioni si e’ esplicitamente parlato di far convergere le forze in un unico evento, sfruttando i gia’ delineati bacini di interesse (al LUG la mattinata di dibattito con le istituzioni, agli altri il pomeriggio piu’ tecnico) per far si’ da lasciare a ciascuno liberta’ di azione, ma non c’e’ stato modo alcuno di trovare un compromesso su un’unico punto: il logo. Come detto, presso il Comitato vige la regola non scritta percui il Linux Day per essere di tutti non deve essere di nessuno. Come immaginabile, presso GlugTo il riconoscimento dell’associazione e’ condizione imprescindibile per la partecipazione. Leggi nettamente contrastanti a cui nessuno dei due ha voluto rinunciare, col risultato di salutarsi neppure troppo amichevolmente. Alla fine loro non sono riusciti a predisporre l’appuntamento mattutino che avrebbero voluto, e da qui il fatto che agli atti c’e’ stata una unica manifestazione ufficiale, ma pur non avendo nulla da presentare non hanno esitato a svolgere ugualmente un proprio Install Party nel pomeriggio del fatidico sabato di cui sinceramente non conosco l’esito considerando che almeno due dei pochi membri realmente attivi erano alla Cascina.

Situazioni di questo genere temo non siano infrequenti in giro per l’Italia: numerosi centri abitati, anche piccoli, hanno piu’ entita’ che operano in modo totalmente indipendente e senza il benche’ minimo contatto, anzi talvolta in conflitto, affannandosi solo di mettere in bella vista la propria denominazione, cercando di raccogliere il maggior numero di iscritti (paganti la quota, diciamolo) da far risultare sui propri registri. A titolo di esempio, esattamente mentre scrivevo queste parole vedo il presidente di GlugTo (mi si voglia perdonare se mi accanisco su questa specifica realta’, ma e’ quella che ho piu’ sotto gli occhi e meglio si presta ad una analisi dettagliata) che commenta un articolo in merito ad un imminente evento linuxofilo felicitandosi non gia’ della visibilita’ dell’iniziativa ma della menzione del suo proprio gruppo. L’autoreferenzialita’ ha smesso da un pezzo di essere un rischio, e’ oramai una certezza: l’importante e’ il bollino, e senza bollino non si fa niente. Il risultato e’ che ogni ente acquisisce una sua identita’, una sua coscienza ed un suo istinto di sopravvivenza, e la missione non e’ piu’ la promozione del software libero ma dell’istituto in se’, i cui membri sono fidelizzati fino al punto di disinteressarsi completamente a qualsiasi accadimento svoltosi al di fuori delle quattro mura della mailing list di appartenenza.

So perfettamente che volenti o nolenti nel mondo open il riconoscimento dei singoli e’ uno dei motori principali di qualsiasi opera, e non lo si puo’ (e non lo si deve) negare. So perfettamente che senza associazioni costituite sarebbe immensamente piu’ complicato ottenere spazi e fondi dalle municipalita’, con le quali si dialoga solo su carta bollata. So perfettamente che possano esistere attriti tra diverse persone, che rendono difficili particolari collaborazioni e concilii. Ma so anche che esiste il buon senso, e che qualche volta occorre farne uso.

Lo stesso Linux Day Torino e’ la dimostrazione pratica del teorema. Coinvolge una grande quantita’ di volontari e di pubblico, viene considerato uno dei migliori eventi in giro per l’Italia, e una parte delle risorse usate proviene appunto da una associazione: la lista pubblica ed il sito stanno su un loro server, i contatti per avere i grandi spazi comunali impiegati sono saltati fuori dalla loro agenda, la responsabilita’ della manifestazione se la sono accollata loro, e quest’anno si son pure smazzati la rendicontazione delle palanche giunte in forma di finanziamento della Regione. (Disclosure: di suddetto soggetto io sono membro, ma parlo in terza persona non avendo io partecipato a nessuna di queste attivita’). Eppure, il loro nome non appare su nessun volantino, ne’ sul sito, ne’ in nessun’altro luogo al di fuori della cerchia di persone interne al Comitato. Perche’? Perche’ non si puo’ avere la botte piena e la moglie ubriaca. Assegnare un riconoscimento pubblico, magari per certi aspetti pure meritato, farebbe crollare l’intera impalcatura intorno a cui l’organizzazione attuale e’ costruita: per le gia’ menzionate questioni degli storici rancori non ci sarebbe la partecipazione degli esuli del GNUG e dei disertori del GlugTo, ne’ per velleita’ egualitarie degli anarchici di Underscore e TLTF, ne’ tantomeno per aspirazioni pubblicitarie di altre associazioni come Ingegneria Senza Frontiere, oppure ancora dei numerosissimi “freelance” che costituiscono il cuore operativo dell’evento. E a quel punto, se non ci fosse la manodopera di quella trentina di persone che fanno il Linux Day sul campo, col server per la mailing list e con gli spazi comunali e con i fondi regionali ci si potrebbe fare un falo’. Il gioco non vale la candela, e comunque l’associazione ci “guadagna” sul fatto che viene resa nota la sua esistenza ed il suo impegno presso i componenti piu’ reattivi e propositivi della combriccola e potra’ da li’ affiancare qualche potenziale nuovo socio che possa lavorare espressamente con quel cappello in altre circostanze, coscientemente e responsabilmente. Buon senso.

Sarebbe ora di muoversi per il bene comune, non per quello individuale. L’unico nome e’ “community”, l’unico logo il pinguino. Da soli non si fa niente, o comunque talmente poco da essere equiparabile a niente. Insieme si fa tanto, si fa tutto, e tutti ci guadagniamo.

6 Risposte to “No Logo”


  1. […] Il primo e’ un markettone fuori tema del presidente di GlugTo in favore della sua associazione, parentesi pretesa per il ruolo che il gruppo ha avuto nel mettere insieme il teatrino. Non mi dilungo oltre, per avere un mio parere in merito all’onnipresenza di associazioni ed enti di promozione che appongono etichette a destra e a mancina si legga l’apposito post. […]


  2. […] E se cosi’ fosse, i miei complimenti si moltiplicherebbero in virtu’ della mia gia’ nota scarsa inclinazione all’assegnamento indiscriminato di etichette ed […]


  3. […] per Linux e per il software libero ma che si tengono ben alla larga dalle mailing list o dalle gerarchie complesse dei LUG. A questi individui, che certamente rappresentano il grosso della popolazione linuxofila nazionale, […]


  4. […] di una associazione (il solito discorso dell’autoreferenzialita’ a tutti i costi, gia’ discusso su questo […]


  5. […] stessa diventa un obiettivo essenziale, non gia’ per l’associazione in se’ (ci mancherebbe altro…) quanto per quel che rappresenta. Prosegue il cammino verso il LinuxDay2012, con l’intento di […]


  6. […] ahime’, famigliare: la Society stessa soffre della sindrome di autoreferenzialita’ gia’ commentata e rintracciata in svariati altri gruppi minori. Le idee – se e quando ci sono – nascono […]


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