LinuxDay: un Case Study

8 ottobre 2009

Come un po’ tutta la blogosfera linuxara italica riporta, a breve si svolgera’ l’edizione 2009 del Linux Day. L’unica e la sola manifestazione linuxofila che nel corso dell’anno ha un minimo di risonanza mediatica, ed in cui si concentrano la stragrande maggioranza degli sforzi dell’intera community.

Questo post non viene scritto con il solo intento di invitare alla partecipazione, sia in veste di collaboratori attivi che di pubblico visitatore, ma per esprimere qualche considerazione e magari pretenziosamente avanzare qualche suggerimento ai numerosi enti organizzatori sparpagliati in tutto il territorio nazionale. Forse oggi, a 16 giorni dall’evento (che, per chi non lo sapesse, e’ previsto per il 24 ottobre), e’ tardi per applicare una buona parte dei consigli e delle dritte qui sotto elencate, ma chissa’ che non siano di giovamento per qualcuno sia per questa che per la prossima edizione.

Nelle ultime settimane il Linux Day l’ho visto da fuori. Per scelta non ho partecipato direttamente alla messa in opera di nessuna manifestazione specifica, ma ho parzialmente seguito il cantiere torinese (di cui parlero’ diffusamente dopo) ed essendomi preso l’incarico di supervisionare i siti web dei diversi LUG partecipanti ho avuto modo di acquisire una visione di insieme superficiale ma abbastanza completa e di scambiare quattro chiacchere con personaggi di ogni regione.

Certamente siamo ancora ben lungi dallo sfruttare pure solo una frazione del potenziale a disposizione. In tutta Italia si organizzano un centinaio di appuntamenti, dalle grandi citta’ ai paeselli di provincia, eppure il numero di persone realmente attive e’ limitatissimo, e quel poco che viene prodotto (materiali grafici e per le relazioni, nozioni su come risolvere determinati task che da ciascuno vengono ripetuti…) non e’ minimamente condiviso o partizionato. Nel corso della mia “ronda” online sono incappato in piu’ di un gruppo il cui sito era fermo al Linux Day 2008, sebbene in diversi casi essi avessero gia’ provveduto ad una buona parte dell’organizzazione di quest’anno: per non avere il tempo di editare una pagina in un wiki, da cui tra l’altro probabilmente dipende una parte maggioritaria della partecipazione di pubblico all’evento, vuol dire che le risorse umane a disposizione sono davvero molto, troppo modeste.

Come dicevo sopra, quest’anno ho avuto modo di tenere sotto osservazione la manifestazione organizzata a Torino: un po’ perche’ e’ la citta’ in cui vivo, un po’ perche’ ho direttamente preso parte alle manovre nei precedenti due anni e volente o nolente capita talvolta che mi venga chiesta qualche indicazione sui compiti che avevo svolto personalmente e che ora sono passati in mano a qualcun’altro. Forse non sono del tutto imparziale nel dichiarare che, almeno nel 2008 – ma non dubito che il risultato sara’ bissato nel 2009 -, quello della capitale sabauda e’ stato il migliore evento della nazione, ma a sostegno di tale affermazione ci sono i dati raccolti da ILS (qui si trovano in versione anonima ma alla ConfSL di Bologna sono state mostrate delle slides con le situazioni citta’ per citta’, se qualcuno sa dove recuperarle lasci un commento) da cui emerge l’immenso distacco in termini quantitativi di volontari coinvolti e pubblico di passaggio.

Come e’ stato raggiunto questo traguardo? Molto semplice: eliminando i LUG.

La situazione comunitaria di Torino e’ da anni abbastanza instabile e critica, con un LUG ufficiale ed uno ufficioso (ad oggi dato per disperso) in perenne contrasto tra loro ed un numero di gruppetti piu’ piccoli che operano in completa autonomia (ed indifferenza). I due gruppi maggiori hanno sempre realizzato il proprio Linux Day distintamente ed indipendentemente, e solitamente sempre con molta calma ed assolutamente poca convinzione. Ma nel 2007, a seguito di una esplosione di entusiasmo da parte dei “nuovi” ed un evidente contrasto dei “vecchi” all’interno del LUG ufficioso (all’epoca, il piu’ popolare e dunque il piu’ atto a raccogliere individui giovani e ribelli) e dell’ovvio flame che ne e’ conseguito, ci si e’ risolti nello scindere l’organizzazione della manifestazione in un gruppo separato, volutamente senza nome e senza bandiera, che potesse raccogliere solo ed esclusivamente coloro che davvero avevano interesse e voglia di darsi da fare per realizzare il miglior evento possibile. Nessun logo, nessuna associazione, nessun vessillo: solo una mailing list tenuta aperta nei pochi mesi dell’anno strettamente necessari alla pianificazione, alla preparazione ed al coordinamento interno, atta ad ospitare elementi di ogni eta’ e di ogni esperienza purche’ volenterosi di sporcarsi le mani col lavoro sporco, condotta con criterio democratico e meritocratico.

Con un po’ di buona volonta’ ed un po’ di fortuna e’ venuto tutto il resto.

Innegabile e’ il ruolo giocato dal blog aperto pochi giorni dopo la mailing list, con cui sono state comunicate verso l’esterno in modo chiaro tutte le decisioni prese man mano dal gruppo vero e proprio permettendo di tenere costante il flusso di informazione verso il potenziale pubblico, creare un certo hype per l’evento ed interessare una buona quantita’ di altri aspiranti volontari a prendere parte all’opera. Il blog ha richiesto un impegno abbastanza limitato in termini di tempo (sebbene gli updates venissero pubblicati a distanza di pochi giorni, apposta per trasmettere l’idea di vitalita’ e, diciamocelo, forzare Google ad assegnare un rank decente), ma i benefici sono stati impagabili ed ampiamente ricompensati.

I volontari occasionali, reperiti sia tramite il canale sopra citato che per amicizie e conoscenze, hanno rappresentato e tuttora rappresentano una risorsa fondamentale per il Linux Day Torino. Solitamente i LUG veri e propri, con la loro struttura burocratica e le loro complicazioni, tendono ad allontanare l’immensa quantita’ di ragazzi simpatizzanti per il software libero che ogni tanto – ed in particolare in occasione dell’evento di ottobre – sarebbero ben lieti di venire ad installare Linux sul PC di qualche visitatore. Forse e’ il timore reverenziale nei confronti delle associazioni dotate di membri tesserati, presidenti e segretari, o forse e’ la scarsa volonta’ di farsi incastrare nella messa in opera di corsi o LIP o altre attivita’ “minori” e di scarso interesse mediatico che durante l’anno queste entita’ mettono in calendario, o forse e’ il rifiuto di loghi e bandiere e riconoscimenti che accompagnano un po’ tutti i gruppi ufficiali e snaturano l’impegno del singolo: sta di fatto che a decine si contano gli individui che da un giorno all’altro son spontaneamente piombati sulla mailing list chiedendo cosa potevano fare per essere di aiuto.

Per quanto riguarda la location bisogna dire che siamo stati abbastanza fortunati: per tramite dell’associazione Prometeo (disclosure: di cui sono membro) abbiamo ottenuto un immenso spazio comunale, in pratica una vecchia cascina rimessa a nuovo con numerose stanzette (per i talks) ed un salone centrale (per il LIP). Il tutto gratuitamente. Certamente opportunita’ di questo genere non si presentano tutti i giorni, ma sono abbastanza certo che le varie municipalita’ sparse sul territorio nazionale dispongano di altrettanti locali poco sfruttati e che, con un po’ di moine ed una strizzatina d’occhi, potrebbero lasciarli a disposizione di un pugno di ragazzotti che giocano coi computer una volta all’anno. E qualora lo Stato dimostrasse resistenza a tali concessioni, ci si puo’ sempre rivolgere ai privati: nel corso delle peregrinazioni a spasso per Torino a caccia di spazi adatti all’Open Gamers Tour della Torino Linux Task Force mi sono personalmente imbattuto in una gran quantita’ di gigantiche birrerie condotte da spigliati giovani ben contenti di ospitare loro coetanei intenti a spararsi missilate virtuali, e sono sufficientemente convinto che tra tutti coloro con cui ho parlato almeno un paio avrebbero acconsentito ad una apertura straordinaria del sabato pomeriggio per accogliere i turisti del freesoftware e, perche’ no, farsi un poco di pubblicita’. Le occasioni non mancano, mai, in quanto se mancano si creano.

Ci sono gli addetti ai lavori e c’e’ lo spazio. Manca il pubblico, che forse e’ la componente piu’ importante. In linea di massima il Linux Day si e’ ritagliato uno spazio sulla stampa e molti sono consci dell’esistenza di questa manifestazione, ed il sito centralizzato condotto da Italian Linux Society aiuta molti a trovare la realizzazione piu’ vicina a casa propria. Ma questo non basta, ed occorre arrangiarsi per conto proprio.

Anche sul versante della promozione qui sotto la Mole abbiamo avuto un discreto colpo di fortuna, coinvolgendo quasi per coincidenza una grafica professionista che ha disegnato volantini e sito. Il bell’aspetto del materiale pubblicitario ha certamente contribuito a svecchiare l’idea di Linux presso la massa e ad attirare qualche occhio, e dunque qualche curioso, e va dunque preso in considerazione quando si traccia il proprio piano di “marketing”. Pure in questo caso: non tutti hanno un professionista a portata di mano cui far disegnare un volantino, bene e sinanco gratis, eppure persone capaci di far qualcosa di meglio che non un foglio bianco con qualche scritta ce ne sono e solitamente non si rammaricano troppo di dare una mano se opportunamente approcciate. Qui si ritorna a quanto detto sopra in merito alle risorse umane raccattate all’ultimo momento: la risposta ai quesiti operativi raramente, o anzi quasi mai, si trova all’interno del LUG o del solito gruppetto di tecnici, ma fuori abbonda di personaggi ben intenzionati da cui trarre qualcosa di buono. Da qualche tempo accarezzo l’idea di coinvolgere massivamente qualche studente dello IED Torino, provando a pescare li’ simpatizzanti di Linux che possano convettere la loro abilita’ con l’arte visiva in qualcosa di utile alla community, da poi condividere eventualmente con altri gruppi in giro per l’Italia e massimizzare il profitto in uno dei settori – quello appunto della promozione – in assoluto piu’ critici e complessi da sistemare.

Una volta fatta disegnare la locandina ad una persona competente, di certo non la si puo’ stampare in bianco e nero con la stampante laser di casa o dell’ufficio. Urge ricorrere alla tipografia. Che di certo non si puo’ pagare con la gloria o con un sincero grazie. C’e’ bisogno di palanche. Uno sponsor e’ assai difficile da trovare, soprattutto se non si dimostra di provvedere ad un evento importante in termini di visibilita’ che possa compensare la spesa pecuniaria con un ritorno di immagine, ma la visibilita’ si ottiene con la pubblicita’ e dunque il circolo vizioso si chiude in modo negativo. Ma qui a Torino e’ stata adottata una pratica quantomeno curiosa: lo sponsor c’e’ bene o male sempre stato (Redomino) anche se i quattrini non mancano ed anzi vengono “scialaquati” in donazioni. Come fanno a non mancare i quattrini? Semplicissimo: si vendono magliette. Lo scorso anno sono state acquistate 100 t-shirt a 6 euri l’una e son state rivendute a 10 euri. La differenza tra lordo e netto sono 400 euri. Cifra ben al di sopra di quanto richiesto per la stampa di 10000 volantini e qualche locandina formato A3 (fatti fare per meno di 300 euri, ma sicuramente si potrebbe risparmiare molto cercando meglio il fornitore). Come detto lo sponsor si e’ preso carico di tale spesa in cambio del loghetto di pubblicita’, e quei soldi son stati ripartiti su quattro progetti open con buona pace di tutti.

Come si puo’ vedere, quanto necessario per metter su un buon evento e’ alla portata di chiunque e richiede solo un pizzico di creativita’ ed una dose di impegno di poco superiore rispetto a quanto solitamente dispiegata. Il segreto sta nell’avere la volonta’ di iniziare a muovere il primo passo, saper prendere decisioni per il bene dell’organizzazione e della missione che implicitamente si accetta nel momento in cui si dichiara di voler tenere il Linux Day entro la propria giurisdizione.

Ed un po’ di coordinamento a livello nazionale non guasterebbe. In questi giorni sulla mailing list LUG di ILS si stanno muovendo propositi per una migliore comunicazione ed una piu’ ampia reciproca collaborazione per la manifestazione 2010 (che segna anche il decimo anniversario dell’iniziativa, per la prima svoltasi nell’anno 2000), ma e’ da notare che un simile fermento e’ da sempre sintomatico della galvanizzazione indotta dall’approssimarsi della data tanto attesa e da sempre si spegne in una eco lontana una settimana dopo il completamente dell’impresa (spesso in mezzo ai flames in cui gruppi geograficamente lontani si accusano di questa o quest’altra violazione delle linee guida che tutti sono tenuti a seguire).

Il tempo dei “si, vedremo” e dei “magari il prossimo anno” deve finire. Ed in fretta. I margini di crescita e miglioramente sono spropositati.

Abbiamo la tecnologia. Abbiamo gli argomenti. Abbiamo i numeri. Avremo la Nazione.

6 Risposte to “LinuxDay: un Case Study”

  1. Andrea Gelmini Says:

    Ciao,
    l’analisi è molto interessante.
    Non mi dispiacerebbe ridiscuterne passato l’evento di quest’anno, magari de visu.

    A presto,
    Andrea Gelmini

  2. m4db0b Says:

    Sempre ben disposto ad un confronto: quando vuoi scrivimi privatamente (il mio indirizzo mail dovresti gia’ averlo ;-) )


  3. […] era un organo informale e senza scopo di autopromozione, si pretendeva il logo. E’ successo quel che e’ successo e da tre anni l’organizzazione della manifestazione ottobrina presso la capitale sabauda […]


  4. […] WordPress il post in assoluto piu’ letto e’ stato quello in merito all’organizzazione del Linux Day, e mi auguro sia servito da ispirazione a qualcuno: chissa’ che non si riesca […]


  5. […] Day. Dopo le prime militanze in veste di curioso ad Alessandria, gli anni da smanettone e poi da organizzatore a Torino, e l’anomala partecipazione come semplice visitatore nel 2009, quest’anno ho […]


Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...