Windows User Groups

8 settembre 2009

Che la storia dei prodotti propinati da Microsoft sul mercato sia costellata ed anzi strabordante di continui plagi tecnologici e’ cosa piu’ che nota: da Windows (che nasce nel 1983 come brutta copia del Macintosh di Apple) a Bing (il motore di ricerca che ricalca feature su feature Google), l’azienda che da anni propugna la brevettabilita’ del software come strumento di innovazione generalmente ha sempre innovato ben poco e si e’ fatta strada per lo piu’ tra pratiche commerciali al limite della sana competivita’ o addirittura della legalita’.

Ma i tempi cambiano, le necessita’ dei consumatori mutano, nuove tecnologie piu’ efficienti emergono, ed il monopolio scricchiola. Che fare a questo punto? Commerciare prodotti piu’ avanzati e meno costosi che possano incontrare la domanda del mercato? Ma quando mai, che siamo matti?! Serve una nuova strategia di marketing! O meglio: adottare quelle altrui.

Il terreno su cui l’azienda di Redmond e’ rimasta maggiormente arretrata nell’ultimo periodo e’ quello dell’immagine di se’. Apple e’ cool, alla moda, di tendenza, ed un computer contrassegnato con la mela luminosa sul retro resta un prodotto ambito per lo status che rappresenta. Linux si distingue per il carico di valori che porta con se’, la filosofia della condivisione e quel sentimento di community che e’ (o almeno dovrebbe essere…) collante dell’insieme. Microsoft… Beh, sono quelli di Windows Vista, non c’e’ molto altro da dire.

Al grido di “pan per focaccia” i pubblicitari al soldo di Ballmer (che evidentemente deve essere modesto, gia’ che non sono manco in grado di ideare nuove trovate ma solo appropriarsi di quelle altrui) hanno in breve trovato una contromisura adeguata a contrastare i competitors di Cupertino: un’altra serie di spot pubblicitari con giovani ed ammiccanti protagonisti sconvolti dall’esorbitante prezzo delle macchine Mac ed orgogliosi di poter acquistare una qualunque baracca di fascia bassissima dotata di Windows. Se Apple e’ di moda basta far leva su quello che notoriamente e’ il difetto del brand, ovvero il prezzo, ed il gioco e’ fatto.

E Linux? Come si puo’ “boicottare” mediaticamente una entita’ evanescente, che non fa capo a nessuna specifica azienda, e disseminata capillarmente laddove ci sia un qualsiasi smanettone che si atteggia facendo ruotare il cubo di Compiz? Semplicemente, con una contro-community.

La campagna pubblicitaria da mesi in corso in previsione del lancio di Windows 7, l’unica possibilita’ di salvezza dopo il disastro commerciale provocato da Vista, prevede il coinvolgimento in prima persona dei supporters Microsoft, ai quali viene data la possibilita’ di organizzare per fatti propri dei piccoli party domestici presso cui indottrinare amici e parenti su quanto sia figa la nuova release del sistema operativo. Ricevendo in cambio per il disturbo un forte sconto sull’acquisto di una copia del prodotto stesso. Ha sempre funzionato con Avon e Amway, perche’ non con Microsoft? Se tanto non bastasse, per il pubblico europeo ci sono in scaletta anche l’installazione di caffetterie (qui si parla di Parigi, non dubito ne usciranno altre) specializzate in caffe’, cornetti, ed informazioni pubblicitarie, entro cui non si potra’ neanche assumere la propria vitale dose mattutina di caffeina in santa pace.

Scopo del gioco e’ portare Windows 7 nel bel mezzo della gente, zittendo quel lontano eco che talvolta giunge alle orecchie della massa.

Amaro constatare non tanto l’appropriazione delle modalita’ (in fin dei conti siamo tutti per la condivisione delle idee, non usiamo brevetti, noi) quanto il fatto che tali pratiche di avvicinamento confidenziale del pubblico, obbligatorie per la community linuxara costituita da spigliati ragazzotti che devono arrangiarsi con quello che hanno ma evidentemente un buono spunto se degne di essere assorbite dalle politiche di marketing del colosso statunitense, sono assai meglio implementate dall’impostore. Gli House Party di cui sopra sono un ovvio adattamento dei Linux Installation Party in uso anche qua in Italia, con la differenza che i LIP sono organizzati (se e quando sono organizzati…) indipendentemente dai diversi gruppi, un po’ come capita, e senza alcuna coordinazione per la promozione di tali momenti di incontro tra esperti e curiosi: si decide una data, un posto, si pubblica l’annuncio sul blog/wiki di turno (che regolarmente non e’ letto da nessuno, o al piu’ da persone che gia’ conoscono Linux), e quel giorno si conclude spesso in un LAN party tra i partecipanti del gruppo. Le caffetterie? A Torino ne avevamo una dichiaratamente pro-Linux, il Debian Cafe’; l’abbiamo fatta chiudere, incapaci tra tutti di dare una mano nella pianificazione dei contenuti e lasciando totalmente da solo il gestore.

Con un po’ di denaro e tanta capacita’ di marketing, abbondantemente impiegata anche in diversi contesti, a Redmond fanno quello che dovrebbe essere di competenza della community linuxara, ovvero fare squadra. E nel frattempo la community linuxara che fa? Tergiversa, chiacchera, ogni tanto inveisce contro Ubuntu, si impigrisce, ci prova e se gli va male fa spallucce e non ci prova piu’. Quantomeno Apple ha reagito all’attacco frontale, dando vinta a Microsoft la battaglia pubblicitaria (ed abbassando il costo dei suoi prodotti) ma affilando le armi per i prossimi scontri.

Invece di stare a braccia conserti aspettando che vengano formalizzati i Windows User Group, ipotesi a questo punto neppure tanto assurda, sarebbe opportuno darsi una svegliata, approfittare del vantaggio sul campo e guadagnare quanti piu’ bastioni possibile. Ma la vedo dura, durissima: a piu’ di un mese dal Linux Day, che dovrebbe essere l’unica giornata dell’anno di unione e collaborazione tra tutti i Linux User Group italiani, gia’ si percepisce da qualche parte la disorganizzazione ed il disinteresse, altrove l’astio tra diversi gruppi ed enti geograficamente vicini e lontani, ed insomma anche quest’anno l’opportunita’ di far parlare di se’ e coinvolgere migliaia di persone e’ sfumata in partenza.

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