L’Informazione

3 marzo 2009

Come molti sanno, quella in cui noi viviamo viene da molti definita l’Era dell’Informazione: le notizie viaggiano da un capo all’altro del globo alla velocita’ della luce, le attivita’ economiche e culturali sono pesantemente influenzate da cio’ che accade vicino e lontano, tutti sanno tutto di tutti e quello che non si sa viene venduto come qualsiasi altra merce (o anche a prezzi piu’ elevati).

I media tradizionali (stampa e televisione) cercano di adattarsi ai tempi moderni, puntando piu’ su contenuti di approfondimento (o sul trash ludico, ma questo e’ un’altro discorso…) anziche’ sulla singola notizia che molto piu’ tempestivamente viene trasmessa per mezzo dell’Internet, ma a volte capita che la stessa Rete non riesca a star dietro a se’ stessa.

Con l’emergere prima dei blogs e poi di servizi quali Twitter e Facebook la domanda che Corrado Guzzanti si poneva qualche anno fa’ (“Aborigeno: ma io e te, che cazzo se dovemo di’???”) trova una risposta: i canali di trasmissione digitale vengono quotidianamente, minuto dopo minuto, riempiti di informazione di prima mano, che viene prodotta da persone comuni e consumata prima che qualsiasi altro media universalmente riconosciuto (sia esso un antidiluviano giornale cartaceo o un moderno aggregatore web) possa impacchettarla.

Particolarmente di rilievo e’ stato il “caso Mumbai”: al di la’ del fatto di cronaca, la strage avvenuta in novembre nel corso di un attacco paramilitare durato tre giorni nella grande citta’ indiana, notevole il modo con cui pressoche’ ogni grande e rinomato portale di informazione abbia trovato in Twitter la piu’ importante e puntuale fonte di aggiornamento, raccogliendo i brevi messaggi immessi da quanti si trovavano li’ in quel momento e diramavano in tempo reale ogni sorta di dettaglio. Questo avvenimento, che nella popolazione del cyberspazio ha fatto molto piu’ scalpore che non i 100 e piu’ morti provocati dagli scontri a fuoco, puo’ essere storicamente riconosciuto come il punto di svolta che ha elevato il fenomeno del microblogging (in se’, ancora piu’ rapido ed efficiente dell’oramai “tradizionale” blogging) a veicolo di notizie, e c’e’ da immaginare che la tecnologia del real-time search stia guadagnando crescente interesse da parte di chi con l’informazione ci campa o, piu’ semplicemente, gradisce fruire aggiornamenti prima di chiunque altro: splendido codesto script per GreaseMonkey miscela i risultati di Google con i tweet piu’ freschi, regalando un ulteriore tocco di contemporaneita’ ai links che gia’ di per loro vengono organizzati secondo un criterio cronologico.

Pure senza andare a cercare casi particolari o eccezionali, io stesso ho vissuto non molto tempo addietro una modesta esperienza di “giornalismo fai-da-te”: in occasione della scossa tellurica avvenuta in dicembre nei pressi di Parma, e chiaramente avvertita alla scrivania del mio ufficio, sono andato a leggere lo status dei miei contatti su Facebook ed ancora prima di ricevere conferma da parte del comunicato Ansa (editato un’oretta dopo) avevo una idea dell’epicentro. In tale situazione la semplice connessione instaurata tra me ed i miei conoscenti sparsi per il nord Italia per mezzo della popolarissima social utility, spesso additata (anche a ragione…) come istigatrice al cazzeggio piu’ becero durante l’orario lavorativo, mi ha permesso di ottenere un dato prima che questo fosse ufficializzato; per la carita’, il relativo articolo apparso sull’Ansa era molto piu’ dettagliato e prodigo di dettagli (il fatto che non ci sono stati danni, ad esempio), ma fatte le debite proporzioni tra i miei quattro o cinque amici coinvolti che hanno avuto cura di aggiornare il proprio status e la schiera di giornalisti professionisti al soldo dell’agenzia di stampa nazionale credo che l’evento possa essere sufficientemente significativo in merito alla potenzialita’ dello scambio diretto ed in tempo reale tra individui permesso dalla moderna tecnologia web.

Come cantava De Gregori, “la storia siamo noi”. E anche, di conseguenza, il presente. Il fatto di poter essere permanentemente in contatto con amici, conoscenti o sconosciuti sparpagliati sulla superficie terracquea ci garantisce di ottenere, validare, perfezionare l’informazione, pesarne la validita’ e l’attendibilita’, recepire fatti insignificanti o prioritari, combinarli e trarne conclusioni.

E non si pensi che se ne possa fare tranquillamente a meno: che lo vogliamo o meno l’informazione (ed il modo in cui viene presentata) modifica l’ambiente in cui ci muoviamo, basti pensare alle recenti e piu’ volte discusse leggi sull’introduzione delle ronde di cittadini introdotte per far fronte non gia’ all’ondata di violenza che sembra aver invaso le citta’ italiane (nel 2008 si e’ verificato il 10% in meno di stupri) ma appunto perche’ qualcuno ha sentito il bisogno di fornire notizie allarmanti su un fenomeno che anzi era sotto controllo, fomentando l’opinione pubblica e costringendo il Governo ad attuare misure fondamentalmente inutili.

Produciamo ed assorbiamo informazione, talvolta corretta e talvolta erronea (ma questo, come sopra descritto, capita anche con i media canonici e dunque non credo che il problema sia di molto significativo se la sorgente non e’ iscritta all’albo dei giornalisti), essa influenza il nostro pensiero ed il nostro spazio, possiamo vivere il nostro mondo in presa diretta e senza interruzioni pubblicitarie.

L’informazione e’ libera. L’informazione siamo noi.

Una Risposta to “L’Informazione”


  1. […] non necessariamente i geeks avvezzi alla tecnologia) scambiano commenti ed opinioni, ha gia’ dimostrato di essere un eccellente vettore sociale, informativo, innovativo e democratico, e per quanto […]


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