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A Cascata

4 settembre 2011

Tutto inizio’ con un innocuo scambio di mail invitate in mailing list LUG@ILS, in cui avanzavo un paio di proposte per il sito di riferimento nazionale del Linux Day 2011. Nulla di trascendentale, in quanto pensavo che avrebbero avuto poco seguito come sempre: se avessi voluto pubblicare dei banner promozionali per l’evento avrei fatto prima e meglio a piazzarli su un mio sito e sperare che qualcuno vi incappasse.

Invece, poco tempo dopo mi contatto’ Napo, manutentore storico del suddetto sito: oltre a concedermi diritti da amministratore mi fece notare che almeno un altro paio di persone avevano dato disponibilita’ a dare una mano, tra cui Fabio del LUG di Galliate (Novara).

Poiche’ erano state coinvolte diverse persone (sempre troppo poche rispetto alla quantita’ di task da svolgere, ma sempre meglio di niente) attuammo un take-over di una vecchia ed inutilizzata mailing list sui server ILS vagamente dedicata al Linux Day, ed abbiamo iniziato ad usarla per scambiarci commenti e assegnarci i compiti.

Tra le varie mail transitate, Luisa del LUG di Brescia ci ha comunicato che stavano adoperandosi per riadattare la richiesta di patrocinio regionale gia’ usata da Luca del LUG di Vicenza lo scorso anno (ovviamente mirata al Veneto) in modo da avanzare una domanda massiva e condivisa alla Regione Lombardia ed accelerare la procedura.

Il suddetto Fabio di Galliate ne venne ispirato, e si mobilito’ per fare altrettanto in Piemonte: qualche telefonata, qualche mail, ed in 24 ore aveva gia’ qualche ottimo contatto in Regione presso cui rivolgersi. Me lo comunico’ via mail privata, ed io rimbalzai la cosa sulla mailing list del Linux Day Torino.

Qui venne letta da Gianluca di TopIX (il consorzio per la banda larga nella regione pedemontana), gia’ a suo tempo coinvolto per occuparsi dello streaming video della manifestazione torinese, e salto’ fuori che per gli eventi “ufficiali” della Regione (sostanzialmente, quelli muniti di patrocinio) era previsto un trattamento di favore da parte del suo consorzio, con la disponibilita’, tra le altre cose, di grossi server di streaming e hosting.

Ha fatto sponda Francesco, dipendente SSB Progetti, per far muovere l’azienda per cui lavora per curare gli aspetti burocratici e tecnici della cosa, dai rapporti “formali” con TopIX al setup della macchina e all’installazione di una piattaforma web (open) per la pubblicazione dei video che verranno registrati nel corso della giornata.

Se tutto va come al momento sembra andare, per l’edizione 2011 del Linux Day (e per gli anni a venire, con la complicita’ appunto di TopIX) verra’ messa a disposizione di tutta la community italiana hosting per i video girati nel corso dei rispettivi eventi, senza i canonici limiti imposti dalle comuni piattaforme di condivisione (ad esempio, YouTube accoglie solo filmati fino a 15 minuti), senza grattacapi dovuti all’utilizzo estremo di spazio disco e banda ass0rbiti appunto dallo streaming audio/video, e con la possibilita’ futura di integrare al meglio il tutto con la pubblicazione di slides, foto ed altri contenuti multimediali.

Questa serie di eventi, tutti tra loro in qualche modo concatenati e sequenziali, dimostra l’esistenza di una community attiva e propositiva, con la voglia e la capacita’ di fare qualcosa di costruttivo, che non aspetta altro che una occasione o un pretesto o uno spunto per mettersi all’opera. Molti, ed io per primo, spesso criticano e lamentano l’inedia dei vari LUG e dei vari gruppi linuxofili sparsi per l’Italia, abbandonati a loro stessi ed incapaci di realizzare, quando va bene, qualcosa che vada oltre il Linux Day. Ma forse, alla luce di quanto sopra narrato, non si possono neanche dare tutti i torti a suddetti gruppi: se non si combina nulla di significativo non e’ solo per mancanza di volonta’ ma per mancanza di opportunita’, perche’ mancano quelle precondizioni di reciproca comunicazione, reciproca conoscenza, reciproco mutualismo e reciproco supporto indispensabili a priori, nonche’ l’occasionale iniziativa spontanea che crei il contesto.

Da che mondo e’ mondo, laddove una almeno minima coesione e’ assente ognuno pensa a se’ stesso. Ne e’ esempio l’articolo apparso su Wired Italia in merito al Linux Day 2010, o anche solo gli analoghi post pubblicati sul portale “Lega Nerd” (frequentato da un pubblico piuttosto numeroso e di nicchia, dunque con discreta visibilita’) e chissa’ quanti altri: tutti quelli che si sono mossi hanno preferito promuovere in modo esclusivo il proprio evento, come se davvero all’Italia tutta potesse importare quel che succede solo a Cagliari o solo a Matera, anziche’ spendere dieci minuti per fare un giro sui siti appositamente indicizzati (almeno quelli delle maggiori citta’! Non dico Torino perche’ sarei di parte, ma Roma, Milano e Napoli!) e pubblicare una panoramica della manifestazione nazionale nel suo complesso. L’esatta antitesi degli episodi citati in apertura, che si sono avverati solo perche’ qualcuno ha deciso di coinvolgere qualcun’altro nelle sue attivita’ o anche solo comunicargliele.

Le persone motivate e capaci ci sono. Nascoste, isolate, sole e sperdute ma ci sono. Occorre stanarle, metterle in comunicazione tra loro ed in condizione di agire al meglio. Affinche’ i risultati decisivi arrivino, uno dietro l’altro, uno innescato dall’altro. A cascata.

Quale Strada?

8 maggio 2011

Nelle ultime settimane il mio grado di sconforto nei confronti dell’intero panorama comunitario e del suo teorico indotto e’ salito a livelli allarmanti, in quanto ho rapidamente esplorato e trovato sbarrate tutte le strade che avrei potuto percorrere. Il contesto e’ quello della gia’ menzionata legge regionale 9/2009, quella per il supporto e la diffusione del software libero in Piemonte, approvata presso il Consiglio della Regione piu’ di due anni fa’ e sinora neppure lontanamente toccata sul piano pratico.

In primis mi sono rivolto ai tecnici.

Secondo il decreto attuativo predisposto per la legge (DGR 8-12657 del 30 ottobre 2009) una delle prime misure cui provvedere entro la fine del 2010 doveva essere la stesura di un catalogo di software libero dedicato alla scuola. Qualcosa che difficilmente puo’ essere piu’ complicato di un copia&incolla dal Dossier Scuola pubblicato da ILS. In occasione dell’EOLE 2010 a Torino seppi che se ne stava occupando il Laboratorio ICT della Regione Piemonte e mi sono fatto dare gli estremi del responsabile del progetto: alla prima mail (del 1 dicembre 2010) non ha mai risposto, alla seconda (del 9 marzo 2011) ha replicato che dovevano ancora essere coinvolti “gli attori istituzionali coinvolti” ovvero, detto in altre parole, non avevano ancora iniziato a fare assolutamente nulla. Quando gli ho nuovamente scritto per chiedergli un appuntamento dal vivo onde ricevere chiarimenti, nuovamente e’ scomparso. Un vicolo cieco. E dire che il direttore del Laboratorio ICT, tal Roberto Moriondo, mi e’ stato indicato dal prof. Raffaele Meo in persona (personaggio che non dovrebbe necessitare di presentazioni su codesto blog) come “linuxaro d’eccellenza”, persona fidatissima ed al servizio della Causa: quel che ho visto (o meglio, non ho visto) fino a questo momento sembra confutare completamente tale presentazione, e vien da chiedersi cosa ci si puo’ aspettare se persino quelli che sono i capisaldi della community dimostrano la piu’ totale inattivita’.

Proviamo con la politica.

Da sempre critico l’iniziativa “Caro Candidato” promossa da AsSoLi, in quanto mi e’ sempre sembrata una operazione monca, poco credibile e priva dell’unica componente realmente rilevante, quella della vigilanza sulle promesse espresse dai candidati in sede di campagna elettorale. Ma poiche’ a criticare e basta son buoni tutti ho ben deciso di sperimentare a mia volta una analoga forma di pressione sugli aspiranti rappresentanti politici per vedere cosa ne saltava fuori. Giovedi 5 maggio ho organizzato, col cappello di Officina Informatica Libera, un confronto coi candidati alle imminenti elezioni comunali di Torino sul tema dell’innovazione e, piu’ nello specifico, sul wireless pubblico e sul software libero in amministrazione. Abbiam fatto le cose per bene, agendo per mezzo di contatti personali per raggiungere i vari partiti ed anzi andando pure a parlare personalmente con alcuni di essi. Meta’ degli schieramenti (tutta l’ala destra) non ha affatto risposto all’appello. Dei restanti, meta’ ha confermato l’appuntamento per poi bidonarlo all’ultimo minuto. Dei restanti, meta’ ha mandato candidati completamente impreparati (sebbene per pieta’ gli avessi mandato via mail le domande che sarebbero state poste) ed anzi poco convincenti su qualsiasi fronte anche non tecnologico. Ai fatti l’unico che sapeva cosa stava dicendo e’ stato Vittorio Bertola, candidato sindaco per conto del Movimento a 5 Stelle (che gia’ ho avuto modo di commentare su questo blog quando candidato non era), cui e’ stato alla peggio affiancato un altrettanto preparato rappresentante del Partito Democratico che con le elezioni non c’entrava nulla ma che si trovava in loco per tutt’altro motivo. Particolarmente interessante e’ stata la presenza del ben noto avvocato Ciurcina, primo promotore della suddetta campagna “Caro Candidato” invitato all’evento e che il giorno prima ha chiesto di portare un altro candidato al confronto: Mario Trematore, gia’ firmatario dell’appello per il freesoftware, ma all’atto pratico incapace di formulare un giudizio proprio su qualsiasi tema vagamente correlato all’innovazione; quando gli ho chiesto la sua posizione sul wireless pubblico e’ partito per la tangente raccontando la sua visione spirituale della liberta’ del software, ho dovuto strappargli il microfono di mano per rimetterlo in carreggiata. Se questi sono i rappresentanti politici schierati al nostro fianco, possiamo metterci subito una pietra sopra.

Michele, socio dell’Officina Informatica presente al fallimentare evento, ha tentato di rincuorarmi sostenendo che appunto a seguito di questa (ridondante) dimostrazione dello scarso interesse riposto dalla politica su temi a noi cari e’ evidente che sia compito della societa’ civile mettere il dito nella piaga e far emergere i problemi e le soluzioni. Ma dov’e’ la societa’ civile?

Il 18 aprile 2011 la Regione Piemonte ha presentato il Piano Triennale per l’ICT, una maxi manovra da 150 milioni di euro che, almeno sulla carta, con qualche pretesto dovrebbero essere elargiti alle imprese tecnologiche del territorio (sebbene c’e’ chi giustamente prevede che finiranno in tasca ai soliti). All’interno del documento non v’e’ la benche’ minima menzione al software libero, sebbene appunto secondo la legge 9/2009 (piu’ precisamente, secondo l’articolo 6) tutto quello che verra’ implementato con quei quattrini dovra’ essere poi rilasciato pubblicamente. Il 21 aprile ho portato la questione sulla mailing list dei LUG piemontesi, aperta qualche mese fa’ appunto per discutere dell’applicazione pratica della legge ma sinora rimasta pressoche’ immobile e/o in contemplazione di se’ stessa, proponendo di fare una cosa molto semplice: un comunicato stampa unificato con cui esprimere il nostro disappunto in merito a codesta mancanza e rammentare che nella formulazione dei bandi di assegnazione del tesoretto si dovra’ esplicitare l’obbligo dell’adozione di licenze free. Una azione estremamente blanda, di bassissimo profilo, per molti versi inutile, ma avanzata proprio nella convinzione che piu’ di questo non e’ possibile cavar fuori da quelli che sinora non sono stati neanche in grado di formulare posizioni non dico “forti” ma almeno “chiare”. Ad oggi, 8 maggio, ho ricevuto due adesioni. Una e’ indirettamente la mia (a nome della gia’ citata Officina Informatica Libera), l’altra del Progetto Radis di Asti. Lo SLiP di Pinerolo aderira’ solo dopo aver discusso e votato la cosa in assemblea: ci sarebbe da dire molto su una associazione che, pur facendo della tecnologia e del suo utilizzo consapevole il proprio cavallo di battaglia, preferisce l’alzata di mano alla firma digitale GPG, ma per stavolta sorvolo. Altri due gruppi hanno espresso un vago interesse e sono spariti nel nulla. Tutti gli altri (tre) hanno taciuto. Sebbene i LUG dovrebbero essere la porzione di “societa’ civile” maggiormente interessata a far sentire la propria voce in merito, a scassare i maroni a destra e a manca affinche’ il software libero prosperi e dilaghi in ogni dove, a mettere – come si diceva sopra – tutte e dieci le dita in tutte le piaghe esistenti e addirittura a fornire le soluzioni piu’ innovative e creative, si vede qui come ai fatti tutto cio’ non interessi a nessuno, come nessuno abbia la benche’ minima voglia di essere coinvolto o peggio di compromettersi in questioni che evidentemente si ritengono troppo distanti dal proprio gruppetto di amici che giocano a fare gli hackers. Sempre tutti pronti ad indignarsi in mailing list, tutti pronti ad applaudire i microscopici progressi operati da qualcun’altro, ma di attivarsi in prima persona – o di fare qualcosa piu’ che firmare una petizione online senza alcun valore – non se ne parla neanche. Anche questa sembra una strada senza uscita, una opzione che non solo non produce i risultati che legittimamente ci si dovrebbero aspettare ma neanche quel minimo che giustificherebbe lo sforzo.

Non resta che il mondo dell’impresa.

Ammetto di non aver insistito oltremodo su questo fronte, in quanto i miei contatti personali sono piuttosto scarsi e spesso lo considero a priori una perdita a seguito del gia’ tentato (e fallito) esperimento di floss.piemonte.it (nato nel 2007 come associazione di aziende opensource piemontesi, non e’ mai andato oltre un paio di riunioni nella prima settimana di vita), ma come sempre tentar non nuoce ed un paio di mail le mando comunque. Nello specifico ho inviato un messaggio al mio imprenditore freesoftware preferito, Fabrizio Reale di Redomino, per chiedergli un parere sul sopra descritto Piano ICT e per ufficiosamente tastare il terreno per valutare la possibilita’ di dirottare il comunicato originariamente pensato per i LUG alle imprese attive sul campo, ma la replica e’ stata perentoria: se e’ un progetto della Regione c’e’ di mezzo CSI, e se c’e’ di mezzo CSI me ne tengo alla larga. Stando a quanto ho recepito negli ultimi anni un po’ tutti i professionisti ICT locali sono nella stessa posizione: hanno gia’ in qualche modo approcciato il potente ed onnipotente maxi-consorzio para-statale para-culato mangia-quattrini che monopolizza il settore, ne sono stati pesantemente raggirati e/o sono stati sfruttati oltre i limiti del tollerabile, e non ci tengono affatto a replicare l’esperienza. Anche se questo implica rinunciare a fondi milionari, o lasciare lo sviluppo tecnologico della Regione al primo che passa (o, peggio, all’amico del nipote del cugino…). In fin dei conti neppure mi sento di bustigare e stuzzicare piu’ di tanto quei pochi che per il software libero gia’ hanno dato (e per cui magari ci hanno pure perso), e che ci credono cosi’ tanto da far dipendere il proprio pane da esso.

A questo punto credo di averle provate tutte, e di non essere riuscito in niente. Ci fosse almeno un campo, una nicchia che offrisse maggiori appigli e maggiori speranze mi dedicherei solo a quello, ma evidentemente non c’e’. Le possibilita’ si riducono a due: lasciar perdere, o continuare a perseverare a turno su tutti. Ovviamente opto per la seconda, ma non nascondo che la mole di insuccessi che continuo ad accumulare stiano lentamente logorando il mio stesso entusiasmo.

C’era una Volta in Piemonte…

16 novembre 2010

Il 27 marzo 2009 veniva approvata dal Consiglio della Regione Piemonte una legge regionale denominata “Norme in materia di pluralismo informatico, sull’adozione e la diffusione del software libero e sulla portabilità dei documenti informatici nella pubblica amministrazione”. Informalmente: la nostra legge per il software libero.

Ad oggi, dopo piu’ di un anno e mezzo, tale legge non e’ stata minimamente applicata.

Nessuno dei passaggi previsti dalla norma e’ stato compiuto: nessuna azione di promozione del software libero presso la pubblica istruzione (articolo 7), nessun progetto avviato nell’intento di condividerne il risultato (articolo 8), nessun fondo istituito per la ricerca (articolo 9), nessuna applicazione destinata al trattamento di dati personali (banalmente: qualsiasi cosa contempli una anagrafica) migrato a soluzioni free (articolo 12), nessun finanziamento di supporto ed incentivo erogato a chicchessia per lo sviluppo del codice (articolo 13). Le linee guida definite nell’articolo 10 ci sono e non sono neanche malaccio, peccato che nessuna delle scadenze passate e’ stata sinora rispettata e ho forti dubbi su quelle future.

Turbati da cio’, qualcuno ha iniziato a muoversi. Luca Robotti, ex consigliere regionale e firmatario della legge, ha indotto la sua “erede” politica (Monica Cerutti) a scrivere e presentare in Consiglio una interrogazione per fare il punto della situazione, ed io ho chiamato all’appello pressoche’ tutti i LUG piemontesi per discutere la questione e vedere cosa si riesce a fare partendo, come si suol dire, “dal basso”.

Entrambe le manovre hanno ad oggi dato pochi frutti. All’interrogazione e’ arrivata risposta oggi (16 novembre) in aula da parte dell’assessore Massimo Giordano, ed e’ stata particolarmente evasiva: sono stati menzionati progetti sperimentali vecchi di anni pur di citare una qualche attivita’ svolta da e per conto della Regione, ed ipotetici sviluppi futuri che sulla carta avrebbero dovuto essere compiuti mesi addietro. Di contro, dalla community sinora ho raccattato solo qualche raro abbozzo di sostegno morale ed un flame sulla mailing list appositamente allestita sull’eterna diatriba “freesoftware e opensource”.

La situazione e’ complessa. E l’idea che me ne sono fatto chiaccherando con alcuni addetti ai lavori torinesi e’ persino peggiore. La Giunta non sembra particolarmente interessata a collaborare, se non occasionalmente approvando finanziamenti milionari per sperimentazioni da parte del CSI-Piemonte (l’ente para-statale che detiene una sorta di monopolio sull’infrastruttura ICT pubblica regionale, recentemente assai discusso) le quali puntualmente non risolvono nulla. I piu’ importanti enti “non governativi” che operano la sperimentazione delle nuove tecnologie nella scuola gia’ sappiamo cosa combinano. Le imprese pedemontane che agiscono nel mondo opensource gia’ in passato hanno provato a fare squadra ma con risultati deludenti, l’esperienza ha segnato gli animi e nessuno sembra piu’ credere in una nuova iniziativa del genere. Dalla community non emerge alcun entusiasmo, nessuna voglia di impegnarsi in alcunche’, neanche una idea per quanto strampalata, e manco la persona che ha scritto e fatto approvare il testo in Consiglio (si, al secolo ci ha lavorato uno solo, quasi di nascosto. Molti linuxari piemontesi hanno saputo della cosa leggendo Punto Informatico) risponde alle mail.

Da quando questa vicenda e’ iniziata ho preso contatti con diversa gente in giro per il nord-Italia, dal FUSS di Bolzano (ove hanno migrato tutte le scuole della provincia in una manciata di mesi) al NetGarage di Modena (altra migrazione, ma della pubblica amministrazione), onde carpirne le metodologie e il know-how necessari almeno per comprendere una operazione impegnativa come puo’ essere la riconversione di una intera Regione. Raccolgo documentazione, spunti, riferimenti, commenti. Ho ideato, discusso con altri e scartato piu’ di un piano di azione. Ma alle condizioni attuali le mie sono esclusivamente seghe mentali, chiaramente da solo non posso far molto altro oltre lamentarmi sul blog e sperare in un estremamente improbabile colpo di scena.

C’era una volta in Piemonte una legge. Manca tutto il pezzo in mezzo prima di poter vivere “felici e contenti”.

Piemonte.csv

15 giugno 2010

Quando ho letto la notizia per la prima volta ho pensato che fosse l’ennesimo progetto para-statale buono solo a far girare un po’ di quattrini tra i soliti noti e che mai avrebbe prodotto nulla di utile, considerando anche i gia’ commentati precedenti, ma, sebbene la sensazione iniziale non sia proprio del tutto svanita, devo dire che almeno un margine di speranza si e’ radicato nel mio ingenuo cuoricino nerd.

Dal mese scorso (maggio) e’ attivo un portale in cui la Regione Piemonte, per tramite del braccio tecnologico rappresentato dal CSI, mette a disposizione una raccolta di dataset in formato raw di natura perlopiu’ statistica. Da qui si possono scaricare files CSV, facilmente parsabili ed elaborabili programmaticamente, che indicano ad esempio il numero di connessioni ADSL attive provincia per provincia o i paesi di provenienza degli studenti stranieri che frequentano le scuole pedemontane. Il tutto rilasciato in licenza Creative Commons Zero, la piu’ permissiva delle licenze “open” per contenuti multimediali che rasenta il concetto di Public Domain, e pertanto riutilizzabile come meglio aggrada.

Chiaramente l’ispirazione di questa iniziativa arriva dal ben piu’ noto data.gov, analoga piattaforma di apertura e distribuzione dei dati pubblici riguardante la giurisdizione statunitense, che per primo ha sdoganato l’idea di rendere accessibili informazioni di pubblica utilita’ in un formato facilmente trattabile da parte di applicazioni software e che e’ stato imitato qua e la’ in giro per il mondo. Per ovvi motivi sarebbe inopportuno confrontare l’opera yankee con quella barotta, in quanto coprono territori piuttosto diversi tra loro (300 milioni di abitanti contro meno di 5 milioni), ma, almeno sulla carta, le finalita’ sono le stesse: fornire le fondamenta per l’indagine statistica e la costruzione di servizi. Non mi dilungo qui sul significato dell’avere accesso ad informazioni semantiche, trattabili ed incrociabili dalla macchina con algoritmi piu’ o meno complessi: rimando alla lettura di un qualsiasi articolo scritto da Berners Lee nell’ultimo decennio.

Va comunque detto che, nonostante la lodevole buona volonta’, i miei corregionali sono ancora lontani dal raggiungere un qualsiasi traguardo: i 15 dataset oggi disponibili non mi sembrano usabili per nulla di utile e concreto, ed ancora non ho visto rispettata la promessa di rilasciare altro materiale in tempi brevi (seguo costantemente il sito dal giorno in cui l’ho scoperto, da allora non vi e’ stato aggiunto nulla di nuovo).

Come detto la speranza e’ l’ultima a morire, ma ricordiamo che “chi vive sperando, muore cagando”, dunque val la pena almeno provare ad incentivare questa pratica.

L’altro giorno, in un momento di ispirazione, ho aperto un nuovo blog chiamato Masciap. In esso provvedero’ a pubblicare, con cadenza quanto piu’ possibile regolare, esempi di utilizzo dei suddetti dati, con grafici e scripts utili per parsare i files, e magari qualche commento personale su quanto emerge.

Lo scopo ufficiale, riportato nel post inaugurale, e’ quello di dimostrare l’utilita’ delle informazioni divulgate e di provvedere spunti pratici ed immediati per il loro sfruttamento.

Lo scopo ufficioso e’ quello di colmare il vuoto che inevitabilmente si allarghera’ fintantoche’ non verranno pubblicati contenuti utilizzabili per attivita’ serie e qualche operatore illuminato non iniziera’ a costruirci sopra qualcosa di promettente. Da che mondo e’ mondo qualsiasi azione intrapresa dell’ente statale richiede un riscontro di popolarita’ per essere giustificata e dunque finanziata e mantenuta, e per quanto il mio apporto possa essere modesto e limitato il blog citato e’ pur sempre un elemento mirato a fare “massa critica” e fungere da stimolo per altri progetti. Per quanto conosco io le perverse logiche che regolamentano le dinamiche decisionali politiche, il rischio di chiusura della piattaforma a fronte di un avventato e prematuro giudizio di inefficacia e’ reale, dunque tanto vale inventarsi qualcosa per alimentare il circolo virtuoso per cui piu’ il materiale pubblicato viene usato piu’ si e’ portati a pubblicarne altro.

A margine, non nascondo la volonta’ di avere un pretesto per mantenere la mia attenzione focalizzata sull’iniziativa e monitorarla nel prossimo futuro, eventualmente agendo qualora non ci fossero sviluppi visibili entro tempi decenti. Sto or ora pianificando di mandare una serie di messaggi usando l’apposito form per richiedere altri dataset specifici (grandioso sarebbe ad esempio avere le informazioni sul traffico di Torino, peraltro gia’ raccolte dal Gruppo Torinese Trasporti), magari anche questi a cadenza periodica, giusto per stuzzicare chi sta dall’altra parte della barricata ed accelerare l’esposizione di nuovi blocchi di dati.

Insomma: il proposito e’ meraviglioso, ma ora come ora immaturo e fragile. Occorre prendersi cura di questo raro germoglio di trasparenza, innaffiarlo regolarmente con pubblico apprezzamento e dichiarato interesse, proteggerlo dai parassiti che vorrebbero succhiarne la linfa vitale e mettersela in tasca. E forse, cosi’ facendo, con un po’ di pazienza, sboccera’ il fiore cromato della cultura digitale.

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