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Le Affinita’ Elettive

17 agosto 2011

Capita con relativa frequenza che osservi (in prima persona, o indirettamente) movimenti politici, sociali e popolari che cerchino di approcciare questo o quest’altro gruppo linuxofilo adducendo ad una affinita’ di ideali e proponendo partnership, collaborazioni, o piu’ spesso, eterei rapporti di amicizia.

Gli esempi piu’ recenti che posso riportare sono due. Il primo: un membro del Movimento a 5 Stelle di Torino si e’ presentato un paio di volte allo sportello settimanale di Officina Informatica Libera dichiarando grande interesse per le attivita’ di recupero hardware e promozione del software libero svolte dall’associazione stessa. Il secondo: il Comitato Linux Day Torino (che ai fatti non esiste, ma questa e’ un’altra storia) e’ stato invitato, per tramite informale di ARCI, ad un incontro con il Comitato per l’Acqua Pubblica da svolgersi in settembre.

Sul primo non ho molto da dire, anche perche’ non ho parlato personalmente con il suddetto personaggio dunque posso solo fondare le mie osservazioni su quanto riferito da altri. In buona sostanza non e’ stato proposto nulla di pratico, solo qualche giro di parole su quanto fosse utile ed interessante l’opera del gruppo e quanto fosse affine agli intenti del Movimento 5 Stelle stesso. Per mezzo della pagina Facebook dell’associazione sono arrivati un paio di inviti a riunioni del movimento para-politico, anche quelle non finalizzate a nulla ma semplicemente indette per “parlare e presentarsi”. Manco a dirlo, il tentativo di contatto non ha sortito alcun risultato: un po’ per scarsa adesione alla linea politica, un po’ perche’ in Officina Informatica c’e’ gia’ abbastanza da fare per concedersi anche del tempo per chiaccherare.

La stessa sorte sembra prospettarsi anche per il secondo caso. L’incontro tra comitati mi e’ stato proposto in almeno un paio di occasioni, ma nessuno ha mai saputo rispondere alla (legittima, mi pare) domanda “per dirsi cosa?”. Si parte dal presupposto che i due gruppi di interesse agiscano per il bene comune, ma non e’ chiaro in che modo possano operare parallelamente ne’ tantomeno (e soprattutto) se i valori di uno sono assecondati anche dall’altro: quanti dei difensori dell’acqua pubblica usano Linux e sono consapevoli del suo significato? E quanti tra i promotori del software libero sono andati a votare all’ultimo referendum apponendo le loro crocette sul “Si”? (Io no, ad esempio, non sono proprio andato).

In linea di massima, credo che la stragrande maggioranza degli altri tentativi finiscano in un buco nell’acqua (benche’ pubblica).

Innanzitutto perche’ molte associazioni freesoftware soffrono dello stesso problema di cui soffrono le altre piu’ piccole, ovvero l’autoreferenzialita’. C’e’ costantemente il timore di far mettere “il cappello” di qualcun’altro sulle proprie attivita’, con grave perdita (?!) dal punto di vista dell’immagine e dell’identita’, di essere strumentalizzati e di strumentalizzare un concetto, quello del software libero, per natura – come vedremo sotto – neutro e neutrale. E c’e’ da dire che proprio tutti tutti i torti neanche li hanno: nel caso specifico del Movimento a 5 Stelle sopra descritto, tempo dopo il fallito coinvolgimento e’ saltato fuori in modo casuale che il personaggio ha davvero compiuto una azione di trashware linuxaro presso una scuola torinese, montandoci sopra un bel video a onore e gloria del partito, ma viene da chiedersi come mai l’Officina Informatica non sia stata opportunamente ricontattata per svolgere il lavoro pratico: forse il fatto di aver dimostrato scarso interesse politico non faceva ben sperare sulle opportunita’ di etichettare l’iniziativa?

E poi: tutti sono portati a pensare che i sostenitori dell’opensource, essendo l’opensource un tantinello comunista nella sua sostanza (da ciascuno secondo le sue capacita’, a ciascuno secondo le sue necessita’), siano schierati in direzioni altrettanto radicali anche per quanto riguarda altre tematiche di contenuto politico, ma cosi’ non e’. Prova ne e’ che ho conosciuto e/o sentito parlare di linuxari di ogni tipo e genere: di sinistra, di destra, eretici, cattolici, antifa e leghisti. All’appello non manca nessuno. E quando si tenta di convettere altri messaggi non prettamente legati al freesoftware all’interno della community, questo o quell’altro membro della community reagisce in senso contrario.

Del resto, da che mondo e’ mondo, il software libero (ed il software in generale) non viene inteso come un fine ma come uno strumento. In Francia, col software libero progettano le centrali nucleari. A Londra, lo Stock Exchange su cui viaggiano le transazioni che erodono i mercati ed arricchiscono gli speculatori gira su Linux. E’ c’e’ pure un blog interamente dedicato agli armamenti da guerra sperimentali e non costruiti su tecnologie o con metodologie opensource, in cui inevitabilmente la DARPA, l’Agenzia di Ricerca per la Difesa statunitense, viene spesso citata. Ognuno di questi utilizzi viene considerato un successo, e nessuno se ne e’ mai lamentato anche in virtu’ del fatto che la prima delle quattro liberta’ che definiscono i parametri stessi del “software libero” recita espressamente “Liberta’ di eseguire il programma per qualsiasi scopo”.

Essendo appunto uno strumento, e’ – come detto sopra – neutrale, ed il beneficio comune che porta e’ che tutti possono disporre di mezzi d’avanguardia con un investimento minimo se non nullo. Qualunque progetto orientato alla costruzione di mesh networks per portare connettivita’ ed informazione in zone disagiate (tipo in Africa, o anche nei Paesi con qualche problemuccio di ordine pubblico) e’ fondato su soluzioni libere ed aperte. L’abbinamento tra software libero e hardware di recupero aiuta ad abbassare drasticamente le soglie del digital divide, di cui checche’ se ne dica soffriamo anche noi, anche all’interno delle zone urbane, a causa dei costi delle tecnologia e dell’impoverimento della classe media. Qualunque associazione, ONG o ente puo’ mettere online i propri contenuti, per quanto complessi e strutturati essi siano, sfruttando una qualsiasi delle innumerevoli piattaforme web open a disposizione.

Questo puo’ offrire la community freesoftware ai vari movimenti di iniziativa sociale: la tecnologia abilitante. Non le chiacchere, le strette di mano, le partecipazioni alle riunioni per fare numero e le firme sulle petizioni, ma strumenti concreti per portare a termine azioni concrete. Perche’ il leggendario “mondo migliore” che tutti in un modo o nell’altro vogliono non bisogna immaginarlo, o discuterlo al bar. Bisogna costruirlo.

Democrazia Tecnocratica Partecipata

28 maggio 2010

Ieri leggendo come al solito le news sono incappato in una iniziativa di natura politica e, almeno nell’intento, innovativa: una “piattaforma di partecipazione democratica”.

Clicco sul link, vado al sito di riferimento, e mi trovo dinnanzi un breve testo, il pulsante “Registrati” e la casella di login per chi gia’ lo e’. “Strano”, penso, “che i contenuti siano accessibili solo a chi si e’ registrato”. Leggo il testo il cima, e scopro il funzionamento della baracca (testo copiato ed incollato): “Quando dovrò prendere una posizione politica, chiederò per e-mail a tutti gli elettori registrati nel sistema di esprimere il loro parere e lo userò come guida.“. Non ci voglio credere, mi registro, mi autentico, e l’unica cosa che si puo’ fare e’ modificare i propri dati personali.

La grande innovazione si riduce a poco piu’ di una newsletter. Nell’Anno Domini 2010, il massimo della tecnologia che un rappresentante politico puo’ immaginarsi e’ di mandare e ricevere mail. Con l’ingenua pretesa poi di leggere tutte le risposte che gli arriveranno, e da esse trarre spunti concreti e posizioni chiare: evidentemente questa persona non e’ mai stata iscritta alla mailing list degli sviluppatori FreeDesktop.

I casi sono due: o ci si aspetta una scarsa quantita’ di feedback, vanificando pero’ tutti gli intenti e gli sforzi di democrazia partecipata, oppure non ci si capacita della mole di testo che tocchera’ leggere col risultato di saperne pure meno di quando s’e’ iniziato. Sempre che qualcuno abbia davvero tempo e voglia di esprimere in modo esaustivo e completo il proprio pensiero su una missiva digitale: in questi tempi di pulsanti social e “retweet” il rischio e’ quello di tagliare fuori lo (spesso) strato demografico che si arrangia e si arrabatta e che dopo una giornata di lavoro non ha proprio desiderio di mettersi dinnanzi al PC per commentare dettagliatamente la proposta di legge 42/69-13, che magari sarebbe pure contenta di essere privata della responsabilita’ perversa della “partecipazione” ma che in ogni caso non ci si puo’ permettere di ignorare se si parte dalla pretesa di essere “democratici” per davvero.

Colto da infinita pieta’ umana ho deciso di mandare un messaggio al suddetto personaggio, per fargli presente che ad oggi l’informatica offre qualcosa di un pochino piu’ consono agli scopi. Riporto qui integralmente il testo inviato, steso nella maniera piu’ diretta possibile e senza eccessivi giri di parole (e, col senno di poi, pure sgrammaticato):

Ho appena scoperto l’esistenza della “piattaforma collaborativa” esposta in http://movimento.bertola.eu/ , e benche’ reputi lodevole l’intento di coinvolgere la cittadinanza nel processo decisionale sono estremamente titubante sul metodo. Voglio dire: non ho idea di quante persone hanno aderito o aderiranno, ma e’ fattibile leggere anche solo 100 mail su un determinato argomento, magari molte delle quali riportanti opinioni estremamente simili?
Da tecnico (sono un programmatore) consiglierei l’adozione di strumenti un poco piu’ specifici, che permettano di raccogliere i pareri, le sfumature e la percentuale di gradimento in maniera un poco piu’ agile.

Shapado ( http://shapado.com/ ) mi sembra un punto di partenza, in quanto permette di esprimere delle domande e raccogliere delle risposte che possono a loro volta essere votate (onde evitare o arginare la ridondanza, ed arrivare al succo), e’ opensource ed installabile sul proprio server in modo da averne una istanza propria e mirata alla bisogna.
Alternativamente di son pure Google Moderator o IdeaTorrent, che adottano approcci diversi ma per cui la chiave resta sempre la possibilita’ di far emergere le posizioni piu’ diffuse anziche’ replicarle una volta per ogni persona che aderisce – metodo ideale, ma impossibile da gestire nel momento in cui quelli che partecipano sono tanti.

Spero che queste indicazioni possano essere di aiuto per migliorare il suo lavoro e permetterle di concretizzare la sua strategia di democrazia partecipata.
Resto a disposizione per quesiti di carattere squisitamente tecnico (e ci tengo a precisare che non sono un consulente, dunque lo faccio a titolo puramente gratuito ;-) ).

L’inciso al fondo mi e’ sembrato doveroso, per fugare ogni sospetto di eventuali miei subdoli interessi personali o sotterfugi per propinargli un sito nuovo dietro emissione di fattura: coi tempi che corrono, e’ facile interpretare un “amichevole consiglio” per un “annuncio pubblicitario”.

Credo che questo episodio sia l’ennesimo (ed assolutamente non necessario) esempio di come gli strumenti tecnologici per il miglioramento e la crescita siano a disposizione di tutti, in abbondanza e a costi infinitamente bassi se non nulli, eppure vengono lasciati in disparte, vuoi per (legittima?) ignoranza o vuoi per reverenziale timore nei confronti di si’ sofisticati garbugli che capiscono solo gli addetti ai lavori.

E siccome solo i tecnici sanno gestirli e padroneggiarli, tocca ai tecnici fare quel che s’ha da fare: idearli, implementarli, metterli in opera e renderli usabili all’utenza. Magari anche laddove non esplicitamente richiesto, per il solo fatto che chi dovrebbe richiederli non sa cosa puo’ essere fatto e non si pone nemmanco il problema. Esattamente per questo motivo ho inviato il messaggio di cui sopra, esattamente per questo motivo “resto a disposizione”. E se c’e’ da installargli una delle piattaforme citate, ben venga: fosse la prima volta che mi improvviso sistemista per fare un favore a qualcuno.

Per completezza riporto il fatto che alle ultime Elezioni Regionali io non abbia votato il nostro eroe, ne’ tantomeno il suo partito / lista civica, ne’ comunque nessun altro: a votare non ci sono proprio andato, e me ne vanto pure. Come gia’ detto preferisco non illudermi che un cambiamento possa realmente arrivare da una poltrona in Consiglio Regionale, o men che meno da una poltrona in Parlamento, e a dirla tutta ho anche seri dubbi sull’efficacia propria della democrazia (la lista di deputati e senatori oggi a Roma, regolarmente eletti in base alla preferenza popolare, dovrebbe essere argomentazione sufficiente per questa tesi), eppure volenti o nolenti al momento e’ cosi’ che funziona e dunque tanto vale far si’ che funzioni a pieno regime e nel migliore dei modi.

Che tutti dicano la propria. E che tutti abbiano la possibilita’ di farlo.

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