Posts Tagged ‘Microsoft’

Gli Altri

27 giugno 2011

Su questo blog sono solito commentare vizi e virtu’ della community linuxara, ma stando a quanto si e’ letto nella blogosfera internazionale nell’ultimo periodo anche gli altri, la “community” orientata alla tecnologia chiusa e proprietaria, non stanno messi molto meglio.

In breve: Microsoft ha annunciato alcune delle novita’ previste per Windows 8 mettendo l’accento sull’apertura verso standard condivisi (HTML5 e JavaScript) per la realizzazione delle applicazioni e tacendo sugli sviluppi dello stack .NET e Silverlight, e la comunita’ degli sviluppatori e’ insorta. Perche’? Perche’ loro hanno investito tempo e risorse per imparare ed implementare .NET e Silverlight, e non gli sta bene che adesso venga tutto buttato via solo per stare appresso a questa futile facezia degli standard.

Questo semplicissimo aneddoto, che nella sua modestia offre innumerevoli spunti di interpretazione, e’ a parer mio abbastanza esplicativo dell’abisso esistente tra le due diverse mentalita’, quella da “programmatore open” e quella da “programmatore closed”.

Il developer open e’ tradizionalmente uno smanettone, abituato ai cambiamenti, anzi trae quasi godimento dall’opportunita’ di imparare qualcosa di nuovo ad ogni ciclo di release. Python 3.0 e’ incompatibile con Python 2.0, Qt 4.0 e’ stato riscritto rispetto a Qt 3.0, l’aggiornamento dello stack di Gnome 3.0 (GTK+, Glib…) ha prodotto un immenso API break, eppure tutti sono sempre ben contenti di avere qualche novita’. E quando un ambiente di sviluppo non piace piu’, si passa rapidamente ad un altro: le possibilita’ sono infinite, i linguaggi sia per il desktop che per il web sono innumerevoli e per ognuno esistono innumerevoli librerie con cui costruire. E se quando esce una versione nuova del framework non si provvede ad allinearsi, tanto peggio: qualcun’altro ha gia’ implementato un’altra alternativa, piu’ bella e piu’ fresca, verso cui il pubblico naturalmente migra (senza peraltro troppo fatica: se entrambe la vecchia e la nuova soluzione sono open, la migrazione dei dati e’ relativamente semplice da effettuare). Magari tutto questo puo’ essere scomodo nel momento in cui si deve mantenere una applicazione business, che una azienda produce e mantiene presso dei clienti paganti, ma fa comunque parte del complesso e crudele gioco del libero mercato: chi si ferma e’ perduto, non esiste pieta’.

Il developer closed e’ invece l’esatto contrario. Ama la tecnologia legacy, la esige, la pretende. Ha imparato quello quando aveva 15 anni, e non ha mai piu’ voluto imparare altro. Gente troppo indaffarata, che ha ben altro da fare che leggere un manuale o un tutorial su qualcosa di nuovo; molto meglio continuare a mantenere occasionalmente la proprio applicazione Visual Basic (ambiente a tutt’ora ampiamente mantenuto) basata su Access, poco importa che sembri uscita dagli anni ’80 se fa quel che deve fare. Tanto comunque il proprio prodotto e’ chiuso, inaccessibile, intoccabile: se il cliente volesse migrare a qualcos’altro gli costerebbe troppo in termini di tempo e denaro, gli conviene accontentarsi, non c’e’ ragione di affannarsi troppo.  Gli standard sono non solo una facezia ma una minaccia: a che e’ servito specializzarsi su una tecnologia che ai fatti non usa nessuno (mai visto un sito Silverlight, a parte quello della RAI) apposta per avere poca concorrenza, a che e’ servito pagare il pizzo per ottenere un certificato “Microsoft Developer” da sfoggiare nel proprio ufficio, a che e’ servito farsi sbeffeggiare dai programmatori Java, se adesso si spalancano le porte alla nuova generazione di smanettoni che sanno realizzare cose molto piu’ belle e funzionali ad una frazione del costo? Eresia, follia, raccapriccio! Urge chiedere a Microsoft protezione, urge mantenere le barricate che garantiscono di difendere il proprio status quo industriale, urge tappare la piccola falla che si aperta sul guscio chiuso.

Pare che in fin dei conti le reazioni isteriche registrate presso la community Windows-based siano state esagerate, in quanto comunque .NET e compagnia non solo rimarranno parte integrante di Windows 8 ma verranno ulteriormente potenziati ed integrati e che HTML5 sara’ offerto solo come una ennesima opzione di sviluppo (credibilmente limitata e vincolata). Sta di fatto che e’ stato particolarmente divertente ed istruttivo osservare il popolo del closed allarmarsi tanto al primo cenno della parola “standard”, recriminare sui forum e sui blog, scoprire le carte e dichiarare pubblicamente che loro gli standard e le tecnologie aperte non li vogliono.

Son ben strani, quegli altri…

Scuola di Marketing

12 novembre 2010

Oggi si e’ svolta in una scuola di una cittadina nei pressi di Torino una conferenza di carattere nazionale sul tema “la tecnologia nella scuola”. Obiettivo della giornata: indagare l’evoluzione digitale del libro scolastico, ed analizzare le soluzioni gia’ oggi esistenti.

Purtroppo non sono potuto andare, in quanto quando l’ho saputo i posti erano gia’ tutti prenotati (350, esauriti una settimana prima dell’evento) e mi son dovuto accontentare dello streaming web sul sito del progetto Dschola, ma mi sarebbe piaciuto intervenire. Per fare un po’ di domande scomode.

Gia’ dal programma pubblicato sul sito era evidente il lato markettaro dell’iniziativa: almeno due interventi in scaletta mi son sembrati palesi auto-incensamenti di prodotti commerciali destinati all’istruzione. Assistendo alla diretta web, la cosa si e’ rivelata essere ancora peggiore: tutti quanti gli interventi erano destinati alla promozione di diverse realta’ commerciali, in larga parte case editrici, ognuna con la sua “innovativa” (non so quante volte sia stata ripetuta questa parola nel corso dell’intero pomeriggio…) piattaforma 2.0 consistente in un sito/portale/CD multimediale riempito di animazioni e video che facevano un gran figurone sulla sfilza di lavagne multimediali installate sul palco.

I primi tre (Editrice Sei, Mondadori ed Editrice Il Capitello) han pateticamente fatto vedere pressoche’ la stessa cosa, ovvero animazioni che spiegano la Fisica (la Fisica ben si presta ad animazioni con pesi, contrappesi, leve e vasi comunicanti. Certamente piu’ interessante della Grammatica). Breve escursus sul dizionario di Latino per iPhone della Zanichelli, due che illustravano altri ammenicoli per l’insegnamento della Geografia basati su Google Earth ed affini (anche quello, sicuramente di effetto quando proiettato su una superficie touchscreen. Immancabile la ostentata citazione a Minority Report), ed infine una sorta di Matlab dei poveri.

Ho provato nostalgia per Giorgio Mastrota.

Uniche due note positive (o, almeno, non negative): uno dei due con il pallino per la Geografia in realta’ mostrava modelli 3D realizzati da una fondazione e distribuiti gratuitamente (ovviamente in formato binario e solo per Win32, ma considerando il contesto per questa volta posso persino accontentarmi), e nella presentazione generale il relatore ha fatto brevissimo ed appena intelligibile cenno al software didattico disponibile anche impacchettato in apposite distribuzioni specializzate (che posso facilmente intuire si tratti di distribuzioni Linux: dubito esista una equivalente di Edubuntu basata su Windows).

A questo punto ci si potrebbe chiedere con quale coraggio e dignita’ un istituto scolastico possa organizzare ed ospitare tale colossale farsa pubblicitaria, ma basta scendere un poco sotto la superficie per ottenere uno scenario ancora piu’ agghiacciante di quello sinora descritto.

Dell’ITIS Majorana di Grugliasco gia’ mi aveva fatto un breve cenno un maestro torinese di mia conoscenza, e a quanto pare ha molto molto poco a che vedere con l’omonimo istituto di Gela (noto in tutta la community linuxara per la fervida attivita’ del preside sul fronte della promozione del software libero). Il Majorana nostrano sembra essere un solido bastione Microsoft, occupatissimo a coinvolgere altre scuole all’interno del tunnel senza uscita del monopolista. Mi e’ stato menzionato qualche progetto che ha avviato in passato, ad esclusivo appannaggio della piattaforma Windows, ma non mi soffermo non avendo a portata di mano informazioni effettive; mi limito a citare, e dovrebbe essere gia’ da solo piu’ che sufficiente, il ruolo svolto all’interno del precedentemente citato progetto Dschola, ovvero il progetto piemontese di sperimentazione delle tecnologie all’interno della scuola.

Dschola nasce nel 2002, e all’inizio ha avuto una discreta inclinazione alle soluzioni freesoftware. Qua e la’ mischiate con soluzioni freeware, ma era comunque tollerabile. Improvvisamente tutta la baracca e’ stata dirottata su software proprietario, ed anzi ben specificatamente su software Microsoft, tanto che ad oggi l’unico servizio offerto dalla piattaforma e’ Share.Dschola, vale a dire ne’ piu’ ne’ meno che l’hosting gratuito di istanze SharePoint alle scuole che fanno richiesta. Con tutte le implicazioni che ne conseguono: SharePoint si integra solamente con altri prodotti Microsoft. Non occorrono grandi ricerche ed indagini per individuare, subito nella homepage dell’iniziativa, la dicitura “Sharepoint Services è in hosting presso www.itismajo.it“. Contemplare la lista di istituti che gia’ hanno aderito ghiaccia il sangue nelle vene.

Quando si legge la descrizione di un progetto promosso dalla Regione e volto alla pubblica istruzione, costruito interamente su piattaforme rigidamente chiuse e senza possibilita’ di scappatoia; quando 350 docenti accorrono da mezzo nord-Italia con una settimana di anticipo per prenotare il posto ad una conferenza fasulla che gia’ dal programma pubblico manifesta la sua natura markettara; quando si osserva il modo in cui un singolo istituto riesce a muovere risorse ed interesse nei confronti di prodotti commerciali abilmente mascherati da strumenti innovativi e dunque desiderabili… Ecco, in quell’esatto momento, ci si capacita che qualcosa non va. E che deve essere sistemato. In fretta. A qualunque costo.

Windows User Groups

8 settembre 2009

Che la storia dei prodotti propinati da Microsoft sul mercato sia costellata ed anzi strabordante di continui plagi tecnologici e’ cosa piu’ che nota: da Windows (che nasce nel 1983 come brutta copia del Macintosh di Apple) a Bing (il motore di ricerca che ricalca feature su feature Google), l’azienda che da anni propugna la brevettabilita’ del software come strumento di innovazione generalmente ha sempre innovato ben poco e si e’ fatta strada per lo piu’ tra pratiche commerciali al limite della sana competivita’ o addirittura della legalita’.

Ma i tempi cambiano, le necessita’ dei consumatori mutano, nuove tecnologie piu’ efficienti emergono, ed il monopolio scricchiola. Che fare a questo punto? Commerciare prodotti piu’ avanzati e meno costosi che possano incontrare la domanda del mercato? Ma quando mai, che siamo matti?! Serve una nuova strategia di marketing! O meglio: adottare quelle altrui.

Il terreno su cui l’azienda di Redmond e’ rimasta maggiormente arretrata nell’ultimo periodo e’ quello dell’immagine di se’. Apple e’ cool, alla moda, di tendenza, ed un computer contrassegnato con la mela luminosa sul retro resta un prodotto ambito per lo status che rappresenta. Linux si distingue per il carico di valori che porta con se’, la filosofia della condivisione e quel sentimento di community che e’ (o almeno dovrebbe essere…) collante dell’insieme. Microsoft… Beh, sono quelli di Windows Vista, non c’e’ molto altro da dire.

Al grido di “pan per focaccia” i pubblicitari al soldo di Ballmer (che evidentemente deve essere modesto, gia’ che non sono manco in grado di ideare nuove trovate ma solo appropriarsi di quelle altrui) hanno in breve trovato una contromisura adeguata a contrastare i competitors di Cupertino: un’altra serie di spot pubblicitari con giovani ed ammiccanti protagonisti sconvolti dall’esorbitante prezzo delle macchine Mac ed orgogliosi di poter acquistare una qualunque baracca di fascia bassissima dotata di Windows. Se Apple e’ di moda basta far leva su quello che notoriamente e’ il difetto del brand, ovvero il prezzo, ed il gioco e’ fatto.

E Linux? Come si puo’ “boicottare” mediaticamente una entita’ evanescente, che non fa capo a nessuna specifica azienda, e disseminata capillarmente laddove ci sia un qualsiasi smanettone che si atteggia facendo ruotare il cubo di Compiz? Semplicemente, con una contro-community.

La campagna pubblicitaria da mesi in corso in previsione del lancio di Windows 7, l’unica possibilita’ di salvezza dopo il disastro commerciale provocato da Vista, prevede il coinvolgimento in prima persona dei supporters Microsoft, ai quali viene data la possibilita’ di organizzare per fatti propri dei piccoli party domestici presso cui indottrinare amici e parenti su quanto sia figa la nuova release del sistema operativo. Ricevendo in cambio per il disturbo un forte sconto sull’acquisto di una copia del prodotto stesso. Ha sempre funzionato con Avon e Amway, perche’ non con Microsoft? Se tanto non bastasse, per il pubblico europeo ci sono in scaletta anche l’installazione di caffetterie (qui si parla di Parigi, non dubito ne usciranno altre) specializzate in caffe’, cornetti, ed informazioni pubblicitarie, entro cui non si potra’ neanche assumere la propria vitale dose mattutina di caffeina in santa pace.

Scopo del gioco e’ portare Windows 7 nel bel mezzo della gente, zittendo quel lontano eco che talvolta giunge alle orecchie della massa.

Amaro constatare non tanto l’appropriazione delle modalita’ (in fin dei conti siamo tutti per la condivisione delle idee, non usiamo brevetti, noi) quanto il fatto che tali pratiche di avvicinamento confidenziale del pubblico, obbligatorie per la community linuxara costituita da spigliati ragazzotti che devono arrangiarsi con quello che hanno ma evidentemente un buono spunto se degne di essere assorbite dalle politiche di marketing del colosso statunitense, sono assai meglio implementate dall’impostore. Gli House Party di cui sopra sono un ovvio adattamento dei Linux Installation Party in uso anche qua in Italia, con la differenza che i LIP sono organizzati (se e quando sono organizzati…) indipendentemente dai diversi gruppi, un po’ come capita, e senza alcuna coordinazione per la promozione di tali momenti di incontro tra esperti e curiosi: si decide una data, un posto, si pubblica l’annuncio sul blog/wiki di turno (che regolarmente non e’ letto da nessuno, o al piu’ da persone che gia’ conoscono Linux), e quel giorno si conclude spesso in un LAN party tra i partecipanti del gruppo. Le caffetterie? A Torino ne avevamo una dichiaratamente pro-Linux, il Debian Cafe’; l’abbiamo fatta chiudere, incapaci tra tutti di dare una mano nella pianificazione dei contenuti e lasciando totalmente da solo il gestore.

Con un po’ di denaro e tanta capacita’ di marketing, abbondantemente impiegata anche in diversi contesti, a Redmond fanno quello che dovrebbe essere di competenza della community linuxara, ovvero fare squadra. E nel frattempo la community linuxara che fa? Tergiversa, chiacchera, ogni tanto inveisce contro Ubuntu, si impigrisce, ci prova e se gli va male fa spallucce e non ci prova piu’. Quantomeno Apple ha reagito all’attacco frontale, dando vinta a Microsoft la battaglia pubblicitaria (ed abbassando il costo dei suoi prodotti) ma affilando le armi per i prossimi scontri.

Invece di stare a braccia conserti aspettando che vengano formalizzati i Windows User Group, ipotesi a questo punto neppure tanto assurda, sarebbe opportuno darsi una svegliata, approfittare del vantaggio sul campo e guadagnare quanti piu’ bastioni possibile. Ma la vedo dura, durissima: a piu’ di un mese dal Linux Day, che dovrebbe essere l’unica giornata dell’anno di unione e collaborazione tra tutti i Linux User Group italiani, gia’ si percepisce da qualche parte la disorganizzazione ed il disinteresse, altrove l’astio tra diversi gruppi ed enti geograficamente vicini e lontani, ed insomma anche quest’anno l’opportunita’ di far parlare di se’ e coinvolgere migliaia di persone e’ sfumata in partenza.

Forza Mono

24 luglio 2009

Per me, chi sostiene Mono e’ come chi sostiene Berlusconi.

Berlusconi ha tolto l’ICI. Berlusconi si da un gran daffare per i terremotati in Abruzzo. Berlusconi ha dato un giro di vite all’immigrazione clandestina. Berlusconi impone leggi severe contro chi abusa di alcol alla guida. I collaboratori di Berlusconi garantiscono la trasparenza della pubblica amministrazione e ci traghettano al federalismo, che garantisce una distribuzione piu’ efficiente dei proventi delle tasse. Insomma, Berlusconi fa un sacco di splendide cose. E nessuno (o comunque una buona parte dell’elettorato) sembra turbato dal fatto che se non e’ gia’ in galera e’ esclusivamente perche’ si e’ fatto piu’ di una legge apposta per tutelarsi, e che ci sono i testimoni delle sue attivita’ criminali.

Stessa cosa per Mono.

C# e’ un comodissimo e potentissimo linguaggio ad oggetti. Mono in esecuzione e’ piu’ veloce di Java. Mono contiene miriadi di funzioni gia’ pronte all’uso, e permette di realizzare applicazioni complesse con minimo sforzo. Insomma, Mono e’ uno splendido framework. E nessuno (o comunque una buona parte della community) sembra turbato dal fatto che infranga tonnellate di brevetti detenuti dalla societa’ in assoluto piu’ ostile al freesoftware, che ha gia’ dato prova di non aver scrupoli ad usare la sua posizione legale per fomentare dubbio ed incertezza. Che si tratti di una implementazione castrata e limitata di una tecnologia da cui il massimo oppositore del software libero trae ampi profitti e forza sul mercato. Che sia sviluppato da Novell, societa’ non certo indipendente e stretto partner Microsoft. Che all’interno della community sia promosso in primis da personaggi quali De Icaza, che e’ anche ai vertici di Novell, e che il conflitto di interessi sia grosso tipo le dimensioni di Rocco Siffredi.

Al di la’ del parallelo sulla forma, inquietante anche quello sulle metodologie adottate.

Chiunque contraddica Berlusconi, o lo critichi, o anche solo ne parli senza lode, e’ un comunista e, in quanto tale, nemico della liberta’. Da questa definizione non si salva nessuno, dagli esponenti del Partito Democratico (che di comunista hanno ben poco) agli occasionali manifestanti che esprimono una qualsivoglia opinione non positiva nei confronti del Governo. Insomma, le parole di chi non si dimostri entusiasta del premier e dei suoi collaboratori vengono “coperte” con tutt’altro genere di accuse, si’ da sminuirne la rilevanza e spazzare tutto sotto al tappeto.

Stessa cosa per Mono.

Dal giorno in cui e’ stato pubblicato l’oramai celeberrimo pezzo di Richard Stallman, in cui sostanzialmente la Guida Spirituale del mondo freesoftware consiglia di non usare Mono a causa delle sue implicazioni legali con Microsoft, prima si e’ vista una (del resto forse legittima) carrellata di commenti contrari, ma subito dopo molti hanno sentito il bisogno di sbeffeggiare la sua persona, e dopo ancora l’esibizione di uno scherzo (la oramai ritrita storia del “Culto delle Vergini di Emacs”, componente dell’ancor piu’ antico scherzo della “Chiesa di Emacs” su cui nessuno ha mai assolutamente avuto nulla da ridire in 18 anni di onorata carriera!) presso il Gran Canaria Desktop Summit e’ sfociata in una sequela di accuse di sessismo, reato culturale assai grave nei Paesi anglosassoni.

Personalmente sono immantinentemente contrario a Mono e spero di non doverlo usare mai, per motivazioni ancora piu’ estreme di quelle riportate da Stallman (come gia’ detto, per me nulla di cio’ che arriva da Redmond va minimamente preso in considerazione se non per valutarne il grado di minaccia). Ma cio’ che mal sopporto, al di la’ della mia effettiva legittimita’ nell’esprimere critiche verso il lavoro altrui, e’ la completa cecita’ di chi non si capacita di quel che sta facendo, ignorando la sconfinata lista di fatti storici che dimostrano l’assoluta mancanza di buona fede dell’entita’ (Microsoft, in questo caso) nelle mani di cui ci si sta mettendo. Questo atteggiamento mina la stabilita’ dell’intera community, anzi peggio del software intorno a cui la community ruota, ed il fatto di adottare metodologie da regime totalitario per affossare qualunque tesi avversa certo non aiuta.

Il software libero e’ una filosofia, e la filosofia molto spesso degenera in politica.

[Update: Ma non finisce qui: negli ultimi due giorni sulla stessa onda mediatica, oramai esplosa, si e' propagato anche il meme della "faux community", ovvero la condanna di coloro che (come per certi aspetti me stesso, lo ammetto) fanno del software libero una Guerra Santa molto spesso condotta ai danni della solita societa' di Redmond per deplorevoli questioni di fondamentalismo. Il filone nasce da qui (per la cronaca: lo stesso blog da cui e' scoppiato lo scandalo del Sex Gate di cui sopra) e viene parzialmente ripreso da questa intervista a Torvalds, che appunto adotta la recente apertura di codice GPL da parte di Microsoft come lampante dimostrazione della tesi. Peccato che nello stesso tempo emerge che Microsoft quel codice lo abbia rilasciato solo dopo che qualcuno gli ha fatto notare che includeva gia' pezzi GPL e la sua chiusura rappresentava una violazione della legge, dunque si siano trovati costretti ad intraprendere la strada del rilascio pubblico e di sicuro non lo hanno fatto per amore della condivisione o per dimostrare la propria accettazione della metodologia open. Dunque, come la mettiamo? Davvero la "faux community" e' tanto "faux"?]

Cornuti e Gabbati

21 maggio 2009

Negli ultimi giorni questo e’ stato uno dei temi principali su tutti i circoli di news in qualche modo legati al software libero, e a rischio di sembrare banale voglio commentare a mia volta la vicenda. Non e’ mia intenzione aggiungere nulla di particolarmente nuovo, ma semplicemente esprimere il mio profondissimo disappunto.

Che Microsoft abbia implementato la specifica ODF in Office e’ cosa nota.

Che tale implementazione non sia compatibile con assolutamente nient’altro disponibile al mondo anche e’ cosa nota.

Gia’ e’ meno noto che tal Gray Knowlton, uno dei manager della divisione Office in Microsoft, abbia espressamente dichiarato che Rob Weir (vicepresidente della Commissione Tecnica ODF, nonche’ appunto autore del sopra linkato articolo di denuncia) dovrebbe lasciare la sua carica perche’… beh, perche’ non se ne e’ stato zitto.

Ancora meno noto, o quantomeno ai piu’ ignoto, il fatto che Microsoft sia oramai abituata ad implementare a modo suo gli standard quel tanto che basta a passare i test di validazione ma fregandosene della (o deliberatamente evitando la) reale interoperabilita’: il caso piu’ eclatante, come ricordato anche da un altro (a parer mio azzeccatissimo) recente post sulla questione di ODF, e’ la presunta adozione della specifica POSIX in Windows NT, che come riferisce anche la documentazione del sito Microsoft, non espone alcuna funzionalita’ di networking ne’ permette di usare alcun applicativo Windows, ed in pratica “c’e’, ma non serve a niente”.

L’intento dell’operazione e’ quantomai palese: far certificare Office come ODF-compliant, nell’ottica di assecondare il crescente interesse delle pubbliche amministrazioni di tutto il mondo e convincerle che non val la pena migrare su altre piattaforme quando gia’ quella che hanno va benissimo, ed allo stesso modo mantenere la posizione di monopolio su tale prolificissimo mercato, il quale a sua volta e’ strategico in virtu’ delle relazioni che le suddette pubbliche amministrazioni hanno con le imprese (le quali per forza di cose devono adattarsi a quanto esposto loro da parte dei relativi governi).

Limpido e trasparente.

Gia’ tante parole sono state impiegate per esprimere ogni sorta di posizione, ed altre continuano ad arrivare. E tanti sono anche coloro che difendono Microsoft in quanto essa ha effettivamente introdotto una implementazione perfettamente aderente allo standard ISO (approfittando delle ambiguita’ presenti in alcuni parti della specifica per iniettare un proprio comportamento totalmente inedito, si’ da far cornuti e gabbati tutti gli altri). Ma a codesti personaggi rivolgo la domanda: se davvero MS Office e’ un prodotto cosi’ tanto superiore rispetto alla concorrenza, tanto da valere i suoi 400 dollari per l’ottimo lavoro che svolge, per quale motivo si fa di tutto per evitare l’interoperabilita’? Se fosse cosi’ tanto al di sopra degli altri, non ci sarebbe alcun rischio a giocare ad armi pari, no? O forse mette paura il fatto documentato che in contesti in cui il lock-in stretto si e’ affievolito il colosso statunitense mostra la sua incapacita’ puramente competitiva in tutto il suo splendore, perdendo di vigore ogni giorno che passa?

Dalla Cosca di Redmond non ci si puo’ aspettare assolutamente nulla di buono. Nulla. Mai.

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