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Idee Condivise: Ufficio Stampa

14 ottobre 2009

Come seguito delle Idee Condivise per la Condivisione di Idee, un’altro mio suggerimento per migliorare e potenziare l’opera della community linuxara. Fin da principio ammetto che il qui esposto proposito sia particolarmente ambizioso, al limite del possibile, ma invito ad una lettura integrale del pezzo almeno per valutare come il ciclopico compito descritto possa essere ampiamente facilitato con pochi frammenti di tecnologia open opportunamente configurati.

Le attivita’ “minori” condotte nel corso dell’anno dai vari User Groups abbondano. Al di la’ del gia’ citato Linux Day, che rappresenta l’apice del lavoro collettivo di promozione ed informazione sul software libero, centinaia sono gli Installation Party, i corsi o le giornate divulgative tenute da nord a sud nei restanti 364 giorni dell’anno.

Ma una stragrande maggioranza di essi ha un grave difetto: non vengono resi noti al potenziale pubblico partecipante. Spesso ha del miracoloso se appare almeno una notifica sul blog/sito/wiki dell’ente organizzatore, rarissimi i casi in cui vengono appositamente prodotti e stampati volantini o locandine per trasmettere la novella fuori dal mondo digitale, piu’ spesso tali attivita’ vengono annunciate sulle mailing list per il semplice fatto che proprio su questi canali sono pianificate e coordinate. Quasi tutta l’opera di coinvolgimento della societa’ civile e’ affidato al passaparola innescato dai pochi virtuosi cui non mancano amici e conoscenti da ossessionare, ma acuendo il rischio di ridurre il circolo di partecipanti sempre ai soliti noti, rendendo vano l’obiettivo di allargare la base di utenza consapevole delle tematiche toccate.

Come portare al di fuori dell’hinterland sociale strettamente legato al LUG ed ai suoi membri l’attenzione sull’esistenza di occasionali momenti di incontro nella giurisdizione di interesse? Una delle possibili risposte e’ anche la piu’ elementare: informando la stampa locale e facendosi pubblicizzare da essa.

Sebbene in periodi recenti non siano mancate le occasioni per disperarsi in pubblica piazza delle presunte emorragie di lettori del media cartaceo pare che a conti fatti coloro che acquistano e leggono una testata locale (quotidiana o settimanale) non siano cosi’ pochi, ed essi rappresentino il canale preferenziale per notificare eventi geograficamente circoscritti agli effettivi potenziali fruitori. Ai numeri ed alle statistiche si accosta l’esperienza personale: l’evento linuxofilo presso cui ho osservato la maggiore affluenza nel corso del 2009 e’ stata una giornata divulgativa voluta dal Canavese Linux User Group e tenuta in un paesello fuori Torino di cui non sapevo neanche l’esistenza; tale successo e’ stato in massima parte dettato dalla menzione di suddetta manifestazione su ben tre giornaletti di provincia, che opportunamente contattati con anticipo sono stati ben lieti di annunciare l’appuntamento con fior di articoli i quali, non fatico a crederlo, sono stati considerati dai diversi editori un interessante intermezzo con cui riempire le pagine altrimenti di solito difficili da popolare con fatti di placida cronaca valligiana.

Fino a questo punto non e’ stato detto nulla di particolarmente nuovo, eppure sono convinto che il media stampato non sia ancora adeguatamente impiegato per la promozione degli eventi di promozione, vuoi per pigrizia, vuoi per mancanza di tempo, vuoi per dimenticanza: se del resto i vari gruppi attivi possono contare solo su modeste risorse umane, completamente assorbite dai task tecnici di preparazione, non si puo’ pretendere che ci sia anche modo di stare a prendere contatti coi giornalisti e mediare la pubblicazione di un brano (magari pure da scrivere da zero), ed i reiterati inviti ad una piu’ rimarcata politica di marketing cui dovrebbero aderire individualmente i singoli LUG cascano invariabilmente nel vuoto.

Da qui, l’azzardo: la costituzione di un core di “LUG Press Agents”, che per mezzo di un software possano monitorare la nascita di nuovi appuntamenti ed eventi degni di risonanza e possano prendere le veci di “addetti stampa” nazionali, ma soprattutto operare in modo trasparente e discreto.

Detta cosi’ l’idea non sta ne’ in cielo ne’ in terra: come puo’ una persona, o anche cinque o dieci o venti, essere puntualmente a conoscenza di iniziative che come detto spesso non vengono nemmanco citate sui siti dei LUG nazionali? Riprendendo quanto scritto sopra sappiamo che l’informazione transita inevitabilmente per le mailing list dei gruppi, mischiata insieme a tutti gli altri messaggi tipici di codesto canale ampiamente diffuso a tutti i livelli decisionali del mondo open, ma sappiamo anche che le tecnologie per filtrare le mail in funzione di una analisi statistica non mancano: i filtri bayesiani ci aiutano da anni a riconoscere ed a scartare automaticamente lo spam (e, con apposite regole, qualsiasi altro genere di contenuti), e di programmi di indexing piu’ o meno semantici e’ pieno il web. Da qui a saper tracciare ed isolare riferimenti ad eventi in fase di progettazione il passo e’ breve: le parole chiave sono i nomi dei giorni della settimana e dei mesi, date, termini specifici (“LIP”), tutti criteri di selezione con cui setacciare automaticamente ogni mail di passaggio e con cui sapere se richiedere l’intervento umano per una piu’ raffinata estrazione dei dati con cui popolare il template da spedire a mo’ di comunicato stampa alle caselle dei giornali che coprono la regione di interesse (qui una lista piu’ o meno completa purtroppo non ripartita geograficamente), nonche’ ad eventuali forum online cittadini ed uffici statali di comunicazione e promozione del territorio (i vari InformaGiovani).

Un sistema software integrato e ben strutturato per soddisfare quanto descritto permetterebbe di ridurre allo stretto indispensabile il rumore di fondo ed i falsi positivi, richiedendo uno sforzo minimo al pugno di volontari chiamati a far da portavoce dell’intera community nazionale, che aggiungerebbero solo un ultimo tocco ad un processo decisionale in buona parte automatico ed automatizzabile.

Le variazioni sul tema sono innumerevoli, e possono riportare il progetto entro regimi di fattibilita’ piu’ conservativi e a piu’ breve termine: all’inizio ci si potrebbe limitare a muovere l’”ufficio stampa” nazionale solo per gli eventi che vengono annunciati sull’apposita mailing list o di cui si trova menzione sul planet dei LUG, troncando tutta la componente realmente arzigogolata e bisognosa di cure esperte dell’infrastruttura e rodando l’iniziativa, e con un po’ di furbizia si potrebbe strizzare l’occhio a qualche vero aspirante giornalista in erba che, seppur con scarse nozioni tecniche, avrebbe l’opportunita’ di contattare redazioni di tutta Italia e stendere comunicati stampa dando un aiuto concreto ai nerd che con difficolta’ sanno stendere due righe in italiano corretto.

Insomma, il grado di difficolta’ dell’impresa puo’ essere scelto complesso a piacimento. Ma in tutti i casi non dubito che i benefici sarebbero notevoli, e con un dispiegamento minimo di risorse.

Per dire qualcosa, occorre qualcuno che ascolti.

L’Informazione

3 marzo 2009

Come molti sanno, quella in cui noi viviamo viene da molti definita l’Era dell’Informazione: le notizie viaggiano da un capo all’altro del globo alla velocita’ della luce, le attivita’ economiche e culturali sono pesantemente influenzate da cio’ che accade vicino e lontano, tutti sanno tutto di tutti e quello che non si sa viene venduto come qualsiasi altra merce (o anche a prezzi piu’ elevati).

I media tradizionali (stampa e televisione) cercano di adattarsi ai tempi moderni, puntando piu’ su contenuti di approfondimento (o sul trash ludico, ma questo e’ un’altro discorso…) anziche’ sulla singola notizia che molto piu’ tempestivamente viene trasmessa per mezzo dell’Internet, ma a volte capita che la stessa Rete non riesca a star dietro a se’ stessa.

Con l’emergere prima dei blogs e poi di servizi quali Twitter e Facebook la domanda che Corrado Guzzanti si poneva qualche anno fa’ (“Aborigeno: ma io e te, che cazzo se dovemo di’???”) trova una risposta: i canali di trasmissione digitale vengono quotidianamente, minuto dopo minuto, riempiti di informazione di prima mano, che viene prodotta da persone comuni e consumata prima che qualsiasi altro media universalmente riconosciuto (sia esso un antidiluviano giornale cartaceo o un moderno aggregatore web) possa impacchettarla.

Particolarmente di rilievo e’ stato il “caso Mumbai”: al di la’ del fatto di cronaca, la strage avvenuta in novembre nel corso di un attacco paramilitare durato tre giorni nella grande citta’ indiana, notevole il modo con cui pressoche’ ogni grande e rinomato portale di informazione abbia trovato in Twitter la piu’ importante e puntuale fonte di aggiornamento, raccogliendo i brevi messaggi immessi da quanti si trovavano li’ in quel momento e diramavano in tempo reale ogni sorta di dettaglio. Questo avvenimento, che nella popolazione del cyberspazio ha fatto molto piu’ scalpore che non i 100 e piu’ morti provocati dagli scontri a fuoco, puo’ essere storicamente riconosciuto come il punto di svolta che ha elevato il fenomeno del microblogging (in se’, ancora piu’ rapido ed efficiente dell’oramai “tradizionale” blogging) a veicolo di notizie, e c’e’ da immaginare che la tecnologia del real-time search stia guadagnando crescente interesse da parte di chi con l’informazione ci campa o, piu’ semplicemente, gradisce fruire aggiornamenti prima di chiunque altro: splendido codesto script per GreaseMonkey miscela i risultati di Google con i tweet piu’ freschi, regalando un ulteriore tocco di contemporaneita’ ai links che gia’ di per loro vengono organizzati secondo un criterio cronologico.

Pure senza andare a cercare casi particolari o eccezionali, io stesso ho vissuto non molto tempo addietro una modesta esperienza di “giornalismo fai-da-te”: in occasione della scossa tellurica avvenuta in dicembre nei pressi di Parma, e chiaramente avvertita alla scrivania del mio ufficio, sono andato a leggere lo status dei miei contatti su Facebook ed ancora prima di ricevere conferma da parte del comunicato Ansa (editato un’oretta dopo) avevo una idea dell’epicentro. In tale situazione la semplice connessione instaurata tra me ed i miei conoscenti sparsi per il nord Italia per mezzo della popolarissima social utility, spesso additata (anche a ragione…) come istigatrice al cazzeggio piu’ becero durante l’orario lavorativo, mi ha permesso di ottenere un dato prima che questo fosse ufficializzato; per la carita’, il relativo articolo apparso sull’Ansa era molto piu’ dettagliato e prodigo di dettagli (il fatto che non ci sono stati danni, ad esempio), ma fatte le debite proporzioni tra i miei quattro o cinque amici coinvolti che hanno avuto cura di aggiornare il proprio status e la schiera di giornalisti professionisti al soldo dell’agenzia di stampa nazionale credo che l’evento possa essere sufficientemente significativo in merito alla potenzialita’ dello scambio diretto ed in tempo reale tra individui permesso dalla moderna tecnologia web.

Come cantava De Gregori, “la storia siamo noi”. E anche, di conseguenza, il presente. Il fatto di poter essere permanentemente in contatto con amici, conoscenti o sconosciuti sparpagliati sulla superficie terracquea ci garantisce di ottenere, validare, perfezionare l’informazione, pesarne la validita’ e l’attendibilita’, recepire fatti insignificanti o prioritari, combinarli e trarne conclusioni.

E non si pensi che se ne possa fare tranquillamente a meno: che lo vogliamo o meno l’informazione (ed il modo in cui viene presentata) modifica l’ambiente in cui ci muoviamo, basti pensare alle recenti e piu’ volte discusse leggi sull’introduzione delle ronde di cittadini introdotte per far fronte non gia’ all’ondata di violenza che sembra aver invaso le citta’ italiane (nel 2008 si e’ verificato il 10% in meno di stupri) ma appunto perche’ qualcuno ha sentito il bisogno di fornire notizie allarmanti su un fenomeno che anzi era sotto controllo, fomentando l’opinione pubblica e costringendo il Governo ad attuare misure fondamentalmente inutili.

Produciamo ed assorbiamo informazione, talvolta corretta e talvolta erronea (ma questo, come sopra descritto, capita anche con i media canonici e dunque non credo che il problema sia di molto significativo se la sorgente non e’ iscritta all’albo dei giornalisti), essa influenza il nostro pensiero ed il nostro spazio, possiamo vivere il nostro mondo in presa diretta e senza interruzioni pubblicitarie.

L’informazione e’ libera. L’informazione siamo noi.

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