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La Parola d’Ordine

25 giugno 2012

Questa settimana, da giovedi 21 a sabato 23, sono stato ad Ancona per la ConfSL 2012. Una permanenza piu’ lunga rispetto alla passata esperienza di Bologna 2009, e maggiormente vissuta, dunque con considerazioni finali diverse. Ma non migliori.

La parola d’ordine dell’intera manifestazione e’ stata “do-ocracy”, neologismo importato nel nostro mondo da Stefano Zacchiroli (attuale leader del progetto Debian, orgoglio linuxaro italiano, nonche’ relatore del keynote di sabato) per sottolineare l’importanza di fare piu’ che di discutere. Anche se, tanto per cambiare, il motto e’ rimasto una dichiarazione di intenti piu’ che un traguardo raggiunto.

La giornata dedicata alla community, quella di giovedi 21, e’ andata pressoche’ deserta. Se presso la LUGConf del capoluogo romagnolo avevo contato una trentina di nerd, in questa occasione la platea era dimezzata (arrotondando per eccesso). Certamente piu’ pacata e moderata della scorsa volta, ma non molto piu’ produttiva. Il giro di presentazione dei presenti si e’ dilungato nella solita gara a chi piu’ si dimostra aderente ai principi pseudo-filosofici del freesoftware, e non senza qualche infondata polemica su ILS e l’annosa questione del GNU/LinuxDay (sempre la stessa spina nel fianco), si e’ aperta una parentesi sul protocollo di intesa attualmente in fase di elaborazione tra AsSoLi/ILS/AISL e Ministero dell’Istruzione (benche’ sia per ora prematuro parlarne diffusamente), e’ stato raccattato un consenso stentato sul fatto di avere un “tavolo” delle maggiori associazioni nazionali che funga da referente nei confronti delle istituzioni quale appunto il Ministero (anche se non e’ chiaro da chi dovrebbe essere costituito e come dovrebbe agire), tra mille inutili dettagli implementativi si e’ giunti alla conclusione che sarebbe opportuno potenziare il grado di automazione nell’aggregazione dei contenuti tra LUG (cfr. il mio esperimento su calendar.lugmap.it) e poco altro.

Venerdi e sabato si sono svolti invece i talks in programma, al solito senza particolari novita’ (ma non e’ cosa nuova, e’ lo stesso che come gia’ detto succede anche al FOSDEM o presso qualsiasi altra conferenza che tratta di argomenti che nascono, si evolvono e vengono quotidianamente commentati sull’Internet), pertanto ho cercato di cavar qualcosa almeno dalle public relations. Cavandone contatti con Mozilla Italia per un possibile prossimo workshop a Torino, con i simpatici membri di GFOSS.it, con una consigliera del Comune di Rivalta (nei pressi di Torino) interessata alla migrazione, e l’iscrizione a ILS di Claudio Carboncini – rappresentante del progetto Matematica C3.

Cio’ che e’ realmente mancato a mio avviso e’ stato il perseguimento di un obiettivo politico, che sarebbe stato conveniente cercare data la presenza di Mario Paglialunga, Assessore con delega al Software Libero del Comune di Fabriano (a quanto ne so, il primo ed unico in Italia con tale carica) alla tavola rotonda di chiusura della conferenza. Strappare a lui una promessa o almeno una posizione in sede di ConfSL sarebbe stato utile per dare risalto mediatico all’interesse dimostrato da una piccola citta’ marchigiana sul tema per stuzzicare, per dirne alcuni, i sindaci Marco Doria di Genova (recentemente eletto, che nel suo programma elettorale aveva messo anche opendata e opensource), Federico Pizzarotti di Parma (discusso e contestato esponente del Movimento 5 Stelle, dunque inevitabilmente coinvolto) o Pietro Fassino di Torino (citta’ in cui da anni oramai ce la menano con la storia della “smart city”) e, chissa’, almeno tentare di poggiare la prima pietra di una rete – piu’ politica che tecnica, ma non per questo meno desiderabile – di “comuni liberi” che potessero accollarsi un poco a testa l’impegno di implementare uno stack pienamente open per le amministrazioni locali. Cosa che ancora manca, e di cui pesantemente si sente l’assenza proprio ora che qualche timida richiesta arriva dai funzionari comunali finalmente convinti delle opportunita’ esistenti.

Ma non voglio imputare nessuno delle mancanze, vere o presunte. Anche perche’, come si suol dire, del senno del poi son piene le fosse. Questa volta voglio personalmente accollarmi la responsabilita’ dei traguardi raggiungibili ma non raggiunti. Mia la colpa di non aver assistito Luca “Fero” Ferroni, coordinatore e jolly della conferenza stessa, nella moderazione della prima giornata dedicata alla community e non aver introdotto toni piu’ secchi per stroncare le vuote chiacchere. Mia la colpa di non aver preteso sabato la parola per chiedere direttamente una dichiarazione “spendibile” al suddetto assessore. Mia la colpa di non aver giocato d’anticipo sulla del tutto prevedibile mollezza degli obiettivi.

Perche’ in regime di “do-ocracy” non ci si lamenta. Si fa e basta.

Fuggi Fuggi

19 dicembre 2011

Gia’ ho fatto cenno alle vicende che hanno riguardato, riguardano e riguarderanno il coordinamento nazionale del Linux Day, per cui ho ricevuto mandato informale a fine ottobre e che si svolge su una mailing list pubblica e debitamente promossa nel giro di gruppi organizzatori, e dopo il primo mese e mezzo di attivita’ ne espongo un nuovo commento aggiornato. Tutt’altro che positivo ed entusiasmante.

Gia’ il 30 ottobre scrivevo “non sono cosi’ sprovveduto da aspettarmi per davvero un aumento del grado di partecipazione attiva“, ma confesso che almeno all’epoca un pochino ci speravo. Oggi posso confermare in via definitiva il fatto di essere uno sprovveduto.

Esempio pratico numero 1: lo script per le mail.

Era (ed e’) mia intenzione fare in modo che i LUG ricevano mail di notifica man mano che si raggiungono le varie tappe della roadmap, in modo da ricordargli nella maniera piu’ diretta possibile il fatto di prenotare la location, inviare le richieste di patrocinio e questioni simili. Per comodita’ pensavo di gestire tali invii con uno script automatico, qualcosa di molto banale ma destinato a sgravare anche questa incombenza (suscettibile di dimenticanze) dalle persone fisiche. Appena ne ho avuto l’occasione ho esplicitamente tentato di coinvolgere un potenziale volontario entusiasta sulla mailig list, con il preciso intento di delegare tale semplicissimo e rapido task a qualcuno e fargli fare qualcosa di pratico. Ne e’ scaturita una discussione di sei mail (!): nella quarta il personaggio enumerava una serie di requisiti che andavano molto al di la’ della necessita’ incombente, sovra-ingegnerizzando quello che avrebbe dovuto essere il piu’ cretino degli script; nella quinta, con molta pazienza, ho fornito una serie di specifiche talmente dettagliata che se lo avessi implementato io ci avrei messo la meta’ del tempo; nella sesta, il Signor SiSiLoFaccioIo linka uno script totalmente scorrelato e conclude con “No, non lo modifico io che al momento se non muoio è solo perché non ho tempo. Vien da chiedersi come abbia fatto allora a farsi tutte le seghe mentali che hanno generato la suddetta quarta mail. Nessun’altra reazione utile da tutti gli altri iscritti alla mailing list. Ad oggi, lo script e’ ancora da fare.

Esempio pratico numero 2: il tema 2012.

Come si sa, il Linux Day 2011 non ha avuto un tema nazionale unico. Nessuno si e’ preso la briga di sceglierlo e comunicarlo. Non so se sia meglio questo, o quel che e’ capitato nel 2010: scelto il tema, e’ stato annunciato 60 giorni prima dell’evento o anche meno. Sta di fatto che per il 2012 ho ben pensato di attivarmi subito, onde permettere a tutti di avere svariati mesi a disposizione per individuare i relatori piu’ adatti e/o studiarsi gli argomenti specifici. Ho aperto la discussione sulla solita mailing list, ed hanno iniziato ad affluire le proposte. Ovviamente tutti hanno detto la propria ma pochi hanno commentato quelle degli altri: tante idee, anche balzane, e poco consenso. E’ emerso dunque il bisogno di procedere per votazione, come e’ stato poi fatto, ma ben sapendo che una volta definito il tema ci sarebbe stato bisogno di qualcuno che poi producesse il materiale da mettere in condivisione ho avuto l’accortezza di accetare solo le proposte percui c’era qualcuno esplicitamente offerto come volontario. Risultato: insieme ristretto da cinque a due opzioni. E una delle due l’ho sostenuta io. Per la cronaca, la consultazione pubblica ha avuto come esito “Software Libero per la Piccola e Media Impresa”. Nonche’ svariate altre mail di idee su idee (e nessuna offerta di coinvolgimento pragmatico) giunte a “urne aperte”, che ho deliberatamente ignorato.

Se prima pensavo sarebbe stato difficile, ora inizio a credere che allestire un Linux Day nazionale degno di questo nome sia del tutto impossibile. Perche’ il grado di partecipazione non e’ basso, bensi’ del tutto inesistente. Quasi tutte le proposte vengono accolte con plausi e commenti interessati, ma nel momento in cui si solleva la questione “Ok, ottimo, adesso chi se ne occupa?” intorno trovo solo terra bruciata. Per scrivere mail di lodi o critiche, talvolta anche lunghe ed elaborate, tutti hanno sempre regolarmente il tempo; per dedicare mezz’ora della propria esistenza per svolgere un task pratico, no.

Gia’ oggi so che almeno tre quarti delle idee oggi in ballo cadranno nel vuoto, ed il restante quarto dovra’ essere messo insieme all’ultimo momento dai soliti tre o quattro volenterosi che si fanno sentire poco in lista ma che all’occasione si attivano. E che ad ottobre 2012 pioveranno le critiche sull’inefficienza e l’inadeguatezza del coordinamento nazionale, come gia’ e’ capitato tra le risposte al Questionario 2011.

Purtroppo non esiste soluzione a tale drammatico stato di cose. Se non quella di agire con polso fermo, fissarsi delle scadenze e rispettarle ad ogni costo, far capire in modo netto che se una proposta non e’ accompagnata dalla relativa realizzazione pratica essa va a farsi benedire dunque se non si e’ disposti a prendersene carico tanto vale dichiararla. Smettere di assecondare le richieste strampalate ed i piagnistei. E se tale atteggiamento semi-totalitario comportera’ un fuggi-fuggi generale da parte di chi non e’ disposto a sottostare al regime, tanto di guadagnato: meglio pochi ma buoni che tanti ma pessimi.

Il Giorno Piu’ Lungo

30 ottobre 2011

Ultimamente ho scritto poco sul blog, in quanto sono stato immensamente occupato nel seguire il Linux Day di sabato 22 ottobre. Dopo l’esperienza 2010 in quel di Brescia sono tornato al coordinamento di Torino, nonche’ a seguire la manifestazione nazionale (con buona pace del direttivo ILS…), e non ho potuto far altro che constatare quanto la situazione sia drammaticamente peggiorata.

A Torino il livello di partecipazione nell’organizzazione non e’ mai stato molto elevato, ma e’ addirittura calato nel tempo. Un po’ per la mancanza di leadership (che volente o nolente ci vuole sempre, anche in pieno regime di democrazia), un po’ perche’ volutamente le discussioni sono state progressivamente portate al di fuori della mailing list pubblica onde evitare polemiche e critiche sterili da parte dei trolls (i quali non mancano mai), un po’ perche’ non c’e’ stata la benche’ minima attenzione nell’allargare il bacino di persone coinvolte e per ovvie e note motivazioni generazionali chi aveva tanto tempo da perdere cinque anni fa adesso o studia all’universita’ o lavora o peggio ha messo su famiglia. In particolare nel 2011 si e’ osservata una defezione massiva dei “veterani” (potrei aggiungere “non casuale”, ma sorvolo…) e l’avvicinamento di qualche giovane, ma benche’ il numero di volontari presenti sia stato mediamente sempre lo stesso si e’ perso tantissimo in termini di “esperienza sul campo” e sono stati ripetuti numerosi errori gia’ visti in passato.

A livello nazionale, i casi virtuosi si contano sulle dita di una mano. Lodevole l’aggregazione di piu’ realta’ linuxofile visto a Milano, meravigliosa l’iniziativa della tre-giorni di attivita’ gestita a Terni, degna di nota la minuziosa organizzazione di Galliate, e… Poi? Statistiche alla mano, siamo ancora al palo. Sia in termini di contenuti offerti che di interesse del pubblico. Il direttivo di Italian Linux Society non e’ stato in grado di scegliere e divulgare un tema nazionale da seguire (come successo lo scorso anno), io – in qualita’ di amministratore di linuxday.it – mi son trovato a dover silurare dall’indice nazionale piu’ di una manifestazione per scarsa aderenza alle Linee Guida o peggio perche’ ad una settimana dalla fatidica giornata non avevano ancora esposto online uno straccio di programma, e a chiunque e’ inevitabilmente saltata all’occhio la mancanza di un LinuxDay a Roma, citta’ da 2 milioni e mezzo di abitanti, capitale d’Italia. Unica discussione un minimo partecipata avvenuta sulla mailing list nazionale dei LUG: la solita insulsa polemica sul nome “GNU/Linux Day“.

Se all’undicesima edizione di quella che ha la pretesa di essere una manifestazione mediatica nazionale questo e’ il punto cui siamo arrivati, direi che esistono solo due opzioni: lasciar perdere, o cambiare radicalmente i toni. E sottolineo la parola “radicalmente”.

L’altro giorno ho diramato un questionario ai vari gruppi organizzatori per sapere come e’ andata e capire tra le righe qual’e’ stato il loro livello di impegno. L’ho fatto alla luce del sole, annunciando (e discutendo) la cosa sulla mailing list di coordinamento nazionale, ma senza richiedere ne’ tantomeno aspettare un nullaosta da ILS. Ne sono seguite svariate nuove iscrizioni a suddetta mailing list, sintomo di interesse nei confronti di un coordinamento centrale partecipato (cosa che e’ sempre mancata), ma mi e’ sembrato doveroso esplicitare l’intento strettamente operativo del gruppo di lavoro: poche chiacchere, tanti fatti. Cosa che sto cercando di fare anche nel piu’ ristretto contesto torinese, ove pero’ c’e’ chi vuole approfittare delle grane sperimentate quest’anno per minimizzare il ruolo del LinuxDay e dirottare l’interesse dei pochi elementi validi su attivita’ che piu’ facilmente possano portare il cappello di una associazione (il solito discorso dell’autoreferenzialita’ a tutti i costi, gia’ discusso su questo blog).

Sicuramente non sono cosi’ sprovveduto da aspettarmi per davvero un aumento del grado di partecipazione attiva, in quanto gia’ so che ogni volta che sara’ lanciato un appello per lo svolgimento di un task nessuno rispondera’ (o peggio qualcuno rispondera’ “Lo faccio io” e sparira’ il giorno dopo). Partendo da questo presupposto, mi piacerebbe almeno – come minimo – ingegnerizzare l’esperienza LinuxDay. Le problematiche da affrontare son sempre le stesse e sono gia’ note a tutti: prenotare gli spazi in tempo, mandare le richieste per i patrocini in tempo, stampare il materiale promozionale in tempo… Gran parte di queste azioni dipendono da altre, che devono essere sbrigate ovviamente prima, a cascata. Se si perde un passaggio, tutti gli altri sono posticipati di conseguenza. Ma fissando un ritmo, ricordando le tappe, forzando delle scadenze, forse qualche grana puo’ essere risolta. E si potrebbe meglio centralizzare e condividere il materiale prodotto (cosa che si dice da anni, ma che non e’ mai stato fatto), o la modulistica. E perfezionare mille altri dettagli, dettagli su cui poi si regge la struttura nel suo complesso e che fanno la differenza tra una pagliacciata ed un evento serio.

Il Linux Day 2012 (che cade il 27 ottobre: quarto sabato del mese) sara’ il giorno piu’ lungo per la community linuxara italiana. Perche’ inizia oggi.

A Cascata

4 settembre 2011

Tutto inizio’ con un innocuo scambio di mail invitate in mailing list LUG@ILS, in cui avanzavo un paio di proposte per il sito di riferimento nazionale del Linux Day 2011. Nulla di trascendentale, in quanto pensavo che avrebbero avuto poco seguito come sempre: se avessi voluto pubblicare dei banner promozionali per l’evento avrei fatto prima e meglio a piazzarli su un mio sito e sperare che qualcuno vi incappasse.

Invece, poco tempo dopo mi contatto’ Napo, manutentore storico del suddetto sito: oltre a concedermi diritti da amministratore mi fece notare che almeno un altro paio di persone avevano dato disponibilita’ a dare una mano, tra cui Fabio del LUG di Galliate (Novara).

Poiche’ erano state coinvolte diverse persone (sempre troppo poche rispetto alla quantita’ di task da svolgere, ma sempre meglio di niente) attuammo un take-over di una vecchia ed inutilizzata mailing list sui server ILS vagamente dedicata al Linux Day, ed abbiamo iniziato ad usarla per scambiarci commenti e assegnarci i compiti.

Tra le varie mail transitate, Luisa del LUG di Brescia ci ha comunicato che stavano adoperandosi per riadattare la richiesta di patrocinio regionale gia’ usata da Luca del LUG di Vicenza lo scorso anno (ovviamente mirata al Veneto) in modo da avanzare una domanda massiva e condivisa alla Regione Lombardia ed accelerare la procedura.

Il suddetto Fabio di Galliate ne venne ispirato, e si mobilito’ per fare altrettanto in Piemonte: qualche telefonata, qualche mail, ed in 24 ore aveva gia’ qualche ottimo contatto in Regione presso cui rivolgersi. Me lo comunico’ via mail privata, ed io rimbalzai la cosa sulla mailing list del Linux Day Torino.

Qui venne letta da Gianluca di TopIX (il consorzio per la banda larga nella regione pedemontana), gia’ a suo tempo coinvolto per occuparsi dello streaming video della manifestazione torinese, e salto’ fuori che per gli eventi “ufficiali” della Regione (sostanzialmente, quelli muniti di patrocinio) era previsto un trattamento di favore da parte del suo consorzio, con la disponibilita’, tra le altre cose, di grossi server di streaming e hosting.

Ha fatto sponda Francesco, dipendente SSB Progetti, per far muovere l’azienda per cui lavora per curare gli aspetti burocratici e tecnici della cosa, dai rapporti “formali” con TopIX al setup della macchina e all’installazione di una piattaforma web (open) per la pubblicazione dei video che verranno registrati nel corso della giornata.

Se tutto va come al momento sembra andare, per l’edizione 2011 del Linux Day (e per gli anni a venire, con la complicita’ appunto di TopIX) verra’ messa a disposizione di tutta la community italiana hosting per i video girati nel corso dei rispettivi eventi, senza i canonici limiti imposti dalle comuni piattaforme di condivisione (ad esempio, YouTube accoglie solo filmati fino a 15 minuti), senza grattacapi dovuti all’utilizzo estremo di spazio disco e banda ass0rbiti appunto dallo streaming audio/video, e con la possibilita’ futura di integrare al meglio il tutto con la pubblicazione di slides, foto ed altri contenuti multimediali.

Questa serie di eventi, tutti tra loro in qualche modo concatenati e sequenziali, dimostra l’esistenza di una community attiva e propositiva, con la voglia e la capacita’ di fare qualcosa di costruttivo, che non aspetta altro che una occasione o un pretesto o uno spunto per mettersi all’opera. Molti, ed io per primo, spesso criticano e lamentano l’inedia dei vari LUG e dei vari gruppi linuxofili sparsi per l’Italia, abbandonati a loro stessi ed incapaci di realizzare, quando va bene, qualcosa che vada oltre il Linux Day. Ma forse, alla luce di quanto sopra narrato, non si possono neanche dare tutti i torti a suddetti gruppi: se non si combina nulla di significativo non e’ solo per mancanza di volonta’ ma per mancanza di opportunita’, perche’ mancano quelle precondizioni di reciproca comunicazione, reciproca conoscenza, reciproco mutualismo e reciproco supporto indispensabili a priori, nonche’ l’occasionale iniziativa spontanea che crei il contesto.

Da che mondo e’ mondo, laddove una almeno minima coesione e’ assente ognuno pensa a se’ stesso. Ne e’ esempio l’articolo apparso su Wired Italia in merito al Linux Day 2010, o anche solo gli analoghi post pubblicati sul portale “Lega Nerd” (frequentato da un pubblico piuttosto numeroso e di nicchia, dunque con discreta visibilita’) e chissa’ quanti altri: tutti quelli che si sono mossi hanno preferito promuovere in modo esclusivo il proprio evento, come se davvero all’Italia tutta potesse importare quel che succede solo a Cagliari o solo a Matera, anziche’ spendere dieci minuti per fare un giro sui siti appositamente indicizzati (almeno quelli delle maggiori citta’! Non dico Torino perche’ sarei di parte, ma Roma, Milano e Napoli!) e pubblicare una panoramica della manifestazione nazionale nel suo complesso. L’esatta antitesi degli episodi citati in apertura, che si sono avverati solo perche’ qualcuno ha deciso di coinvolgere qualcun’altro nelle sue attivita’ o anche solo comunicargliele.

Le persone motivate e capaci ci sono. Nascoste, isolate, sole e sperdute ma ci sono. Occorre stanarle, metterle in comunicazione tra loro ed in condizione di agire al meglio. Affinche’ i risultati decisivi arrivino, uno dietro l’altro, uno innescato dall’altro. A cascata.

Canali Promozionali

1 agosto 2011

I lavori su LugMap.it, il mio personale playground di sperimentazione per la LugMap di ILS, un poco alla volta procedono ed anzi negli ultimi giorni hanno subito un picco di attivita’.

Il componente cui ho dedicato maggiore attenzione e’ quello che anche reputo piu’ importante al momento, ovvero il widget web che chiunque puo’ includere sul proprio sito. Tale ammenicolo permette di avere esposto sulle proprie pagine un elenco dei Linux Users Groups della regione prescelta (o anche di tutte le regioni, ma diventa un po’ ingombrante…), sempre aggiornato in quanto dinamicamente generato a partire dai dati raw pubblici su cui si fonda l’opera messa a punto negli ultimi mesi.

Il motivo percui ho voluto accelerare la raffinazione di tale elemento, nonostante ce ne siano diversi altri che meriterebbero un po’ di cure, e’ stata la volonta’ di renderlo pubblico al piu’ presto ed invitare la community ad usarlo ed implementarlo sui rispettivi siti in vista del Linux Day 2011. Si sa, i LUG sono cronicamente a corto di risorse umane per l’organizzazione dell’evento linuxofilo per eccellenza, e cercare di convogliare verso di loro qualche potenziale volontario cui assegnare un talk o qualche installazione di sicuro non mi sembra una brutta idea (che poi il Linux Day qui a Torino sia organizzato da un comitato indipendente anziche’ dal LUG e’ un’altra storia, un caso isolato…).

Trascendendo dal Linux Day, mi sembra comunque urgente cercare un metodo per coinvolgere almeno marginalmente la comunita’ italica dei blog, dei forum, degli aggregatori, dei Pollycoke e degli ZioBudda, quelli che simpatizzano per Linux e per il software libero ma che si tengono ben alla larga dalle mailing list o dalle gerarchie complesse dei LUG. A questi individui, che certamente rappresentano il grosso della popolazione linuxofila nazionale, e’ dedicato il widget di LugMap.it: e’ una opportunita’ di dare una mano, di fare qualcosa, di collaborare ad un movimento, quello del freesoftware, fondato sulla collaborazione. Non si chiede loro di fare la tessera all’associazione o di assistere l’utente sfigato di turno che non sa configurarsi la webcam su Ubuntu, ma semplicemente di copiare ed incollare qualche riga di HTML sul proprio sito per dare visibilita’ a chi invece intende sobbarcarsi il lavoro da fare.

Ma… Cosa ho scritto? “Far promuovere i LUG da coloro che non vogliono far parte di un LUG”? Esatto: per quanto strano, e’ cosi’.

Per quanto piu’ e piu’ volte io abbia criticato – su questo blog o altrove – l’autoreferenzialita’, la rigidita’, la scarsa attivita’ ed il carente senso di partecipazione che si riscontrano presso la maggior parte delle associazioni e dei gruppi pro-freesoftware nostrani, comunque credo nella definizione di LUG inteso come “punto di riferimento locale”, nel senso di continuita’ e stabilita’ impresso da un ente individuabile e riconoscibile che agisce su una precisa area geografica, i cui membri si ritrovano occasionalmente ed hanno un nome ed un cognome nonche’ un rapporto con il resto della popolazione (ivi compresi addetti alle pubbliche amministrazioni, operatori scolastici, imprenditori ed altri). Un LUG che organizza a malapena il Linux Day una volta all’anno vale piu’ di un forum online con 1000 iscritti, appunto perche’ interagisce di persona con il pubblico del posto e funge da interlocutore diretto per i curiosi ed i meno tecnici (che sono tante, tantissime). Sicuramente essere parte attiva di un Users Group, tantopiu’ se costituito ad associazione, puo’ risultare essere una gran rottura di scatole – riunioni cui partecipare, beghe burocratiche, votazioni, rapporti con le istituzioni… –  e non si puo’ pretendere che tutti coloro che hanno un qualsiasi Linux installato sul PC dall’oggi al domani aderiscano spontaneamente a tale genere di strutture. Ma si puo’ invece pretendere che le promuovano e ne accrescano la visibilita’, al fine di facilitare e rendere possibili incontri tra persone accomunate dagli stessi interessi e con una quantita’ di entusiasmo variabile e compensabile. Gia’ sono tanti quelli che arricchiscono il proprio blog col banner del countdown che precede ogni nuova release di Ubuntu, penso che questi possano anche fare lo sforzo di aggiungere un riferimento ai gruppi regionali che spiegano alla gente cosa sia Ubuntu a chi non lo sa.

Inevitabilmente io ho gia’ integrato il widget recante i gruppi piemontesi su codesto blog (anzi ho implementato l’opzione per generare una immagine statica apposta per permettermi di cacciarlo dentro WordPress), chiedero’ un poco di beta-testing agli amici nerd, e vedro’ di propagare la notizia della disponibilita’ di tale strumento presso qualche canale convenzionale.

Se son rose, fioriranno.

Novantasette

19 aprile 2011

Per quanto avrei parecchio lavoro da sbrigare, ieri sera (piu’ precisamente: nella notte tra il 17 ed il 18 aprile 2011) mi sentivo particolarmente ispirato e motivato ad affrontare un ingrato compito che da qualche tempo mi ripromettevo di svolgere: dare una occhiata ai siti di tutti i Linux User Groups indicizzati nella LugMap e vedere quanti di essi hanno ricevuto almeno un aggiornamento nell’anno corrente, appunto il 2011. Ed i risultati sono stati, come si puo’ immaginare, raccapriccianti.

Sui 163 LUG attualmente indicizzati, solo 97 riportano un segno di vita negli ultimi 108 giorni. Non ho tenuto un conteggio preciso, ma – tragedia nella tragedia – di questi aggiornamenti almeno 30 non si rifanno ad iniziative ed eventi del LUG ma sono solo notizie di cronaca linuxara copiate ed incollate da qualche altro aggregatore. Alla fine dei conti, spannometricamente e senza alcuna velleita’ di accuratezza scientifica, meno della meta’ (circa il 40%) dei gruppi italiani ha organizzato un qualche genere di evento (un corso, un install party, una conferenza…) nei primi quattro mesi dell’anno.

Non pago di cio’, ho dato anche una mezza occhiata ai social network. Tra Facebook, LinkedIn, Twitter e identi.ca, i LUG che sono riuscito a rintracciare sono in tutto 23. Ammetto di non aver cercato bene e che dunque probabilmente ce ne sono di piu’, ma anche volendo arrotondare a 30 la situazione statistica non migliora di molto.

Stendo un velo pietoso sulle condizioni dei restanti siti, i quali spaziano dall’avere l’ultimo aggiornamento risalente al passato Linux Day (svoltosi sei mesi fa’) al non essere stati toccati da mano umana negli ultimi tre o quattro anni.

Dove sono i LUG? Cosa fanno, oltre ad organizzare una volta all’anno Linux Day fasulli e stentati giusto per poter dire “OK, anche quest’anno ho dato, sono davvero un figo”? Che la community sia in crisi da tempo era gia’ noto, ma questi sono numeri da stato di calamita’ naturale. Gli ottimisti ed i perbenisti diranno “Splendido, ci sono almeno 60 gruppi in tutta Italia che svolgono attivita’!”, ma dopo 10 anni di radicazione e diffusione sul territorio e a fronte di una popolazione di 60 milioni di abitanti non mi pare affatto una cifra di cui andare orgogliosi.

In occasione della convention di Follonica dello scorso anno, circa un mese prima del Linux Day 2010, Luca Menini (uno dei nomi noti nel circolo di Italian Linux Society) dichiaro’: “In questo momento ci sono 120 [circa, non ricordo il numero esatto. NdB] eventi registrati. Se non arriviamo almeno a 150, lo riterro’ un fallimento”. Sorvolando sul fatto che il conteggio si e’ fermato a 135, e gia’ questo basterebbe per innescare qualche commento, sorge spontanea la considerazione: quanto conta il numero di Linux Day che vengono tenuti in giro per l’Italia, quando poi la maggior parte dei LUG non svolge nessun genere di altra attivita’ nel corso dell’anno ed anzi gia’ fatica ad abbozzare un paio di ore di talk a fine ottobre? Se la manifestazione ottobrina rappresenta in qualche modo il metro con cui misurare il grado di coinvolgimento della community nostrana, come valutare la partecipazione e l’azione nei restanti periodi dell’anno? Forse per la promozione al software libero basta una unica giornata di attenzione?

E’ evidente che, allo stato attuale, solo la chiamata alle armi autunnale sortisce un qualche effetto tra le fila linuxare domestiche, le quali rispondono piu’ per inerzia ed automatismo che non sulla scia di un sentimento entusiastico. Per il resto, non c’e’ nulla. Non ci sono spunti, non ci sono idee, non ci sono mobilitazioni ne’ locali ne’ regionali ne’ nazionali. E finche’ nessuno si prende la briga di dirigere le truppe, esse oziano ben contente di non essere disturbate, crogiolandosi per 364 giorni all’idea di aver fatto il precedente Linux Day e che tanto basti ad elevarli nel novero dei paladini del software libero.

Se da un lato i 60 gruppi virtuosi andrebbero premiati ed elogiati, i rimanenti cento e piu’ andrebbero bastonati. Non per cattiveria o violenza, ma per vedere se reagiscono.

L’Oligarchia della Mail

10 gennaio 2011

Qualche giorno fa’, Nichi Vendola ha firmato un protocollo di intesa con Microsoft. Ma non e’ questo di cui voglio parlare, in quanto il web come sempre gia’ pullula di post e dettagli in merito.

A seguito della notizia sulla mailing list Discussioni@AsSoLi si e’ aperto un thread di confronto su come agire, AsSoLi ha autonomamente rilasciato un comunicato stampa, e poiche’ in molti si sono sentiti offesi dalla mancata possibilita’ di firmare il comunicato rapidamente il tema centrale e’ degenerato sulla coordinazione dei gruppi linuxofili. A seguito di qualche poco velata accusa di protagonismo ai danni di AsSoLi, che poco o nulla ha fatto e continua a fare per coinvolgere altre associazioni ed altre realta’ salvo poi appellarsi alla necessita’ di fare “massa critica” per guadagnare l’attenzione delle istituzioni invitando tutti ad iscriversi all’associazione stessa, e’ spuntata l’ennesima catena di mail focalizzata proprio sul tema “Coordinamento dei sostenitori del Software Libero“.

Spunti concreti, come si puo’ immaginare, ne sono usciti pochi. Io dapprima ho proposto la creazione di una (ennesima?!) mailing list cui fossero ammessi solo rappresentanti “ufficiali” dei vari LUG (associazioni o semplici gruppi informali), in modo da isolare il potere decisionale presso un ristretto insieme di persone nominate e ritenute meritevoli dai propri compari, ma la controproposta mossa da Luca Menini di ammettere solo i presidenti delle associazioni piu’ grosse ha suscitato (giustamente…) un vespaio. Dopodiche’ mi sono azzardato ad andare oltre ed anzi seguire una strada completamente opposta, suggerendo l’adozione di qualche strumento un pochino piu’ sofisticato che permettesse votazioni aperte ed accessibili a chiunque volesse partecipare senza necessariamente doversi leggere attentamente le dozzine e dozzine di mail che puntualmente invadono i threads piu’ importanti che si manifestano sulle liste; purtroppo, pero’, tale spunto e’ caduto nel vuoto.

Posso capire che la prima delle due idee possa generare malcontenti e dissapori, in quanto inevitabilmente qualcuno verrebbe tenuto fuori dalla cerchia, ma del resto e’ ingenuo pensare che gia’ oggi i rappresentanti supremi delle associazioni piu’ grandi non si sentano di quando in quando per fra di loro (anche solo per cortesia, non necessariamente per tramare di nascosto dal resto della community!). Istituire un “club” definitivo avrebbe l’effetto di escludere molti, ma anche di includere molti altri: esistendo tale canale privilegiato (per inciso: privato in scrittura, ma rigorosamente pubblico in lettura) sarebbe inaccettabile far transitare qualche decisione al di fuori di esso, ed allora ci sarebbero tutte le precondizioni per recriminare con fondato motivo sul suo eventuale mancato utilizzo.

La seconda opzione sarebbe invece la piu’ popolare, immediata ed aperta possibile, permettendo davvero a qualsiasi membro della community (presidente o newbie che sia) di partecipare anche solo con un voto “si” o “no”. Pure in questo caso e’ veramente insulso giustificare la mancanza di uno strumento del genere asserendo che “le mailing list gia’ sono pubbliche, chiunque puo’ partecipare”: ben pochi sono coloro che hanno tempo e voglia di seguire ogni singola discussione che avviene sulle liste, personalmente ne ho conosciuti pochissimi e coloro che potrebbero portare un contributo significativo in termini di concretezza e buon senso si tengono volutamente al largo dalle arene virtuali ben sapendo che nella stragrande maggioranza dei casi i dibattiti degenerano in inconcludenti flames al termine dei quali non si sa cosa e’ stato finalizzato. E, appunto per l’alto tasso di instabilita’ delle liste, ben pochi sono coloro che hanno il coraggio di discutere li’ le cose importanti, dunque comunque l’intento di aprire alla partecipazione risulta vano.

Ma perche’ tale ritrosia nei confronti di piattaforme partecipative ed inclusive? Io stesso affrontai la questione nei confronti della partecipazione politica qualche tempo addietro, e data la grande disponibilita’ di soluzione tecniche esistenti risulta quantomeno sciocco non approfittarne all’interno della community tecnofila.

Ufficialmente credo che la perplessita’ si trovi negli ampi margini di “falsificazione” dei voti, nel timore che qualcuno possa esprimere cento preferenze anonime su una questione e dirottare a proprio piacimento ogni consultazione pubblica. Teoria complottistica a la X-Files, in egual misura poco credibile e altamente sopravvalutata, come se davvero qualcuno possa aver interesse nell’impiegare grandi risorse (anche solo in termini di tempo) per imporre le proprie posizioni. E, comunque, dagli effetti arginabili: richiedendo una qualsivoglia forma di autenticazione, con OpenID o una registrazione via mail, si renderebbe piu’ complicato contaminare le votazioni da una singola fonte e, benche’ non risolto, il difetto architetturale sarebbe limitato.

Ma in fin dei conti se si trattasse solo di questo lo stesso discorso potrebbe essere applicato invariato alle mailing list, percui gia’ adesso chiunque puo’ registrare tutti gli accounts GMail che vuole (gli spammers li vendono sul mercato nero, qualcosa tipo 1 penny ogni due indirizzi) o piu’ banalmente falsificare gli headers SMTP appoggiandosi ad un mail server compiacente e mandare infinite mail da mittenti diversi con su scritto “Secondo me ha ragione Bob!”.

Il punto reale e’ che le mailing list non sono affatto democratiche, egualitarie ed aperte, ma volutamente oligarchiche.

Il nome del mittente conta, e non poco, dunque tutti vogliono che sia ben evidente. Ci sono nomi che da anni sono identificati come “troll”, oppure al contrario come “illuminati”, e a prescindere dal contenuto del messaggio pubblicato esso ha minore o maggiore peso e riceve diverso feedback. Ci sono screzi personali tra i partecipanti “veterani”, che si riversano in subthreads destinati ad essere ignorati da tutti gli altri, e reputazioni da difendere, percui alcuni sono portati a spedire nuove mail prive di sostanza al solo fine di far sapere a tutti gli altri che ci sono e stanno leggendo e/o per trincerarsi in posizioni gia’ ampiamente smontate ma che si devono assumere per questioni di presunta dignita’. Gli ultimi arrivati tendono a non intervenire in scambi uno-a-uno, per timidezza o malriposto rispetto, e quando si decidono o dicono qualcosa di immensamente opportuno oppure sono a loro volta ignorati (abbassando ulteriormente la volonta’ di prender parte al processo).

Piu’ in generale chi ha una forte presenza sulle mailing list sente di avere uno status particolare, privilegiato, gode del fatto di essere uno dei pochi che prende parte attiva alla vita della community nazionale e pretende di conservare tale ruolo elitario. Senza rendersi conto che ai fatti le decisioni vengono prese da tutt’altra parte, ed il numero ridotto di partecipanti non e’ da imputare all’elevata soglia dei requisiti richiesti quanto al disinteresse dimostrato da tutti gli altri.

In conclusione: io penso che le mailing lists non siano il modo migliore per coordinare la community. Anzi, siano un danno. Ci sono mezzi assai piu’ consoni, che implementano ogni grado di diffusione o di approfondimento dei temi da toccare. Ne ho personalmente elencati alcuni su una pagina wiki appositamente creata online, ben sapendo che nessuno se la filera’.

Ma da qualche parte si dovra’ pur iniziare. Per ghigliottinare l’oligarchia della mail.

Lo GNU della Discordia

15 ottobre 2010

L’altro giorno e’ approdata quasi per sbaglio sulla mailing list del GlugTO una mail che non dubito essere gia’ stata inviata in forma privata a pressoche’ tutti coloro che hanno organizzato un Linux Day (la lista completa delle manifestazioni in giro per l’Italia e’ disponibile sull’apposito sito). Essa esorta, senza mezzi termini, a rinominare il proprio evento da “Linux Day” a “GNU/Linux Day”.

In questo post vorrei esprimere tutto il mio disprezzo nei confronti di chi ha avviato questa campagna di distruzione di un punto di riferimento oramai divenuto popolare anche al di fuori della community, faticosamente costruito in 10 anni di attivita’.

Rinominare il “Linux Day” in “GNU/Linux Day” e’ una pagliacciata. Le argomentazioni che potrei muovere sono infinite, ma mi limito a rispondere punto per punto alla suddetta mail (leggibile in forma integrale al link sopra riportato, ma non dubito che molti miei lettori l’abbiano gia’ potuta apprezzare nella propria casella di posta).

1) Non è la richiesta di uno sconosciuti, il vero autore è Richard Stallman

Il quale signor Stallman e’, invece, un personaggio sconosciuto ai piu’. Io ho avuto modo di vederlo durante un paio di comparsate qui a Torino, ed e’ stata una immensa delusione: arrogante, egocentrico, incapace di formulare una risposta sensata a qualsivoglia domanda, buono solo a ripetere all’infinito come un disco rotto i soliti cliche quale appunto quello di “GNU/Linux”, l’arrugginito giuoco di parole “Digital Restriction Management”, o il sempreverde “opensource is not freesoftware”.

Detto cio’, Stallman e’ solo uno dei pilastri del mondo freesoftware. E forse neanche il piu’ importante. Ai tempi della prima versione della GPL (peraltro ideata e stesa da Eben Moglen) il buon RMS non si invento’ niente di nuovo, semplicemente formalizzo’ quella che era stata fino a quel momento la comune pratica di scambiarsi i sorgenti dei programmi tra studenti (al secolo, gli unici che potessero accedere ai calcolatori elettronici delle universita’). Dopo, il lavoro ingrato lo fecero i vari Raymond, Perens, Torvalds, e se vogliamo pure Shuttleworth. Ed e’ stato un lavoro talmente sporco che si sono sporcati a loro volta, guadagnandosi gli improperi di tutta la community,  rei di averla fatta espandere ai livelli cui e’ giunta oggi.

2) La richiesta non è assurda. Se fosse stato così non avrebbero aderito altri gruppi

Tua madre non ti ha mai detto “se gli altri si buttano dal ponte, forse lo fai anche tu?”. Il fatto che una idea sia stata adottata da altri e’ un parametro di valutazione piuttosto secondario, almeno per chi ha un cervello capace di formulare concezioni proprie.

E, del resto, nelle passate nove edizioni ben pochi hanno avuto qualcosa in contrario a chiamarlo “Linux Day”: oltre a farlo tutti lo han pure fatto per un periodo di tempo piu’ lungo, come la mettiamo?

La motivazione da cui nasce è duplice

a) Un fatto di correttezza. Linux è solo il kernel del sistema operativo.

Su questo c’e’ poco da dire, essendo l’argomentazione portante di tutta quanta la linea di pensiero “GNU/Linux” ed essendo gia’ stata ripetuta alla nausea. La contro-argomentazione e’ altrettanto nota: il kernel Linux e lo stack GNU da soli servono a poco o niente, la differenza sostanziale la fanno gli applicativi sopra, eppure nessuno si e’ mai sognato di riconoscere il ruolo fondamentale che ha avuto il progetto Apache nella radicazione in ambiente server (“GNU/apache/Linux”?) o di OpenOffice.org in qualita’ di elemento vitale ed imprescendibile di qualsiasi installazione desktop.

b) Preservare lo spirito del Software Libero. Il progetto kernel.org sta tradendo lo spirito del Software Libero. Sono stati infatti inseriti nei sorgenti del kernel parti binarie. Dare la giusta referenza al progetto GNU è un modo per aiutare chi si batte perché lo spirito originale del Software Libero sia preservato

Sarei curioso di sapere quanti, tra coloro che hanno rinominato il proprio evento ottobrino in “GNU/Linux Day”, usano esclusivamente distribuzioni garantite dalla Free Software Foundation. Quanti, tra questi, non usano il plugin Flash proprietario. Quanti, tra questi, non usano i driver proprietari della loro scheda grafica accelerata per compiacersi del cubo di Compiz sul proprio desktop. Quanti, tra questi, non usano ne’ GMail ne’ Google ne’ Facebook ne’ qualsiasi altra piattaforma web closed.

Per non parlare della solita, inevitabile, nauseabonda, patetica scusa della difesa dello “spirito”. “Aiutare chi si batte”, dice la mail. Ma se invece di scassare i maroni al prossimo con la pretesa di “aiutare” cambiando un nome su un volantino, ci si mettesse editor alla mano a fornire patches per le decine di migliaia di bugs e features request di cui letteralmente esplodono i bug trackers di qualsiasi progetto freesoftware, sia GNU che non? Ogni singolo crash, ogni singola funzionalita’ mancante e ogni singolo rallentamento dovuto a codice non ottimizzato rappresentano un passo indietro rispetto ad una adozione universale del software libero, il quale volenti o nolenti e’ pur sempre uno strumento da cui l’utente finale (sistemista o utonto casalingo che sia) si aspetta un risultato e che viene rapidamente sostituito dal vecchio e famigliare software proprietario al primo segno di cedimento.

a) non fate torto a nessuno in quanto datepari referenza a GNU e a Linux

Si fa torto a tantissima gente. A tutti coloro che in questi ultimi 9 (nove) anni hanno organizzato il proprio Linux Day, contribuendo a costruire un “brand” oggi riconosciuto da tutti, anche e soprattutto al di fuori della ristretta cerchia di smanettoni annidati nelle mailing list.

“Linux Day” e’ un nome popolare, noto, scolpito nelle menti. I non-tecnici oramai identificano col nome “Linux Day” qualsiasi attivita’ vagamente correlata alla promozione di Linux e del software libero, sia esso pure un semplice LIP o un banchetto in mezzo alla strada. Un risultato simile non si raggiunge schioccando le dita, ma perche’ qualcuno si e’ dato da fare per raggiungerlo. E neanche si puo’ bissare proponendo un nome astruso come “GNU/Linux Day”. Nessuno sa come pronunciare quel benedetto “GNU”, personalmente l’ho sentito dire in tutte le possibili forme previste dalla fonetica (“gnu”, “gh-nu”, e “gi-enne-u”). E la barra e’ parte integrante del nome? Si dice “GNU fratto Linux Day”? Suvvia, non prendiamoci in giro…

b) i motori di ricerca porterannocomunque sulla vostra pagina sia chi ricerca Linux Day che GNU.

La ciliegina sulla torta, questa affermazione da sola vale la lettura di tutta la mail in oggetto. Ci si preoccupa della visibilita’ dell’evento, proprio nel momento in cui si sta consigliando di distruggere un nome costruito negli anni e oramai noto a tutto il resto della societa’ civile. Dimostrazione ultima e lapidaria della idiozia che si (mal)cela dietro questa operazione di contro-marketing.

Personalmente non posso far altro che biasimare tutti coloro che hanno avuto la malsana idea di spezzare in due l’unica attivita’ dell’anno in cui i LUG, i gruppi e le associazioni pro-freesoftware fanno qualcosa insieme, in modo unitario e compatto, l’unica occasione in cui questi quattro gatti (si, la community nel suo insieme copre una percentuale meno che infinitesimale della popolazione totale) possono sperare in un minimo ritorno mediatico e comunicativo dei loro sforzi su scala nazionale. E ancor piu’ biasimo chi ha innescato questa dannosa frammentazione, chi non ha esitato a spianare i progressi accumulati con l’immane lavoro svolto da parte di tutti nel corso degli anni in nome di un capriccio.

L’auto-distruzione incombe.

Frutti di Mare

14 settembre 2010

Venerdi 10, sabato 11 e domenica 12 si e’ svolta a Follonica la seconda edizione della convention marittima nazionale dei LUG promossa da GroLUG (con la benedizione di Italian Linux Society). Ed io, assecondando l’invito degli amici del LUG Brescia, sono andato.

Lo scopo avrebbe dovuto essere prepararsi psicologicamente al Linux Day 2010 e raccogliere idee e propositi per l’attivita’ nel corso del 2011. Non e’ stato fatto ne’ l’uno ne’ l’altro, almeno non negli spazi previsti dalla manifestazione, e a discapito di quanto presentato negli annunci semi-ufficiali dell’evento credo che qualcuno dovrebbe spiegare a Luca Menini (personificazione di ILS e coordinatore delle tre giornate) che cos’e’ per davvero un “barcamp”: non una rigida scaletta in cui sono previsti 30 minuti alle ore 23:00 del sabato sera per gli interventi piu’ o meno spontanei dei singoli, ma al contrario un insieme dinamico di interventi entro cui il pubblico sceglie. Detto cio’, ed enumerate le pecche piu’ grosse dell’organizzazione, ammetto che sia stata una occasione di incontro estremamente utile e, per certi aspetti, estremamente illuminante.

Io sono arrivato venerdi pomeriggio, ma il primo giorno si e’ risolto in quattro chiacchere di presentazione coi pochi intervenuti gia’ dalla prima sera. Nulla da segnalare.

Sabato e’ stata la giornata dei lavori veri e propri. Ufficialmente avremmo dovuto aprire le discussioni alle 17:00, per permettere ai presenti di prendersi un poco di relax sulla spiaggia annessa all’ameno campeggio presso cui pernottavamo, ma ai fatti gia’ dal mattino c’e’ stato modo di confrontarsi con qualcuno. Nello specifico ho raccolto impressioni dal GULP - il LUG di Pisa – i quali paiono particolarmente attivi e che sarebbero da interrogare meglio in merito al coinvolgimento degli studenti (di cui Pisa, nota e rinomata citta’ universitaria, pullula), e da Luca Ferroni, membro attivo – anzi attivissimo – di ILS e AsSoLi nonche’ responsabile del Dossier Scuola in preparazione in vista del Linux Day 2010.

E’ giunta poi l’ora dei talks “regolari”, certo interessanti ma come detto forse un po’ troppo impostati per essere al centro di un convegno orientato non alla promozione ma alla produzione.

In primis e’ stato per l’appunto passato in rassegna il celebre Dossier Scuola, punto cardine dell’edizione di quest’anno dell’evento linuxofilo per eccellenza (il quale, nel 2010, e’ interamente dedicato giustappunto alla scuola). Esso consiste in un wiki in cui si aggregano quante piu’ informazioni possibili in merito all’utilizzo di software libero all’interno degli istituti scolastici: software consigliato, esperienze vissute, contatti e riferimenti. Contrariamente al 2009, ILS non provvedera’ a distribuire ai LUG alcun materiale stampato ma entro il 23 ottobre dovrebbe emergere un riassunto del documento impaginato e pronto per essere stampato da parte degli interessati che intendono distribuirlo. Ho raccolto qualche critica al progetto sul fatto che esso rischia di essere poco utile sia ai docenti che vogliono approfondire che ai tecnici che vogliono avere qualche direzione valida per destreggiarsi, essendo il tutto almeno apparentemente poco strutturato e difficilmente consultabile per l’occasionale visitatore, ma prima di trarre conclusioni definitive vorrei prima buttare un occhio il gia’ citato sunto stampabile per vedere come in esso i contenuti saranno arrangiati.

Parallelamente e’ stata fatta menzione a Matematica C3, ottimo esperimento di letteratura didattica Creative Commons su cui non mi dilungo supponendo che gia’ se ne parli o presto se ne parlera’ in lungo ed in largo sulla Rete a causa del suo alto potenziale rivoluzionario e distruttivo. Mi limito col dire che, indipendentemente dal successo futuro dell’iniziativa, il coraggio dimostrato da questo pugno di professori non-tecnici (ed anzi forse bisognosi di assistenza tecnologica) che si intromettono negli affari economici degli editori veri merita tutto il rispetto del mondo.

Dopodiche’ e’ stato il turno di Italo Vignoli, presidente di PLIO (Progetto Linguistico Italiano OpenOffice.org), incaricato di fornirci qualche dritta per il “marketing” del software libero. Un personaggio assolutamente singolare, almeno se visto da questa parte della barricata. Esperto di marketing, logorroico ed un pochino egocentrico, con contatti in mezzo mondo; un fuffologo professionista alla guida di una delle community simbolo del movimento freesoftware, il cui stereotipo di riferimento e’ invece sempre stato quello del nerd tecnico. Nonostante i difetti personali, se si ha la pazienza e la costanza di ascoltare e filtrare il flusso di parole che erompe dalle sue labbra se ne raccolgono infiniti aneddoti, alcuni simpatici ed altri illuminanti, e piu’ in generale fornisce buoni spunti in merito alla strategie di guerriglia markettara. E’ stato qua e la’ criticato per una visione troppo elitaria del suo settore (ottimo che ci parli di comunicati stampa, ma la community linuxara non dispone di una agenda piena di indirizzi di giornalisti da contattare…), e gli e’ stata mossa la sottile accusa di mercificare e ridurre a prodotti pubblicitari i valori e la morale propria del freesoftware (discussione che ha generato poi un movimentato dibattito, come ogni altra discussione fondata sul sesso degli angeli). Ma in generale credo sia stato l’oratore piu’ seguito ed apprezzato, non per niente lui fa le slides per mestiere.

Infine il vero outsider dell’intero evento, almeno dal mio punto di vista: Renzo Davoli. Quando il neo-presidente di AsSoLi (e’ in carica da pochi mesi) si e’ messo in posizione dinnanzi alla platea io gia’ mi aspettavo l’ennesima sciarada sul gia’ a noi sin troppo noto “Caro Candidato”, ed invece il nostro, con inusitato fair play, constatando che tutti noi gia’ conoscevamo il progetto e’ passato spedito al punto successivo della sua scaletta senza batter ciglio e senza piu’ citarlo neanche per sbaglio. In pochi minuti ha presentato una carrellata di spunti con svariati gradi di fattibilita’, dal bugtracker per le segnalazioni “politiche” (tipo la disponibilita’ di un dato software per comunicare con gli enti pubblici disponibile solo per Win32) all’ipotetica costola del consorzio CONSIP atta a promuovere servizi open alla pubblica amministrazione passando direttamente dallo snodo principale; alcuni mi sembrano interessanti piani, altri sparate esagerate, ma nel complesso e’ piacevole constatare il desiderio di diversificare l’attivita’ di un nucleo altrimenti dedito esclusivamente a portare la gente in tribunale. L’idea che mi sono fatto e’ che esso sia un elemento di rottura, assai diverso dal precedente presidente (Marco Ciurcina), molto piu’ “freesoftware” e meno “opensource”, molto piu “smanettone” e meno “avvocato”, molto piu’ incline al confronto esplicito. Impressioni, le mie, forse in parte condizionate dalla solidarieta’ professionale: il Davoli oltre che professore universitario e’ anche un attivo programmatore, uno dei pochi che mi sia capitato di trovare nelle mie peregrinazioni comunitarie, e peraltro esperto dei livelli piu’ bassi dell’architettura software (implementazioni di stack di rete, virtuosismi in user-mode…), dunque necessariamente assai competente. Almeno un paio di volte mi ha preso da parte non gia’ per commentare qualche dichiarazione o qualche posizione degli altri partecipanti alla convention, ma per chiedermi dei miei progetti in corso e per raccontarmi i suoi. Su codesto individuo dedichero’ certamente piu’ spazio nel prossimo futuro su questo blog, in quanto io credo rappresenti un tassello importantissimo nell’attuale rompicapo dei LUG italiani.

Notizia in anteprima emersa prima della cena: AsSoLi intende abbassare a 10 euri la quota di iscrizione all’associazione e annunciare tale iniziativa con una campagna mirata a stimolare nuove adesioni, di fatto accumulando in AsSoLi stessa una massa critica di persone da piazzare sulla bilancia politica qualora ci si dovesse trovare nella situazione di trattare con qualche grosso ente pubblico. Purtroppo l’informazione e’ stata menzionata proprio mentre ci si recava a tavola ed e’ stata fatta subito dopo piombare nell’oblio, dunque non c’e’ stato modo di indagare oltre, ma gia’ da solo il dato merita una riflessione da sviscerare eventualmente in futuro.

Chiusa la sessione istituzionale si e’ fatto finta di dedicare un po’ di spazio ai singoli. Una dimostrazione interattiva della Wiild (la lavagna multimediale fai-da-te e low-cost che si intende promuovere come alternativa alle costose lavagne interattive spacciate dal Governo), una marketta in merito ad un progetto quasi-profit dedito alla gestione di progetti sociali, ed in extremis l’esilarante ma indispensabile intervento dell’amico Andrea Gelmini del LUG Brescia, che dopo una scatenata battaglia personale a colpi di mail e telefonate e’ riuscito ad avere accesso ai dati della LUGMap di ILS per poterla finalmente aggiornare dopo anni di immobilita’: su questo specifico aneddoto dedichero’ certamente un altro post, in quanto la morale che narra e’ assai piu’ complessa di quanto non si voglia ammettere.

Con la mattinata ed il pranzo di domenica si e’ infine chiuso il meeting. Qualche parola e’ stata aggiunta da parte del Vignoli sul tema della promozione pura e semplice, due parole le ha aggiunte Niccolo’ Rigacci di GFOSS (altra grossa associazione linuxofila italiana, immolata ai dati ed al software geografici), e durante il pranzo abbiamo approfittato della defilazione di Menini, Davoli e Ciurcina per sparlare allegramente di ILS e AsSoLi come nella migliore tradizione.

Come si puo’ constatare leggendo questo post, che rappresenta solo un piatto elenco di cio’ che si e’ vissuto in quel di Follonica, gli spunti di riflessione ed approfondimento abbondano. E spero di riuscire ad addentrarmi in ognuno di essi su queste pagine. Non capita tutti i giorni di trovarsi a chiaccherare con alcuni degli esponenti piu’ rappresentativi (positivamente e negativamente) della community italiana in un intervallo di tempo cosi’ breve, specialmente a me che son l’ultima ruota del carro ed amo le digressioni politiche e filosofiche: dopo questi tre giorni, ne ho di che’ bloggare per tutto l’anno.

Ma prima dovro’ digerire le quintalate di frittura di mare trangugiate.

Conflitto di Interessi

24 agosto 2010

Terzo post consecutivo in cui parlo della relazione tra software libero ed affari economici: staro’ mica diventando un po’ opensource anche io?

Dopo aver osservato chi guadagna molto facendo poco e chi guadagna poco facendo molto, questa volta ci soffermiamo sul rapporto che intercorre tra le due categorie. Constatando che, piu’ spesso di quanto non si creda, le persone son sempre le stesse.

Tra i temi piu’ spinosi e contrastati che occasionalmente si sussurrano all’interno della community nostrana, senza peraltro mai sfociare in un dibattito vero e proprio e restando addirittura quasi un tabu’ da evitare, c’e’ quello della concorrenza (presunta o reale, lo vedremo) che i gruppi linuxofili operano ai danni delle piccole societa’ che offrono servizi (a pagamento) analoghi a quelli erogati (gratuitamente) dai LUG. La sostanza di questo ragionamento e’ abbastanza evidente: se, ad esempio, una scuola decide di migrare a Linux e deve scegliere tra l’assistenza da parte di una azienda o il supporto dello User Group locale, molto spesso finisce con l’optare per la soluzione piu’ economica (lo User Group, per inciso, che agisce o senza compenso o accontentandosi di una donazione all’associazione), lasciando a bocca asciutta chi con la fattura di quel lavoro ci si sarebbe comprato la pagnotta.

In breve, la questione e’ questa. In breve, la mia posizione e’: “bella cagata”.

Partiamo dall’assunto che tale ritrosia allo spirito di competizione e’ una estensione dell’inclinazione al mutuo soccorso che accomuna noi italiani, da sempre soggetti a guerre tra fazioni (“Noi siamo da secoli / Calpesti, derisi, / Perche’ non siam popolo / Perche’ siam divisi“) o schiacciati da entita’ di piu’ alto livello (la Mafia, il Governo colluso con la Mafia, la Chiesa…). Gli italiani sono cosi’ poco propensi alla competizione che recentemente pure il New York Times ha scritto un articolo in merito, provocando certo moti di stupore tra i lettori statunitensi. Nessuno si e’ mai eretto contro il reverse engineering del protocollo NetBIOS all’interno del progetto Samba obiettando che la povera Microsoft avrebbero perso potenziali clienti, ma se qualcuno suggerisce di fare altrettanto con un prodotto closed source italiano un’altro risponde che non sarebbe “corretto”.

La seconda considerazione e’ che spesso i membri attivi dei LUG sono anche coloro che campano svolgendo le stesse attivita’, dunque sono in una posizione di conflitto di interessi seconda solo a quella di Berlusconi. Questo fattore e’ noto da sempre, ma personalmente mi e’ apparso lampante durante una recente chiaccherata con alcuni rappresentanti del LUG di Biella che lo hanno ammesso in modo distinto. In condizioni particolari si potrebbe arrivare al punto di dubitare della buona fede di chi promuove il software libero per poi rifiutarsi di svolgere il lavoro di migrazione per “non rubare il pane a chi lo fa di mestiere”. Che spesso e’ lui stesso. In tale scenario i membri non-professionisti del LUG vengono meramente utilizzati come canale pubblicitario, affinche’ convettano e diffondano le lodi proprie del freesoftware per poi essere bloccati nel momento in cui c’e’ da agire, per dare spazio a chi agisce emettendo fattura. Configurazioni di tal fatta ancora non ne ho viste, ma solo intuite in un paio di occasioni: spero che non siano la norma, ma certo il dubbio e’ lecito constatando la ridotta attivita’ concreta di numerosissimi Users Groups “capitanati” da professionisti del settore.

Laddove non si manifesti tale bieco conflitto di interessi, il ragionamento puo’ essere capovolto pur mantenendo il suo significato: se sono i LUG a creare il “mercato”, ovvero il desiderio e la necessita’ di migrare al software libero presso aziende o enti pubblici, sostanzialemente il concetto distorto e’ che essi rubino il pane che loro stessi sfornano. Senza attivita’ di promozione condotte localmente ben pochi dei potenziali clienti si porrebbero il problema di usare Linux o qualsiasi altro componente a sorgente aperta nel proprio ambiente, pertanto non esisterebbe affatto la richiesta su cui i professionisti campano. A questo punto, che il lavoro sporco sia condotto gratuitamente o a pagamento non conterebbe nulla, perche’ nessuno ne avrebbe bisogno.

In ultimo, l’osservazione in assoluto meno politically correct: se una azienda specializzata in produzione/configurazione/installazione di software open non e’ in grado di offrire a giusto prezzo un servizio migliore di quello offerto da un pugno di sfaccendati nerd cui piace smanettare nel tempo libero, e’ meglio per tutti se lasciano perdere ed aprono un banchetto ortofrutticolo al mercato. Se l’azienda IT italiana pretende di restare in eterno quella che e’ stata negli ultimi dieci o piu’ anni, ovvero uno spaccio di pessimo software customizzato alla meno peggio da far strapagare a qualche cliente appropriatamente circùito, intimamente preferirei vederli andare tutti in bancarotta. Non si aiuta l’economia locale chiudendo un occhio sul suo scarso valore, ma anzi mettendola sotto assedio per istigarla a reagire. Se la community agisse come si suppone che debba agire, sarebbero un ottimo esempio di “disruptive innovation”: una ondata di competenze di base messe a disposizione a costo nullo o quasi, che lascerebbe dietro di se’ una scia di morte economica e distruzione industriale su cui ricostruire un intero nuovo mondo di offerte e servizi qualificati con fondamenta meglio piantate nel terreno dell’innovazione.

Fin troppo spesso si lamenta una assenza di supporto di tipo “business” a Linux, si imputa alla mancanza di assistenza professionale la mancata penetrazione del freesoftware in settori produttivi delicati ed esigenti. Chi copre queste aree? Dov’e’ colui che risponde a questa forte richiesta di mercato? Chi e’ cosi’ sicuro delle proprie competenze da assumersi la responsabilita’, cosi’ come dovrebbe fare ogni societa’? I margini di crescita esistono, esistono in abbondanza, ma fintantoche’ le “prede facili” (soprattutto le piccole aziende senza tante pretese che necessitano di una qualche forma di informatizzazione) sono lasciate a disposizione nessuno osa fare il passo per colmare la lacuna, nessuno accenna ad accollarsi rischi, e tutti si accontentano di barcamenarsi alla meno peggio.

Chi agisce per passione e curiosita’ e voglia non dovrebbe avere remore, o temere di ostacolare l’interesse altrui. Se questo “altrui” e’ davvero capace di fare il suo mestiere sara’ in grado di trovare alla perfezione il suo ruolo. Altrimenti perira’, come e’ giusto che sia. Questa e’ la chiave dell’Evoluzione.

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