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Un Altro Giorno

25 ottobre 2010

Il 23 ottobre 2010 si e’ svolto, come ogni anno, il Linux Day. Dopo le prime militanze in veste di curioso ad Alessandria, gli anni da smanettone e poi da organizzatore a Torino, e l’anomala partecipazione come semplice visitatore nel 2009, quest’anno ho deciso di andare a dare una occhiata a qualcosa di nuovo. Quest’anno sono stato al Linux Day di Brescia.

Gli amici bresciani, conosciuti un po’ per caso anche grazie a codesto blog, mesi addietro mi invitarono a partecipare alla loro manifestazione ottobrina, e poiche’ al secolo nulla mi teneva legato al Linux Day torinese (avendo io temporaneamente lasciato il comitato organizzativo lo scorso anno), son stato ben lieto di accettare. Anche e soprattutto per la curiosita’ di vedere e valutare una diversa implementazione dell’evento nazionale, dopo aver vissuto sempre e solo uno specifico “format”.

Sabato mi sono alzato alle 5:15 del mattino, e in treno mi sono recato nel bel mezzo della Lombardia.

Nel corso della mattinata si e’ svolta una ricca sessione dedicata completamente al software libero nella scuola. Erano presenti numerosi insegnati, maestri e professori di vari istituti scolastici della zona (e non: se non ho capito male uno arrivava da vicino Vicenza), singolarmente invitati con largo anticipo badando di far riconoscere l’attivita’ come ufficialmente formativa grazie al supporto del distaccamento bresciano di Mathesis (si’ da arginare i problemi dovuti all’assenza da scuola in orario di lezione). I diversi talks che si sono succeduti in questa fase erano sostanzialmente finalizzati a fornire indicazioni dirette e schiette sul perche’ del software open nelle scuole (piu’ e piu’ volte e’ stato ripetuto il peso educativo di usare e far usare applicativi costosi che incidono nelle finanze famigliari o devono essere piratati) e sui componenti aperti e gratuiti gia’ oggi riccamente disponibili per ogni fascia scolastica ed esigenza.

Ammetto di non aver assistito all’intera mattinata di interventi, in quanto piu’ o meno a meta’ mi sono spostato negli spazi destinati al proseguimento pomeridiano per sistemare tavoli e prese elettriche, ma e’ stato per me assai interessante il dibattito aperto ad un bel momento tra gli insegnanti stessi del pubblico: era evidentemente come alcuni di essi avessero gia’ presente cosa fosse il software libero, e come questi fossero frustrati dal completo disinteresse dei colleghi dei rispettivi istituti nei confronti di tutte le tematiche sia economiche che sociali che filosofiche dell’introduzione di Linux. Diverse sono state le invettive dirette a chi non sa guardare oltre al proprio naso, a chi non si pone il problema culturale che si cela dietro l’adozione di software chiuso in ambito scolastico, e sebbene tutte queste argomentazioni mi siano gia’ ampiamente note mi ha stupito constatare la quantita’ di insegnati presenti entro un’area geograficamente ristretta gia’ consci di tali problematiche.

Durante il pomeriggio si e’ invece tenuto il Linux Day “general purpose”, popolato di vari contenuti sul software libero a 360 gradi. Ed e’ stato qui che ho avuto modo di osservare da vicino l’inedita (per me) modalita’ con cui i bresciani conducono il loro evento: laddove tutti o quasi hanno una o piu’ scalette di talks, loro hanno adottato il modello a “banchetti monotematici”. Il meccanismo si spiega da se’: all’interno di una area circoscritta si piazzano una serie di tavoli, ognuno dei quali e’ presidiato da due o tre persone che illustrano agli interessati di passaggio l’utilizzo di Linux e delle applicazioni a codice aperto entro ben specifici settori. Ed e’ cosi’ che sabato 23 c’era un banchetto dedicato alla scuola, uno dedicato ai videogiochi, uno per i programmi di varia utilita’ disponibili anche per Windows e MacOS, uno rivolto alla multimedialita’ e numerosi altri. Nonche’ l’inevitabile area LIP, presso cui ho operato tre installazioni in parallelo (sebbene con risultati non ottimali: oramai ho perso il tocco e non sono piu’ abituato a stare in prima linea durante l’Install Party…).

Stando a quanto recepito, pare che la “scoperta” dei banchetti monotematici sia stata del tutto casuale (come ogni grande scoperta, secondo le leggende): durante un passato Linux Day avevano organizzato, come sempre, il loro programma di interventi e dibattiti, ed avevano piazzato in disparte un paio di banchetti generici presso cui erogare informazioni varie. Ebbene: in quella occasione la maggior parte del pubblico si era assiepata attorno ai tavoli anziche’ andare a sentire i talk, e gli si accese la lampadina. Devo dire che come strategia questa non e’ affatto male: evita di doversi preparare lunghi interventi mirati con tanto di slides, piu’ facilmente si trovano volontari disposti a presiedere il banchetto che non ad esporsi al pubblico ludibrio su un palco, non c’e’ bisogno di proiettori, ne’ di sedie, ne’ di numerose aule (ma la disponibilita’ di un unico spazio molto grande e’ consigliata), la gente puo’ andare e venire e gironzolare senza sentirsi a disagio, facilmente si intercettano le singole persone realmente interessate a particolari ambiti…

Ricordo che tempo addietro era stata proposta una organizzazione del genere anche per il Linux Day di Torino, ma la proposta cadde nel vuoto e continuammo a mantenere i talks. Credo che per il 2011 mi faro’ portavoce di questa linea di pensiero, in quanto il prossimo anno intendo tornare ad occuparmi della manifestazione sabauda.

Alla fine della giornata, il bilancio penso sia stato positivo: l’afflusso e’ stato superiore a quanto preventivato nonostante il fatto che lo spazio riservato alle attivita’ fosse piuttosto nascosto all’interno del gigantico istituto scolastico ove si sono svolte, sono stati raccolti numerosi contatti con persone (soprattutto insegnanti) interessate al mondo del software libero, e non si sono registrati eccessivi problemi logistici. Una bella manifestazione, insomma.

Il tutto si e’ concluso con una cena, una inaspettatamente lunga dormita a casa di Luisa (che mi ha gentilmente ospitato nella sua dimora), ed il pomeriggio successivo passato a giocare a Mario Kart sulla Wii di Andrea.

Un doveroso ringraziamento va al LugBS, i cui membri mi hanno accolto con simpatia trattandomi come se fossi nel gruppo da sempre: non posso promettere di partecipare al vostro prossimo Linux Day in quanto gia’ so che ci sara’ bisogno di me qui a Torino, ma non e’ escluso che torni a farvi visita nel prossimo futuro.

Frutti di Mare

14 settembre 2010

Venerdi 10, sabato 11 e domenica 12 si e’ svolta a Follonica la seconda edizione della convention marittima nazionale dei LUG promossa da GroLUG (con la benedizione di Italian Linux Society). Ed io, assecondando l’invito degli amici del LUG Brescia, sono andato.

Lo scopo avrebbe dovuto essere prepararsi psicologicamente al Linux Day 2010 e raccogliere idee e propositi per l’attivita’ nel corso del 2011. Non e’ stato fatto ne’ l’uno ne’ l’altro, almeno non negli spazi previsti dalla manifestazione, e a discapito di quanto presentato negli annunci semi-ufficiali dell’evento credo che qualcuno dovrebbe spiegare a Luca Menini (personificazione di ILS e coordinatore delle tre giornate) che cos’e’ per davvero un “barcamp”: non una rigida scaletta in cui sono previsti 30 minuti alle ore 23:00 del sabato sera per gli interventi piu’ o meno spontanei dei singoli, ma al contrario un insieme dinamico di interventi entro cui il pubblico sceglie. Detto cio’, ed enumerate le pecche piu’ grosse dell’organizzazione, ammetto che sia stata una occasione di incontro estremamente utile e, per certi aspetti, estremamente illuminante.

Io sono arrivato venerdi pomeriggio, ma il primo giorno si e’ risolto in quattro chiacchere di presentazione coi pochi intervenuti gia’ dalla prima sera. Nulla da segnalare.

Sabato e’ stata la giornata dei lavori veri e propri. Ufficialmente avremmo dovuto aprire le discussioni alle 17:00, per permettere ai presenti di prendersi un poco di relax sulla spiaggia annessa all’ameno campeggio presso cui pernottavamo, ma ai fatti gia’ dal mattino c’e’ stato modo di confrontarsi con qualcuno. Nello specifico ho raccolto impressioni dal GULP - il LUG di Pisa – i quali paiono particolarmente attivi e che sarebbero da interrogare meglio in merito al coinvolgimento degli studenti (di cui Pisa, nota e rinomata citta’ universitaria, pullula), e da Luca Ferroni, membro attivo – anzi attivissimo – di ILS e AsSoLi nonche’ responsabile del Dossier Scuola in preparazione in vista del Linux Day 2010.

E’ giunta poi l’ora dei talks “regolari”, certo interessanti ma come detto forse un po’ troppo impostati per essere al centro di un convegno orientato non alla promozione ma alla produzione.

In primis e’ stato per l’appunto passato in rassegna il celebre Dossier Scuola, punto cardine dell’edizione di quest’anno dell’evento linuxofilo per eccellenza (il quale, nel 2010, e’ interamente dedicato giustappunto alla scuola). Esso consiste in un wiki in cui si aggregano quante piu’ informazioni possibili in merito all’utilizzo di software libero all’interno degli istituti scolastici: software consigliato, esperienze vissute, contatti e riferimenti. Contrariamente al 2009, ILS non provvedera’ a distribuire ai LUG alcun materiale stampato ma entro il 23 ottobre dovrebbe emergere un riassunto del documento impaginato e pronto per essere stampato da parte degli interessati che intendono distribuirlo. Ho raccolto qualche critica al progetto sul fatto che esso rischia di essere poco utile sia ai docenti che vogliono approfondire che ai tecnici che vogliono avere qualche direzione valida per destreggiarsi, essendo il tutto almeno apparentemente poco strutturato e difficilmente consultabile per l’occasionale visitatore, ma prima di trarre conclusioni definitive vorrei prima buttare un occhio il gia’ citato sunto stampabile per vedere come in esso i contenuti saranno arrangiati.

Parallelamente e’ stata fatta menzione a Matematica C3, ottimo esperimento di letteratura didattica Creative Commons su cui non mi dilungo supponendo che gia’ se ne parli o presto se ne parlera’ in lungo ed in largo sulla Rete a causa del suo alto potenziale rivoluzionario e distruttivo. Mi limito col dire che, indipendentemente dal successo futuro dell’iniziativa, il coraggio dimostrato da questo pugno di professori non-tecnici (ed anzi forse bisognosi di assistenza tecnologica) che si intromettono negli affari economici degli editori veri merita tutto il rispetto del mondo.

Dopodiche’ e’ stato il turno di Italo Vignoli, presidente di PLIO (Progetto Linguistico Italiano OpenOffice.org), incaricato di fornirci qualche dritta per il “marketing” del software libero. Un personaggio assolutamente singolare, almeno se visto da questa parte della barricata. Esperto di marketing, logorroico ed un pochino egocentrico, con contatti in mezzo mondo; un fuffologo professionista alla guida di una delle community simbolo del movimento freesoftware, il cui stereotipo di riferimento e’ invece sempre stato quello del nerd tecnico. Nonostante i difetti personali, se si ha la pazienza e la costanza di ascoltare e filtrare il flusso di parole che erompe dalle sue labbra se ne raccolgono infiniti aneddoti, alcuni simpatici ed altri illuminanti, e piu’ in generale fornisce buoni spunti in merito alla strategie di guerriglia markettara. E’ stato qua e la’ criticato per una visione troppo elitaria del suo settore (ottimo che ci parli di comunicati stampa, ma la community linuxara non dispone di una agenda piena di indirizzi di giornalisti da contattare…), e gli e’ stata mossa la sottile accusa di mercificare e ridurre a prodotti pubblicitari i valori e la morale propria del freesoftware (discussione che ha generato poi un movimentato dibattito, come ogni altra discussione fondata sul sesso degli angeli). Ma in generale credo sia stato l’oratore piu’ seguito ed apprezzato, non per niente lui fa le slides per mestiere.

Infine il vero outsider dell’intero evento, almeno dal mio punto di vista: Renzo Davoli. Quando il neo-presidente di AsSoLi (e’ in carica da pochi mesi) si e’ messo in posizione dinnanzi alla platea io gia’ mi aspettavo l’ennesima sciarada sul gia’ a noi sin troppo noto “Caro Candidato”, ed invece il nostro, con inusitato fair play, constatando che tutti noi gia’ conoscevamo il progetto e’ passato spedito al punto successivo della sua scaletta senza batter ciglio e senza piu’ citarlo neanche per sbaglio. In pochi minuti ha presentato una carrellata di spunti con svariati gradi di fattibilita’, dal bugtracker per le segnalazioni “politiche” (tipo la disponibilita’ di un dato software per comunicare con gli enti pubblici disponibile solo per Win32) all’ipotetica costola del consorzio CONSIP atta a promuovere servizi open alla pubblica amministrazione passando direttamente dallo snodo principale; alcuni mi sembrano interessanti piani, altri sparate esagerate, ma nel complesso e’ piacevole constatare il desiderio di diversificare l’attivita’ di un nucleo altrimenti dedito esclusivamente a portare la gente in tribunale. L’idea che mi sono fatto e’ che esso sia un elemento di rottura, assai diverso dal precedente presidente (Marco Ciurcina), molto piu’ “freesoftware” e meno “opensource”, molto piu “smanettone” e meno “avvocato”, molto piu’ incline al confronto esplicito. Impressioni, le mie, forse in parte condizionate dalla solidarieta’ professionale: il Davoli oltre che professore universitario e’ anche un attivo programmatore, uno dei pochi che mi sia capitato di trovare nelle mie peregrinazioni comunitarie, e peraltro esperto dei livelli piu’ bassi dell’architettura software (implementazioni di stack di rete, virtuosismi in user-mode…), dunque necessariamente assai competente. Almeno un paio di volte mi ha preso da parte non gia’ per commentare qualche dichiarazione o qualche posizione degli altri partecipanti alla convention, ma per chiedermi dei miei progetti in corso e per raccontarmi i suoi. Su codesto individuo dedichero’ certamente piu’ spazio nel prossimo futuro su questo blog, in quanto io credo rappresenti un tassello importantissimo nell’attuale rompicapo dei LUG italiani.

Notizia in anteprima emersa prima della cena: AsSoLi intende abbassare a 10 euri la quota di iscrizione all’associazione e annunciare tale iniziativa con una campagna mirata a stimolare nuove adesioni, di fatto accumulando in AsSoLi stessa una massa critica di persone da piazzare sulla bilancia politica qualora ci si dovesse trovare nella situazione di trattare con qualche grosso ente pubblico. Purtroppo l’informazione e’ stata menzionata proprio mentre ci si recava a tavola ed e’ stata fatta subito dopo piombare nell’oblio, dunque non c’e’ stato modo di indagare oltre, ma gia’ da solo il dato merita una riflessione da sviscerare eventualmente in futuro.

Chiusa la sessione istituzionale si e’ fatto finta di dedicare un po’ di spazio ai singoli. Una dimostrazione interattiva della Wiild (la lavagna multimediale fai-da-te e low-cost che si intende promuovere come alternativa alle costose lavagne interattive spacciate dal Governo), una marketta in merito ad un progetto quasi-profit dedito alla gestione di progetti sociali, ed in extremis l’esilarante ma indispensabile intervento dell’amico Andrea Gelmini del LUG Brescia, che dopo una scatenata battaglia personale a colpi di mail e telefonate e’ riuscito ad avere accesso ai dati della LUGMap di ILS per poterla finalmente aggiornare dopo anni di immobilita’: su questo specifico aneddoto dedichero’ certamente un altro post, in quanto la morale che narra e’ assai piu’ complessa di quanto non si voglia ammettere.

Con la mattinata ed il pranzo di domenica si e’ infine chiuso il meeting. Qualche parola e’ stata aggiunta da parte del Vignoli sul tema della promozione pura e semplice, due parole le ha aggiunte Niccolo’ Rigacci di GFOSS (altra grossa associazione linuxofila italiana, immolata ai dati ed al software geografici), e durante il pranzo abbiamo approfittato della defilazione di Menini, Davoli e Ciurcina per sparlare allegramente di ILS e AsSoLi come nella migliore tradizione.

Come si puo’ constatare leggendo questo post, che rappresenta solo un piatto elenco di cio’ che si e’ vissuto in quel di Follonica, gli spunti di riflessione ed approfondimento abbondano. E spero di riuscire ad addentrarmi in ognuno di essi su queste pagine. Non capita tutti i giorni di trovarsi a chiaccherare con alcuni degli esponenti piu’ rappresentativi (positivamente e negativamente) della community italiana in un intervallo di tempo cosi’ breve, specialmente a me che son l’ultima ruota del carro ed amo le digressioni politiche e filosofiche: dopo questi tre giorni, ne ho di che’ bloggare per tutto l’anno.

Ma prima dovro’ digerire le quintalate di frittura di mare trangugiate.

L’Arrocco

5 luglio 2010

Il tema del Linux Day 2010 sara’ la scuola, con il motto “investiamo in oro grigio”.

Evidentemente in ILS la fantasia latita: lo stesso tema era gia’ stato proposto nel 2009, primo anno in cui si e’ provato a dare un filo conduttore uguale per tutti ma la cui proposta e’ stata scarsamente recepita (forse anche perche’ in lista LUG la cosa non e’ stata affatto menzionata, se ne e’ parlato alla ConfSL di Bologna ma l’unico riferimento scritto che ho trovato in merito e’ su un sito che ci azzecca poco), e gia’ era stato lontanamente citato pure nel 2008. Solo per pigrizia non procedo a ritroso cercando negli archivi delle mailing lists, ma probabilmente agli enti di istruzione si e’ provato a strizzare l’occhio anche nel 2007, nel 2006 e prima ancora.

Ma anche al di fuori del giro di User Groups che orbitano intorno alla Linux Society “la scuola” e’ considerata il Sacro Graal della crociata linuxofila: un esempio su tutti, in una recente mail il buon Alexjan Carraturo esplicitamente esclama “[le] scuole [sono il] pubblico d’elezione per gli eventi come il DFD o il SFD.

Ma siamo proprio sicuri che questo interesse, in molti casi esclusivo e monotematico, e sinanche morboso, nei confronti della scuola sia cosi’ decisivo? E’ credibile che il fatto di chiudersi in difesa in un angolo della scacchiera sia la mossa vincente per muovere lo scacco al software proprietario?

Tipicamente le motivazioni di questa scelta di campo ricadono in tre categorie:

  • Taglio dei costi: il software libero e’ gratuito, non si pagano le licenze, gran risparmio di quattrini (per lo piu’ pubblici), eccetera eccetera…
  • Educazione: software libero e’ sinonimo di condivisione della conoscenza, e facendolo usare ai ragazzi implicitamente si trasmettono anche questi valori “morali”
  • Strategia: giochiamo in anticipo su Microsoft, che di tutto combina per far usare i suoi prodotti in ambito scolastico e domestico apposta per far assuefare gli utenti, e facciamoli abituare a qualcos’altro

Ma…

La questione del risparmio e’ probabilmente la piu’ aderente al vero: anche laddove non ci siano volonterosi linuxofili pronti ad immolarsi per la messa in opera di un’aula informatica e ci si debba rivolgere ad una azienda commerciale specializzata comunque i costi sarebbero verosimilmente ridotti, perche’ al prezzo dell’assistenza non si dovrebbe sommare quello delle licenze. Comunque questa e’ l’argomentazione in assoluto piu’ adottata presso chiunque si voglia convincere ad usare software open, certamente non e’ esclusiva per l’ambito scolastico.

Sull’educazione potrei iniziare ad avere qualcosa da ridire. Innanzitutto, il target di riferimento di tali insegnamenti necessariamente si riduce agli studenti delle scuole medie superiori: i bambini delle elementari devono imparare a leggere, scrivere e far di conto, difficilmente gli si puo’ illustrare la filosofia platoniana che si cela dietro al software libero, mentre i fanciulli delle medie inferiori vanno educati alla civilta’ ed alle relazioni con gli altri, e gia’ si fa fatica a carpire la loro attenzione nel periodo della vita in cui iniziano a ribollire le pulsioni adolescenziali. Indipendentemente dal bacino di giovinotti disposti e capaci di afferrare il tema, comunque ci si imbatte in problematiche squisitamente strutturali: come si pretende di convettere la morale della liberta’ del codice sorgente a chi ancora deve capire che diamine e’ il codice sorgente? In questo scenario il valore della condivisione viene illustrato per mezzo di un esempio, il software libero appunto, ma se il vettore dell’insegnamento non e’ piu’ che chiaro a tutti come si puo’ giungere ad una conclusione comprensibile? Questo e’ il motivo percui ho sempre rinunciato a spiegare a mia madre il mio impegno nel mondo opensource, ma persino il mio stesso mestiere (sa che “lavoro sul computer”, ma tanto quanto “lavora sul computer” una segretaria in un ufficio…), e l’ultima volta in cui tentai di spiegarlo a qualcuno di non tecnico (mia zia, per la cronaca), ha iniziato a storcere il naso dopo due minuti e, avendo io fatto un esempio in merito ad un ipotetico software gestionale di un ipotetico negozio nella speranza di essere chiaro, e’ giunta alla conclusione che il mio lavoro e’ simile a quello del commerciante. Insomma: la pedogogia del software libero delinea un percorso a ritroso, in cui l’effetto arriva prima della causa, e ben difficilmente puo’ essere recepita presso chi, peraltro come gia’ detto, e’ di suo gia’ troppo impegnato a comprendere i meccanismi essenziali della societa’.

Infine, la parte strategica e’ quella su cui mantengo le maggiori riserve. Per un semplice presupposto: come possono le quattro ore settimanali passate nel laboratorio di informatica competere con le numerose ore di utilizzo del proprio PC domestico, utilizzato oltretutto per impieghi ben piu’ divertenti quali i videogiochi o Facebook? Piu’ della meta’ delle famiglie italiane ha un PC connesso all’Internet, posso immaginare che tra queste la stragrande maggioranza siano quelle che hanno almeno un figlio in eta’ scolare in casa, dunque arrotondando per eccesso si puo’ affermare che oramai pressoche’ tutti i ragazzi dispongono di un computer, ed e’ proprio da li’ che arriva la “concorrenza”. Qualcuno puo’ affermare “gli si fa vedere che esiste qualcosa di alternativo”, ma non credo che in aula si dimostri l’utilizzo di un instant messenger alternativo a MSN o quanto YouPorn funzioni bene su browser alternativi a Explorer. Quello che si fa a casa e’ un conto, quello che si fa a scuola e’ un’altro, non esistono punti in comune e dunque non esistono “alternative”: per guardare i film porno si usa un programma, per implementare le liste in Pascal se ne usa un’altro, e se si deve optare per una singola piattaforma da installare sulla macchina in cameretta presumibilmente si preferira’ quella che permette la suddetta prima attivita’.

Chiaramente lo scopo di questo post non e’ dimostrare l’inutilita’ della migrazione dell’apparato educativo su software open, anzi confermo che ogni singola aula informatica spostata su Linux sia un successo ragguardevole ed ammirevole che fa bene sia alla cultura libera che all’educazione delle future generazioni, ma sono qui per esprimere la mia titubanza nei confronti di quella che sembra essere diventata una ossessione piu’ che una opportunita’.

Va benissimo lavorare presso le scuole, collaborare con loro per fornirgli gli strumenti che meritano (e che spesso non arrivano dal Ministero), ma di quando in quando non sarebbe male diversificare i propri obiettivi e, perche’ no, “riposarsi” un po’ dedicandosi a target che ugualmente necessitano di consiglio ma risultano persino piu’ comodi da afferrare.

Tanto per dire: chi si occupa in modo assennato e metodico alla piccola e media impresa? Ce ne sono piu’ di 4 milioni in Italia, quasi un milione sono quelle che si occupano di informatica: questi certamente sono interessati al solito discorso sul risparmio dei soldi per le licenze, e ci vuol veramente poco a dimostrargli le possibilita’ sia di organizzazione interna che di business che si possono costruire partendo dalle tecnologie open. Ma su PMI.it, che pare essere uno dei siti di riferimento del settore, l’intera pagina dedicata ai “tutorial” e’ dedicata a templates di Microsoft Office. Oppure: nessuno pensa al mondo del no-profit? 21000 organizzazioni di volontariato (tra cui presumibilmente qualche LUG…), piu’ di 7000 cooperative sociali, 3000 fondazioni, tutta gente che si suppone gia’ di per se’ sensibile alle tematiche della liberta’ e della condivisione, e mai nessun progetto rivolto a queste realta’, che pure (come tutti) gradirebbero risparmiare qualche euro e avrebbero solo di che guadagnare da una guida alle opportunita’ oggi offerte a costo zero dal codice aperto.

La partita concettuale contro il software proprietario necessita ben piu’ determinazione nelle mosse, ed un pizzico di aggressivita’. Invece di concentrarsi esclusivamente su una torre e’ venuto il tempo di far saltare i cavalli, far scivolare gli alfieri, e magari pure incomodare la regina.

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