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Primo Anno

5 maggio 2013

Questa settimana ricorreva il primo anniversario del mio incarico come Consigliere, nonche’ Direttore, di Italian Linux Society. E’ ovviamente tempo di bilanci, per un rapido resoconto (a me ancora prima che ai soci dell’associazione o altri) di quanto fatto e, soprattutto, non fatto.

Ho gestito un Linux Day (quello del 2012) ed un po’ (quello del 2013). Cosa gia’ fatta comunque anche nel 2011, anno in cui mi sono ingenuamente addentrato per la prima volta nel coordinamento nazionale finendone invischiato fino alla cima dei capelli. Avendolo vissuto sia da esterno che da interno, posso dire che poter direttamente parlare ed agire a titolo di ILS ha diversi pregi ma anche difetti: se da una parte e’ estremamente piu’ rapido (e dunque efficace) interfacciarsi con potenziali sponsor, LUG bisognosi di assistenza e giornalisti, e’ anche vero che occorre prendersi la responsabilita’ di scelte non sempre apprezzate. Come il fatto di aver fatto votare un tema nazionale 2012 – quello della Piccola e Media Impresa – da molti denigrato (al punto che alcuni gruppi hanno rinunciato ad aderire solo per quello) o aver deciso di non decidere (ancora) sull’annosa questione del nome GNU/LinuxDay (in quanto il referendum operato qualche mese fa si e’ concluso con un sostanziale pareggio tra chi vorrebbe accettare anche la dicitura alternativa e chi fermamente vuole che l’iniziativa continui a chiamarsi come si e’ sempre chiamata in 13 anni). I risultati 2012 sono stati decisamente sotto le aspettative, almeno delle mie (sempre il solito numero di visitatori, appena percepibile aumento nel numero di appuntamenti indicizzati, una attenzione forse leggermente superiore da parte dei media…) anche per via della solita, ineluttabilmente sovrastimata disponibilita’ di risorse in gioco, e date le precondizioni dell’edizioni 2013 (una mailing list spenta, e nessun nuovo volontario attivo) non mi aspetto miglioramenti eclatanti per questo ottobre. L’importante e’ tenere duro, e far si che la manifestazione dell’anno, nel suo genere unica pur con tutto il suo carico di polemiche e grattacapi, continui.

Ho messo online il nuovo linux.it, nonche’ ils.org. Percepiti da tutti come un traguardo minimo ed irrevocabile fin dalla vigilia dell’elezione del nuovo Direttivo. E che, tanto per cambiare, e’ caduto nell’oblio il giorno dopo. L’opera e’ rimasta in sospeso per mesi, dato il veto assoluto di un “collega” a metterci mano in quanto lui se ne stava occupando e nessun’altro doveva farlo; alla decima mail di sollecito, vedendo sfumare anche l’opportunita’ di mettere online qualcosa in occasione appunto del Linux Day 2012, ho provveduto personalmente a risolvere qualcosa. Imperfetto, certo; incompleto, naturalmente; ma, come campeggia sulla porta che divide ToolBox Co-Working e FabLab Torino (dove lavoro), “meglio fatto che perfetto”. Lo stato dei lavori l’ho gia’ riassunto in un precedente post, in questo mi limito a ripetere nuovamente che l’opera e’ tutt’altro che finita e forse – dato il ruolo del dominio web a piu’ alto potenziale dell’intera community italiana – finita non lo sara’ mai.

In extremis, rispetto allo scadere del primo anno, ho aperto un account PayPal intestato all’associazione. Che puo’ essere usato per eventuali donazioni, ma soprattutto per pagare o rinnovare la quota di iscrizione. In verita’ e’ successo cosi’ poco tempo fa che ancora devo finire di integrare il nuovo canale di pagamento nelle contorte procedure burocratiche implementate nel gestionale interno (e fatto in casa) dei soci, ad ogni modo c’e’ ed e’ gia’ esposto nel form di iscrizione sul sito. Il simpatico effetto collaterale del nuovo strumento – oltre ad essere piu’ comodo e amichevole, soprattutto verso gli aspiranti soci piu’ giovani e non provvisti di un conto corrente da cui effettuare un bonifico – e’ che e’ possibile non solo effettuare un versamento ma sottoscriverlo affinche’ avvenga reiteratamente una volta all’anno in modo automatico (comportamento di default del tasto sul suddetto form), e posso sperare che cio’ rallenti l’emorragia di soci decaduti per mora che si sta osservando adesso: chi vuole lasciare l’associazione deve farlo consapevolmente disattivando a mano l’automatismo. Sebbene il pagamento PayPal ci faccia perdere almeno un euro in commissioni ad ogni transazione, sono convinto che questo fosse un passaggio essenziale per una politica di risanamento.

E oltre agli interventi di ordinaria amministrazione, ho timidamente provato anche ad introdurre qualche attivita’ nuova. Il video sulla migrazione a LibreOffice in atto nella Regione Umbria, nonche’ (ancora da mettere online, ma pronto e posticipato solo per diluire le cose nel tempo) il nuovo LinuxSi.com, popolare e noto indice dei negozi di informatica Linux-friendly in Italia. Iniziative – per dirlo nella maniera piu’ esplicita possibile – volte a riabilitare l’immagine di Italian Linux Society nei confronti della popolazione linuxara italica, la quale ancora percepisce l’associazione – quando la percepisce – come esclusivamente dedita al Linux Day e null’altro. Questo prima o dopo dovra’ cambiare, nella prospettiva di aggregare intorno ad ILS una massa critica di persone che possa davvero avere un peso ed un ruolo nella vita del Paese.

Venendo alle cose che non ho fatto…

Non ho finito la sistemazione di ILSManager, il gia’ citato gestionale fatto in casa per l’amministrazione dei soci e della burocrazia interna piu’ volte chiesto anche da altri LUG per essere riutilizzato. Ho iniziato, non ho mai finito: invece che sulle funzionalita’ mi sono perso nel riordinare il codice e rendere l’interfaccia un poco piu’ consona, e la lista di cose da aggiungere e correggere si allunga nel tempo anziche’ restringersi: occorrono delle notifiche automatiche che ricordino il pagamento delle quote a tempo debito, sarebbe utile aggiungere il tracciamento delle relazioni soci / domini linux.it assegnati, integrare il tutto con il database della LugMap per sapere chi fa parte di quale LUG… Tante piccole cose che potrebbero rendere piu’ facile la vita a tutti, ed al contempo fornire una visione di insieme piu’ ampia.

Non ho ancora redatto il “Manuale del Socio ILS”, che in qualita’ di Direttore avrei voluto usare per semplificare la vita dei nuovi soci che spesso vengono lasciati a loro stessi tra mailing list interna, ILSManager, la partecipazione alle assemblee (non sempre chiarissima), ed in generale diritti e doveri che accompagnano il compito. In compenso, se cio’ puo’ giustificare la mia inadempienza, ho iniziato il “Manuale del LUG”, destinato ai gruppi di linuxari che costellano la penisola e da atto degli strumenti che ILS mette a loro disposizione – cosa probabilmente non nota a tutti, e che e’ bene ricordare.

Non sono neanche lontanamente prossimo all’obiettivo che mi ero intimamente prefisso qualche mese fa, ovvero quello dei 300 soci entro la fine del 2013. Anzi, ci sono da espellere quelli che non versano la propria quota dal 2010 (e non sono pochi). Come detto sopra ho almeno iniziato a mettere in opera qualche misura atta proprio a rendere piu’ interessante e comoda l’affiliazione, ma queste sono ancora del tutto insufficienti a perseguire qualsiasi obiettivo che vada oltre la mera sopravvivenza e ci sara’ da inventarsi qualcosa (magari in prossimita’ del Linux Day 2013, periodo di massima visibilita’).

Non sono riuscito neppure nell’intento di avere piu’ di una assemblea dei soci all’anno, che invece – come visto pure in occasione dell’ultima, tenutasi contestualmente al Risotto 3.14 – sarebbero un ottimo modo per tenere viva l’attenzione di almeno un insieme ristretto di soci (Consiglieri in primis). Un po’ perche’ non ce ne e’ stato modo, un po’ perche’ non l’ho imposto con abbastanza entusiasmo. Confido che nel 2013 si possa far meglio, non lo credo ma ci spero.

In conclusione, l’opera non puo’ dirsi negativa ma neanche del tutto positiva. L’azione di assestamento vede ad ora la disponibilita’ di quasi tutti gli strumenti necessari – la rinnovata presenza web, e qualche canale di comunicazione verso il pubblico -, tocca ora popolarli di contenuti e dargli un motivo di esistere. Non e’ stato facile fin qui, non sara’ facile in futuro. Ma qualcuno dovra’ pur farlo.

Duecento al Giorno

14 aprile 2013

Circa tre settimane fa ho messo online il nuovo linux.it (nonche’ il nuovo ils.org), sito gestito storicamente da Italian Linux Society. Agganciandogli un tracker Piwik per monitorare l’andamento delle visite. Ed e’ dunque giunta ora di iniziare a trarre qualche spunto dalle statistiche che iniziano ad emergere.

Fino a meta’ dello scorso anno, la homepage del sito era questa. Qualche link sparso, meta’ dei quali riguardanti Italian Linux Society stessa (statuto, regolamento, dettagli burocratici…), un focus sul Linux Day dell’anno corrente, e poco altro. Poco dopo essere entrato nell’associazione ho messo mano al layout della pagina dando maggiore visibilita’ almeno al link verso la LugMap, e subito le visite alla mappa linuxara hanno iniziato ad incrementare leggermente (laddove prima il principale referrer era linuxday.it). L’aspetto odierno non ha nulla a che vedere con la vecchia istanza: tutte le informazioni relative all’associazione sono state trasferite in un sito dedicato (ils.org, appunto, sinora utilizzato solo per ospitare una pagina bianca con un link a linux.it) ed i contenuti sono stati stravolti, tenendo conto del pubblico – maggioritario – che approda sulla piattaforma cercando la parola “linux” su Google.

Guardando le summenzionate statistiche Piwik, emerge che linux.it riceve poco meno di 200 visite al giorno. Non cosi’ male, per un sito che fino a ieri aveva informazioni assolutamente irrilevanti… La stragrande maggioranza del traffico proviene appunto dal ben noto motore di ricerca, e piu’ della meta’ da utenti che usano Windows (XP o 8). La pagina piu’ visitata dopo la home e’ quella che descrive – a grandissime linee – cosa sono Linux ed il software libero, ed a giudicare dal tempo medio trascorso sulla pagina si direbbe che la gente si fermi davvero a leggere cosa ci sia scritto. Nelle prime due settimane si sono registrati al servizio di newsletter e notifica eventi linuxari 30 persone, cui ho aggiungo i circa 1500 che avevano lasciato il proprio indirizzo mail sul sito Linux Day in occasione dell’edizione dello scorso anno. Ieri, introducendo un nuovo evento con sede a Fabriano, sono stati spediti 10 inviti.

Non stiamo parlando di numeri eclatanti, e’ evidente, ma del potenziale a disposizione. Le persone interessate ci sono, e pure tante, occorre solo intercettarle e fornirgli cio’ che stanno cercando: qualche definizione, qualche link, ed un modo per mettersi in contatto con gli “esperti” locali.

Con questi dati in mano vedro’ prossimamente di ottimizzare i contenuti, al momento piuttosto scarsi, per dare maggiore evidenza a quelli strategici (il calendario degli eventi linuxari in primis) e cercare di dare risposte alle domande piu’ frequenti (a occhio pare che la prima preoccupazione degli aspiranti utenti liberi sia quella di avere Linux in italiano…). Non al fine di ottenere piu’ visite, ma al fine di soddisfare quelle che gia’ ci sono. Perche’ prima ancora di voler portare il tema della liberta’ del software ad un pubblico nuovo da andarsi a cercare, e’ forse opportuno riuscire a gestire decorosamente il pubblico vecchio che viene a cercare noi.

L’Abuso del Riuso

9 marzo 2013

In dicembre l’Agenzia per l’Italia Digitale ha convocato un “tavolo di lavoro” costituito da esponenti della societa’ civile per discutere i criteri di valutazione delle applicazioni software destinate alla Pubblica Amministrazione previsti dall’articolo 68 del Codice di Amministrazione Digitale, ben noto a gran parte della community linuxara italiana essendo, ai fatti, quello che privilegia l’adozione di software libero e condiviso nelle amministrazioni statali.

ILS ha spedito la propria candidatura ma, dopo aver atteso per un periodo di tempo ben piu’ lungo di quanto preventivato (in quanto, si mormora, all’Agenzia volevano vedere come si sarebbe formato il nuovo Governo prima di prendere iniziative) e’ arrivata notifica negativa in quanto “l’alto numero di candidature pervenute ha determinato la necessità di effettuare una selezione piuttosto ristretta“. Numerosi altri i “trombati” inattesi, tra cui GFOSS (che ha presentato una mail di candidatura identica a quella ILS, voglio sperare che questo non sia stato il motivo determinante dell’accantonamento di entrambe in quanto giudicate poco serie…), ma mi consolo sapendo che comunque qualche valido elemento della scena italica e’ stato approvato e si trovera’ settimana prossima a Roma per dare inizio ai lavori.

Confido che i nostri sappiano esplicitare (e far esplicitare, nel documento attuativo della norma) criteri di selezione solidi, che non lascino spazio a dubbi o interpretazioni creative sul fatto che un dato applicativo proposto in sede di bando statale sia o meno “libero” e dunque da preferire o meno ad altri, e che sappiano tener banco ad eventuali “infiltrati” spediti a partecipare con lo scopo di seminare paura, incertezza e dubbio nei legislatori dell’Agenzia. Scommetto un caffe’ che qualcuno tirera’ fuori la recente storia di Friburgo, dimenticando di dire che e’ quasi l’unico (dopo Vienna) caso europeo in cui la migrazione al freesoftware – ai danni dello stack Microsoft – e’ stata annullata laddove la citta’ di Monaco, il parlamento francese, le scuole islandesi o anche solo la nostrana Regione Umbria hanno operato / stanno operando il passaggio serenamente e con gran soddisfazione.

Ed un poco piu’ intimamente confido che sappiano approfittare dell’opportunita’ per “aggiustare” una delle piu’ grosse mancanze e lacune del famigerato articolo 68 cosi’ come lo conosciamo noi oggi: la totale assenza di parametri di priorita’ per il software sviluppato con un modello opensource.

Inutile nascondere che la politica di riuso del software tra le pubbliche amministrazioni, secondo la quale un pacchetto applicativo fatto sviluppare da un ente deve essere reso disponibile a tutti gli altri in modo che possano a loro volta adottarlo senza ri-accollarsi la spesa dell’implementazione della medesima soluzione e garantendo implicitamente uno straccio di interoperabilita’ tra organi diversi, e’ sempre stata molto poco osservata ed applicata. E questo non lo dico io bensi’ Angelo Raffaele Meo, professore al Politecnico di Torino nonche’ a capo della commissione nazionale che nel 2007 fisso’ i pilastri della normativa italiana per l’adozione del software libero nella PA. Perche’ questo? Un po’ certo per l’innata inclinazione italiana ad ignorare leggi e norme, preferendo sempre e comunque la soluzione piu’ comoda anziche’ quella piu’ conveniente e strategica – nella fattispecie: tenersi ben stretti gli applicativi da sempre utilizzati e considerati familiari senza curarsi minimamente del loro costo reiterato nel tempo o della completa dipendenza tecnologica nei confronti di fornitori via via sempre meno interessati all’innovazione dei propri prodotti -, ma personalmente non penso sia solo questo.

Parte di questo fallimento lo imputo anche, appunto, al fatto che le soluzioni riusabili – che pure esistono, benche’ scarsamente promosse ed evidenziate – siano (talvolta) distribuite con una licenza libera ma quasi mai aperte allo sviluppo opensource, o piu’ genericamente disponibili al pubblico. Comune infatti e’ la pratica di pubblicare descrizioni dei pacchetti disponibili, parametri tecnici sommariamente enumerati, i contatti di una persona di riferimento, e condividere lo stack solo ad altri enti analoghi lasciando tutti gli altri fuori. E per “tutti gli altri” difficilmente intendo “la meravigliosa community opensource che spontaneamente partecipa e fornisce correzioni e miglioramenti sottoforma di patch”, romantica protagonista di una favola propinata da tutti coloro che non hanno mai vissuto la realta’ sulla propria pelle, bensi’ il mercato, vero fulcro di una eventuale ed auspicabile rivoluzione opensource.

Solo nel momento in cui la tecnologia utilizzata sul campo da alcune amministrazioni verra’ messa a disposizione di chiunque, questo chiunque potra’ prenderla, analizzarla, integrarla con altre soluzioni – proprie o prelevate ancora altrove -, estenderla, e proporla ad altre realta’, in primis quelle troppo piccole e/o senza competenze interne capaci di valutare i cataloghi online e trarne qualcosa di utile per se’. Insomma, di fatto, concretizzare il sogno di una digitalizzazione massiva, democratica, interoperabile ed interscambiabile, scalabile, economicamente bilanciata dalla libera competizione ed aperta all’innovazione ed alla “contaminazione”. Fintantoche’ il “riuso” sara’ all’atto pratico un procedimento burocratico delegato alla presunta buona volonta’ di ciascun ente, svolgendosi solo per via indiretta e tra uffici statali, inevitabilmente capitera’ che le piccole amministrazioni resteranno isolate ed incapaci di attingere dal patrimonio comune, non si creeranno mai le indispensabili e complementari competenze tecniche specializzate a loro volta riusabili e spendibili, le persone indicate come riferimenti nella documentazione spariranno ed i pacchetti assegnati diventeranno non piu’ reperibili. Mandando all’aria tutti i buoni propositi originali, ancora una volta lodevoli sulla carta ma ben lontani dalle aspettative una volta attuati.

Questo e’, secondo me, uno dei punti strategici del tavolo di lavoro dell’Agenzia: qualificare l’opensource come criterio di valutazione. O almeno come vincolo da perseguire da parte delle amministrazioni che acquisiscano soluzioni libere, affinche’ materialmente pubblichino i loro prodotti informatici integralmente anziche’ delle mere e sostanzialmente inutili brochure con cui poi vantarsi di “fare riuso”. Il termine e’ gia’ stato fin troppo abusato sino ad ora, e’ forse ora di smettere di parlarne e farlo davvero.

La Lontananza, Sai…

2 dicembre 2012

Il dovere istituzionale

Da qualche tempo bloggo poco qui, sul mio amato blog di epiteti e lamentazioni. E me ne rammarico.

Approfitto dunque di una improvvisa vena di ispirazione per almeno un rapido aggiornamento su quel che sto facendo, quello che sto sentendo, e quello che sto combinando.

La causa principale della mia prolungata assenza online e’ che, dopo un periodo di almeno quattro anni passati tra disoccupazione volontaria e lavoro remoto (e dunque assai piu’ flessibile), sono tornato a svolgere un lavoro in presenza che mi vede lontano dalla mia postazione casalinga per la stragrande maggioranza della giornata. Me ne sono stati offerti diversi in suddetto periodo, anche interessanti ed allettanti, ma ho sempre resistito. Ed infine ho ceduto, ma penso che molti avrebbero fatto lo stesso: da settembre sono il webmaster “ufficiale” di Arduino, il celeberrimo progetto open hardware made in Italy, il cui quartier generale puta caso si trova proprio a Torino. Li’ svolgo mansione varie e variegate, assumendo il ruolo di sistemista/programmatore e trovandomi talvolta ad implementare pezzi piu’ o meno grandi dei servizi web usati dalla community internazionale e talvolta a tenere in piedi i server perennemente sotto stress a causa della crescente mole di traffico in ingresso.

Certamente mi reputo in una posizione ampiamente privilegiata, potendo seguire strettamente da vicino un progetto che spopola tra gli smanettoni d’Italia e del mondo e che non passa giorno senza che venga citato in una mailing list linuxara. Ed e’ curioso osservare come la comunita’ openhardware, di per se’ relativamente giovane, viva una situazione del tutto paragonabile a quella opensource, che l’ha preceduta di circa 10 anni: stessi spunti, stesse motivazioni, stessi problemi. Sarebbe interessante tentare di avvicinarle maggiormente, agendo direttamente al cuore di una e dell’altra, e non e’ detto che non ci provi…

La seconda causa di allontanamento e’ stata ovviamente il Linux Day, di cui anche quest’anno ho seguito il difficile ma almeno fortunato coordinamento torinese nonche’, come gia’ discusso in passato, quello nazionale. In tale contesto si sono vissuti alti e bassi: discreto il coinvolgimento della community, con livelli di partecipazione sulla mailing list di riferimento che poco alla volta tornano ai fasti dei primi anni 2000 (continuando a produrre poco di pratico, ma da qualche parte bisognera’ pur iniziare), mediocre la comunicazione mediatica che almeno si e’ salvata grazie all’apporto informale ed amichevole di Italo Vignoli nella stesura e nella diramazione dei comunicati stampa, a occhio direi che il ritorno della manifestazione nel suo complesso e’ inalterato rispetto all’anno precedente.

E cio’ non fa che accrescere i mormorii ed i brontolii nei corridoi: si estende la posizione secondo la quale il Linux Day ha cessato di essere utile, non riuscendo a produrre nulla piu’ di quanto prodotto l’anno precedente, e debba essere dunque soppiantato o comunque fortemente ridimensionato. Peccato che tali considerazioni difettino di un dettaglio essenziale: nessuna indica cosa dovrebbe prendere il posto di quella che, nel bene e nel male, e’ l’unica manifestazione nazionale esistente sul tema del software libero che abbia anche un minimo (minimo, ma tangibile e misurabile) impatto mediatico, e che e’ la ragione d’essere di almeno – a contar male – la meta’ dei Linux Users Groups esistenti nel nostro Paese. Con tutti i suoi difetti, i suoi limiti e le sue mancanze, rinunciare al Linux Day vorrebbe dire seppellire la gia’ agonizzante community nostrana.

Agonizzante, ma ancora non perduta! Il terzo motivo della mia latenza e’ Italian Linux Society, di cui come detto sono membro del Consiglio Direttivo da qualche mese. Notoriamente la sua principale (ed unica?) attivita’ e’ il sopra menzionato Linux Day, ma appunto per questo dietro le quinte si lavora (= lavoro) per portare qualche di nuovo. Un nuovo linux.it un pochino piu’ utile ed informativo per il pubblico occasionale, un nuovo ils.org che funga da vero canale istituzionale, ed una nuova rete di contatti.

Quest’ultima in particolare continua a riservare sorprese ogni giorno: chiaccherando occasionalmente con amici vicini e lontani mi capacito della quantita’ di realta’ esistenti nel nostro territorio, a modo loro piu’ o meno orientate verso la promozione e la tutela della cultura libera nel suo complesso, con cui un dialogo sarebbe potenzialmente estremamente proficuo in termini di risorse e risultati. Ovviamente non solo per ILS ma per tutto quello che rappresenta. Mi trovo a scrivere mail chiedendomi perche’ non siano mai state scritte da altri, e ciascuna di esse ne produce altre dello stesso tenore. Chissa’ che non portino persino a qualcosa…

A parte questo restano sempre i lavori occasionali (che accetto non per necessita’ economiche ma perche’ dopo appunto quattro anni di lavoro da quasi-libero-professionista e’ difficile far capire alla gente che adesso ho un lavoro fisso, e ho troppo buon cuore per dire di no…), i progetti extra (sopra tutti GASdotto, che sta subendo una escalation di interesse nonostante i forti ritardi nello sviluppo), l’Officina Informatica Libera (che a sua volta ha taciuto per qualche mese ma sembra essere ritornata popolare) e qualche rara volta pure la vita privata. Insomma: sono impegnato.

Ma la lontananza, sai, e’ come il vento. Meno tempo da dedicare vuol dire maggiore attenzione e dedizione su quello che e’ piu’ importante. Ancora devo trovare un giusto ritmo, ed infatti sono perennemente indietro su tutto, ma forse un giorno mi ci abituero’. E tornero’ a bloggare con piu’ frequenza.

La Parola d’Ordine

25 giugno 2012

Questa settimana, da giovedi 21 a sabato 23, sono stato ad Ancona per la ConfSL 2012. Una permanenza piu’ lunga rispetto alla passata esperienza di Bologna 2009, e maggiormente vissuta, dunque con considerazioni finali diverse. Ma non migliori.

La parola d’ordine dell’intera manifestazione e’ stata “do-ocracy”, neologismo importato nel nostro mondo da Stefano Zacchiroli (attuale leader del progetto Debian, orgoglio linuxaro italiano, nonche’ relatore del keynote di sabato) per sottolineare l’importanza di fare piu’ che di discutere. Anche se, tanto per cambiare, il motto e’ rimasto una dichiarazione di intenti piu’ che un traguardo raggiunto.

La giornata dedicata alla community, quella di giovedi 21, e’ andata pressoche’ deserta. Se presso la LUGConf del capoluogo romagnolo avevo contato una trentina di nerd, in questa occasione la platea era dimezzata (arrotondando per eccesso). Certamente piu’ pacata e moderata della scorsa volta, ma non molto piu’ produttiva. Il giro di presentazione dei presenti si e’ dilungato nella solita gara a chi piu’ si dimostra aderente ai principi pseudo-filosofici del freesoftware, e non senza qualche infondata polemica su ILS e l’annosa questione del GNU/LinuxDay (sempre la stessa spina nel fianco), si e’ aperta una parentesi sul protocollo di intesa attualmente in fase di elaborazione tra AsSoLi/ILS/AISL e Ministero dell’Istruzione (benche’ sia per ora prematuro parlarne diffusamente), e’ stato raccattato un consenso stentato sul fatto di avere un “tavolo” delle maggiori associazioni nazionali che funga da referente nei confronti delle istituzioni quale appunto il Ministero (anche se non e’ chiaro da chi dovrebbe essere costituito e come dovrebbe agire), tra mille inutili dettagli implementativi si e’ giunti alla conclusione che sarebbe opportuno potenziare il grado di automazione nell’aggregazione dei contenuti tra LUG (cfr. il mio esperimento su calendar.lugmap.it) e poco altro.

Venerdi e sabato si sono svolti invece i talks in programma, al solito senza particolari novita’ (ma non e’ cosa nuova, e’ lo stesso che come gia’ detto succede anche al FOSDEM o presso qualsiasi altra conferenza che tratta di argomenti che nascono, si evolvono e vengono quotidianamente commentati sull’Internet), pertanto ho cercato di cavar qualcosa almeno dalle public relations. Cavandone contatti con Mozilla Italia per un possibile prossimo workshop a Torino, con i simpatici membri di GFOSS.it, con una consigliera del Comune di Rivalta (nei pressi di Torino) interessata alla migrazione, e l’iscrizione a ILS di Claudio Carboncini – rappresentante del progetto Matematica C3.

Cio’ che e’ realmente mancato a mio avviso e’ stato il perseguimento di un obiettivo politico, che sarebbe stato conveniente cercare data la presenza di Mario Paglialunga, Assessore con delega al Software Libero del Comune di Fabriano (a quanto ne so, il primo ed unico in Italia con tale carica) alla tavola rotonda di chiusura della conferenza. Strappare a lui una promessa o almeno una posizione in sede di ConfSL sarebbe stato utile per dare risalto mediatico all’interesse dimostrato da una piccola citta’ marchigiana sul tema per stuzzicare, per dirne alcuni, i sindaci Marco Doria di Genova (recentemente eletto, che nel suo programma elettorale aveva messo anche opendata e opensource), Federico Pizzarotti di Parma (discusso e contestato esponente del Movimento 5 Stelle, dunque inevitabilmente coinvolto) o Pietro Fassino di Torino (citta’ in cui da anni oramai ce la menano con la storia della “smart city”) e, chissa’, almeno tentare di poggiare la prima pietra di una rete – piu’ politica che tecnica, ma non per questo meno desiderabile – di “comuni liberi” che potessero accollarsi un poco a testa l’impegno di implementare uno stack pienamente open per le amministrazioni locali. Cosa che ancora manca, e di cui pesantemente si sente l’assenza proprio ora che qualche timida richiesta arriva dai funzionari comunali finalmente convinti delle opportunita’ esistenti.

Ma non voglio imputare nessuno delle mancanze, vere o presunte. Anche perche’, come si suol dire, del senno del poi son piene le fosse. Questa volta voglio personalmente accollarmi la responsabilita’ dei traguardi raggiungibili ma non raggiunti. Mia la colpa di non aver assistito Luca “Fero” Ferroni, coordinatore e jolly della conferenza stessa, nella moderazione della prima giornata dedicata alla community e non aver introdotto toni piu’ secchi per stroncare le vuote chiacchere. Mia la colpa di non aver preteso sabato la parola per chiedere direttamente una dichiarazione “spendibile” al suddetto assessore. Mia la colpa di non aver giocato d’anticipo sulla del tutto prevedibile mollezza degli obiettivi.

Perche’ in regime di “do-ocracy” non ci si lamenta. Si fa e basta.

La Direzione

3 giugno 2012

Da giovedi 3 maggio, ovvero da un mese, sono nel direttivo di Italian Linux Society.

La storia sarebbe lunga da raccontare, ma per ora basti sapere che (ufficialmente…) tutto e’ iniziato con questo post di gennaio.

Con me sono stati eletti Maurizio Napolitano (nuovo presidente, gia’ acclamato dalle folle festanti), Antonio Gallo, Stefano Canepa, ed il compagno di avventure Andrea Gelmini. Un cambiamento radicale, senza nessuna soluzione di continuita’ con il precedente direttivo ne’ tantomeno con la successione storica, in cui sono finito anche io che son socio effettivo praticamente dall’altro ieri.

E’ passato un mese, nel frattempo sono stato nominato pure “Direttore” (di fatto colui che si occupa dei nuovi soci, dei conti, delle ricevute e quant’altro), il passaggio di consegne va a rilento un po’ per causa mia – che invece di pensare a sistemare le questioni burocratico/amministrative mi sono lanciato sui progetti per l’avvenire a breve, medio e lungo termine – ed un po’ perche’ a nessuno sono chiari i ruoli passati, gli incarichi assegnati e le risorse esistenti che ci sono state lasciate in gestione dunque talvolta neppure noi sappiamo esattamente a chi chiedere cosa.

Nonostante cio’, almeno sul fronte delle public relations iniziamo in modo quantomeno decoroso. Mi e’ capitato di scambiare quattro chiacchere con Renzo Davoli, attuale presidente di AsSoLi (l’altra realta’ pro-freesoftware nazionale di rilievo), e mi e’ parso non solo favorevole ma anzi desideroso di una maggiore collaborazione tra i due enti. Frequentemente sento Luca Ferroni, quest’anno coordinatore della ConfSL di Ancona, e benche’ ILS anche nel 2012 non comparira’ nell’elenco dei supporters principali della manifestazione pare che figurera’ tra i ringraziamenti ufficiali. Mentre e’ gia’ stato approvato il patrocinio a Didattica Aperta, evento interamente dedicato al software libero nella scuola previsto per settembre/ottobre in quel di Mantova. E alla prossima riunione del direttivo, in programma per la seconda settimana di giugno, portero’ all’attenzione dei miei colleghi uno spunto di collaborazione arrivato dai volontari italiani di OpenStreetMap sulla mailing list della LugMap qualche tempo fa.

Il lavoro, certo, non manca. E partiamo da zero. Se non anche un passo indietro. Siamo perennemente a corto di grafici e designers che ci diano una mano con la realizzazione del materiale sia web che di stampa promozionale. Siamo alla ricerca di qualcuno competente in materia di comunicazione, cui delegare la diramazione dei comunicati stampa per le prossime iniziative e campagne. Il sito che risponde al dominio linux.it, come noto ed evidente a qualsiasi visitatore di passaggio, e’ completamente da rifare. Ma la volonta’ non manca, i buoni propositi neanche, ciascuno dei nuovi consiglieri ha una sua propria lista di cose da fare e/o che vorrebbe fare ed un poco alla volta i pezzi si rimettono insieme.

Dopo anni di torpore sembra che il momento della redenzione di cui appunto parlavo a gennaio sia arrivato. O almeno si approssimi.

Redenzione

27 gennaio 2012

Da tempo ho raggiunto ed oltrepassato la soglia di sopportazione sullo sciagurato stato in cui versa Italian Linux Society. Sia perche’ l’immobilismo e l’indifferenza della prima e piu’ grande associazione pro-linuxara in Italia e’, per usare un eufenismo, imbarazzante. Sia perche’ a suddetta inedia tendo ad imputare (a torto o a ragione, vedete voi) quella del resto della community, soprattutto dei gruppi piu’ piccoli e con scarsa iniziativa interna: senza spunti non c’e’ una direzione, senza direzione non c’e’ azione, senza azione ci si riduce a guardarsi in faccia l’un l’altro o, nella migliore delle ipotesi, a piagnugolare e lamentarsi sulle mailing list di nerd quando giunge notizia di questo o quell’accordo tra Governo e MultinazionaleAmericanaConSedeARedmond(OACupertino) e simili.

Piu’ recentemente a questi motivi se ne e’ aggiunto un altro: la consapevolezza che questo stato di cose non e’ minimamente percepito da coloro che potrebbero porvi rimedio.

Nelle ultime settimane ho avuto modo di esporre il mio disagio a piu’ di un membro del Direttivo ILS, e in assoluto la frase che piu’ spesso mi son sentito dire, ripetuta come un mantra, e’ stata “Non e’ colpa del direttivo e/o del presidente, ma dei soci dell’associazione che non si muovono”. Dichiarazione da cui non puo’ emergere altro che disappunto.

In primis, perche’ evidentemente invece di cercare le cause del problema si cercano capri espiatori. “Non sono stato io” e “Non e’ colpa mia” sono decisamente le espressioni piu’ amate dagli italiani: in tutti i casi l’importante non e’ risolvere ma tirarsene fuori, e far cadere la responsabilita’ su qualcun’altro, al quale fantomatico qualcun’altro spetta di individuare spontaneamente la soluzione. Ma dal Direttivo, in quanto Direttivo, sarebbe legittimo aspettarsi un atteggiamento piu’ propositivo, proattivo, e magari anche creativo. Atteggiamento che non ho mai avuto il piacere di riscontrare.

Tutto questo, quel “i soci” citati, comunque implicherebbe il presupposto che ILS sia una entita’ chiusa ed isolata. Cosa che non e’. Il secondo motivo di perplessita’ nei confronti della scusa accampata sta nel fatto che evidentemente il Direttivo non si capacita del fatto che le persone attive sono attive indipendentemente dal fatto che abbiano o non abbiano una tessera associativa in tasca, e neanche si capacita del suo ruolo di riferimento primario sull’intera scena freesoftware italiana. Gli Users Groups che ogni anno aderiscono al Linux Day, iniziativa promossa appunto dall’associazione nazionale ed unica nel suo genere, sono piu’ di 100, ed ho seri dubbi che tutti abbiano almeno un socio ILS al loro interno. Cosa sarebbe ILS senza di loro? E cosa sarebbero loro senza ILS? La percezione e’, ahime’, famigliare: la Society stessa soffre della sindrome di autoreferenzialita’ gia’ commentata e rintracciata in svariati altri gruppi minori. Le idee – se e quando ci sono – nascono all’interno, vengono discusse all’interno, e muoiono all’interno, senza mai neppure tentare un approccio di apertura nei confronti di coloro che pur stando fuori potrebbero essere interessate.

Ma facciamo finta che davvero i soci non collaborino. Ed ipotizziamo per assurdo che gli esterni siano stati opportunamente stuzzicati ma non vogliano saperne. E teorizziamo che un bel giorno due disgraziati (per esempio: uno di Torino ed uno di Brescia) spuntino fuori dal nulla ed esprimano, spontaneamente, il desiderio di restaurare la LugMap, sito fondamentale per informare i potenziali interessati al mondo linuxaro e guidarli verso il piu’ vicino Users Group ma, in anni di indifferenza, ridotta ad un cumulo di links defunti e in sedoparking. La reazione naturale dovrebbe essere “Gioia e tripudio! Tenete, figliuoli, il numero di telefono del sistemista del server, onde potervi organizzare per la messa online dei contenuti aggiornati! Siate benedetti!”, giusto? E invece no. La LugMap l’abbiamo rifatta per davvero, Andrea Gelmini del LugBS ed io, ma tra la negazione del database originale prima e la negazione dei riferimenti dell’addetto tecnico dopo e’ stato necessario quasi un anno prima di vedere le nuove pagine pubblicate. Un anno di mail e telefonate, conclusosi non gia’ per concessione ma perche’ siamo andati a cercarci da soli il sistemista in persona bypassando l’intero Direttivo e nella fattispecie il Presidente. Qui e qua tutti i dettagli della storia. Dovrebbe essere questo il trattamento riservato ai pochi che dimostrano buona volonta’? La diabolica “colpa dei soci” dovrebbe essere quella di non supplicare a sufficienza per ottenere quello straccio di risorsa che eventualmente chiedono per poter svolgere la propria opera a nome (e nel nome) di ILS?

Mi piacerebbe molto vederli, questi soci fannulloni, nullafacenti e magari pure boicottatori. Vedere cosa transita sulla loro mailing list privata, e vedere qual’e’ stata la loro reazione a fronte della quantita’ di proposte concrete che certamente (…) sono transitate negli ultimi mesi. Ma non posso: benche’ io stesso sia stato iscritto a ILS (da novembre, a detta del Presidente) ancora non sono stato ammesso al club in quanto non ho una casella di posta @linux.it (prerogativa appunto dei membri), la quale casella di posta e’ stata piu’ volte sollecitata in quanto, come ovviamente esplicitato, mi occorre un indirizzo istituzionale per iniziare a contattare i potenziali sponsor nazionali del Linux Day 2012, di cui mi sono preso in carico il coordinamento (io in qualita’ di socio fancazzista ricolmo di colpe) constatando la catalessi totale del Direttivo cui sarebbe naturalmente demandato il compito – praticamente, l’unico che dovrebbero svolgere durante tutto l’anno – e l’antica abitudine di iniziare ad occuparsi dell’evento ottobrino a meta’ settembre.

In piu’ di dieci anni di Society, i nomi circolati all’interno del Direttivo saranno si e no otto. Ed il Presidente e’ sempre stato lo stesso. Dal 2004, il risultato e’ stato spannometricamente questo. Data l’attuale disponibilita’ di gente motivata e volenterosa – tra cui ho l’arroganza e la presunzione di contare anche me stesso, ma svariati altri potrei nominarne – non sarebbe molto piu’ rapido attuare un cambio della guardia radicale e metter direttamente in loro mano risorse, contatti e potere decisionale anziche’ predicare la propria indifendibile innocenza e continuare ad ostinarsi a fungere da collo di bottiglia?

Dal basso della mia posizione non posso far altro che continuare a sbattere la testa sul coordinamento Linux Day, sul costante miglioramento della LugMap e sul progressivo popolamento della piu’ recente BusinessMap. Per la cancellazione delle mie colpe, in quanto pentito e contrito di non aver ancora evidentemente fatto abbastanza. Ma credo – sento, percepisco, predico – che la community abbia scontato i suoi anni di Purgatorio, e sia oramai pronta a redimersi.

Hic Sunt Dracones

4 luglio 2011

Settembre 2010. Per la prima volta ho menzionato il caso LugMap su questo blog, stendendo un completo report sul lavoro che e’ stato svolto nel tentativo di rinnovare quello che e’ uno strumento essenziale per la community linuxara italiana ma che allo stesso tempo verteva in condizioni critiche. Il lavoro vero e proprio di revisione e’ stato relativamente moderato ed ha richiesto solo qualche giorno di impegno, ma molte altre discussioni, telefonate ed incontri sono stati necessari per far entrare nella testa di Michele Dalla Silvestra, presidente di Italian Linux Society (detentrice ufficiale della LugMap ufficiale), la disponibilita’ di una alternativa fatta e finita da mettere al posto dell’esistente martoriata piattaforma. Al secolo mi auguravo che la migrazione tra il vecchio sito, non aggiornato e chiuso tra le quattro mura di ILS, fosse messo online entro il Linux Day 2010, ma ovviamente mi illudevo.

Ottobre 2010. L’indicizzazione spontanea dei Linux Day operata sull’apposito sito ha messo in luce quanto i contenuti della vecchia LugMap fossero totalmente obsoleti e fuori dalla realta’: almeno 13 sono risultati i LUG che mancavano e che sono stati identificati incrociando le informazioni, quasi il 10% del totale dell’epoca. Ma neanche questo allarmante ed oggettivo dato ha aiutato ad accelerare i tempi per la pubblicazione del nuovo sito. Ci siamo limitati ad effettuare l’oramai classico giro di “ispezione” dell’Internet italica per verificare che tutti i partecipanti alla manifestazione nazionale avessero pubblicato notizia dei rispettivi eventi locali sulle rispettive homepage, ed abbiamo approfittato della perlustrazione per arricchire di nuove informazioni il repository.

Gennaio 2011. Dopo altri tre mesi di mail non abbiamo ottenuto nulla. Vani sono stati gli appelli al coinvolgimento di un tecnico interno ad ILS affinche’ svolgesse il poco lavoro richiesto sui server per migrare il sito, nonostante siano stati forniti scripts automatici e precise quanto semplici istruzioni. A volte non ricevevamo risposta alcuna, altre volte critiche su minuscoli ed assolutamente trascurabili dettagli che venivano presentati come ottime giustificazioni per posticipare ulteriormente la migrazione. Ad un certo punto mi sono alterato al punto di pensare di forkare la piattaforma su un nuovo sito, cosa che peraltro ho fatto; ma prima che potessi rendere pubblica la cosa il buon Andrea Gelmini – da sempre primo artefice della grande rivoluzione cartografica linuxofila – mi ha fatto desistere promettendomi di portarmi in gita. Fu’ cosi’ che andammo insieme a trovare Marco D’Itri, sistemista storico di ILS, a Milano, per sentire il suo parere diretto ed agire bypassando la gerarchia amministrativa dell’associazione. Il buon D’Itri (che ho avuto modo di conoscere per la prima volta in tale occasione) si e’ dimostrato comprensivo e disponibile a darci una mano, tant’e’ che nel giro di poco ha provveduto ad apportare qualche correzione amministrativa (tra cui aprire il nuovo dominio lugmap.linux.it, il cui scopo e’ certamente piu’ evidente del vecchio linux.it/LUG, e mettere online l’inevitabile mailing list dedicata al progetto) e ci ha introdotti a Fabio Invernizzi, altro sistemista della cricca linuxara.

Aprile 2011. Nel giro di una decina di mail di dettagli tecnici e perfezionamenti la migrazione e’ stata portata a termine. La LugMap pubblicata oggi e’ quella nuova, che mantiene il vecchio layout ed il vecchio design (sebbene ritoccato e riprodotto in CSS) ma viene periodicamente sincronizzata con il repository git che ospita le (incredibilmente frequenti) modifiche via via accumulate. Tra una segnalazione di un nuovo User Group, o la sparizione dall’Internet di uno vecchio, e la pubblicazione in LugMap passano poche ore, al massimo un giorno: infinitamente meno dei mesi, o degli anni, necessari prima. Piu’ recentemente e’ stata messa online anche la documentazione completa sull’architettura che tiene insieme la baracca, dal formato dei files usati come indice ai dettagli in merito ai vari strumenti usati per l’amministrazione, e persino puntuali indicazioni su come ricostruire l’intero sito in caso di distruzione del server ILS.

Si puo’ dunque dire che il lavoro sia stato ultimato? Nient’affatto, anzi e’ appena cominciato.

La manutenzione del repository e’ tutt’altro che banale, ed impressionante e’ la quantita’ di costanti correzioni ai contenuti. Qualche tool semi-automatico e’ stato messo in opera dall’irrefrenabile Gelmini, ma anche cosi’ una periodica revisione manuale e’ necessaria. E porta via del tempo.

Ma piu’ ancora che lavorare sui contenuti, ci sarebbe da lavorare sopra ai contenuti. Ad oggi e’ stato realizzato un widget web embeddabile in qualsiasi pagina web che riporta la lista – rigorosamente dinamica, e costruita appunto a partire dai dati grezzi – dei LUG in una regione prescelta (e’ disponibile qui, ma considerando che gia’ si sono levati piagnistei da parte del solito Dalla Silvestra e’ possibile che sara’ soppresso dunque consiglio di usare l’istanza esposta su lugmap.it nella sezione “Progetti Collaterali”). Ed ho messo insieme un generatore di file OPML, periodicamente eseguito per passare in rassegna la lista dei siti dei LUG e costruire l’elenco dei feeds RSS da cui prelevare programmaticamente le news di tutti i gruppi italici; l’intento originario era concretizzare almeno in parte una mia vecchia idea, ma devo smanettarci ancora un po’. Diversi spunti sono state pubblicati, infiniti altri sono possibili: con i dati raw a disposizione, l’unico limite esistente e’ la creativita’. E la manodopera.

La mappa e’ stata realizzata. Si puo’ partire per il viaggio.

Hic Sunt Leones

18 settembre 2010

Giugno 2009. ConfSL di Bologna. Tra i numerosi argomenti discussi insieme a esponenti di vari LUG emerge la necessita’ di rivedere la LugMap, la mappa degli User Group distribuiti sul territorio italiano pubblicata sul sito di Italian Linux Society ma da lungo tempo contaminata da riferimenti a gruppi deceduti o con riferimenti errati ed obsoleti. Ci si guarda in faccia, e dopo qualche titubanza un volontario (Luca Foppiano) si offre di svolgere l’ingrato lavoro. Applausi. Poco dopo invia una mail alla mailing list di riferimento per i LUG annunciando la sua spedizione alla ricerca dei linuxari perduti, a seguito dell’estate ne scaturisce un mezzo thread, dopodiche’ il vuoto pneumatico si genera intorno all’iniziativa. Non c’e’ GPS che tenga.

Giugno 2010. Brescia. Decido di approfittare di una visita ad un amico per incontrare alcuni membri del LugBS, tra cui si trova anche un mio lettore abituale (ebbene si, questo blog e’ letto da qualcuno…). Discutiamo del degenero che affligge la scena linuxofila italica, si innesca una ondata propositiva, e pochi giorni dopo sulla loro mailing list salta fuori il desiderio di provvedere per conto proprio alla revisione della famigerata (e forse maledetta) LugMap. Nel giro di poche ore un manipolo di volontari armati di bussola e pazienza ispeziona per intero la mappa allora pubblicata e ne ricava un elenco di siti validi, non piu’ esistenti, aggiornati e abbandonati. Il buon Andrea Gelmini (appunto del LugBS) tenta di contattare il responsabile ILS che cura la LugMap per fornirgli i dati aggiornati, i quali vengono respinti con poca creanza. Nuovamente l’iniziativa cade nel vuoto, ma le informazioni raccolte vengono tenute da parte in attesa di tempi migliori.

Settembre 2010. Convention di Follonica. Sempre il testardo Andrea, oramai tormentato dal chiodo fisso della cartografia pinguinesca, approfitta della presenza di Luca Menini (un ex del direttivo ILS, e in stretto contatto con il resto della combriccola) per spiegargli la situazione, e sta due ore al telefono con Michele Dalla Silvestra (attuale presidente ILS) finche’ non gli viene fornito un dump del database da cui la mappa viene generata, ottiene la creazione di una mailing list per svolgere il lavoro di revisione della stessa ed apre un repository su GitHub ove carica un semplice ma efficace sistema che permette di correggere e pubblicare i dati con il minor sforzo possibile.

Il nuovo meccanismo non e’ ancora stato messo in opera, ma e’ lecito aspettarsi che sara’ attivo entro la fine del mese o comunque in tempo per il Linux Day 2010.

Riassumendo: sono stati necessari un anno di tempo (anzi: molto piu’ di un anno, considerando che la questione esisteva anche ben prima della ConfSL di Bologna), tre incontri di persona in vari locazioni del nord Italia, e la buona – anzi: buonissima –  volonta’ di un individuo per correggere una pagina HTML e una manciata di entry in un database. Da soli questi elementi dovrebbero essere sufficienti per tratteggiare la condizione critica in cui ci troviamo.

La condizione risulta ancora piu’ critica se vengono riportati ulteriori dettagli grotteschi, che evidenziano il clima di totale sfiducia che i vari personaggi nutrono l’uno nei confronti dell’altro. Ad esempio, il fatto che la prima revisione ad opera del Foppiano e’ stata bellamente abbandonata in quanto (come comunicatomi via mail privata) egli si e’ trasferito in Olanda ed ha smesso di interessarsi della community del paese natio, senza peraltro dir niente a nessuno (almeno, non pubblicamente) sullo stato del proprio impegno. Piu’ belle ancora sono le motivazioni con cui sono state respinte le correzioni meticolosamente aggregate dagli amici del LugBS dopo la loro prima revisione: pare che l’interlocutore ILS si sia adirato asserendo che teneva famiglia e non poteva stare appresso alla faccenda, evidentemente non capendo (o non volendo capire) che quello che gli si stava muovendo non era un rimprovero ma un aiuto concreto e completo. Per non parlare della ragione per cui il Gelmini e’ dovuto stare al telefono due ore per cavare un minimo di collaborazione da parte del presidente ILS: quest’ultimo non voleva saperne di far muovere qualcuno al di fuori della ristretta cerchia di collaboratori in quanto stava lavorando su un presunto “gestionale dei LUG” che avrebbe dovuto integrare anche la manutenzione della LUGMap, l’unico piccolo problema e’ che da quanto ne so io tale fantomatico applicativo e’ in lavorazione fin dai tempi in cui sono stato precettato per la revisione dei siti web in occasione del Linux Day 2009 (ovvero: da settembre 2009) e non sembra affatto essere in dirittura di arrivo.

L’aneddoto, o meglio la serie di aneddoti correlati, e’ sconfortante. Palesemente, c’e’ qualcosa che non funziona all’interno della nostra community. Manca tutto: manca la voglia, manca la fiducia nei confronti di quelli che hanno la voglia (e che dunque sono impossibilitati dall’agire), mancano gli strumenti, mancano i legami, mancano le competenze. E man mano che questa situazione si trascina nel tempo viene a mancare anche la motivazione, che e’ forse il motore primario dell’intero ingranaggio.

Nonostante la morale propria del freesoftware dica che la collaborazione e’ il metodo per risolvere qualsiasi problema complesso,  il terreno delle reciproche collaborazioni tra gruppi linuxofili e’ quasi del tutto inesplorato ed un colossale “Hic Sunt Leones” campeggia laddove dovrebbero essere gia’ da tempo tracciate rotte di esperienze reali. Per molti oltre queste terre si trovano i confini del nostro mondo, tondo e piatto, ed avventurarcisi vorrebbe dire precipitare nell’abisso della frustrazione, delle discussioni senza fine, dei flames, dei weekend persi per occuparsi di qualche bega imprevista.

E’ il momento di spedire una carovana di temerari pionieri. Potrebbero non tornare mai piu’. Oppure tornare con una cassa piena d’oro, ed aprire la strada a molti altri.

Frutti di Mare

14 settembre 2010

Venerdi 10, sabato 11 e domenica 12 si e’ svolta a Follonica la seconda edizione della convention marittima nazionale dei LUG promossa da GroLUG (con la benedizione di Italian Linux Society). Ed io, assecondando l’invito degli amici del LUG Brescia, sono andato.

Lo scopo avrebbe dovuto essere prepararsi psicologicamente al Linux Day 2010 e raccogliere idee e propositi per l’attivita’ nel corso del 2011. Non e’ stato fatto ne’ l’uno ne’ l’altro, almeno non negli spazi previsti dalla manifestazione, e a discapito di quanto presentato negli annunci semi-ufficiali dell’evento credo che qualcuno dovrebbe spiegare a Luca Menini (personificazione di ILS e coordinatore delle tre giornate) che cos’e’ per davvero un “barcamp”: non una rigida scaletta in cui sono previsti 30 minuti alle ore 23:00 del sabato sera per gli interventi piu’ o meno spontanei dei singoli, ma al contrario un insieme dinamico di interventi entro cui il pubblico sceglie. Detto cio’, ed enumerate le pecche piu’ grosse dell’organizzazione, ammetto che sia stata una occasione di incontro estremamente utile e, per certi aspetti, estremamente illuminante.

Io sono arrivato venerdi pomeriggio, ma il primo giorno si e’ risolto in quattro chiacchere di presentazione coi pochi intervenuti gia’ dalla prima sera. Nulla da segnalare.

Sabato e’ stata la giornata dei lavori veri e propri. Ufficialmente avremmo dovuto aprire le discussioni alle 17:00, per permettere ai presenti di prendersi un poco di relax sulla spiaggia annessa all’ameno campeggio presso cui pernottavamo, ma ai fatti gia’ dal mattino c’e’ stato modo di confrontarsi con qualcuno. Nello specifico ho raccolto impressioni dal GULP - il LUG di Pisa – i quali paiono particolarmente attivi e che sarebbero da interrogare meglio in merito al coinvolgimento degli studenti (di cui Pisa, nota e rinomata citta’ universitaria, pullula), e da Luca Ferroni, membro attivo – anzi attivissimo – di ILS e AsSoLi nonche’ responsabile del Dossier Scuola in preparazione in vista del Linux Day 2010.

E’ giunta poi l’ora dei talks “regolari”, certo interessanti ma come detto forse un po’ troppo impostati per essere al centro di un convegno orientato non alla promozione ma alla produzione.

In primis e’ stato per l’appunto passato in rassegna il celebre Dossier Scuola, punto cardine dell’edizione di quest’anno dell’evento linuxofilo per eccellenza (il quale, nel 2010, e’ interamente dedicato giustappunto alla scuola). Esso consiste in un wiki in cui si aggregano quante piu’ informazioni possibili in merito all’utilizzo di software libero all’interno degli istituti scolastici: software consigliato, esperienze vissute, contatti e riferimenti. Contrariamente al 2009, ILS non provvedera’ a distribuire ai LUG alcun materiale stampato ma entro il 23 ottobre dovrebbe emergere un riassunto del documento impaginato e pronto per essere stampato da parte degli interessati che intendono distribuirlo. Ho raccolto qualche critica al progetto sul fatto che esso rischia di essere poco utile sia ai docenti che vogliono approfondire che ai tecnici che vogliono avere qualche direzione valida per destreggiarsi, essendo il tutto almeno apparentemente poco strutturato e difficilmente consultabile per l’occasionale visitatore, ma prima di trarre conclusioni definitive vorrei prima buttare un occhio il gia’ citato sunto stampabile per vedere come in esso i contenuti saranno arrangiati.

Parallelamente e’ stata fatta menzione a Matematica C3, ottimo esperimento di letteratura didattica Creative Commons su cui non mi dilungo supponendo che gia’ se ne parli o presto se ne parlera’ in lungo ed in largo sulla Rete a causa del suo alto potenziale rivoluzionario e distruttivo. Mi limito col dire che, indipendentemente dal successo futuro dell’iniziativa, il coraggio dimostrato da questo pugno di professori non-tecnici (ed anzi forse bisognosi di assistenza tecnologica) che si intromettono negli affari economici degli editori veri merita tutto il rispetto del mondo.

Dopodiche’ e’ stato il turno di Italo Vignoli, presidente di PLIO (Progetto Linguistico Italiano OpenOffice.org), incaricato di fornirci qualche dritta per il “marketing” del software libero. Un personaggio assolutamente singolare, almeno se visto da questa parte della barricata. Esperto di marketing, logorroico ed un pochino egocentrico, con contatti in mezzo mondo; un fuffologo professionista alla guida di una delle community simbolo del movimento freesoftware, il cui stereotipo di riferimento e’ invece sempre stato quello del nerd tecnico. Nonostante i difetti personali, se si ha la pazienza e la costanza di ascoltare e filtrare il flusso di parole che erompe dalle sue labbra se ne raccolgono infiniti aneddoti, alcuni simpatici ed altri illuminanti, e piu’ in generale fornisce buoni spunti in merito alla strategie di guerriglia markettara. E’ stato qua e la’ criticato per una visione troppo elitaria del suo settore (ottimo che ci parli di comunicati stampa, ma la community linuxara non dispone di una agenda piena di indirizzi di giornalisti da contattare…), e gli e’ stata mossa la sottile accusa di mercificare e ridurre a prodotti pubblicitari i valori e la morale propria del freesoftware (discussione che ha generato poi un movimentato dibattito, come ogni altra discussione fondata sul sesso degli angeli). Ma in generale credo sia stato l’oratore piu’ seguito ed apprezzato, non per niente lui fa le slides per mestiere.

Infine il vero outsider dell’intero evento, almeno dal mio punto di vista: Renzo Davoli. Quando il neo-presidente di AsSoLi (e’ in carica da pochi mesi) si e’ messo in posizione dinnanzi alla platea io gia’ mi aspettavo l’ennesima sciarada sul gia’ a noi sin troppo noto “Caro Candidato”, ed invece il nostro, con inusitato fair play, constatando che tutti noi gia’ conoscevamo il progetto e’ passato spedito al punto successivo della sua scaletta senza batter ciglio e senza piu’ citarlo neanche per sbaglio. In pochi minuti ha presentato una carrellata di spunti con svariati gradi di fattibilita’, dal bugtracker per le segnalazioni “politiche” (tipo la disponibilita’ di un dato software per comunicare con gli enti pubblici disponibile solo per Win32) all’ipotetica costola del consorzio CONSIP atta a promuovere servizi open alla pubblica amministrazione passando direttamente dallo snodo principale; alcuni mi sembrano interessanti piani, altri sparate esagerate, ma nel complesso e’ piacevole constatare il desiderio di diversificare l’attivita’ di un nucleo altrimenti dedito esclusivamente a portare la gente in tribunale. L’idea che mi sono fatto e’ che esso sia un elemento di rottura, assai diverso dal precedente presidente (Marco Ciurcina), molto piu’ “freesoftware” e meno “opensource”, molto piu “smanettone” e meno “avvocato”, molto piu’ incline al confronto esplicito. Impressioni, le mie, forse in parte condizionate dalla solidarieta’ professionale: il Davoli oltre che professore universitario e’ anche un attivo programmatore, uno dei pochi che mi sia capitato di trovare nelle mie peregrinazioni comunitarie, e peraltro esperto dei livelli piu’ bassi dell’architettura software (implementazioni di stack di rete, virtuosismi in user-mode…), dunque necessariamente assai competente. Almeno un paio di volte mi ha preso da parte non gia’ per commentare qualche dichiarazione o qualche posizione degli altri partecipanti alla convention, ma per chiedermi dei miei progetti in corso e per raccontarmi i suoi. Su codesto individuo dedichero’ certamente piu’ spazio nel prossimo futuro su questo blog, in quanto io credo rappresenti un tassello importantissimo nell’attuale rompicapo dei LUG italiani.

Notizia in anteprima emersa prima della cena: AsSoLi intende abbassare a 10 euri la quota di iscrizione all’associazione e annunciare tale iniziativa con una campagna mirata a stimolare nuove adesioni, di fatto accumulando in AsSoLi stessa una massa critica di persone da piazzare sulla bilancia politica qualora ci si dovesse trovare nella situazione di trattare con qualche grosso ente pubblico. Purtroppo l’informazione e’ stata menzionata proprio mentre ci si recava a tavola ed e’ stata fatta subito dopo piombare nell’oblio, dunque non c’e’ stato modo di indagare oltre, ma gia’ da solo il dato merita una riflessione da sviscerare eventualmente in futuro.

Chiusa la sessione istituzionale si e’ fatto finta di dedicare un po’ di spazio ai singoli. Una dimostrazione interattiva della Wiild (la lavagna multimediale fai-da-te e low-cost che si intende promuovere come alternativa alle costose lavagne interattive spacciate dal Governo), una marketta in merito ad un progetto quasi-profit dedito alla gestione di progetti sociali, ed in extremis l’esilarante ma indispensabile intervento dell’amico Andrea Gelmini del LUG Brescia, che dopo una scatenata battaglia personale a colpi di mail e telefonate e’ riuscito ad avere accesso ai dati della LUGMap di ILS per poterla finalmente aggiornare dopo anni di immobilita’: su questo specifico aneddoto dedichero’ certamente un altro post, in quanto la morale che narra e’ assai piu’ complessa di quanto non si voglia ammettere.

Con la mattinata ed il pranzo di domenica si e’ infine chiuso il meeting. Qualche parola e’ stata aggiunta da parte del Vignoli sul tema della promozione pura e semplice, due parole le ha aggiunte Niccolo’ Rigacci di GFOSS (altra grossa associazione linuxofila italiana, immolata ai dati ed al software geografici), e durante il pranzo abbiamo approfittato della defilazione di Menini, Davoli e Ciurcina per sparlare allegramente di ILS e AsSoLi come nella migliore tradizione.

Come si puo’ constatare leggendo questo post, che rappresenta solo un piatto elenco di cio’ che si e’ vissuto in quel di Follonica, gli spunti di riflessione ed approfondimento abbondano. E spero di riuscire ad addentrarmi in ognuno di essi su queste pagine. Non capita tutti i giorni di trovarsi a chiaccherare con alcuni degli esponenti piu’ rappresentativi (positivamente e negativamente) della community italiana in un intervallo di tempo cosi’ breve, specialmente a me che son l’ultima ruota del carro ed amo le digressioni politiche e filosofiche: dopo questi tre giorni, ne ho di che’ bloggare per tutto l’anno.

Ma prima dovro’ digerire le quintalate di frittura di mare trangugiate.

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