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C’e’ Crisi

14 luglio 2013

L’altro giorno, sulla mailing list privata della ConfSL (annuale – o quasi – conferenza accademica e para-scientifica sul mondo del software libero, gia’ citata su questo blog in occasione delle mie due precedenti partecipazioni), e’ stato ripreso il vecchio thread col quale si commentava blandamente l’annullamento dell’edizione 2013 della manifestazione con una mail in cui si legge:

Qualcuno ha voluto vedere nella mancanza di contributi un segnale della crisi e in particolare della crisi del SL (e mi ha detto che è meglio chiudere la confsl stando così le cose), ma mi risulta difficile credere che la giustificazione della lacuna stia tutta solo qui

A seguire un riferimento ad un’altra mail in cui si imputa l’ampia diserzione alla Call 4 Papers – e dunque la conseguente decisione di saltare l’appuntamento di quest’anno – alle troppo rigide regole imposte per l’ammissione delle relazioni, salvo poi far notare che le medesime regole sono state applicate anche negli anni passati, e l’invito ad aggregare l’edizione 2013 ad un’altra manifestazione italiana strettamente legata al mondo open di analoga impostazione.

Ora: se di crisi vogliamo parlare, posso affermare con una certa sicumera che non si tratta di una crisi del software libero. La crisi, se mai si volesse usare questo termine drastico, e’ della community di prima generazione.

Quella delle mailing list, del fondamentalismo, dell’autocelebrazione. E, appunto, della ConfSL, appuntamento interessante solo nella misura in cui funge da pretesto per rivedere i cari colleghi linuxari sparsi in Italia almeno una volta all’anno ma che proprio per questo motivo ha scarso traino verso i non-iniziati al ristretto circolo dell’intellighenzia linuxara. Prova ne e’, come detto sopra, che il motivo dell’annullamento dell’edizione 2013 e’ stata la mancanza di relatori: quelli di sempre han gia’ detto quello che dovevano dire, magari pure due o tre volte, e si son stancati di ripeterlo.

La soppressione, o almeno la posticipazione e l’inglobamento della ConfSL e’ solo l’ennesimo sintomo visibile del disfacimento del vecchio modello comunitario. Che segue alla desertificazione delle mailing list, e all’accantonamento delle associazioni nazionali (su cui dovro’ decidermi a scriver due righe).

Dunque? Niente ConfSL vuol dire che il software libero e’ morto?

Sicuramente son lontani i tempi dell’entusiasmo e delle belle speranze, delle promesse di un mondo migliore espresse a colpi di 300 mail al mese sulle mailing list nazionali. Eppure gli stimoli che arrivano dal mondo esterno tutto fanno pensare tranne che ad una crisi. Vuoi le periodiche notizie di adozione di software libero da parte di alcune amministrazioni. Vuoi le mail private che sporadicamente ricevo da parte di giovani virgulti intenzionati – bonta’ loro… – a fondare un nuovo LUG nella loro citta’. Vuoi le mailing list di approccio piu’ pratico e non popolate di soli nerd (una per tutte: la lista WiiLD) che continuano ad erogare centinaia di mail al mese. Vuoi la recente esplosione di interesse intorno a quella che genericamente viene chiamata “cultura maker” – ovvero Arduino, la stampa 3D, i FabLab… Opensource allo stato solido – che permette di tornare a riempire i seminari ed i workshop organizzati, anche, dai LUG e di raggiungere un pubblico piu’ ampio che mai.

Il paradigma di riferimento e’ cambiato e continua a cambiare. Volersi ancorare alle vestigia di una community che non c’e’ piu’ non e’ utile, ne’ lungimirante e’ tentare di salvarle a tutti i costi senza badare alle tendenze – e ancora piu’ alle esigenze – odierne.

La crisi c’e’. Ma del metodo, non dell’idea.

Statisticamente

1 maggio 2013

Oramai sempre piu’ spesso ripeto che ho smesso di credere nelle mailing list come mezzo di coordinamento ed organizzazione per la community linuxara italiana. E non si tratta di una opinione immotivata, magari sottilmente dettata dall’abitudine ad un mezzo di comunicazione antico come l’opensource o peggio di una velleita’ pseudo-innovativa verso altri strumenti piu’ social 2.0 (di cui peraltro non me ne viene in mente nessuno altrettanto efficiente), bensi’ di una constatazione statistica.

Fatti 100 gli iscritti ad una mailing list linuxara (ed intendo una lista nazionale qualunque), il pubblico e’ sommariamente cosi’ ripartito:

  • 80 lurker. Non scrivono mai, o forse hanno scritto una volta in tre anni, e neppure sempre leggono. Me ne sono capitati alcuni che nelle rispettive caselle di posta hanno impostato un filtro che redirige i messaggi destinati alla lista cui sono iscritti direttamente nel cestino. Altri, i piu’, si sono registrati per “tenersi informati”, ovvero sapere di cosa stanno parlando gli altri, e questo in generale e’ un sintomo della mancanza di altri canali di informazione interni alla community stessa. Nella maggior parte dei casi, la loro presenza e’ uno spreco di risorse in termini di banda per inoltrare le mail in transito
  • 10 commentatori allo sbaraglio. Persone che, quasi sempre in buona fede, fanno commenti fuori luogo, pubblicano opinioni inutili e banali, condividono proposte impossibili da attuare e senza una visione di insieme, salvo poi scomparire nel momento in cui c’e’ da metterle in atto. Sono coloro che, nell’intimo, realmente sono convinti di star dando un contributo alla community e alla crescita del software libero semplicemente dicendo la loro e partecipando al discorso. All’implementazione ci pensera’ qualcun’altro (quasi sempre qui ci si appella a “quelli di ILS”). La mia preferita e’ certamente Elena of Valhalla
  • 5 troll. Inconsapevoli e non. Scrivono per affossare qualsiasi idea, adducendo a qualsiasi motivo, spesso con toni arroganti e altre volte saccenti. In questa categoria si concentrano soprattutto i “Tutori della Liberta'”, quelli per i quali Stallman ha sempre ragione (a prescindere) e scrivere Linux anziche’ GNU/Linux e’ un peccato mortale. Sono la causa principale del progressivo spopolamento delle mailing list: i loro interventi a gamba tesa fanno desistere qualunque altro aspirante partecipante – magari non ancora iniziato ai misteri della Sacra Terminologia – a dire la propria. Tra questi mi e’ impossibile non citare Grillini in qualsiasi lista @linux.it, Menardi del gruppo WiiLD e Bertorello su Discussioni@AsSoLi
  • 3 sono quelli che cercano di portare ad un dialogo costruttivo, o meglio ad un dialogo che possa servire a costruire qualcosa. E non mi riferisco solo al “costruire opinione”, ma a far uscire dal gruppo di persone un risultato tangibile che possa avere un impatto anche fuori dal canale. Menzione d’onore qui per Menini, Ruffoni e anche per Salvi (che non sempre riesce, ma e’ estremamente apprezzabile come almeno ci provi)
  • 2 spammer. Scrivono al quasi esclusivo scopo di mettere in evidenza il proprio progetto / il proprio sito / la propria associazione, approfittando dell’ampio pubblico papabile raggiungibile comodamente per mezzo della lista. Gli spammer ruotano abbastanza rapidamente nel tempo: vedendo che nessuno mai se li fila, cedono nella loro attivita’ promozionale e lasciano il posto al prossimo esponente di categoria. Emerita eccezione alla regola: Fioretti in lista Discussioni@AsSoLi, un sempreverde che da anni impassibilmente tenta di portare qualsiasi conversazione in corso sul proprio blog personale. Sulla lista NeXa – non propriamente linuxara, ma attinente – la proporzione spammer / lurker e’ invertita

Date queste precondizioni, e’ evidente che difficilmente qualcosa di buono possa uscire ad oggi dalle mailing list: la situazione e’ “fucked up beyond any repair“, qualche minore intervento correttivo puo’ essere operato (nell’ultimo mese ho inviato due richiami formali a due membri di LinuxDay-Idee dal linguaggio poco consono) ma nulla che possa invertire la tendenza.

Del resto, servirebbe a qualcosa? Gia’ oggi un messaggio pubblicato sulla pagina Facebook del Linux Day raggiunge un pubblico assai piu’ ampio (e variegato, non composto da soli nerd accaniti) che non LUG@ILS, LinuxDay@ILS, Scuola@ILS e Discussioni@AsSoLi messe insieme (assunto che buona parte degli iscritti a tali liste sono sempre gli stessi), e altrettanto si puo’ dire della newsletter ILS. Certo questi sono canali per lo piu’ monodirezionali, che lasciano poco spazio al confronto, ma intanto anche sulle liste – come dimostrato sopra – il confronto e’ oramai morto ed allo stesso tempo le comunicazioni uno-a-molti permettono di isolare piu’ facilmente troll, spammer e tutto quel rumore di fondo che ha tenuto lontani i profani per tutto questo tempo.

Io stesso mi trovo sempre meno spesso a chiedere commenti o pareri su una delle numerose liste cui sono iscritto. Perche’ dopo anni che provo a farlo ben raramente ho trovato un riscontro ed ottenuto delle ispirazioni determinanti (per non parlare di collaboratori), perche’ mi sono stufato di leggere sempre le stesse risposte (anche a domande diverse!), e perche’ costruire un consenso e’ estremamente difficile e comunque l’eventuale decisione presa sara’ comunque contestata aspramente da altri, dunque tanto vale saltare la velleitaria fase di confronto ed arrivare direttamente ai fatti. Statisticamente, non puo’ funzionare.

Duecento al Giorno

14 aprile 2013

Circa tre settimane fa ho messo online il nuovo linux.it (nonche’ il nuovo ils.org), sito gestito storicamente da Italian Linux Society. Agganciandogli un tracker Piwik per monitorare l’andamento delle visite. Ed e’ dunque giunta ora di iniziare a trarre qualche spunto dalle statistiche che iniziano ad emergere.

Fino a meta’ dello scorso anno, la homepage del sito era questa. Qualche link sparso, meta’ dei quali riguardanti Italian Linux Society stessa (statuto, regolamento, dettagli burocratici…), un focus sul Linux Day dell’anno corrente, e poco altro. Poco dopo essere entrato nell’associazione ho messo mano al layout della pagina dando maggiore visibilita’ almeno al link verso la LugMap, e subito le visite alla mappa linuxara hanno iniziato ad incrementare leggermente (laddove prima il principale referrer era linuxday.it). L’aspetto odierno non ha nulla a che vedere con la vecchia istanza: tutte le informazioni relative all’associazione sono state trasferite in un sito dedicato (ils.org, appunto, sinora utilizzato solo per ospitare una pagina bianca con un link a linux.it) ed i contenuti sono stati stravolti, tenendo conto del pubblico – maggioritario – che approda sulla piattaforma cercando la parola “linux” su Google.

Guardando le summenzionate statistiche Piwik, emerge che linux.it riceve poco meno di 200 visite al giorno. Non cosi’ male, per un sito che fino a ieri aveva informazioni assolutamente irrilevanti… La stragrande maggioranza del traffico proviene appunto dal ben noto motore di ricerca, e piu’ della meta’ da utenti che usano Windows (XP o 8). La pagina piu’ visitata dopo la home e’ quella che descrive – a grandissime linee – cosa sono Linux ed il software libero, ed a giudicare dal tempo medio trascorso sulla pagina si direbbe che la gente si fermi davvero a leggere cosa ci sia scritto. Nelle prime due settimane si sono registrati al servizio di newsletter e notifica eventi linuxari 30 persone, cui ho aggiungo i circa 1500 che avevano lasciato il proprio indirizzo mail sul sito Linux Day in occasione dell’edizione dello scorso anno. Ieri, introducendo un nuovo evento con sede a Fabriano, sono stati spediti 10 inviti.

Non stiamo parlando di numeri eclatanti, e’ evidente, ma del potenziale a disposizione. Le persone interessate ci sono, e pure tante, occorre solo intercettarle e fornirgli cio’ che stanno cercando: qualche definizione, qualche link, ed un modo per mettersi in contatto con gli “esperti” locali.

Con questi dati in mano vedro’ prossimamente di ottimizzare i contenuti, al momento piuttosto scarsi, per dare maggiore evidenza a quelli strategici (il calendario degli eventi linuxari in primis) e cercare di dare risposte alle domande piu’ frequenti (a occhio pare che la prima preoccupazione degli aspiranti utenti liberi sia quella di avere Linux in italiano…). Non al fine di ottenere piu’ visite, ma al fine di soddisfare quelle che gia’ ci sono. Perche’ prima ancora di voler portare il tema della liberta’ del software ad un pubblico nuovo da andarsi a cercare, e’ forse opportuno riuscire a gestire decorosamente il pubblico vecchio che viene a cercare noi.

La Parola d’Ordine

25 giugno 2012

Questa settimana, da giovedi 21 a sabato 23, sono stato ad Ancona per la ConfSL 2012. Una permanenza piu’ lunga rispetto alla passata esperienza di Bologna 2009, e maggiormente vissuta, dunque con considerazioni finali diverse. Ma non migliori.

La parola d’ordine dell’intera manifestazione e’ stata “do-ocracy”, neologismo importato nel nostro mondo da Stefano Zacchiroli (attuale leader del progetto Debian, orgoglio linuxaro italiano, nonche’ relatore del keynote di sabato) per sottolineare l’importanza di fare piu’ che di discutere. Anche se, tanto per cambiare, il motto e’ rimasto una dichiarazione di intenti piu’ che un traguardo raggiunto.

La giornata dedicata alla community, quella di giovedi 21, e’ andata pressoche’ deserta. Se presso la LUGConf del capoluogo romagnolo avevo contato una trentina di nerd, in questa occasione la platea era dimezzata (arrotondando per eccesso). Certamente piu’ pacata e moderata della scorsa volta, ma non molto piu’ produttiva. Il giro di presentazione dei presenti si e’ dilungato nella solita gara a chi piu’ si dimostra aderente ai principi pseudo-filosofici del freesoftware, e non senza qualche infondata polemica su ILS e l’annosa questione del GNU/LinuxDay (sempre la stessa spina nel fianco), si e’ aperta una parentesi sul protocollo di intesa attualmente in fase di elaborazione tra AsSoLi/ILS/AISL e Ministero dell’Istruzione (benche’ sia per ora prematuro parlarne diffusamente), e’ stato raccattato un consenso stentato sul fatto di avere un “tavolo” delle maggiori associazioni nazionali che funga da referente nei confronti delle istituzioni quale appunto il Ministero (anche se non e’ chiaro da chi dovrebbe essere costituito e come dovrebbe agire), tra mille inutili dettagli implementativi si e’ giunti alla conclusione che sarebbe opportuno potenziare il grado di automazione nell’aggregazione dei contenuti tra LUG (cfr. il mio esperimento su calendar.lugmap.it) e poco altro.

Venerdi e sabato si sono svolti invece i talks in programma, al solito senza particolari novita’ (ma non e’ cosa nuova, e’ lo stesso che come gia’ detto succede anche al FOSDEM o presso qualsiasi altra conferenza che tratta di argomenti che nascono, si evolvono e vengono quotidianamente commentati sull’Internet), pertanto ho cercato di cavar qualcosa almeno dalle public relations. Cavandone contatti con Mozilla Italia per un possibile prossimo workshop a Torino, con i simpatici membri di GFOSS.it, con una consigliera del Comune di Rivalta (nei pressi di Torino) interessata alla migrazione, e l’iscrizione a ILS di Claudio Carboncini – rappresentante del progetto Matematica C3.

Cio’ che e’ realmente mancato a mio avviso e’ stato il perseguimento di un obiettivo politico, che sarebbe stato conveniente cercare data la presenza di Mario Paglialunga, Assessore con delega al Software Libero del Comune di Fabriano (a quanto ne so, il primo ed unico in Italia con tale carica) alla tavola rotonda di chiusura della conferenza. Strappare a lui una promessa o almeno una posizione in sede di ConfSL sarebbe stato utile per dare risalto mediatico all’interesse dimostrato da una piccola citta’ marchigiana sul tema per stuzzicare, per dirne alcuni, i sindaci Marco Doria di Genova (recentemente eletto, che nel suo programma elettorale aveva messo anche opendata e opensource), Federico Pizzarotti di Parma (discusso e contestato esponente del Movimento 5 Stelle, dunque inevitabilmente coinvolto) o Pietro Fassino di Torino (citta’ in cui da anni oramai ce la menano con la storia della “smart city”) e, chissa’, almeno tentare di poggiare la prima pietra di una rete – piu’ politica che tecnica, ma non per questo meno desiderabile – di “comuni liberi” che potessero accollarsi un poco a testa l’impegno di implementare uno stack pienamente open per le amministrazioni locali. Cosa che ancora manca, e di cui pesantemente si sente l’assenza proprio ora che qualche timida richiesta arriva dai funzionari comunali finalmente convinti delle opportunita’ esistenti.

Ma non voglio imputare nessuno delle mancanze, vere o presunte. Anche perche’, come si suol dire, del senno del poi son piene le fosse. Questa volta voglio personalmente accollarmi la responsabilita’ dei traguardi raggiungibili ma non raggiunti. Mia la colpa di non aver assistito Luca “Fero” Ferroni, coordinatore e jolly della conferenza stessa, nella moderazione della prima giornata dedicata alla community e non aver introdotto toni piu’ secchi per stroncare le vuote chiacchere. Mia la colpa di non aver preteso sabato la parola per chiedere direttamente una dichiarazione “spendibile” al suddetto assessore. Mia la colpa di non aver giocato d’anticipo sulla del tutto prevedibile mollezza degli obiettivi.

Perche’ in regime di “do-ocracy” non ci si lamenta. Si fa e basta.

La Direzione

3 giugno 2012

Da giovedi 3 maggio, ovvero da un mese, sono nel direttivo di Italian Linux Society.

La storia sarebbe lunga da raccontare, ma per ora basti sapere che (ufficialmente…) tutto e’ iniziato con questo post di gennaio.

Con me sono stati eletti Maurizio Napolitano (nuovo presidente, gia’ acclamato dalle folle festanti), Antonio Gallo, Stefano Canepa, ed il compagno di avventure Andrea Gelmini. Un cambiamento radicale, senza nessuna soluzione di continuita’ con il precedente direttivo ne’ tantomeno con la successione storica, in cui sono finito anche io che son socio effettivo praticamente dall’altro ieri.

E’ passato un mese, nel frattempo sono stato nominato pure “Direttore” (di fatto colui che si occupa dei nuovi soci, dei conti, delle ricevute e quant’altro), il passaggio di consegne va a rilento un po’ per causa mia – che invece di pensare a sistemare le questioni burocratico/amministrative mi sono lanciato sui progetti per l’avvenire a breve, medio e lungo termine – ed un po’ perche’ a nessuno sono chiari i ruoli passati, gli incarichi assegnati e le risorse esistenti che ci sono state lasciate in gestione dunque talvolta neppure noi sappiamo esattamente a chi chiedere cosa.

Nonostante cio’, almeno sul fronte delle public relations iniziamo in modo quantomeno decoroso. Mi e’ capitato di scambiare quattro chiacchere con Renzo Davoli, attuale presidente di AsSoLi (l’altra realta’ pro-freesoftware nazionale di rilievo), e mi e’ parso non solo favorevole ma anzi desideroso di una maggiore collaborazione tra i due enti. Frequentemente sento Luca Ferroni, quest’anno coordinatore della ConfSL di Ancona, e benche’ ILS anche nel 2012 non comparira’ nell’elenco dei supporters principali della manifestazione pare che figurera’ tra i ringraziamenti ufficiali. Mentre e’ gia’ stato approvato il patrocinio a Didattica Aperta, evento interamente dedicato al software libero nella scuola previsto per settembre/ottobre in quel di Mantova. E alla prossima riunione del direttivo, in programma per la seconda settimana di giugno, portero’ all’attenzione dei miei colleghi uno spunto di collaborazione arrivato dai volontari italiani di OpenStreetMap sulla mailing list della LugMap qualche tempo fa.

Il lavoro, certo, non manca. E partiamo da zero. Se non anche un passo indietro. Siamo perennemente a corto di grafici e designers che ci diano una mano con la realizzazione del materiale sia web che di stampa promozionale. Siamo alla ricerca di qualcuno competente in materia di comunicazione, cui delegare la diramazione dei comunicati stampa per le prossime iniziative e campagne. Il sito che risponde al dominio linux.it, come noto ed evidente a qualsiasi visitatore di passaggio, e’ completamente da rifare. Ma la volonta’ non manca, i buoni propositi neanche, ciascuno dei nuovi consiglieri ha una sua propria lista di cose da fare e/o che vorrebbe fare ed un poco alla volta i pezzi si rimettono insieme.

Dopo anni di torpore sembra che il momento della redenzione di cui appunto parlavo a gennaio sia arrivato. O almeno si approssimi.

Redenzione

27 gennaio 2012

Da tempo ho raggiunto ed oltrepassato la soglia di sopportazione sullo sciagurato stato in cui versa Italian Linux Society. Sia perche’ l’immobilismo e l’indifferenza della prima e piu’ grande associazione pro-linuxara in Italia e’, per usare un eufenismo, imbarazzante. Sia perche’ a suddetta inedia tendo ad imputare (a torto o a ragione, vedete voi) quella del resto della community, soprattutto dei gruppi piu’ piccoli e con scarsa iniziativa interna: senza spunti non c’e’ una direzione, senza direzione non c’e’ azione, senza azione ci si riduce a guardarsi in faccia l’un l’altro o, nella migliore delle ipotesi, a piagnugolare e lamentarsi sulle mailing list di nerd quando giunge notizia di questo o quell’accordo tra Governo e MultinazionaleAmericanaConSedeARedmond(OACupertino) e simili.

Piu’ recentemente a questi motivi se ne e’ aggiunto un altro: la consapevolezza che questo stato di cose non e’ minimamente percepito da coloro che potrebbero porvi rimedio.

Nelle ultime settimane ho avuto modo di esporre il mio disagio a piu’ di un membro del Direttivo ILS, e in assoluto la frase che piu’ spesso mi son sentito dire, ripetuta come un mantra, e’ stata “Non e’ colpa del direttivo e/o del presidente, ma dei soci dell’associazione che non si muovono”. Dichiarazione da cui non puo’ emergere altro che disappunto.

In primis, perche’ evidentemente invece di cercare le cause del problema si cercano capri espiatori. “Non sono stato io” e “Non e’ colpa mia” sono decisamente le espressioni piu’ amate dagli italiani: in tutti i casi l’importante non e’ risolvere ma tirarsene fuori, e far cadere la responsabilita’ su qualcun’altro, al quale fantomatico qualcun’altro spetta di individuare spontaneamente la soluzione. Ma dal Direttivo, in quanto Direttivo, sarebbe legittimo aspettarsi un atteggiamento piu’ propositivo, proattivo, e magari anche creativo. Atteggiamento che non ho mai avuto il piacere di riscontrare.

Tutto questo, quel “i soci” citati, comunque implicherebbe il presupposto che ILS sia una entita’ chiusa ed isolata. Cosa che non e’. Il secondo motivo di perplessita’ nei confronti della scusa accampata sta nel fatto che evidentemente il Direttivo non si capacita del fatto che le persone attive sono attive indipendentemente dal fatto che abbiano o non abbiano una tessera associativa in tasca, e neanche si capacita del suo ruolo di riferimento primario sull’intera scena freesoftware italiana. Gli Users Groups che ogni anno aderiscono al Linux Day, iniziativa promossa appunto dall’associazione nazionale ed unica nel suo genere, sono piu’ di 100, ed ho seri dubbi che tutti abbiano almeno un socio ILS al loro interno. Cosa sarebbe ILS senza di loro? E cosa sarebbero loro senza ILS? La percezione e’, ahime’, famigliare: la Society stessa soffre della sindrome di autoreferenzialita’ gia’ commentata e rintracciata in svariati altri gruppi minori. Le idee – se e quando ci sono – nascono all’interno, vengono discusse all’interno, e muoiono all’interno, senza mai neppure tentare un approccio di apertura nei confronti di coloro che pur stando fuori potrebbero essere interessate.

Ma facciamo finta che davvero i soci non collaborino. Ed ipotizziamo per assurdo che gli esterni siano stati opportunamente stuzzicati ma non vogliano saperne. E teorizziamo che un bel giorno due disgraziati (per esempio: uno di Torino ed uno di Brescia) spuntino fuori dal nulla ed esprimano, spontaneamente, il desiderio di restaurare la LugMap, sito fondamentale per informare i potenziali interessati al mondo linuxaro e guidarli verso il piu’ vicino Users Group ma, in anni di indifferenza, ridotta ad un cumulo di links defunti e in sedoparking. La reazione naturale dovrebbe essere “Gioia e tripudio! Tenete, figliuoli, il numero di telefono del sistemista del server, onde potervi organizzare per la messa online dei contenuti aggiornati! Siate benedetti!”, giusto? E invece no. La LugMap l’abbiamo rifatta per davvero, Andrea Gelmini del LugBS ed io, ma tra la negazione del database originale prima e la negazione dei riferimenti dell’addetto tecnico dopo e’ stato necessario quasi un anno prima di vedere le nuove pagine pubblicate. Un anno di mail e telefonate, conclusosi non gia’ per concessione ma perche’ siamo andati a cercarci da soli il sistemista in persona bypassando l’intero Direttivo e nella fattispecie il Presidente. Qui e qua tutti i dettagli della storia. Dovrebbe essere questo il trattamento riservato ai pochi che dimostrano buona volonta’? La diabolica “colpa dei soci” dovrebbe essere quella di non supplicare a sufficienza per ottenere quello straccio di risorsa che eventualmente chiedono per poter svolgere la propria opera a nome (e nel nome) di ILS?

Mi piacerebbe molto vederli, questi soci fannulloni, nullafacenti e magari pure boicottatori. Vedere cosa transita sulla loro mailing list privata, e vedere qual’e’ stata la loro reazione a fronte della quantita’ di proposte concrete che certamente (…) sono transitate negli ultimi mesi. Ma non posso: benche’ io stesso sia stato iscritto a ILS (da novembre, a detta del Presidente) ancora non sono stato ammesso al club in quanto non ho una casella di posta @linux.it (prerogativa appunto dei membri), la quale casella di posta e’ stata piu’ volte sollecitata in quanto, come ovviamente esplicitato, mi occorre un indirizzo istituzionale per iniziare a contattare i potenziali sponsor nazionali del Linux Day 2012, di cui mi sono preso in carico il coordinamento (io in qualita’ di socio fancazzista ricolmo di colpe) constatando la catalessi totale del Direttivo cui sarebbe naturalmente demandato il compito – praticamente, l’unico che dovrebbero svolgere durante tutto l’anno – e l’antica abitudine di iniziare ad occuparsi dell’evento ottobrino a meta’ settembre.

In piu’ di dieci anni di Society, i nomi circolati all’interno del Direttivo saranno si e no otto. Ed il Presidente e’ sempre stato lo stesso. Dal 2004, il risultato e’ stato spannometricamente questo. Data l’attuale disponibilita’ di gente motivata e volenterosa – tra cui ho l’arroganza e la presunzione di contare anche me stesso, ma svariati altri potrei nominarne – non sarebbe molto piu’ rapido attuare un cambio della guardia radicale e metter direttamente in loro mano risorse, contatti e potere decisionale anziche’ predicare la propria indifendibile innocenza e continuare ad ostinarsi a fungere da collo di bottiglia?

Dal basso della mia posizione non posso far altro che continuare a sbattere la testa sul coordinamento Linux Day, sul costante miglioramento della LugMap e sul progressivo popolamento della piu’ recente BusinessMap. Per la cancellazione delle mie colpe, in quanto pentito e contrito di non aver ancora evidentemente fatto abbastanza. Ma credo – sento, percepisco, predico – che la community abbia scontato i suoi anni di Purgatorio, e sia oramai pronta a redimersi.

Non e’ il Pirelli

28 dicembre 2011

Come ogni fine dell’anno iniziano a spuntare nelle edicole (e nelle cronache) i calendari per l’anno successivo, ed in questo post introduco una novita’ che per lungo tempo ho tenuto nel cassetto, di cui forse ho in passato fatto rapidissimo cenno su questo blog, e che, approfittando delle festivita’, mi sono finalmente deciso ad implementare e pubblicare. Ovvero: il calendario degli eventi linuxari in Italia.

Benche’ ancora imperfetto, e soprattutto privo di foto di donnine succintamente vestite, l’intento dell’iniziativa e’ quello di tenere traccia delle varie attivita’ pro-linuxare che nel corso dell’anno si svolgono nel Bel Paese, aggregarle e riesporle. Sia per dar loro maggiore visibilita’ che per avere una idea un poco piu’ chiara di cosa si fa (e dove) oltre al solito Linux Day di ottobre. Gli annunci degli eventi vengono pescati dal Planet di LugMap.it, per ora a mano ma nel prossimo futuro spero in modo un pochino piu’ automatico, e riscritti in un file simil-CSV (ovviamente pubblico) da cui viene generata una mappa ed una tabellina del mese corrente, quello passato e quello futuro. Prossimamente mi ingegnero’ per mettere insieme un widget web embeddabile simile a quello gia’ esistente per i LUG.

Gia’ ad agosto ho iniziato ad estrapolare gli annunci degli eventi dal feed dell’aggregatore, e posso iniziare a fare almeno tre considerazioni.

La prima e’ la conferma di quanto precedentemente notato in merito al grado di partecipazione ed azione dei gruppi italiani. Sebbene le suddette tabelline mensili potrebbero risultare come un messaggio positivo, in quanto molte – quasi la meta’ – sono le caselle colorate che indicano i giorni in cui da qualche parte si e’ svolta o si svolgera’ una attivita’, e’ anche vero che i nomi che ricorrono son sempre gli stessi (neppure una frazione dei 190 attualmente indicizzati nella LugMap), e comunque in numero irrisorio rispetto appunto alla quantita’ di potenziali animatori della vita linuxofila nazionale. Insomma: qualcosa si fa, ma solo pochi lo fanno.

Per dovere di cronaca va detto comunque che solo 114 sono i LUG / associazioni / gruppi informali che al momento prendo in considerazione per l’analisi e l’estrazione degli annunci, ovvero quelli che rientrano entro i termini per l’inclusione in Planet LugMap. In breve: quelli che hanno un feed RSS valido sul proprio sito. E qui veniamo alla seconda considerazione. Su 190 enti schedati, 76 non sono stati in grado di adottare mezzi di divulgazione consoni. O meglio: molti di questi 76 usano un wiki (nella maggior parte dei casi, MediaWiki) come piattaforma principale, altri si appoggiano ad accrocchi PHP fatti in casa o su CMS obsoleti cui manca l’esportazione RSS, tutti strumenti di publishing forse comodi ma decisamente inadatti per permettere la propagazione dei propri contenuti su aggregatori (web e non) e collettori di notizie. Le probabilita’ di raggiugere un pubblico che vada anche di poco al di la’ del solito giro di amici e simpatizzanti sono nulle. Per i casi speciali (ad esempio: l’adozione di piattaforme di blogging opportune e la presenza di feeds validi, ma che per un motivo tecnico o per l’altro non sono ancora stati inclusi nell’insieme di riferimento di Planet LugMap) ho gia’ provveduto a mandare segnalazioni e periodicamente torno ad insistere sul tema coi recidivi, ma almeno un terzo del totale risulta sempre tagliato fuori da ogni sforzo di raccolta.

E – terza considerazione – pure laddove riuscissi a collezionare e vagliare le news di ogni singolo gruppo italiano comunque non andrei molto lontano, in quanto la maggior parte delle segnalazioni vengono pubblicate il giorno prima dell’evento, massimo con due giorni di anticipo. In principio lo script di sincronizzazione del sito online con il repository git di origine, nonche’ la rigenerazione del feed di Planet LugMap, avveniva una volta al giorno, piu’ precisamente alla sera; sono stato indotto ad eseguirla ogni tre ore, durante tutto l’arco della giornata, appunto per aumentare le probabilita’ di riuscire ad indicizzare un evento prima che esso si manifesti, ma ovviamente questo incide solo marginalmente sulle probabilita’ di intercettare del pubblico interessato entro un intervallo cosi’ breve di tempo. Anche questo fattore, tra gli altri, delinea la scarsa attenzione prestata al coinvolgimento di membri esterni alla solita combriccola di amici ed alla divulgazione presso i curiosi: decisamente non e’ possibile pretendere che magicamente un cittadino della propria citta’ che vorrebbe saperne qualcosa di piu’ su Linux venga informato di una attivita’ pubblica entro 24 ore ed in tali 24 ore riesca pure ad organizzarsi per partecipare.

Nel prossimo periodo conto di migliorare Calendar LugMap, ma soprattutto di promuoverlo sull’Internet italiana chiedendo la collaborazione di bloggers e LUG consenzienti. Ovviamente per potenziare i canali comunicativi della nostra community, ma anche – non lo nascondo – per indurre qualcuno a porsi qualche domanda e a cercare di perfezionare un poco i canali comunicativi propri.

E presto o tardi pensero’ anche alle donnine poco coperte…

Fuggi Fuggi

19 dicembre 2011

Gia’ ho fatto cenno alle vicende che hanno riguardato, riguardano e riguarderanno il coordinamento nazionale del Linux Day, per cui ho ricevuto mandato informale a fine ottobre e che si svolge su una mailing list pubblica e debitamente promossa nel giro di gruppi organizzatori, e dopo il primo mese e mezzo di attivita’ ne espongo un nuovo commento aggiornato. Tutt’altro che positivo ed entusiasmante.

Gia’ il 30 ottobre scrivevo “non sono cosi’ sprovveduto da aspettarmi per davvero un aumento del grado di partecipazione attiva“, ma confesso che almeno all’epoca un pochino ci speravo. Oggi posso confermare in via definitiva il fatto di essere uno sprovveduto.

Esempio pratico numero 1: lo script per le mail.

Era (ed e’) mia intenzione fare in modo che i LUG ricevano mail di notifica man mano che si raggiungono le varie tappe della roadmap, in modo da ricordargli nella maniera piu’ diretta possibile il fatto di prenotare la location, inviare le richieste di patrocinio e questioni simili. Per comodita’ pensavo di gestire tali invii con uno script automatico, qualcosa di molto banale ma destinato a sgravare anche questa incombenza (suscettibile di dimenticanze) dalle persone fisiche. Appena ne ho avuto l’occasione ho esplicitamente tentato di coinvolgere un potenziale volontario entusiasta sulla mailig list, con il preciso intento di delegare tale semplicissimo e rapido task a qualcuno e fargli fare qualcosa di pratico. Ne e’ scaturita una discussione di sei mail (!): nella quarta il personaggio enumerava una serie di requisiti che andavano molto al di la’ della necessita’ incombente, sovra-ingegnerizzando quello che avrebbe dovuto essere il piu’ cretino degli script; nella quinta, con molta pazienza, ho fornito una serie di specifiche talmente dettagliata che se lo avessi implementato io ci avrei messo la meta’ del tempo; nella sesta, il Signor SiSiLoFaccioIo linka uno script totalmente scorrelato e conclude con “No, non lo modifico io che al momento se non muoio è solo perché non ho tempo. Vien da chiedersi come abbia fatto allora a farsi tutte le seghe mentali che hanno generato la suddetta quarta mail. Nessun’altra reazione utile da tutti gli altri iscritti alla mailing list. Ad oggi, lo script e’ ancora da fare.

Esempio pratico numero 2: il tema 2012.

Come si sa, il Linux Day 2011 non ha avuto un tema nazionale unico. Nessuno si e’ preso la briga di sceglierlo e comunicarlo. Non so se sia meglio questo, o quel che e’ capitato nel 2010: scelto il tema, e’ stato annunciato 60 giorni prima dell’evento o anche meno. Sta di fatto che per il 2012 ho ben pensato di attivarmi subito, onde permettere a tutti di avere svariati mesi a disposizione per individuare i relatori piu’ adatti e/o studiarsi gli argomenti specifici. Ho aperto la discussione sulla solita mailing list, ed hanno iniziato ad affluire le proposte. Ovviamente tutti hanno detto la propria ma pochi hanno commentato quelle degli altri: tante idee, anche balzane, e poco consenso. E’ emerso dunque il bisogno di procedere per votazione, come e’ stato poi fatto, ma ben sapendo che una volta definito il tema ci sarebbe stato bisogno di qualcuno che poi producesse il materiale da mettere in condivisione ho avuto l’accortezza di accetare solo le proposte percui c’era qualcuno esplicitamente offerto come volontario. Risultato: insieme ristretto da cinque a due opzioni. E una delle due l’ho sostenuta io. Per la cronaca, la consultazione pubblica ha avuto come esito “Software Libero per la Piccola e Media Impresa”. Nonche’ svariate altre mail di idee su idee (e nessuna offerta di coinvolgimento pragmatico) giunte a “urne aperte”, che ho deliberatamente ignorato.

Se prima pensavo sarebbe stato difficile, ora inizio a credere che allestire un Linux Day nazionale degno di questo nome sia del tutto impossibile. Perche’ il grado di partecipazione non e’ basso, bensi’ del tutto inesistente. Quasi tutte le proposte vengono accolte con plausi e commenti interessati, ma nel momento in cui si solleva la questione “Ok, ottimo, adesso chi se ne occupa?” intorno trovo solo terra bruciata. Per scrivere mail di lodi o critiche, talvolta anche lunghe ed elaborate, tutti hanno sempre regolarmente il tempo; per dedicare mezz’ora della propria esistenza per svolgere un task pratico, no.

Gia’ oggi so che almeno tre quarti delle idee oggi in ballo cadranno nel vuoto, ed il restante quarto dovra’ essere messo insieme all’ultimo momento dai soliti tre o quattro volenterosi che si fanno sentire poco in lista ma che all’occasione si attivano. E che ad ottobre 2012 pioveranno le critiche sull’inefficienza e l’inadeguatezza del coordinamento nazionale, come gia’ e’ capitato tra le risposte al Questionario 2011.

Purtroppo non esiste soluzione a tale drammatico stato di cose. Se non quella di agire con polso fermo, fissarsi delle scadenze e rispettarle ad ogni costo, far capire in modo netto che se una proposta non e’ accompagnata dalla relativa realizzazione pratica essa va a farsi benedire dunque se non si e’ disposti a prendersene carico tanto vale dichiararla. Smettere di assecondare le richieste strampalate ed i piagnistei. E se tale atteggiamento semi-totalitario comportera’ un fuggi-fuggi generale da parte di chi non e’ disposto a sottostare al regime, tanto di guadagnato: meglio pochi ma buoni che tanti ma pessimi.

Il Giorno Piu’ Lungo

30 ottobre 2011

Ultimamente ho scritto poco sul blog, in quanto sono stato immensamente occupato nel seguire il Linux Day di sabato 22 ottobre. Dopo l’esperienza 2010 in quel di Brescia sono tornato al coordinamento di Torino, nonche’ a seguire la manifestazione nazionale (con buona pace del direttivo ILS…), e non ho potuto far altro che constatare quanto la situazione sia drammaticamente peggiorata.

A Torino il livello di partecipazione nell’organizzazione non e’ mai stato molto elevato, ma e’ addirittura calato nel tempo. Un po’ per la mancanza di leadership (che volente o nolente ci vuole sempre, anche in pieno regime di democrazia), un po’ perche’ volutamente le discussioni sono state progressivamente portate al di fuori della mailing list pubblica onde evitare polemiche e critiche sterili da parte dei trolls (i quali non mancano mai), un po’ perche’ non c’e’ stata la benche’ minima attenzione nell’allargare il bacino di persone coinvolte e per ovvie e note motivazioni generazionali chi aveva tanto tempo da perdere cinque anni fa adesso o studia all’universita’ o lavora o peggio ha messo su famiglia. In particolare nel 2011 si e’ osservata una defezione massiva dei “veterani” (potrei aggiungere “non casuale”, ma sorvolo…) e l’avvicinamento di qualche giovane, ma benche’ il numero di volontari presenti sia stato mediamente sempre lo stesso si e’ perso tantissimo in termini di “esperienza sul campo” e sono stati ripetuti numerosi errori gia’ visti in passato.

A livello nazionale, i casi virtuosi si contano sulle dita di una mano. Lodevole l’aggregazione di piu’ realta’ linuxofile visto a Milano, meravigliosa l’iniziativa della tre-giorni di attivita’ gestita a Terni, degna di nota la minuziosa organizzazione di Galliate, e… Poi? Statistiche alla mano, siamo ancora al palo. Sia in termini di contenuti offerti che di interesse del pubblico. Il direttivo di Italian Linux Society non e’ stato in grado di scegliere e divulgare un tema nazionale da seguire (come successo lo scorso anno), io – in qualita’ di amministratore di linuxday.it – mi son trovato a dover silurare dall’indice nazionale piu’ di una manifestazione per scarsa aderenza alle Linee Guida o peggio perche’ ad una settimana dalla fatidica giornata non avevano ancora esposto online uno straccio di programma, e a chiunque e’ inevitabilmente saltata all’occhio la mancanza di un LinuxDay a Roma, citta’ da 2 milioni e mezzo di abitanti, capitale d’Italia. Unica discussione un minimo partecipata avvenuta sulla mailing list nazionale dei LUG: la solita insulsa polemica sul nome “GNU/Linux Day“.

Se all’undicesima edizione di quella che ha la pretesa di essere una manifestazione mediatica nazionale questo e’ il punto cui siamo arrivati, direi che esistono solo due opzioni: lasciar perdere, o cambiare radicalmente i toni. E sottolineo la parola “radicalmente”.

L’altro giorno ho diramato un questionario ai vari gruppi organizzatori per sapere come e’ andata e capire tra le righe qual’e’ stato il loro livello di impegno. L’ho fatto alla luce del sole, annunciando (e discutendo) la cosa sulla mailing list di coordinamento nazionale, ma senza richiedere ne’ tantomeno aspettare un nullaosta da ILS. Ne sono seguite svariate nuove iscrizioni a suddetta mailing list, sintomo di interesse nei confronti di un coordinamento centrale partecipato (cosa che e’ sempre mancata), ma mi e’ sembrato doveroso esplicitare l’intento strettamente operativo del gruppo di lavoro: poche chiacchere, tanti fatti. Cosa che sto cercando di fare anche nel piu’ ristretto contesto torinese, ove pero’ c’e’ chi vuole approfittare delle grane sperimentate quest’anno per minimizzare il ruolo del LinuxDay e dirottare l’interesse dei pochi elementi validi su attivita’ che piu’ facilmente possano portare il cappello di una associazione (il solito discorso dell’autoreferenzialita’ a tutti i costi, gia’ discusso su questo blog).

Sicuramente non sono cosi’ sprovveduto da aspettarmi per davvero un aumento del grado di partecipazione attiva, in quanto gia’ so che ogni volta che sara’ lanciato un appello per lo svolgimento di un task nessuno rispondera’ (o peggio qualcuno rispondera’ “Lo faccio io” e sparira’ il giorno dopo). Partendo da questo presupposto, mi piacerebbe almeno – come minimo – ingegnerizzare l’esperienza LinuxDay. Le problematiche da affrontare son sempre le stesse e sono gia’ note a tutti: prenotare gli spazi in tempo, mandare le richieste per i patrocini in tempo, stampare il materiale promozionale in tempo… Gran parte di queste azioni dipendono da altre, che devono essere sbrigate ovviamente prima, a cascata. Se si perde un passaggio, tutti gli altri sono posticipati di conseguenza. Ma fissando un ritmo, ricordando le tappe, forzando delle scadenze, forse qualche grana puo’ essere risolta. E si potrebbe meglio centralizzare e condividere il materiale prodotto (cosa che si dice da anni, ma che non e’ mai stato fatto), o la modulistica. E perfezionare mille altri dettagli, dettagli su cui poi si regge la struttura nel suo complesso e che fanno la differenza tra una pagliacciata ed un evento serio.

Il Linux Day 2012 (che cade il 27 ottobre: quarto sabato del mese) sara’ il giorno piu’ lungo per la community linuxara italiana. Perche’ inizia oggi.

Chiappe Chiare

12 settembre 2011

Come nel 2010, anche quest’anno ho partecipato alla CoNAsSL di Follonica. E come lo scorso anno inizio a scriverne il report a caldo sulla strada verso casa (piu’ precisamente dalla stazione di Parma, presso cui sono stato portato in auto e attendo il treno per Torino).

Quella del 2011 e’ stata una edizione decisamente piu’ sottotono rispetto al 2010, un po’ per problemi logistici e un po’ per la completa defezione sia delle grandi associazioni nazionali (ILS e AsSoLi) che dei LUG autoctoni toscani che non hanno inviato rappresentanza (no Pisa, no Siena…). Di contro c’e’ stata una invasione in massa dei bresciani del LugBS. Venerdi ci siamo trovati, sabato abbiamo svolto i lavori, domenica se ne sono andati via tutti in mattinata o nel primo pomeriggio.

Lo spazio dedicato alle presentazioni e’ stato breve ma comunque intenso.

Ha aperto la seduta Matteo Ruffoni, del team WiiLD, che ci ha aggiornato sulla distribuzione WiiLDOS e su alcuni pacchetti software di recente scoperta particolarmente consigliati per la didattica (in primis Scratch, che sulle mailing list nazionali ha subito un vero e proprio processo a causa della sua licenza “free ma non troppo”).

Ha fatto seguito una presentazione di Libera Informatica, associazione fiorentina dedicata alla promozione del software libero nella scuola, che ha scatenato un acceso dibattito sulle scarse competenze tecniche degli operatori scolastici, sulla loro spesso ancor piu’ scarsa buona volonta’, e sui compromessi che possono e devono essere accettati per portare il freesoftware nelle aule. Da che mondo e’ mondo la community si e’ sempre divisa tra “usare esclusivamente software libero ed accertarsi che chi lo usa abbia compreso tutta la filosofia che ci sta dietro” e “ogni tanto la soluzione proprietaria deve essere tollerata, sia perche’ non esiste una alternativa free as in speech and in beer sia perche’ e’ difficile sconfiggere l’abitudine, facciamocene una ragione”; da che mondo e’ mondo, chi ottiene qualche risultato tangibile appartiene alla seconda categoria.

E’ stato poi il turno dei rappresentanti KDE Italia, intervenuti non tanto per presentare il loro gruppo quanto per capire come inquadrarsi in uno scenario di associazioni, enti ed attivita’ nazionali di supporto al freesoftware, i sono stati pero’ accolti con freddezza dalla platea. In virtu’ di quanto detto prima sulla scuola (gli utenti non hanno competenze per discernere il concetto per di “codice aperto”, figurarsi per stare a fare distinzione tra un desktop environment e l’altro) e perche’ oramai tutti all’utenza di bassa lega propinano Ubuntu (cioe’ Gnome, o per meglio dire Unity). Dunque i due giovanotti sono stati vittime di una rapida degenerazione dell’intervento, in cui si e’ parlato di Ubuntu e poco altro lasciando decadere gran parte delle considerazioni su KDE, KDE Italia, Qt et similia, ma e’ stato comunque apprezzato il tentativo.

Ultimo round a cura di Andrea Gelmini, cui ho fatto da valletto durante l’inevitabilmente esilarante presentazione del lavoro svolto sulla LugMap nel corso dell’ultimo anno (e gia’ sufficientemente dettagliato su codesto blog). Parola d’ordine: PLP. Prima Le Patch, Poi Le Pippe.

Dopo cena avremmo ancora dovuto ascoltare lo speech del coordinatore del progetto Matematica C3, che ha recentemente rilasciato il suo secondo volume di Algebra in Creative Commons per le scuole superiori, e Fabrizio Felici del GroLug avrebbe dovuto farci un rapido riassunto sullo stato del Dossier Scuola, ma una lite coi gestori del ristorante interno al camping – che pretendevano di applicare prezzi arbitrari sul pasto – ci ha convinti ad abbandonare le posizioni e disperderci.

Da quanto sin qui delineato, una constatazione e’ inevitabile: il software libero a scuola continua ad essere il chiodo fisso di gran parte della community operativa italiana. Sul fatto che questo sia un bene o un male mi sono gia’ espresso, mi limito qui a riportare il dato statistico sul fatto che dei sei interventi teorici quattro erano orientati a tale argomento.

Due parole vanno anche al “backstage”, ovvero alle chiaccherate fuori programma, spontanee, schiette, intrattenute piu’ o meno privatamente tra i partecipanti di questo genere di manifestazioni.

Dovute le critiche ai “nomi noti” assenti, per cui alcuni degli esponenti invitati hanno mosso giustificazioni apparentemente valide e altri vaghe scuse. Probabilmente si e’ trattata di una coincidenza massiva, ma a mio modo di vedere si tratta dell’evidenza del fatto che le rappresentanze nella community italiana devono essere riviste e riassegnate: se di cinque o sei personaggi chiave non si presenta nessuno presso quella che dovrebbe essere la convention nazionale a loro interamente destinata, palesemente qualcosa non va.

Dopo l’intervento sulla LugMap, rispondendo ad alcuni quesiti sparsi, ho iniziato a spacciare in giro il proposito di raccogliere, evidenziare e valorizzare le attivita’ che i LUG indipendentemente svolgono in tutta Italia ed in tutti i periodi dell’anno, e parallelamente e’ anche emerso uno spunto per cercare di mettere in contatto persone residenti in una stessa zona geografica e che vorrebbero fondare a loro volta un nuovo gruppo; chissa’ che non approdi prossimamente in LugMap.it.

Infine, qualcuno si domandava che fine abbiano fatte le migliaia di copie cartacee del Dossier Scuola stampate da ILS meno di un anno fa ma solo centellinate presso i LUG che ne hanno fatto richiesta. Dove sono? Presso ILS? Presso il PDP (LUG di Luca Ferroni, coordinatore del Dossier)? In una cantina umida a marcire? Esiste davvero, ed esiste ancora, una organizzazione che li distribuisce?

In conclusione: bella esperienza anche quest’anno, magari meno intensiva della precedente ma comunque e’ sempre piacevole incontrare certi personaggi (o conoscerne di nuovi). Sta di fatto che anche questa volta al mare non ci sono andato, e le mie estremita’ sono rimaste pallide come quando son partito.

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