Piu’ Uguali degli Altri

7 luglio 2012

L’altro giorno, assumendo la quotidiana dose di news tecnologiche, ho trovato su LWN un riferimento all’intento di far rientrare Debian tra le distribuzioni formalmente approvate da Free Software Foundation. Ovvero di renderla completamente esente da software proprietario, o quantomeno – come specifica Stefano Zacchiroli, attuale leader della community Debian, nella mail che annuncia l’iniziativa – rendere piu’ esplicita e palese la separazione tra i componenti “main” (i pacchetti riconosciuti come parte integrante del progetto, che si assumono essere gia’ tutti freesoftware) da quelli “contrib” e “non-free” (tra cui, per definizione, si trovano anche elementi non completamente liberi ed in alcuni casi manco lontanamente opensource).

Alche’ ho cliccato sul link alla pagina a mio parere piu’ interessante, cioe’ quella che enumera i pacchetti che stando a Free Software Foundation rendono una distribuzione non degna di essere riconosciuta ed approvata, ed ho trovato svariate sorprese.

Passi unrar, che benche’ utilissimo viene distribuito con una licenza non libera. Passino i driver ipw2100, che benche’ siano l’unica speranza che un utente Linux ha di far funzionare alcuni modelli di schede wireless sono rigorosamente closed. Passi se proprio vogliamo anche AcetoneISO, che e’ un wrapper malamente messo insieme di una applicazione completamente proprietaria e senza la sua installazione non funge (dunque tanto vale). Ma che dire di Firefox? O di Liferea? O, udite udite, dello stesso apt, l’applicazione piu’ caratterizzante di Debian?

Il primo “raccomanda” software proprietario: quando incappa in un contenuto Flash consiglia di scaricare il plugin relativo dal sito Adobe. Il secondo “raccomanda” il primo come browser con cui aprire i contenuti che appaiono nei feed RSS, dunque per dipendenza non e’ accettabile. Per il terzo – e qui viene la chicca – viene dichiarato “Example sources.list files in the documentation refer to repositories with nonfree software“. Insomma, nella documentazione c’e’ scritto che se l’utente vuole puo’ scaricare persino software non libero.

L’elenco di spunti al limite del tragicomico non si ferma qui. unetbootin, comune applicazione per riversare una ISO bootabile su chiavetta USB, menziona (orrore!) nel pannello di configurazione distribuzioni che non sono a loro volta approvate da Free Software Foundation e va dunque soppresso. Thunderbird integra (raccapriccio!) la ricerca su motori non liberi – o almeno questo mi sembra di intuire dalla segnalazione originale del “problema”, in quanto i files specificati sono XML liberamente consultabili e rilasciati con licenza MPL la quale e’ regolarmente freesoftware-compliant -, e va dunque epurato da tale male. Mac-On-Linux… beh, e’ palese, permette di eseguire, emulandolo, un sistema operativo non libero dunque non e’ accettabile. A voler fare i pignoli si potrebbe anche spendere una parola sul caso di screenlets, imputato del fatto che “potrebbe” (!) contenere dati – dati, non codice – non liberi laddove nelle “Guidelines for Free System Distributions” che fungono da riferimento per codesta monumentale opera di accanimento e’ scritto chiaro e tondo che “Data that isn’t functional, that doesn’t do a practical job, is more of an adornment to the system’s software than a part of it. [...] This kind of data can be part of a free system distribution, even though its license does not qualify as free, because it is non-functional“: chiaramente qualcuno ha un tantino ecceduto con lo zelo.

Fatta questa panoramica dei punti salienti, arriviamo al nocciolo: secondo quale cortocircuito logico Free Software Foundation eroga la propria approvazione – e, di fatto, compie atto di ingerenza nei confronti dell’intera community – chiedendo revoca della liberta’ 0 caratterizzante del software libero, ovvero (cito dal sito della Foundation stessa) “Libertà di eseguire il programma, per qualsiasi scopo”. Tolti i primi esempi di componenti effettivamente proprietari, e dunque legittimamente candidati alla rimozione, tutte le sopra menzionate applicazioni sono free (e pure open, per buona misura) da cima a fondo, rilasciate con licenze che rispettano tutti i dogmi, aperte e libere ed accessibili. In virtu’ di quale editto alcuni software liberi sono “piu’ uguali degli altri”, e tali altri devono essere discriminati, additati, marchiati ed affossati? In che misura il fatto di “raccomandare” componenti non liberi – magari non per malafede, ma per assenza di alternative decorose – impatta sull'”essere libero”?

Risposta non c’e’, ma ci sono almeno due corollari.

Il primo: anche BOINC, applicazione alla base del popolarissimo progetto “SETI@Home“, compare nella lista di imputati in quanto “boinc downloads nonfree apps” – facendo riferimento al fatto che la piattaforma viene usata semplicemente per schedulare istruzioni che arrivano dall’esterno. Ma io mi domando e chiedo: non e’ questo lo stesso medesimo meccanismo con cui funziona Gnash, ovvero l’implementazione “libera” (per quanto libera possa essere l’implementazione di un formato chiuso…) di Flash? Che differenza c’e’ tra BOINC che scarica ed esegue una applicazione binaria, e Gnash che scarica ed esegue un SWF da un sito?

Il secondo: ripetutamente nella pagina in oggetto si raccomanda di sostituire i vari web browser – Firefox, Chromium, Galeon, tutti rei di consigliare occasionalmente agli utenti di utilizzare plugins non liberi per la fruizione dei contenuti – con IceCat, fork made in FSF e dunque corretto per usare solo estensioni e plugins free. Eppure a me risulta – potrei sbagliare, non avendo mai provato IceCat, ma son quasi certo sia cosi’ – che anche IceCat permetta di eseguire applicazioni non libere. Mi riferisco ai “blob Javascript” che impazzano sull’Internet, ovvero quei blocchi di codice che per ragioni di performance ed ottimizzazione vengono “compressi” prima di essere inviati all’utente che ne fruisce e che pertanto non risultano piu’ ne’ leggibili ne’ comprensibili. I quali sono stati aspramente criticati qualche tempo fa da Stallman in persona, che li ha definiti a tutti gli effetti software chiuso. Forse l’interprete Javascript di IceCat implementa la notazione suggerita nel sopra linkato articolo per reperire la forma sorgente e si rifiuta di eseguire codice offuscato e non intelligibile? No? E allora, per coerenza, anche IceCat deve essere rimosso dalla lista di applicazioni “benedette”.

Personalmente, come si sara’ oramai capito, non amo particolarmente l’iniziativa FSF di etichettare le distribuzioni GNU/Linux in “buone” e “cattive”, in quanto comporta un ennesimo motivo di divisione. Come se gia’ non ce ne fossero abbastanza nella nostra martoriata community. E per quanto la mia posizione, in gran parte soggettiva, sia opinabile, altrettanto opinabile ritengo il modo oggettivamente incoerente e raffazzonata di condurre questa campagna, che un po’ troppo spesso devia dalla volonta’ di tutelare la liberta’ degli utenti – scopo nobile ed elevato – alla mera propaganda di un ente, Free Software Foundation stessa, che evidentemente per avere un ruolo deve inventarselo di sana pianta.

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