Gli Altri

27 giugno 2011

Su questo blog sono solito commentare vizi e virtu’ della community linuxara, ma stando a quanto si e’ letto nella blogosfera internazionale nell’ultimo periodo anche gli altri, la “community” orientata alla tecnologia chiusa e proprietaria, non stanno messi molto meglio.

In breve: Microsoft ha annunciato alcune delle novita’ previste per Windows 8 mettendo l’accento sull’apertura verso standard condivisi (HTML5 e JavaScript) per la realizzazione delle applicazioni e tacendo sugli sviluppi dello stack .NET e Silverlight, e la comunita’ degli sviluppatori e’ insorta. Perche’? Perche’ loro hanno investito tempo e risorse per imparare ed implementare .NET e Silverlight, e non gli sta bene che adesso venga tutto buttato via solo per stare appresso a questa futile facezia degli standard.

Questo semplicissimo aneddoto, che nella sua modestia offre innumerevoli spunti di interpretazione, e’ a parer mio abbastanza esplicativo dell’abisso esistente tra le due diverse mentalita’, quella da “programmatore open” e quella da “programmatore closed”.

Il developer open e’ tradizionalmente uno smanettone, abituato ai cambiamenti, anzi trae quasi godimento dall’opportunita’ di imparare qualcosa di nuovo ad ogni ciclo di release. Python 3.0 e’ incompatibile con Python 2.0, Qt 4.0 e’ stato riscritto rispetto a Qt 3.0, l’aggiornamento dello stack di Gnome 3.0 (GTK+, Glib…) ha prodotto un immenso API break, eppure tutti sono sempre ben contenti di avere qualche novita’. E quando un ambiente di sviluppo non piace piu’, si passa rapidamente ad un altro: le possibilita’ sono infinite, i linguaggi sia per il desktop che per il web sono innumerevoli e per ognuno esistono innumerevoli librerie con cui costruire. E se quando esce una versione nuova del framework non si provvede ad allinearsi, tanto peggio: qualcun’altro ha gia’ implementato un’altra alternativa, piu’ bella e piu’ fresca, verso cui il pubblico naturalmente migra (senza peraltro troppo fatica: se entrambe la vecchia e la nuova soluzione sono open, la migrazione dei dati e’ relativamente semplice da effettuare). Magari tutto questo puo’ essere scomodo nel momento in cui si deve mantenere una applicazione business, che una azienda produce e mantiene presso dei clienti paganti, ma fa comunque parte del complesso e crudele gioco del libero mercato: chi si ferma e’ perduto, non esiste pieta’.

Il developer closed e’ invece l’esatto contrario. Ama la tecnologia legacy, la esige, la pretende. Ha imparato quello quando aveva 15 anni, e non ha mai piu’ voluto imparare altro. Gente troppo indaffarata, che ha ben altro da fare che leggere un manuale o un tutorial su qualcosa di nuovo; molto meglio continuare a mantenere occasionalmente la proprio applicazione Visual Basic (ambiente a tutt’ora ampiamente mantenuto) basata su Access, poco importa che sembri uscita dagli anni ’80 se fa quel che deve fare. Tanto comunque il proprio prodotto e’ chiuso, inaccessibile, intoccabile: se il cliente volesse migrare a qualcos’altro gli costerebbe troppo in termini di tempo e denaro, gli conviene accontentarsi, non c’e’ ragione di affannarsi troppo.  Gli standard sono non solo una facezia ma una minaccia: a che e’ servito specializzarsi su una tecnologia che ai fatti non usa nessuno (mai visto un sito Silverlight, a parte quello della RAI) apposta per avere poca concorrenza, a che e’ servito pagare il pizzo per ottenere un certificato “Microsoft Developer” da sfoggiare nel proprio ufficio, a che e’ servito farsi sbeffeggiare dai programmatori Java, se adesso si spalancano le porte alla nuova generazione di smanettoni che sanno realizzare cose molto piu’ belle e funzionali ad una frazione del costo? Eresia, follia, raccapriccio! Urge chiedere a Microsoft protezione, urge mantenere le barricate che garantiscono di difendere il proprio status quo industriale, urge tappare la piccola falla che si aperta sul guscio chiuso.

Pare che in fin dei conti le reazioni isteriche registrate presso la community Windows-based siano state esagerate, in quanto comunque .NET e compagnia non solo rimarranno parte integrante di Windows 8 ma verranno ulteriormente potenziati ed integrati e che HTML5 sara’ offerto solo come una ennesima opzione di sviluppo (credibilmente limitata e vincolata). Sta di fatto che e’ stato particolarmente divertente ed istruttivo osservare il popolo del closed allarmarsi tanto al primo cenno della parola “standard”, recriminare sui forum e sui blog, scoprire le carte e dichiarare pubblicamente che loro gli standard e le tecnologie aperte non li vogliono.

Son ben strani, quegli altri…

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