Colpo di Stato

18 giugno 2009

Nei mesi passati si e’ svolta una vicenda, o anche piu’ di una tra loro intrecciate, che nella mia visione delle cose assume risvolti grotteschi, ambigui, e preoccupanti. Il tutto si e’ snodato e continua a svilupparsi su un paio di mailing list di sviluppo e qualche blog, ovvero in quella zona d’ombra del cyberspazio lontana dalla maggior parte dei sedicenti supporters del software libero, e dalla loro relativa opinione, ma in cui le sorti del software libero si decretano.

L’epilogo, o quantomeno lo status attuale, e’ che il mio nome e’ ad oggi elencato tra i maintainers di una delle ontologie Nepomuk, che per chi non lo sapesse e’ il maxi-progetto sponsorizzato (almeno, come vedremo, fino a qualche mese fa’…) dall’Unione Europea con 11 milioni di euro volto alla stabilizzazione di un framework opensource per il semantic desktop e condotto, tra gli altri, da messer Sebastian Trueg. Per la cronaca, quello che fino al giorno prima si era occupato dei programmi per masterizzare i CD: ne ha fatta di strada, l’amico!

Questa parte l’ho gia’ menzionata sul mio blog “tecnico”, vediamo adesso qual’e’ stato il percorso che mi ha portato a tale condizione. Per essere il piu’ chiaro e completo possibile, proseguiro’ cronologicamente passo per passo.

  • Per motivi su cui non sto a dilungarmi, giungo sulla mailing list del progetto Xesam. Suddetto progetto, promosso da Freedesktop.org, ha tra le sue finalita’ la definizione di uno standard per l’accesso all’informazione semantica sul desktop Linux, ma prima del mio arrivo da diversi mesi languiva e rantolava ad un passo dalla release 1.0 della specifica per l’assoluta incuria e la scarsita’ di partecipazione, dovuta in massima parte al grande hype generatosi intorno al gia’ menzionato progetto Nepomuk (con cui condivide almeno una parte degli scopi) ed allo spostamento dell’attenzione della community. Gia’ qui ci si potrebbe soffermare osservando il paradossale scenario in cui un progetto viene pressoche’ abbandonato in favore di un’altro che offre solo una parte delle funzionalita’ (Nepomuk descrive il formato con cui vengono descritti i metadati, Xesam sia il formato che l’API per accedervi), ma chiunque bazzichi la blogosfera linuxofila italiana ed internazionale gia’ ha una idea dei fiumi di parole stesi in lode del miracolo semantico del profeta Trueg o, per dirla con altre parole, del grado di fidelizzazione raggiunto presso una crescente porzione della community grazie anche alle ottime skills da venditori di enciclopedie dei ragazzi nel team KDE (desktop environment in cui Nepomuk e’ stato sinora molto parzialmente implementato, ma il cui nome e’ stato legato a doppio nodo), sbizzarritosi in occasione della piu’ recente versione del sistema, la 4
  • Quattro chiacchere col maintainer di Xesam, Mikkel Kamstrup Erlandsen, e ne risulta che per ufficializzare suddetta release “stable” del documento occorre solo sistemare qualche formalismo nel wiki. Procedo personalmente (o meglio, con la complicita’ dell’amico Netvandal) alle correzioni, e con qualche titubanza viene infine annunciato sebbene un po’ in sordina Xesam 1.0. Nel frattempo il modesto ma serrato traffico generato dalla suddetta discussione ha indotto qualcuno degli altri iscritti alla lista ad uscire allo scoperto, sono stati puntualizzate le limitazioni indotte da una specifica stabile ma ne’ ottimale ne’ completa (a causa dei metodi sbrigativi adottati nell’ultimo periodo di reale attivita’ dal gruppo), e ci si e’ proiettati nelle disquisizioni in merito a Xesam 2.0. Primo passo di tale evoluzione: prendere l’ontologia Nepomuk, oggettivamente superiore, e migrare lo sviluppo di un suo eventuale fork in un ambiente community-driven aperto alle partecipazioni di tutti, cosa che non e’ mai stata per il progetto originario (condotto da poche persone e poco incline ad interventi esterni)
  • Come si e’ parlato di “fork”, il Trueg (a sua volta iscritto in lista Xesam, dunque consapevole del movimento in corso, ma fino a tal momento pressoche’ silente) dal nulla interviene per dire che il fork non e’ necessario, si puo’ tranquillamente aprire lo sviluppo del Nepomuk originale, ed anzi un progetto su SourceForge e’ gia’ stato aperto con tale scopo. Il progetto si chiama… OSCAF. Nulla di piu’. E soprattutto nessuna menzione alla fondazione in principio menzionata nella pagina stessa su SF. Intanto, mentre scriveva tale mail, con l’altra mano Sebastian annunciava al mondo che era stato stretta una alleanza per la piena collaborazione tra Xesam e Nepomuk, non senza un minimo di alterigia nel far notare che in fin dei conti quella era l’unica soluzione dal momento che l’ontologia Xesam era “deprecated” fin dalla nascita dai suoi stessi autori. Ora, delle due l’una: o sia il mio client di posta che l’installazione Mailman della citata mailing list sono fallati, o entrambe queste informazioni sono false come una banconota da 12 euri, giacche’ negli archivi almeno fino al 29 aprile non v’e’ alcun riferimento ne’ alla collaborazione tra i due progetti ne’ tantomeno alla deprecazione della specifica. Ma purtroppo la storia la scrivono i vincitori, e come abbiamo gia’ detto il Don Chisciotte del Semantic Desktop gode di grande fama e notorieta’, tanto che il dato fallace ha in breve fatto il giro della Rete (qui un esempio nella giurisdizione italica) e nessuno si e’ curato di verificarne l’attendibilita’
  • Nel corso della discussione, finalmente qualcuno si decide a fare un poco poco di chiarezza su OSCAF: essa e’ una associazione che, all’atto pratico, eredita la proprieta’ intellettuale del progetto Nepomuk, terminato il 31 dicembre 2008 (da qui, le precedente menzione alla chiusura del flusso di soldi proveniente dall’Unione Europea…), i cui frutti sono coperti da copyright, dunque non riutilizzabili. Un chiaro messaggio per dire “O fate come diciamo noi, o non fate niente”. Chi pubblica tale mail? Tal Leo Sauermann, dipendente DFKI (ovvero l’azienda che all’atto pratico ha usato Nepomuk come copertura per pigliarsi i gia’ detti 11 milioni di euro), ed elencato tra i fondatori di OSCAF stessa. Insieme a Trueg, universalmente riconosciuto come primo maintainer di Nepomuk. Insomma, se la cantano e se la suonano tra di loro. Inizia una lunghissima discussione per il cappello con cui continuare il progetto, se sotto il nome Xesam o Nepomuk o OSCAF o ChissaCheAltro, e tutti hanno ovviamente tirato l’acqua al loro mulino accusandosi l’un l’altro di perdere un sacco di tempo in diatribe fondamentaliste anziche’ sul lavoro vero da svolgere
  • Nonostante i toni accesi di un flame cui inevitabilmente ho preso parte, sono stato assai turbato di ricevere poche o nulle risposte da parte degli esponenti OSCAF: scarse sono state le mail che hanno ricevuto una risposta diretta dalla controparte, e anche le piu’ ovvie e scontate richieste (come la pubblicazione dei membri dell’associazione) sono state totalmente ignorate nonostante la reiterata esposizione. Ancora piu’ turbato sono stato dai metodi con cui talune decisioni sono state letteralmente imposte con una abile strategia dialettica: laddove all’inizio era stato concesso di appoggiarsi a Freedesktop.org per il mantenimento della piattaforma di sviluppo in breve si sono addotti i piu’ variegati pretesti per allontanarsi da una realta’ troppo poco suscettibile al controllo oligarcico, e sebbene sia stato offerto il server Xesam (gia’ predisposto con tutti i tools di sviluppo e ovviamente contenente il materiale concernente almeno uno dei due progetti coinvolti nell’operazione) di tutto e’ stato fatto per aggrapparsi al progetto SourceForge ed al server OSCAF, di cui ovviamente al contrario di quanto speculato in lista non si delegano permessi di amministrazione a nessuno
  • Il colpo di scena e’ giunto con una mail di Sauermann, abilmente costruita ed il cui senso e’ “basta chiacchere, si deve fare cosi’ e cosa’, chi ha rotto le scatole fino adesso abbia il fegato di accollarsi la manutenzione di una delle ontologie Nepomuk a queste condizioni o se ne stia zitto”. Poca scelta e’ stata lasciata alla fazione anti-OSCAF: o partecipare a OSCAF stessa, o perdere autorita’ di dire la propria. Ed e’ per questo motivo che, seppur assai controvoglia, mi sono offerto (e sono stato accettato) come maintainer di NMO. Altri hanno intrapreso la medesima via, tra cui Ivan Frade, sviluppatore Tracker e strenuo difensore del modello community, probabilmente con il medesimo spirito: piegarsi, ma non spezzarsi. E gia’ ancora prima che si sia presa qualche decisione abbondano le contraddizioni di coloro che fino a tal momento hanno ostentato partecipazione ed interesse esclusivo per la concretezza e non per i nomi e la governance: per dirne una, in principio l’argomento della scarsa reattivita’ da parte degli amministratori Freedesktop.org e’ stata adottata come cardine della campagna denigratoria e dunque come motivazione all’abbandono di tale ambito di produzione, poche settimane dopo e’ arrivata la protesta del fatto che non si puo’ pretendere di avere subito gli strumenti di lavoro pronti all’uso sul server prescelto (= imposto) perche’ Stefan Derek (indicato come proprietario fisico del server OSCAF, nonche’ guarda un po’ dipendente DERI, ovvero l’altra azienda pappa e ciccia con DFKI) e’ una “persona molto impegnata” e non ha tempo di dedicare all’amministrazione. E neppure si vuol dare accesso SSH a qualsivoglia membro della community che avrebbe interesse nel partecipare attivamente: sia mai che qualcuno possa mettere mano all’amministrazione del server…

La storia e’ ancora tutta in divenire, i rallentamenti nella prosecuzione del lavoro di messa in opera degli strumenti di sviluppo evidenziano come ogni precedente velleita’ di attivismo e concretezza siano state adottate esclusivamente per mettere a tacere ogni obiezione nei confronti della migrazione sotto il cappello OSCAF, e ad oggi ben poco e’ cambiato dalla situazione precedente: Nepomuk continua ad essere un progetto di derivazione industriale, che ben poco ha a che spartire con la community, ed i soliti noti ne detengono il controllo e di conseguenza il ritorno personale in termini di immagine e profitto. Ancor piu’ preoccupante e’ stato il sopra descritto take-over del progetto Xesam, unico competitor di Nepomuk ed in cui lo squadrone punitivo e’ entrato a gamba tesa nel momento a cui ha visto del movimento che ne dimostrava la (seppur modesta) vitalita’ ed orientamento alla crescita.

L’aspetto piu’ drammatico della vicenda e’ che al momento una buona parte del futuro in termini di tecnologie semantiche open e’ in mano ad un ente i cui unici nodi decisionali operano nell’interesse di un solo vendor, KDE, e sebbene la partnership sia aperta a tutti non credo che la Gnome Foundation (pesantemente colpita dalla crisi internazionale, e privata recentemente di una buona parte dei finanziamenti) abbia di che sperperare 1000 o 2000 euro solo per aver diritto di dire la propria su una specifica che dovrebbe invece essere trasparente ed accessibile a tutti. Non escludo che se mai davvero le ontologie Nepomuk venissero ri-licenziate con una licenza Creative Commons un fork community-friendly avverra’, ma producendo cosi’ una spaccatura insanabile che rendera’ vano ogni proposito di unificare gli sforzi in tale frangente.

Se qualche anno fa’ sostenevo che un developer di software libero dovesse essere prima di tutto un avvocato, per districarsi nella giungla di licenze piu’ o meno compatibili tra loro, dopo l’ingresso nel mondo dello sviluppo vero constato che ancora di piu’ occorre essere politici: sempre crescenti sono gli interessi di carattere economico che minano i principi di collaborazione e condivisione che dovrebbero invece costituire il fondamento portante del movimento, e dura e’ contrastare appropriazioni indebite e pilotazioni della pubblica opinione.

[Update: qui la versione politically correct della storia, senza approfondimenti e rivolta solo ed esclusivamente all'aspetto tecnico]

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2 Risposte a “Colpo di Stato”


  1. … e bravo bob, difensore dei diritti della community, spero che tu riesca a sopravvivere in questo mondo, che potevo immaginare, ma non pensavo così “politicizzato” ;-)


  2. [...] « Colpo di Stato [...]


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