Orecchie Tese

7 gennaio 2009

Viaggiando in treno da Milano (ove mi sono recato per il primo giorno del mio nuovo lavoro) e Torino su un treno preso al volo grazie ai ritardi indotti dalle disastrose condizioni meteo in Nord Italia, mi capita di allungare l’orecchio ed ascoltare la conversazione telefonica tenuta da un altro viaggiatore mio vicino. Da cio’, il pretesto di scrivere qualche considerazione sull’emblematico andamento della condizione IT nel Bel Paese, ed un suggerimento.

L’ignaro mia ispiratore, dall’accento milanese ed in tenuta sportiva, sembra lamentarsi con quello che evidentemente e’ un collega di lavoro sulla condizione delle attivita’ produttive dell’azienda in cui lavora: stando al poco che comprendo essi si occupano di software gestionale, che deve sottostare a leggi e regolamenti di cui pero’ talvolta non sono al corrente o cui non riescono a star dietro, e la pressante concorrenza (molta, posso immaginare, in un mercato in cui il software gestionale, la sua personalizzazione ed il suo aggiornamento fa funzionare una buona parte del settore terziario) mette a dura prova la capacita’ di cambiamento e flessibilita’ del marchio. In un’ora di dialogo (si, sta parlando da un’ora, e pure ad alta voce: si e’ beccato piu’ di una occhiataccia dalla signorina del posto accanto che tentava di leggere il giornale) ho sentito le peggiori invettive sia verso i concorrenti che verso gli altri colleghi, eppure pare che nessuno dei due interlocutori riesca a focalizzare quella che sarebbe la sola, unica e reale soluzione per i loro problemi (oltre a quella di cambiare mestiere, naturalmente): innovare.

Nello scorso periodo il termine “innovazione” e’ stato abusato persino piu’ che in altre ere, essendo un ottimo talismano da sfoggiare ed ostentare per esorcizzare gli effetti della Crisi Internazionale, ma in fin dei conti almeno dal punto di vista prettamente economico e monetario e’ vero: se ci si inventa qualcosa di nuovo, il cliente e’ maggiormente stimolato a comprare. E l’economia gira.

Tutti lo dicono, nessuno lo fa. Ivi compreso il mio viaggiatore meneghino (che sta ancora telefonando, e’ passato al cliche’ “l’Italia fa schifo, che Paese di merda…”). Esiste soluzione?

Concentriamoci sul settore a me caro, quello dell’Information Technology, in modo da semplificare il discorso mettendo da parte divagazioni sulla necessita’ di strumentazioni e laboratori che permettano di condurre attivita’ di ricerca. Dunque riduciamo il tutto ad un computer e ad una connessione all’Internet. La tecnologia, si sa, cambia dall’oggi al domani: ieri c’era il mainframe, oggi il PC e domani ci sara’ il cloud computer. Anche se, ammettiamolo, buona parte di quello che ci sta nel mezzo e’ fuffa, e vitale e’ saper discernere un trend modaiolo che si spegnera’ nel giro di una settimana (tempo necessario a fare il giro di tutti i blog della Rete e tornare al mittente) da un reale nuovo strumento su cui val la pena costruire il proprio businness.

Abbiamo cosi’ una piccola azienda che deve riuscire a suscitare interesse nei suoi clienti, ed una pletora di possibilita’ per l’implementazione di nuovi servizi e l’integrazione di quelli esistenti con altri. Cosa manca?.

Qui sta il vero protagonista di questo post. Pensavate fosse il loquace bauscia del sedile qui dietro (si, si, e’ ancora al telefono. Due minuti fa’ adduceva al proposito di scappare all’estero), ed invece no. Il mio protagonista e’ “il Nerd”. Il Nerd e’ quel personaggio solitamente di eta’ compresa tra i 17 ed i 27 anni che costantemente si tiene aggiornato su ogni novita’ del settore tecnologico, che dipendentemente dalla sua nicchia di maggior interesse assimila ogni modello di cellulare touchscreen o ogni framework per lo sviluppo di applicazioni Web2.0: lungi dal riflettere l’immagine costruita dall’impietosa Hollywood, egli molto spesso non si distingue alla vista apparendo come un individuo del tutto normale (nell’accezione piu’ ampiamente diffusa di “normale”) ma una volta dinnanzi ad un PC connesso al World Wide Web inevitabile gli e’ andare a buttare un occhio a Slashdot (se e’ un nostalgico) o Gizmodo (per i piu’ gadgettari).

Osservando attentamente l’andamento della popolazione nerd in Italia, si evince che e’ desiderio diffuso quello di trovare un modo per lavorare facendo cio’ che piu’ piace, ovvero leggere, documentarsi e sperimentare quanto appreso: dai tempi dell’assai noto pollycoke, passato dallo scrivere un blog su WordPress ad un sito quotidinamente aggiornato popolato di annunci pubblicitari da cliccare e richieste di donazioni, battaglioni di smanettoni tentano di replicare il colpaccio scrivendo posts, tips, reviews, commenti ed approfondimenti su ogni singolo sommovimento dell’universo hi-tech, pubblicizzando le proprie pagine in lungo ed in largo sperando di avere un minimo profitto dai banner strategicamente posizionati ed avere di che’ campare facendo, si puo’ dire, il mestiere dell’opinionista.

Siamo arrivati al dunque: abbiamo una azienda in cerca di nuovi sbocchi, abbiamo un mondo di strumenti per incrementare la produttivita’, ed abbiamo chi puo’ filtrare il flusso di segnalazioni per cavarne qualcosa di usabile e ben volentieri lo farebbe per mestiere. … C’e’ bisogno di aggiungere altro?

Se la piccola impresa riuscisse ad uscire dalla sua ottusa, obsoleta e sempre meno remunerativa ottica di vendere il meno possibile al piu’ alto prezzo mediabile, ed aprisse gli occhi sulla prateria di possibilita’ che ha dinnanzi per variare la sua offerta e sbaragliare la concorrenza, il salto in avanti sarebbe piu’ che notevole: una maggiore qualita’ dell’IT italico, un maggiore livello di consapevolezza nei confronti dell’informatica, ed a lungo andare uno stimolo a produrre internamente nuove tecnologie anziche’ importare sempre quelle che vengono dall’estero. Impossibile sarebbe per me suggerire di far assumere smanettoni ed appassionati cosi’, di punto in bianco, per tenerli in ufficio a cazzeggiare e farsi dire ogni tanto quali sono le novita’, ma un compromesso lo si puo’ trovare: l’importante sarebbe mettere in relazione il Nerd con l’Imprenditore, e vedere cosa ne salta fuori.

Utopico? Irrealizzabile? Completamente campato per aria? Forse. Ve lo faro’ sapere con esattezza quando avro’ fatto un certo test che da qualche tempo porto avanti su tal fronte (e di cui non preludo niente).

E comunque, alla fine il milanese ha messo giu’.

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Una Risposta a “Orecchie Tese”


  1. [...] (tutt’altro, io stesso mi faccio portavoce di una necessita’ di cambiamento soprattutto nel mondo IT italiano), ma cio’ che mi disturba e’ la sfrontatezza con cui il tema viene maneggiato e [...]


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