Redenzione

27 gennaio 2012

Da tempo ho raggiunto ed oltrepassato la soglia di sopportazione sullo sciagurato stato in cui versa Italian Linux Society. Sia perche’ l’immobilismo e l’indifferenza della prima e piu’ grande associazione pro-linuxara in Italia e’, per usare un eufenismo, imbarazzante. Sia perche’ a suddetta inedia tendo ad imputare (a torto o a ragione, vedete voi) quella del resto della community, soprattutto dei gruppi piu’ piccoli e con scarsa iniziativa interna: senza spunti non c’e’ una direzione, senza direzione non c’e’ azione, senza azione ci si riduce a guardarsi in faccia l’un l’altro o, nella migliore delle ipotesi, a piagnugolare e lamentarsi sulle mailing list di nerd quando giunge notizia di questo o quell’accordo tra Governo e MultinazionaleAmericanaConSedeARedmond(OACupertino) e simili.

Piu’ recentemente a questi motivi se ne e’ aggiunto un altro: la consapevolezza che questo stato di cose non e’ minimamente percepito da coloro che potrebbero porvi rimedio.

Nelle ultime settimane ho avuto modo di esporre il mio disagio a piu’ di un membro del Direttivo ILS, e in assoluto la frase che piu’ spesso mi son sentito dire, ripetuta come un mantra, e’ stata “Non e’ colpa del direttivo e/o del presidente, ma dei soci dell’associazione che non si muovono”. Dichiarazione da cui non puo’ emergere altro che disappunto.

In primis, perche’ evidentemente invece di cercare le cause del problema si cercano capri espiatori. “Non sono stato io” e “Non e’ colpa mia” sono decisamente le espressioni piu’ amate dagli italiani: in tutti i casi l’importante non e’ risolvere ma tirarsene fuori, e far cadere la responsabilita’ su qualcun’altro, al quale fantomatico qualcun’altro spetta di individuare spontaneamente la soluzione. Ma dal Direttivo, in quanto Direttivo, sarebbe legittimo aspettarsi un atteggiamento piu’ propositivo, proattivo, e magari anche creativo. Atteggiamento che non ho mai avuto il piacere di riscontrare.

Tutto questo, quel “i soci” citati, comunque implicherebbe il presupposto che ILS sia una entita’ chiusa ed isolata. Cosa che non e’. Il secondo motivo di perplessita’ nei confronti della scusa accampata sta nel fatto che evidentemente il Direttivo non si capacita del fatto che le persone attive sono attive indipendentemente dal fatto che abbiano o non abbiano una tessera associativa in tasca, e neanche si capacita del suo ruolo di riferimento primario sull’intera scena freesoftware italiana. Gli Users Groups che ogni anno aderiscono al Linux Day, iniziativa promossa appunto dall’associazione nazionale ed unica nel suo genere, sono piu’ di 100, ed ho seri dubbi che tutti abbiano almeno un socio ILS al loro interno. Cosa sarebbe ILS senza di loro? E cosa sarebbero loro senza ILS? La percezione e’, ahime’, famigliare: la Society stessa soffre della sindrome di autoreferenzialita’ gia’ commentata e rintracciata in svariati altri gruppi minori. Le idee – se e quando ci sono – nascono all’interno, vengono discusse all’interno, e muoiono all’interno, senza mai neppure tentare un approccio di apertura nei confronti di coloro che pur stando fuori potrebbero essere interessate.

Ma facciamo finta che davvero i soci non collaborino. Ed ipotizziamo per assurdo che gli esterni siano stati opportunamente stuzzicati ma non vogliano saperne. E teorizziamo che un bel giorno due disgraziati (per esempio: uno di Torino ed uno di Brescia) spuntino fuori dal nulla ed esprimano, spontaneamente, il desiderio di restaurare la LugMap, sito fondamentale per informare i potenziali interessati al mondo linuxaro e guidarli verso il piu’ vicino Users Group ma, in anni di indifferenza, ridotta ad un cumulo di links defunti e in sedoparking. La reazione naturale dovrebbe essere “Gioia e tripudio! Tenete, figliuoli, il numero di telefono del sistemista del server, onde potervi organizzare per la messa online dei contenuti aggiornati! Siate benedetti!”, giusto? E invece no. La LugMap l’abbiamo rifatta per davvero, Andrea Gelmini del LugBS ed io, ma tra la negazione del database originale prima e la negazione dei riferimenti dell’addetto tecnico dopo e’ stato necessario quasi un anno prima di vedere le nuove pagine pubblicate. Un anno di mail e telefonate, conclusosi non gia’ per concessione ma perche’ siamo andati a cercarci da soli il sistemista in persona bypassando l’intero Direttivo e nella fattispecie il Presidente. Qui e qua tutti i dettagli della storia. Dovrebbe essere questo il trattamento riservato ai pochi che dimostrano buona volonta’? La diabolica “colpa dei soci” dovrebbe essere quella di non supplicare a sufficienza per ottenere quello straccio di risorsa che eventualmente chiedono per poter svolgere la propria opera a nome (e nel nome) di ILS?

Mi piacerebbe molto vederli, questi soci fannulloni, nullafacenti e magari pure boicottatori. Vedere cosa transita sulla loro mailing list privata, e vedere qual’e’ stata la loro reazione a fronte della quantita’ di proposte concrete che certamente (…) sono transitate negli ultimi mesi. Ma non posso: benche’ io stesso sia stato iscritto a ILS (da novembre, a detta del Presidente) ancora non sono stato ammesso al club in quanto non ho una casella di posta @linux.it (prerogativa appunto dei membri), la quale casella di posta e’ stata piu’ volte sollecitata in quanto, come ovviamente esplicitato, mi occorre un indirizzo istituzionale per iniziare a contattare i potenziali sponsor nazionali del Linux Day 2012, di cui mi sono preso in carico il coordinamento (io in qualita’ di socio fancazzista ricolmo di colpe) constatando la catalessi totale del Direttivo cui sarebbe naturalmente demandato il compito – praticamente, l’unico che dovrebbero svolgere durante tutto l’anno – e l’antica abitudine di iniziare ad occuparsi dell’evento ottobrino a meta’ settembre.

In piu’ di dieci anni di Society, i nomi circolati all’interno del Direttivo saranno si e no otto. Ed il Presidente e’ sempre stato lo stesso. Dal 2004, il risultato e’ stato spannometricamente questo. Data l’attuale disponibilita’ di gente motivata e volenterosa – tra cui ho l’arroganza e la presunzione di contare anche me stesso, ma svariati altri potrei nominarne – non sarebbe molto piu’ rapido attuare un cambio della guardia radicale e metter direttamente in loro mano risorse, contatti e potere decisionale anziche’ predicare la propria indifendibile innocenza e continuare ad ostinarsi a fungere da collo di bottiglia?

Dal basso della mia posizione non posso far altro che continuare a sbattere la testa sul coordinamento Linux Day, sul costante miglioramento della LugMap e sul progressivo popolamento della piu’ recente BusinessMap. Per la cancellazione delle mie colpe, in quanto pentito e contrito di non aver ancora evidentemente fatto abbastanza. Ma credo – sento, percepisco, predico – che la community abbia scontato i suoi anni di Purgatorio, e sia oramai pronta a redimersi.


Il Tesoro della Mappa

20 gennaio 2012

Gia’ da tempo avevo nella mia sterminata ed infinita todolist il progetto qui di seguito descritto, ma solo ora si sono verificate le condizioni necessarie per almeno iniziare a metterlo in atto.

L’idea e’ nata – o meglio, e’ stata rinnovata in modo definitivo – partecipando ad una discussione in lista Discussioni@AsSoLi: realizzare un indice di aziende che forniscono assistenza e servizi su Linux e prodotti open. Detta cosi’ sembra una banalita’, ma ai fatti non lo e’. In parte per le finalita’: di quando in quando si sente qualcuno che lamenta il fatto di voler passare a soluzioni open ma di non riuscire a trovare qualcuno che gli dia assistenza professionale, in quanto la maggior parte degli operatori sono piccoli ed invisibili nella massa, ed il fatto di mettere a disposizione una mappa magari non esaustiva ma comunque indicativa potrebbe essere incentivante per qualche migrazione in piu’. In parte per l’implementazione: mettere insieme un catalogo non e’ si per se’ complicato, complicato e’ invece riuscire a mantenerlo coerente e consistente nel tempo onde evitare che faccia la fine della vecchia LugMap o di LinuxSi (bellissima iniziativa, lasciata a marcire).

In pieno stile Discussioni@AsSoLi la questione e’ morta nel momento in cui qualcuno ha detto “Bella idea! Chi lo fa?”. Ma a me e’ rimasta a ronzare nella testa, alimentata dell’esperienza appena accumulata con la pubblicazione della LugMap abusiva. Il caso ha voluto che di li’ a breve e’ stato votato come tema del Linux Day 2012 (di cui seguo l’organizzazione) proprio “Il Software Libero nella Piccola e Media Impresa”, pretesto ideale per darsi una mossa ed attuare il progetto in vista dell’evento ottobrino. Aggiungendo, tra le altre motivazioni, il fatto di permettere ai LUG nazionali di identificare rapidamente aziende pro-linuxare presso cui pescare relatori di qualita’ per i talk del 27 ottobre e, perche’ no?, magari pure qualche sponsor.

Qualche serata a rastrellare riferimenti online, in particolare sugli elenchi di professionisti gia’ esistenti (manco a dirlo: a loro volta elenchi per meta’ oramai invalidi e popolati di links defunti), qualche correzione al codice di LugMap.it, ed in breve BusinessMap.it e’ stato piazzato online.

Tutt’altro che ricco, tutt’altro che perfetto, ma c’e’.

Su suggerimento del buon Alessandro Rubini ho preso contatti con un paio di rappresentanti dell’Associazione Imprese Software Libero, spin-off dell’Associazione Software Libero di cui si e’ iniziato a parlare tanto tempo fa (n.b. articolo datato ottobre 2010) ma che solo recentemente e’ stato formalizzato, per vedere se gia’ avevano qualche contenuto da fornire. Ma non ne ho ottenuto nulla (essendosi messi insieme praticamente ieri, non hanno ancora coinvolto nessuno), se non l’inattesa informazione che il presidente dell’ente e’ nientemeno che l’ottimo Prof. Meo, personaggio assai noto nel giro linuxaro e di stanza qui a Torino: evidentemente quanto prima dovro’ passare a trovarlo per fargli presente il target del prossimo Linux Day, codesta nuova iniziativa “community-based”, e vedere se si riesce a mettere insieme qualcosa di simpatico.

Sicche’, una nuova mappa arricchisce la cartografia linuxara italiana. Anzicheno’ incompleta, ma di buone speranze. Spero si riveli utile per trovare la retta via.


Ritorno al Futuro

1 gennaio 2012

Alla fine, anche il 2011 si e’ concluso. Sebbene non saprei dire se e’ stato un anno positivo o negativo.

La parte negativa sta nel fatto che non sono riuscito a cogliere l’obiettivo che mi ero posto nel precedente post di fine anno, oramai consuetudine di questo blog: non sono stato abbastanza concentrato sui traguardi, non mi sono abbastanza focalizzato su pochi (ma buoni) progetti, ed anche in questi ultimi 365 giorni mi sono tendenzialmente barcamenato tra vecchi propositi (rimasti insoddisfatti) e nuovi sforzi (per lo piu’ vani).

Di contro, la dispersione e’ stata meno drammatica che non nel 2010. La nuova LugMap e’ online, ed intorno ad essa si stanno un poco alla volta materializzando o ideando sotto-progetti in fase di rodaggio ma di buone promesse. Ho ripreso in mano l’organizzazione del Linux Day Torino, e benche’ questo sia stato il peggior Linux Day da me coordinato di sempre ho quantomeno avuto modo di circoscrivere le aree da migliorare e le mele marce da buttare. Per la mia assenza biennale ho pagato gli interessi partecipando al coordinamento nazionale della manifestazione, con risultati modesti ma che anche in questo caso hanno permesso di toccare con mano le potenzialita’ (tante) ed i limiti (tantissimi) dell’evento linuxofilo italiano per eccellenza. Sul piano personale, ho iniziato a metter piede nel variegato e caotico mondo del lavoro freelance con un paio di ingaggi interessanti ed ho ridimensionato le aspettative su altri fronti (gli stessi che nel suddetto 2010 mi hanno fatto leggermente deviare).

Ma si, a conti fatti posso dire che il 2011 e’ stato un anno senza infamia e senza lode ma tendente al positivo.

Dunque, il 2012?

Gia’ ho approfittato di queste festivita’ per riprendere, dopo mesi e mesi di inattivita’, alcuni vecchi progettucci di sviluppo, come testimonia il mio log GitHub, cui sono affezionato e che possono anche avere dei risvolti utilitaristici. Ad esempio ho messo a punto e preso ad utilizzare Maintainr, utility abbastanza stupida ma che spero possa aiutarmi a tenere traccia delle infinite opere che perseguo: da qualche giorno campeggia sul mio desktop, lanciata in esecuzione automatica all’inizio della sessione, e volente o nolente mi ricorda quel che ho da fare. Il 2011 e’ stato decisamente scarso dal punto di vista della produzione di freesoftware (non ho neppure ancora rilasciato la release 3.0 di GASdotto, precedentemente schedulata per settembre), devo decisamente recuperare.

Tenendo comunque presente che e’ anche ora di iniziare a preoccuparsi della situazione finanziaria. Il fondo monetario che mi ha concesso di mantenere volontariamente per piu’ di due anni lo status di “disoccupato” si sta rapidamente esaurendo, e di fronte a me si prospettano due alternative: tornare al lavoro dipendente, o aprire una partita IVA (approfittando dell’apparentemente conveniente nuovo regime agevolato). La scelta al momento dipende piu’ da fattori esterni che da me, e saro’ in grado di prendere una decisione solo tra almeno una settimana: vedremo se il mercato verra’ ulteriormente graziato dalla mia presenza in veste di libero professionista o meno.

Ma veniamo al pezzo forte, al target definitivo 2012.

A fronte del suddetto impegno nel coordinamento nazionale LinuxDay2011 mi sono guadagnato l’iscrizione gratuita per un anno ad Italian Linux Society, ente intorno cui mio malgrado orbito da diversi anni ma da cui mi sono sempre tenuto ad una certa distanza. Ora che ci sono dentro – o almeno dovrei, sto ancora aspettando le mie credenziali con le autorizzazioni da socio – la Society stessa diventa un obiettivo essenziale, non gia’ per l’associazione in se’ (ci mancherebbe altro…) quanto per quel che rappresenta. Prosegue il cammino verso il LinuxDay2012, con l’intento di rattoppare le spropositate falle esistenti. Intersecandosi con un altro, ancora piu’ cruciale: il rifacimento di linux.it, sito che riceve ogni giorno centinaia di visite da parte di potenziali interessati a Linux ed al software libero i quali si trovano dinnanzi ad una patetica pagina assolutamente inutile e priva di informazioni rilevanti. Tra me e questi due traguardi, che ritengo strategici e prioritari – insieme a svariati altri, secondari ma notevoli -, si interpongono numerosi ostacoli, e certamente il piu’ grosso e’ proprio il Direttivo ILS, inerme agglomerato di stanchi veterani che gia’ ha dato ampia dimostrazione di incapacita’ ed irrazionalita’ nelle vicende relative alla pubblicazione della summenzionata nuova LugMap. L’ostacolo deve essere rimosso, con le buone (lo scioglimento e la ricostituzione del Direttivo stesso, secondo criteri operativi consoni) o con le cattive (sfruttando metodi non convenzionali…). Sara’ dura, durissima, ma s’ha da fare. E non ci saranno Crisi o Maya che terranno.

Dopo due anni di peregrinazioni senza meta e senza scopo ritorno ad occuparmi della community. Con un occhio all’immediato, ma l’altro rivolto, incessantemente, al futuro.

Auguri di buon anno a tutti. Ce ne sara’ un gran bisogno.


Non e’ il Pirelli

28 dicembre 2011

Come ogni fine dell’anno iniziano a spuntare nelle edicole (e nelle cronache) i calendari per l’anno successivo, ed in questo post introduco una novita’ che per lungo tempo ho tenuto nel cassetto, di cui forse ho in passato fatto rapidissimo cenno su questo blog, e che, approfittando delle festivita’, mi sono finalmente deciso ad implementare e pubblicare. Ovvero: il calendario degli eventi linuxari in Italia.

Benche’ ancora imperfetto, e soprattutto privo di foto di donnine succintamente vestite, l’intento dell’iniziativa e’ quello di tenere traccia delle varie attivita’ pro-linuxare che nel corso dell’anno si svolgono nel Bel Paese, aggregarle e riesporle. Sia per dar loro maggiore visibilita’ che per avere una idea un poco piu’ chiara di cosa si fa (e dove) oltre al solito Linux Day di ottobre. Gli annunci degli eventi vengono pescati dal Planet di LugMap.it, per ora a mano ma nel prossimo futuro spero in modo un pochino piu’ automatico, e riscritti in un file simil-CSV (ovviamente pubblico) da cui viene generata una mappa ed una tabellina del mese corrente, quello passato e quello futuro. Prossimamente mi ingegnero’ per mettere insieme un widget web embeddabile simile a quello gia’ esistente per i LUG.

Gia’ ad agosto ho iniziato ad estrapolare gli annunci degli eventi dal feed dell’aggregatore, e posso iniziare a fare almeno tre considerazioni.

La prima e’ la conferma di quanto precedentemente notato in merito al grado di partecipazione ed azione dei gruppi italiani. Sebbene le suddette tabelline mensili potrebbero risultare come un messaggio positivo, in quanto molte – quasi la meta’ – sono le caselle colorate che indicano i giorni in cui da qualche parte si e’ svolta o si svolgera’ una attivita’, e’ anche vero che i nomi che ricorrono son sempre gli stessi (neppure una frazione dei 190 attualmente indicizzati nella LugMap), e comunque in numero irrisorio rispetto appunto alla quantita’ di potenziali animatori della vita linuxofila nazionale. Insomma: qualcosa si fa, ma solo pochi lo fanno.

Per dovere di cronaca va detto comunque che solo 114 sono i LUG / associazioni / gruppi informali che al momento prendo in considerazione per l’analisi e l’estrazione degli annunci, ovvero quelli che rientrano entro i termini per l’inclusione in Planet LugMap. In breve: quelli che hanno un feed RSS valido sul proprio sito. E qui veniamo alla seconda considerazione. Su 190 enti schedati, 76 non sono stati in grado di adottare mezzi di divulgazione consoni. O meglio: molti di questi 76 usano un wiki (nella maggior parte dei casi, MediaWiki) come piattaforma principale, altri si appoggiano ad accrocchi PHP fatti in casa o su CMS obsoleti cui manca l’esportazione RSS, tutti strumenti di publishing forse comodi ma decisamente inadatti per permettere la propagazione dei propri contenuti su aggregatori (web e non) e collettori di notizie. Le probabilita’ di raggiugere un pubblico che vada anche di poco al di la’ del solito giro di amici e simpatizzanti sono nulle. Per i casi speciali (ad esempio: l’adozione di piattaforme di blogging opportune e la presenza di feeds validi, ma che per un motivo tecnico o per l’altro non sono ancora stati inclusi nell’insieme di riferimento di Planet LugMap) ho gia’ provveduto a mandare segnalazioni e periodicamente torno ad insistere sul tema coi recidivi, ma almeno un terzo del totale risulta sempre tagliato fuori da ogni sforzo di raccolta.

E – terza considerazione – pure laddove riuscissi a collezionare e vagliare le news di ogni singolo gruppo italiano comunque non andrei molto lontano, in quanto la maggior parte delle segnalazioni vengono pubblicate il giorno prima dell’evento, massimo con due giorni di anticipo. In principio lo script di sincronizzazione del sito online con il repository git di origine, nonche’ la rigenerazione del feed di Planet LugMap, avveniva una volta al giorno, piu’ precisamente alla sera; sono stato indotto ad eseguirla ogni tre ore, durante tutto l’arco della giornata, appunto per aumentare le probabilita’ di riuscire ad indicizzare un evento prima che esso si manifesti, ma ovviamente questo incide solo marginalmente sulle probabilita’ di intercettare del pubblico interessato entro un intervallo cosi’ breve di tempo. Anche questo fattore, tra gli altri, delinea la scarsa attenzione prestata al coinvolgimento di membri esterni alla solita combriccola di amici ed alla divulgazione presso i curiosi: decisamente non e’ possibile pretendere che magicamente un cittadino della propria citta’ che vorrebbe saperne qualcosa di piu’ su Linux venga informato di una attivita’ pubblica entro 24 ore ed in tali 24 ore riesca pure ad organizzarsi per partecipare.

Nel prossimo periodo conto di migliorare Calendar LugMap, ma soprattutto di promuoverlo sull’Internet italiana chiedendo la collaborazione di bloggers e LUG consenzienti. Ovviamente per potenziare i canali comunicativi della nostra community, ma anche – non lo nascondo – per indurre qualcuno a porsi qualche domanda e a cercare di perfezionare un poco i canali comunicativi propri.

E presto o tardi pensero’ anche alle donnine poco coperte…


Fuggi Fuggi

19 dicembre 2011

Gia’ ho fatto cenno alle vicende che hanno riguardato, riguardano e riguarderanno il coordinamento nazionale del Linux Day, per cui ho ricevuto mandato informale a fine ottobre e che si svolge su una mailing list pubblica e debitamente promossa nel giro di gruppi organizzatori, e dopo il primo mese e mezzo di attivita’ ne espongo un nuovo commento aggiornato. Tutt’altro che positivo ed entusiasmante.

Gia’ il 30 ottobre scrivevo “non sono cosi’ sprovveduto da aspettarmi per davvero un aumento del grado di partecipazione attiva“, ma confesso che almeno all’epoca un pochino ci speravo. Oggi posso confermare in via definitiva il fatto di essere uno sprovveduto.

Esempio pratico numero 1: lo script per le mail.

Era (ed e’) mia intenzione fare in modo che i LUG ricevano mail di notifica man mano che si raggiungono le varie tappe della roadmap, in modo da ricordargli nella maniera piu’ diretta possibile il fatto di prenotare la location, inviare le richieste di patrocinio e questioni simili. Per comodita’ pensavo di gestire tali invii con uno script automatico, qualcosa di molto banale ma destinato a sgravare anche questa incombenza (suscettibile di dimenticanze) dalle persone fisiche. Appena ne ho avuto l’occasione ho esplicitamente tentato di coinvolgere un potenziale volontario entusiasta sulla mailig list, con il preciso intento di delegare tale semplicissimo e rapido task a qualcuno e fargli fare qualcosa di pratico. Ne e’ scaturita una discussione di sei mail (!): nella quarta il personaggio enumerava una serie di requisiti che andavano molto al di la’ della necessita’ incombente, sovra-ingegnerizzando quello che avrebbe dovuto essere il piu’ cretino degli script; nella quinta, con molta pazienza, ho fornito una serie di specifiche talmente dettagliata che se lo avessi implementato io ci avrei messo la meta’ del tempo; nella sesta, il Signor SiSiLoFaccioIo linka uno script totalmente scorrelato e conclude con “No, non lo modifico io che al momento se non muoio è solo perché non ho tempo. Vien da chiedersi come abbia fatto allora a farsi tutte le seghe mentali che hanno generato la suddetta quarta mail. Nessun’altra reazione utile da tutti gli altri iscritti alla mailing list. Ad oggi, lo script e’ ancora da fare.

Esempio pratico numero 2: il tema 2012.

Come si sa, il Linux Day 2011 non ha avuto un tema nazionale unico. Nessuno si e’ preso la briga di sceglierlo e comunicarlo. Non so se sia meglio questo, o quel che e’ capitato nel 2010: scelto il tema, e’ stato annunciato 60 giorni prima dell’evento o anche meno. Sta di fatto che per il 2012 ho ben pensato di attivarmi subito, onde permettere a tutti di avere svariati mesi a disposizione per individuare i relatori piu’ adatti e/o studiarsi gli argomenti specifici. Ho aperto la discussione sulla solita mailing list, ed hanno iniziato ad affluire le proposte. Ovviamente tutti hanno detto la propria ma pochi hanno commentato quelle degli altri: tante idee, anche balzane, e poco consenso. E’ emerso dunque il bisogno di procedere per votazione, come e’ stato poi fatto, ma ben sapendo che una volta definito il tema ci sarebbe stato bisogno di qualcuno che poi producesse il materiale da mettere in condivisione ho avuto l’accortezza di accetare solo le proposte percui c’era qualcuno esplicitamente offerto come volontario. Risultato: insieme ristretto da cinque a due opzioni. E una delle due l’ho sostenuta io. Per la cronaca, la consultazione pubblica ha avuto come esito “Software Libero per la Piccola e Media Impresa”. Nonche’ svariate altre mail di idee su idee (e nessuna offerta di coinvolgimento pragmatico) giunte a “urne aperte”, che ho deliberatamente ignorato.

Se prima pensavo sarebbe stato difficile, ora inizio a credere che allestire un Linux Day nazionale degno di questo nome sia del tutto impossibile. Perche’ il grado di partecipazione non e’ basso, bensi’ del tutto inesistente. Quasi tutte le proposte vengono accolte con plausi e commenti interessati, ma nel momento in cui si solleva la questione “Ok, ottimo, adesso chi se ne occupa?” intorno trovo solo terra bruciata. Per scrivere mail di lodi o critiche, talvolta anche lunghe ed elaborate, tutti hanno sempre regolarmente il tempo; per dedicare mezz’ora della propria esistenza per svolgere un task pratico, no.

Gia’ oggi so che almeno tre quarti delle idee oggi in ballo cadranno nel vuoto, ed il restante quarto dovra’ essere messo insieme all’ultimo momento dai soliti tre o quattro volenterosi che si fanno sentire poco in lista ma che all’occasione si attivano. E che ad ottobre 2012 pioveranno le critiche sull’inefficienza e l’inadeguatezza del coordinamento nazionale, come gia’ e’ capitato tra le risposte al Questionario 2011.

Purtroppo non esiste soluzione a tale drammatico stato di cose. Se non quella di agire con polso fermo, fissarsi delle scadenze e rispettarle ad ogni costo, far capire in modo netto che se una proposta non e’ accompagnata dalla relativa realizzazione pratica essa va a farsi benedire dunque se non si e’ disposti a prendersene carico tanto vale dichiararla. Smettere di assecondare le richieste strampalate ed i piagnistei. E se tale atteggiamento semi-totalitario comportera’ un fuggi-fuggi generale da parte di chi non e’ disposto a sottostare al regime, tanto di guadagnato: meglio pochi ma buoni che tanti ma pessimi.


La Sequenza Corretta

26 novembre 2011

Il 5 agosto scrissi un post non particolarmente lusinghiero nei confronti di alcuni servizi web di pseudo-e-government che invitavano alla trasparenza senza essere a loro volta trasparenti, chiusi tanto nel codice quanto nei dati raccolti. Tra questi, anche DecoroUrbano.

Il 29 settembre ricevetti il primo contatto da parte di una persona addetta presso MaioraLabs, societa’ che produce e hosta lo stesso DecoroUrbano: molto cordialmente mi fece intendere di aver letto il mio articolo e mi annunciava in anteprima che non solo la piattaforma stava per essere rilasciata in licenza opensource, ma che l’intero progetto sarebbe stato incluso in una misteriosa (all’epoca dei fatti) fondazione “per creare una suite di applicazioni per i comuni“. Il 3 ottobre venne pubblicato l’annuncio ufficiale sul sito e sulla relativa pagina Facebook. Il 18 ottobre la fondazione Wikitalia e’ stata svelata ai media.

Piu’ di un mese dopo, del codice e dei dati non c’e’ traccia. Il sito Wikitalia continua ad essere povero di contenuti, il link “Open DU” nel footer delle pagine di DecoroUrbano continua a linkare alla dichiarazione di intenti originale.

A questo punto potrei scrivere “Ve lo avevo detto” e concludere il post. Ma ci sono numerosi altri dettagli. E, dopotutto, non e’ nel mio stile scrivere pezzi cosi’ brevi.

Presso il pubblico la popolarita’ del progetto cresce e la summenzionata pagina Facebook pullula di segnalazioni di persone che hanno invitato i rispettivi comuni ad aderire (da notare che la maggior parte di questi commenti arrivano da accounts che riconducono al Movimento a 5 Stelle, che gia’ ha dato prova di avere scarsa cognizione degli strumenti partecipativi digitali nonostante le sue radici telematiche). Come volevasi dimostrare l’opportunita’ di lamentarsi delle buche nella strada viene prima dell’idea di gestire tali lamentele in maniera sistematica e strutturale – accedendo ai dati grezzi ed integrandoli con altri strumenti – magari con la velleita’ di porvi rimedio.

Dall’altra parte, cogliendo nell’aria l’imminenza della fondazione Wikitalia iniziai con anticipo a tastare il terreno in giro, e per vie private ero gia’ ero stato allertato della scarsa consistenza dell’intera baracca non da una ma da ben due distinte persone informate dei fatti, esponenti dell’intelligentsia tecnofila nostrana. Una si e’ limitata a biasimare l’ennesima iniziativa rivolta a far proprio il vessillo – altamente abusato – del movimento opendata; l’altra ha commentato in modo piu’ deciso con “Bellissima iniziativa, ma non c’e’ assolutamente niente” ed un piu’ sibillino “C’e’ Riccardo Luna dietro… E’ tutto un programma…”. Parole non incoraggianti, ma che fanno capire come anche presso gli Illuministi dell’era post-moderna si inizi a percepire quel che e’ noto da sempre presso gli smanettoni: i proclami non servono a nulla se non sono seguiti – o meglio ancora anticipati – da un riscontro concreto.

Nel mezzo, la politica. Perche’ quando si parla di e-Government, inevitabilmente prima o dopo si arriva alla politica. E’ noto, in quanto pubblicato sui giornali, il dato che diverse citta’ hanno “aderito” al progetto, sebbene non sia esplicitato da nessuna parte in cosa consista tale “adesione”. Tra i comuni partecipanti, anche Torino. Il di cui Assessore ai Servizi Informativi, Stefano Gallo, ha ricevuto visita di un paio di portavoce circa a meta’ settembre. Forse per spiegargli l’idea e ricevere la sua “benedizione”, o forse per ufficializzare l’adozione della piattaforma da parte della citta’, o forse per avere un nullaosta con cui presentarsi presso i locali enti di manutenzione urbana (Amiat, Iren, Smat e compagnia) e pianificare l’integrazione dei rispettivi help desk con le segnalazioni raccimolate su DecoroUrbano. Non e’ dato saperlo.

Dal basso della mia posizione di “smanettone di periferia” credo che l’approccio a questo genere di questioni dovrebbe essere un altro. Non perche’ io ho ragione e gli altri hanno torto, ma perche’ se si fanno propri certi principi sulla trasparenza e sull’operativita’ si dovrebbe essere anche in grado di sapervi aderire in prima persona, coi fatti tangibili prima che con le parole. Prima si mette insieme una beta dello strumento, poi ne si pubblica il codice in un repository, dopodiche’ si fanno gli annunci ed infine ci si rivolge agli stakeholders istituzionali. Mi pare una modalita’ sufficientemente logica, entro cui e’ possibile gestire eventuali ritardi e complicazioni (che legittimamente possono sempre avvenire) senza venir meno alle promesse e senza doversi inventare scuse all’ultimo momento, e che garantisce un minimo di credibilita’ a chi sta agendo – come dice di fare – sul campo ed in nome del bene comune. Ogni altro percorso, soprattutto quelli che all’interno di un progetto forzatamente etichettato come “open” prevedono l’atto della pubblicazione del codice come ultimo step a bassa priorita’, non rientrano nella mia personale definizione di “funzionale”.

Ma c’e’ una sequenza corretta per ogni esigenza. Una per fare le cose, un’altra per raccontarle.


Servizio Ludico

12 novembre 2011

Qualche tempo fa mi e’ gia’ capitato di commentare la distanza abissale esistente tra tecnici (che fanno le cose) e classe dirigente (che decide quali cose vanno fatte), e ne e’ emerso che la cattiva interpretazione dei requisiti minimi tecnologici per la corretta implementazione di quel che universalmente viene definito come “e-Democracy” produce una serie di danni infinita, dallo sperpero di risorse (sempre e rigorosamente pubbliche) al lock-in delle informazioni vitali presso vendor commerciali spesso senza particolari scrupoli. Fino a qui si potrebbe imputare la causa del diffuso fraintendimento alla pura e semplice ignoranza: il politico non sa di cosa sta parlando, ergo navigando a vista finisce con l’optare per la scelta piu’ immediata e conveniente (e.g. la mappa Google su cui segnalare le buche nella strada) ma assolutamente inutile in una visione strategica di medio e lungo termine. Ma, purtroppo, sembra non essere cosi’ tanto facile.

L’altro giorno ho avuto il piacere di incontrare per la prima volta Enzo Lavolta, Assessore all’Innovazione del Comune di Torino. Quasi non sembra un politico vero: giovane, diretto, dinamico, con inventiva, capisce le cose senza spiegargliele, e pur non essendo un tecnico ha una idea abbastanza precisa di quel che ascolta e dice. Tra una parola e l’altra si e’ arrivati al tema “opendata”, ed ho avuto modo di avere una conferma pratica ad una mia vecchia perplessita’.

Noi tutti sappiamo che la disponibilita’ di dati raw, strutturati e non formattati, intrecciabili e confrontabili, permette di avere visione di insieme su una quantita’ arbitraria di fattori e, con un poco di fantasia ed iniziativa, possono essere un insostituibile strumento sia per prendere decisioni che per misurare l’efficacia delle stesse. Questa e’ una nozione che da sempre accompagna ogni appello per la liberazione dei dati, e pure il summenzionato assessore pare averla assorbita e compresa.

Ma… Una cosa sono i dati, un’altra cosa e’ mettergli un “open” davanti.

Senza entrare nel merito, la sensazione avuta e’ che il nostro abbia scarsa fiducia nei confronti della comunita’ di smanettoni (e, per estensione, in tutto i potenziali fruitori tecnologici al di fuori della ristretta cerchia istituzionale). Non per partito preso o per alterigia, ma per un semplicissimo e facilmente intuibile motivo: sull’Internet, piu’ che mappe coi pallini colorati e infografiche fighette ma di limitato valore conoscitivo si trova ben poco. Pertanto, la percezione che si ha e’ che i nerd – e l’intelligentsia tecnofila – rompano tanto le scatole per avere i dati ma che alla fine non sappiano farci null’altro oltre che giocarci dunque tanto vale prendersi la briga di fornirglieli.

Chi sta dall’altra parte potrebbe obiettare “I dati ad oggi a disposizione sono scarsi, spesso non strutturati a modo, aggregati in macro-aree, impossibile farci qualcosa che abbia una ricaduta pratica se non appunto qualche applicazioncina ludica”, ma la situazione di stallo e’ evidente: le cose interessanti si fanno con piu’ dati, piu’ dati sono rilasciati quando c’e’ l’evidenza che ci si fa davvero qualcosa di interessante.

Tutti coloro che davvero hanno a cuore l’apertura pubblica delle informazioni nella loro forma piu’ grezza (e dunque piu’ versatile) possibile da parte delle pubbliche amministrazioni dovrebbero smettere di stare a raccontarla tanto, ripetendo fino alla nausea “sono importanti, sono importanti, sono importanti…”, perche’ che siano importanti da qualcuno e’ gia’ stato recepito, ma fattivamente dimostrare la loro utilita’. Come al solito: una opera compiuta vale piu’ di mille parole. E non mi riferisco ad una ennesima visualizzazione con l’ennesima libreria HTML5 tutta colorata ed animata, ma ad una applicazione che porti ad un risultato concreto. Certo non e’ semplice, in quanto come detto sopra i dataset oggi a portata degli innovatori nostrani sono molto spesso una presa per i fondelli e trovare qualcosa di abbastanza preciso da costruirci qualcosa di pragmatico risulta una impresa a se’, ma allo stato attuale e’ fortemente necessario un atto dimostrativo, una prova di forza, che una volta per tutte possa chiarire il concetto per cui se col poco esistente si riesce a fare molto non resta che immaginarsi cosa si potrebbe fare se a disposizione ci fosse tutto.

E realizzare, cosi’, che i passatempi ludici degli smanettoni possono essere anche un servizio per la collettivita’.


Il Giorno Piu’ Lungo

30 ottobre 2011

Ultimamente ho scritto poco sul blog, in quanto sono stato immensamente occupato nel seguire il Linux Day di sabato 22 ottobre. Dopo l’esperienza 2010 in quel di Brescia sono tornato al coordinamento di Torino, nonche’ a seguire la manifestazione nazionale (con buona pace del direttivo ILS…), e non ho potuto far altro che constatare quanto la situazione sia drammaticamente peggiorata.

A Torino il livello di partecipazione nell’organizzazione non e’ mai stato molto elevato, ma e’ addirittura calato nel tempo. Un po’ per la mancanza di leadership (che volente o nolente ci vuole sempre, anche in pieno regime di democrazia), un po’ perche’ volutamente le discussioni sono state progressivamente portate al di fuori della mailing list pubblica onde evitare polemiche e critiche sterili da parte dei trolls (i quali non mancano mai), un po’ perche’ non c’e’ stata la benche’ minima attenzione nell’allargare il bacino di persone coinvolte e per ovvie e note motivazioni generazionali chi aveva tanto tempo da perdere cinque anni fa adesso o studia all’universita’ o lavora o peggio ha messo su famiglia. In particolare nel 2011 si e’ osservata una defezione massiva dei “veterani” (potrei aggiungere “non casuale”, ma sorvolo…) e l’avvicinamento di qualche giovane, ma benche’ il numero di volontari presenti sia stato mediamente sempre lo stesso si e’ perso tantissimo in termini di “esperienza sul campo” e sono stati ripetuti numerosi errori gia’ visti in passato.

A livello nazionale, i casi virtuosi si contano sulle dita di una mano. Lodevole l’aggregazione di piu’ realta’ linuxofile visto a Milano, meravigliosa l’iniziativa della tre-giorni di attivita’ gestita a Terni, degna di nota la minuziosa organizzazione di Galliate, e… Poi? Statistiche alla mano, siamo ancora al palo. Sia in termini di contenuti offerti che di interesse del pubblico. Il direttivo di Italian Linux Society non e’ stato in grado di scegliere e divulgare un tema nazionale da seguire (come successo lo scorso anno), io – in qualita’ di amministratore di linuxday.it – mi son trovato a dover silurare dall’indice nazionale piu’ di una manifestazione per scarsa aderenza alle Linee Guida o peggio perche’ ad una settimana dalla fatidica giornata non avevano ancora esposto online uno straccio di programma, e a chiunque e’ inevitabilmente saltata all’occhio la mancanza di un LinuxDay a Roma, citta’ da 2 milioni e mezzo di abitanti, capitale d’Italia. Unica discussione un minimo partecipata avvenuta sulla mailing list nazionale dei LUG: la solita insulsa polemica sul nome “GNU/Linux Day“.

Se all’undicesima edizione di quella che ha la pretesa di essere una manifestazione mediatica nazionale questo e’ il punto cui siamo arrivati, direi che esistono solo due opzioni: lasciar perdere, o cambiare radicalmente i toni. E sottolineo la parola “radicalmente”.

L’altro giorno ho diramato un questionario ai vari gruppi organizzatori per sapere come e’ andata e capire tra le righe qual’e’ stato il loro livello di impegno. L’ho fatto alla luce del sole, annunciando (e discutendo) la cosa sulla mailing list di coordinamento nazionale, ma senza richiedere ne’ tantomeno aspettare un nullaosta da ILS. Ne sono seguite svariate nuove iscrizioni a suddetta mailing list, sintomo di interesse nei confronti di un coordinamento centrale partecipato (cosa che e’ sempre mancata), ma mi e’ sembrato doveroso esplicitare l’intento strettamente operativo del gruppo di lavoro: poche chiacchere, tanti fatti. Cosa che sto cercando di fare anche nel piu’ ristretto contesto torinese, ove pero’ c’e’ chi vuole approfittare delle grane sperimentate quest’anno per minimizzare il ruolo del LinuxDay e dirottare l’interesse dei pochi elementi validi su attivita’ che piu’ facilmente possano portare il cappello di una associazione (il solito discorso dell’autoreferenzialita’ a tutti i costi, gia’ discusso su questo blog).

Sicuramente non sono cosi’ sprovveduto da aspettarmi per davvero un aumento del grado di partecipazione attiva, in quanto gia’ so che ogni volta che sara’ lanciato un appello per lo svolgimento di un task nessuno rispondera’ (o peggio qualcuno rispondera’ “Lo faccio io” e sparira’ il giorno dopo). Partendo da questo presupposto, mi piacerebbe almeno – come minimo – ingegnerizzare l’esperienza LinuxDay. Le problematiche da affrontare son sempre le stesse e sono gia’ note a tutti: prenotare gli spazi in tempo, mandare le richieste per i patrocini in tempo, stampare il materiale promozionale in tempo… Gran parte di queste azioni dipendono da altre, che devono essere sbrigate ovviamente prima, a cascata. Se si perde un passaggio, tutti gli altri sono posticipati di conseguenza. Ma fissando un ritmo, ricordando le tappe, forzando delle scadenze, forse qualche grana puo’ essere risolta. E si potrebbe meglio centralizzare e condividere il materiale prodotto (cosa che si dice da anni, ma che non e’ mai stato fatto), o la modulistica. E perfezionare mille altri dettagli, dettagli su cui poi si regge la struttura nel suo complesso e che fanno la differenza tra una pagliacciata ed un evento serio.

Il Linux Day 2012 (che cade il 27 ottobre: quarto sabato del mese) sara’ il giorno piu’ lungo per la community linuxara italiana. Perche’ inizia oggi.


Chiappe Chiare

12 settembre 2011

Come nel 2010, anche quest’anno ho partecipato alla CoNAsSL di Follonica. E come lo scorso anno inizio a scriverne il report a caldo sulla strada verso casa (piu’ precisamente dalla stazione di Parma, presso cui sono stato portato in auto e attendo il treno per Torino).

Quella del 2011 e’ stata una edizione decisamente piu’ sottotono rispetto al 2010, un po’ per problemi logistici e un po’ per la completa defezione sia delle grandi associazioni nazionali (ILS e AsSoLi) che dei LUG autoctoni toscani che non hanno inviato rappresentanza (no Pisa, no Siena…). Di contro c’e’ stata una invasione in massa dei bresciani del LugBS. Venerdi ci siamo trovati, sabato abbiamo svolto i lavori, domenica se ne sono andati via tutti in mattinata o nel primo pomeriggio.

Lo spazio dedicato alle presentazioni e’ stato breve ma comunque intenso.

Ha aperto la seduta Matteo Ruffoni, del team WiiLD, che ci ha aggiornato sulla distribuzione WiiLDOS e su alcuni pacchetti software di recente scoperta particolarmente consigliati per la didattica (in primis Scratch, che sulle mailing list nazionali ha subito un vero e proprio processo a causa della sua licenza “free ma non troppo”).

Ha fatto seguito una presentazione di Libera Informatica, associazione fiorentina dedicata alla promozione del software libero nella scuola, che ha scatenato un acceso dibattito sulle scarse competenze tecniche degli operatori scolastici, sulla loro spesso ancor piu’ scarsa buona volonta’, e sui compromessi che possono e devono essere accettati per portare il freesoftware nelle aule. Da che mondo e’ mondo la community si e’ sempre divisa tra “usare esclusivamente software libero ed accertarsi che chi lo usa abbia compreso tutta la filosofia che ci sta dietro” e “ogni tanto la soluzione proprietaria deve essere tollerata, sia perche’ non esiste una alternativa free as in speech and in beer sia perche’ e’ difficile sconfiggere l’abitudine, facciamocene una ragione”; da che mondo e’ mondo, chi ottiene qualche risultato tangibile appartiene alla seconda categoria.

E’ stato poi il turno dei rappresentanti KDE Italia, intervenuti non tanto per presentare il loro gruppo quanto per capire come inquadrarsi in uno scenario di associazioni, enti ed attivita’ nazionali di supporto al freesoftware, i sono stati pero’ accolti con freddezza dalla platea. In virtu’ di quanto detto prima sulla scuola (gli utenti non hanno competenze per discernere il concetto per di “codice aperto”, figurarsi per stare a fare distinzione tra un desktop environment e l’altro) e perche’ oramai tutti all’utenza di bassa lega propinano Ubuntu (cioe’ Gnome, o per meglio dire Unity). Dunque i due giovanotti sono stati vittime di una rapida degenerazione dell’intervento, in cui si e’ parlato di Ubuntu e poco altro lasciando decadere gran parte delle considerazioni su KDE, KDE Italia, Qt et similia, ma e’ stato comunque apprezzato il tentativo.

Ultimo round a cura di Andrea Gelmini, cui ho fatto da valletto durante l’inevitabilmente esilarante presentazione del lavoro svolto sulla LugMap nel corso dell’ultimo anno (e gia’ sufficientemente dettagliato su codesto blog). Parola d’ordine: PLP. Prima Le Patch, Poi Le Pippe.

Dopo cena avremmo ancora dovuto ascoltare lo speech del coordinatore del progetto Matematica C3, che ha recentemente rilasciato il suo secondo volume di Algebra in Creative Commons per le scuole superiori, e Fabrizio Felici del GroLug avrebbe dovuto farci un rapido riassunto sullo stato del Dossier Scuola, ma una lite coi gestori del ristorante interno al camping – che pretendevano di applicare prezzi arbitrari sul pasto – ci ha convinti ad abbandonare le posizioni e disperderci.

Da quanto sin qui delineato, una constatazione e’ inevitabile: il software libero a scuola continua ad essere il chiodo fisso di gran parte della community operativa italiana. Sul fatto che questo sia un bene o un male mi sono gia’ espresso, mi limito qui a riportare il dato statistico sul fatto che dei sei interventi teorici quattro erano orientati a tale argomento.

Due parole vanno anche al “backstage”, ovvero alle chiaccherate fuori programma, spontanee, schiette, intrattenute piu’ o meno privatamente tra i partecipanti di questo genere di manifestazioni.

Dovute le critiche ai “nomi noti” assenti, per cui alcuni degli esponenti invitati hanno mosso giustificazioni apparentemente valide e altri vaghe scuse. Probabilmente si e’ trattata di una coincidenza massiva, ma a mio modo di vedere si tratta dell’evidenza del fatto che le rappresentanze nella community italiana devono essere riviste e riassegnate: se di cinque o sei personaggi chiave non si presenta nessuno presso quella che dovrebbe essere la convention nazionale a loro interamente destinata, palesemente qualcosa non va.

Dopo l’intervento sulla LugMap, rispondendo ad alcuni quesiti sparsi, ho iniziato a spacciare in giro il proposito di raccogliere, evidenziare e valorizzare le attivita’ che i LUG indipendentemente svolgono in tutta Italia ed in tutti i periodi dell’anno, e parallelamente e’ anche emerso uno spunto per cercare di mettere in contatto persone residenti in una stessa zona geografica e che vorrebbero fondare a loro volta un nuovo gruppo; chissa’ che non approdi prossimamente in LugMap.it.

Infine, qualcuno si domandava che fine abbiano fatte le migliaia di copie cartacee del Dossier Scuola stampate da ILS meno di un anno fa ma solo centellinate presso i LUG che ne hanno fatto richiesta. Dove sono? Presso ILS? Presso il PDP (LUG di Luca Ferroni, coordinatore del Dossier)? In una cantina umida a marcire? Esiste davvero, ed esiste ancora, una organizzazione che li distribuisce?

In conclusione: bella esperienza anche quest’anno, magari meno intensiva della precedente ma comunque e’ sempre piacevole incontrare certi personaggi (o conoscerne di nuovi). Sta di fatto che anche questa volta al mare non ci sono andato, e le mie estremita’ sono rimaste pallide come quando son partito.


A Cascata

4 settembre 2011

Tutto inizio’ con un innocuo scambio di mail invitate in mailing list LUG@ILS, in cui avanzavo un paio di proposte per il sito di riferimento nazionale del Linux Day 2011. Nulla di trascendentale, in quanto pensavo che avrebbero avuto poco seguito come sempre: se avessi voluto pubblicare dei banner promozionali per l’evento avrei fatto prima e meglio a piazzarli su un mio sito e sperare che qualcuno vi incappasse.

Invece, poco tempo dopo mi contatto’ Napo, manutentore storico del suddetto sito: oltre a concedermi diritti da amministratore mi fece notare che almeno un altro paio di persone avevano dato disponibilita’ a dare una mano, tra cui Fabio del LUG di Galliate (Novara).

Poiche’ erano state coinvolte diverse persone (sempre troppo poche rispetto alla quantita’ di task da svolgere, ma sempre meglio di niente) attuammo un take-over di una vecchia ed inutilizzata mailing list sui server ILS vagamente dedicata al Linux Day, ed abbiamo iniziato ad usarla per scambiarci commenti e assegnarci i compiti.

Tra le varie mail transitate, Luisa del LUG di Brescia ci ha comunicato che stavano adoperandosi per riadattare la richiesta di patrocinio regionale gia’ usata da Luca del LUG di Vicenza lo scorso anno (ovviamente mirata al Veneto) in modo da avanzare una domanda massiva e condivisa alla Regione Lombardia ed accelerare la procedura.

Il suddetto Fabio di Galliate ne venne ispirato, e si mobilito’ per fare altrettanto in Piemonte: qualche telefonata, qualche mail, ed in 24 ore aveva gia’ qualche ottimo contatto in Regione presso cui rivolgersi. Me lo comunico’ via mail privata, ed io rimbalzai la cosa sulla mailing list del Linux Day Torino.

Qui venne letta da Gianluca di TopIX (il consorzio per la banda larga nella regione pedemontana), gia’ a suo tempo coinvolto per occuparsi dello streaming video della manifestazione torinese, e salto’ fuori che per gli eventi “ufficiali” della Regione (sostanzialmente, quelli muniti di patrocinio) era previsto un trattamento di favore da parte del suo consorzio, con la disponibilita’, tra le altre cose, di grossi server di streaming e hosting.

Ha fatto sponda Francesco, dipendente SSB Progetti, per far muovere l’azienda per cui lavora per curare gli aspetti burocratici e tecnici della cosa, dai rapporti “formali” con TopIX al setup della macchina e all’installazione di una piattaforma web (open) per la pubblicazione dei video che verranno registrati nel corso della giornata.

Se tutto va come al momento sembra andare, per l’edizione 2011 del Linux Day (e per gli anni a venire, con la complicita’ appunto di TopIX) verra’ messa a disposizione di tutta la community italiana hosting per i video girati nel corso dei rispettivi eventi, senza i canonici limiti imposti dalle comuni piattaforme di condivisione (ad esempio, YouTube accoglie solo filmati fino a 15 minuti), senza grattacapi dovuti all’utilizzo estremo di spazio disco e banda ass0rbiti appunto dallo streaming audio/video, e con la possibilita’ futura di integrare al meglio il tutto con la pubblicazione di slides, foto ed altri contenuti multimediali.

Questa serie di eventi, tutti tra loro in qualche modo concatenati e sequenziali, dimostra l’esistenza di una community attiva e propositiva, con la voglia e la capacita’ di fare qualcosa di costruttivo, che non aspetta altro che una occasione o un pretesto o uno spunto per mettersi all’opera. Molti, ed io per primo, spesso criticano e lamentano l’inedia dei vari LUG e dei vari gruppi linuxofili sparsi per l’Italia, abbandonati a loro stessi ed incapaci di realizzare, quando va bene, qualcosa che vada oltre il Linux Day. Ma forse, alla luce di quanto sopra narrato, non si possono neanche dare tutti i torti a suddetti gruppi: se non si combina nulla di significativo non e’ solo per mancanza di volonta’ ma per mancanza di opportunita’, perche’ mancano quelle precondizioni di reciproca comunicazione, reciproca conoscenza, reciproco mutualismo e reciproco supporto indispensabili a priori, nonche’ l’occasionale iniziativa spontanea che crei il contesto.

Da che mondo e’ mondo, laddove una almeno minima coesione e’ assente ognuno pensa a se’ stesso. Ne e’ esempio l’articolo apparso su Wired Italia in merito al Linux Day 2010, o anche solo gli analoghi post pubblicati sul portale “Lega Nerd” (frequentato da un pubblico piuttosto numeroso e di nicchia, dunque con discreta visibilita’) e chissa’ quanti altri: tutti quelli che si sono mossi hanno preferito promuovere in modo esclusivo il proprio evento, come se davvero all’Italia tutta potesse importare quel che succede solo a Cagliari o solo a Matera, anziche’ spendere dieci minuti per fare un giro sui siti appositamente indicizzati (almeno quelli delle maggiori citta’! Non dico Torino perche’ sarei di parte, ma Roma, Milano e Napoli!) e pubblicare una panoramica della manifestazione nazionale nel suo complesso. L’esatta antitesi degli episodi citati in apertura, che si sono avverati solo perche’ qualcuno ha deciso di coinvolgere qualcun’altro nelle sue attivita’ o anche solo comunicargliele.

Le persone motivate e capaci ci sono. Nascoste, isolate, sole e sperdute ma ci sono. Occorre stanarle, metterle in comunicazione tra loro ed in condizione di agire al meglio. Affinche’ i risultati decisivi arrivino, uno dietro l’altro, uno innescato dall’altro. A cascata.


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